Sport Land News: L’effetto Sinner, dallo sport al Made in Italy

domenica 20 luglio 2025

L’effetto Sinner, dallo sport al Made in Italy

 

Non serviva il primato di Wimbledon per parlare di Effetto Sinner ma, di certo, lo spettacolo della scorsa domenica 13 luglio ne corrobora la portata.

È da oltre due millenni, peraltro, che periodicamente emergono atleti dalle prestazioni sportive straordinarie. Prestazioni che finiscono per influenzare conoscenze, atteggiamenti, comportamenti, mode, abitudini, valori o addirittura le sorti di intere comunità. Agli albori, Milone di Crotone (IV secondo a.c.) che dopo ben sette vittorie olimpiche nella lotta, anche grazie all’esercizio delle virtù pitagoriche, guidò alla storica vittoria i crotonesi sui sibariti. I primi rimasti simbolo di disciplina, forza, determinazione e senso della sfida continua (incrementalismo ante litteram); i secondi, per contro, noti prìncipi di abbondanza e lussuria.

Sono recenti, invece, gli studi sullo sport management e sulla psicologia dello sport che, efficacemente richiamati in un recente volume di Cesare Amatulli e Matteo De Angelis (Effetto Sinner, Luiss University Press, pagg. 116, 15 euro) – pubblicato ben prima del trionfo di Winbledon - costituiscono un giovane ma promettente campo applicativo delle scienze sociali. E costituiscono una vera e propria novità i contenuti proposti nel volume di De Angelis e Amatulli. Il loro saggio sull’Effetto Sinner, infatti, combina il rigore della ricerca accademica su consumer behavior e marketing con la rilevanza travolgente di un fenomeno di cui basta menzionare, congiuntamente o disgiuntamente, nome o cognome: Jannik e/o Sinner. Nel volume sono contenute validazioni empiriche e misurazioni delle conseguenze (effetti) della celebrità del nostro atleta. Una celebrità costruita con una naturalezza tale da apparire preterintenzionale, se non addirittura “suo malgrado”.

L’Effetto Sinner è articolato e, nella prospettiva dei cerchi concentrici, va ben oltre lo sport: da quello più immediato, interno all’ecosistema del tennis, su atleti e appassionati, l’effetto si estende sulla platea dei praticanti, correnti e potenziali. Raggiunge invero gli spettatori di tutti gli sport (si vedano i dati sull’audience televisiva e sui temi apicali trattati nei media conversazionali), fino a propagarsi, come dimostrato empiricamente nel libro, sui valori associati allo sportivo di successo – come da tradizione plurimillenaria –, sugli sponsor e addirittura su valori e scelte di consumo. All’estremo l’Effetto Sinner si registra addirittura sul posizionamento del suo “country of origin” (seppure per pochi chilometri), insomma sul brand “Made in Italy”.
Il nostro amato tennista, dati alla mano, non è solo un campione di sport ma anche, e per certi versi soprattutto, di atteggiamenti e comportamenti che comunicano valori non proprio comuni. Il suo talento non è solo quello che apprezziamo sul campo ma è esteso alla capacità di aver generato, in un lasso di tempo relativamente breve, uno stock di cognizioni ed emozioni – quello che un tempo era letterariamente etichettato come un “vissuto” – proprio di un grande brand. Un brand estendibile su molteplici categorie di prodotti proprio perché intriso di valori percepiti come autentici ed efficaci, oltre il tennis e oltre lo sport. Un brand che, leggendo il volume lo si potrà apprezzare, è in grado di comunicare un senso di responsabilità e normalità (umiltà) non comune, anzi sostanzialmente antitetico alla tracotanza che sembra caratterizzare molte celebrity contemporanee.

Senza enfasi, a leggere questo saggio si impara e ci si diverte, e soprattutto si riflette su come i grandi avanzamenti, nello sport, come nella tecnologia, nel business e, auspicabilmente, nei comportamenti sociali diffusi, richiedano «forza tranquilla» (omaggio a J.J. Seguelà) e «incrementalismo logico» (omaggio a J.B. Quinn). La prima fondata sull’umiltà quale atteggiamento di fondo che rende autentica la temperanza; virtù sempre più rara fra chi ha successo nello sport come nella vita. Il secondo quale orientamento finalistico che non contempla l’appagamento e, soprattutto, impegna a gioire dei successi una frazione sempre molto contenuta rispetto al tempo impiegato, invece, a meditare sulle sconfitte (si veda il post Roland Garros di Jannik Sinner). E che interpreta la competizione non come modalità per prevalere sull’altro ma come metodo per misurare, comparare e valutare le proprie prestazioni, sempre tese al miglioramento anche dopo uno straordinario successo.

ilsole24ore.com

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