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lunedì 15 giugno 2026

Il trionfo dei Knicks arriva in un momento di crescita senza precedenti della lega Usa che dall’espansione a 32 squadre e dal progetto NBA Europe potrebbe incassare 20 miliardi di dollari

 

Il trionfo dei New York Knicks nelle Finals NBA contro i San Antonio Spurs non chiude soltanto un digiuno lungo 53 anni, rappresenta, piuttosto, la manifestazione più evidente della potenza economica raggiunta dalla lega guidata da Adam Silver. Il ritorno al titolo della franchigia simbolo di Manhattan coincide con una fase di espansione senza precedenti per il basket professionistico statunitense, ormai stabilmente proiettato a insidiare la leadership della NFL.

Il Madison Square Garden torna così al centro della scena globale sostenuto da un sistema che ha moltiplicato il valore delle squadre. Secondo Forbes, nessuna franchigia NBA vale oggi meno di 3 miliardi di dollari e tre superano i 7 miliardi: Golden State Warriors (8,8), New York Knicks (7,5) e Los Angeles Lakers (7,1). Un’élite raggiunta, tra gli altri sport, solo dai New York Yankees e da alcune corazzate della NFL, con i Dallas Cowboys in testa a quota 10,1 miliardi. Nel complesso, il valore delle 30 franchigie oscilla tra i 130 e i 150 miliardi, includendo arene e attività collaterali.

I numeri della stagione 2024-25 confermano questa traiettoria: 12,25 miliardi di dollari di ricavi complessivi, pari a 408 milioni per squadra, con un sistema redistributivo che ha trasferito circa 400 milioni ai club a minor fatturato. Ma la vera accelerazione è arrivata con il nuovo accordo audiovisivo da 76 miliardi in 11 anni con ESPN/ABC, NBC e Amazon Prime Video, che ha quasi triplicato il valore dei diritti nazionali.

L’impatto è già visibile: nella stagione 2025-26, partita con ascolti in crescita, i ricavi lordi sono attesi a 14,3 miliardi di dollari, in aumento del 12%. Il nuovo deal televisivo garantisce a ogni squadra 143 milioni annui, rispetto ai 103 del passato, con una crescita media del 7% che porterà gli incassi oltre i 280 milioni entro il 2034-35. Quarant’anni fa, ogni franchigia incassava appena 1,5 milioni dai diritti nazionali

Per confronto, lo scorso anno le squadre NFL hanno generato 22,2 miliardi di dollari, i club della Major League baseball 12,75 miliardi, le franchigie della National Hockey League 7,7 miliardi e le squadre della MLS 2,2 miliardi.

Questa massa di risorse consente alla NBA di assorbire senza scosse il crollo dei diritti locali, colpiti dal default delle regional sports network, e di rafforzare il proprio equilibrio interno. Il Basketball Related Income, base per il salary cap, si è attestato a 10,25 miliardi, con oltre 480 milioni restituiti alle squadre attraverso il fondo escrow per mantenere il rapporto 51-49 tra giocatori e proprietari.

La crescita non si ferma ai diritti media. Sponsorizzazioni in aumento del 15%, rinnovo con Nike fino al 2037 e ricavi extra-arena — circa 25 milioni annui medi dai concerti — testimoniano un modello sempre più integrato. Non a caso, dieci delle venti arene con i maggiori incassi globali sono gestite da proprietà NBA.

In questo contesto, la lega continua a guardare avanti. L’espansione a 32 squadre e il progetto NBA Europe potrebbero generare oltre 20 miliardi di dollari aggiuntivi, garantendo ritorni diretti agli attuali proprietari senza impatti sul salary cap. Un’ulteriore dimostrazione di una macchina economica capace di coniugare crescita interna e ambizione globale. I proprietari delle franchigie statunitensi puntano a incassare 15 miliardi dalle due nuove squadre del campionato (si parla soprattutto di Las Vegas e Seattle) e altri 5 cumulando le fiches di ingresso per la competizione continentale.

Il titolo dei Knicks, dunque, e del loro brand planetario va letto oltre il parquet. È il simbolo di una lega che ha trasformato lo spettacolo sportivo in industria globale, capace di generare valore, attrarre capitali e ridefinire gli equilibri dello sport-business mondiale. E che, proprio da New York, rilancia la sfida alla NFL.

Il Sole 24 Ore