Sport Land News

mercoledì 30 settembre 2026

Esposito, esordio azzurro. Il Sassuolo fa quattordici

Tredici, il Sassuolo, lo aveva già fatto questa estate fornendo, con Luca Lipani che si aggregava alla nazionale maggiore allenata allora da Silvio Baldini, il tredicesimo giocatore alla prima squadra azzurra. Tempo pochi mesi ed ecco il neroverde numero 14 che fa il suo esordio in nazionale, utilizzando il Sassuolo come trampolino di lancio, ovvero Sebastiano Esposito, attaccante classe 2002 che la società neroverde ha preso in prestito, questa estate, dal Cagliari.

Non è il primo – quello fu Simone Zaza, anche lui come Esposito centravanti, nel 2014 – e a occhio non sarà l’ultimo, ma non si può dire non abbia fatto effetto, alla Sassuolo neroverde, vedere il centravanti affacciarsi al match con la Turchia con addosso la maglia della nazionale, e dare il proprio contributo ad una vittoria che potrebbe segnare una svolta nel cammino degli azzurri. Intanto perché era qualche anno che un calciatore del Sassuolo non giocava una gara ufficiale con gli azzurri – Lipani, con Baldini, a giugno ha disputato un’amichevole, mentre in Turchia si giocava per la Nation’s League – e precisamente tre. Con Berardi ultimo chiamato nel novembre del 2023, quando l’Italia vinse 5-2 contro la Macedonia una gara valida per le qualificazioni ad Euro 2024. E poi perché in attacco, insieme al centravanti del Sassuolo, c’era suo fratello Pio, che fa lo stesso mestiere di Seba (centravanti, appunto, ma dell’Inter) e ‘chiama’ il calembour, scontato ma efficace, dei ‘fratelli d’Italia’, raccontando anche un’annotazione statistica che, vista con le lenti neroverdi, vale appunto un legame, quello tra la nazionale maggiore e il Sassuolo, che si rinsalda. E porta a 14, come detto, i neroverdi che hanno indossato l’azzurro: mica pochi, anche considerato che parliamo di un arco temporale appena più lungo di un decennio, inaugurato dal già citato Zaza tra il 4 e il 9 settembre – amichevole contro l’Olanda, qualificazioni ad Euro 2016 contro la Norvegia. Tra un centravanti – Zaza – e l’altro, ovvero l’Esposito che in Turchia ha firmato la sua ‘prima’, la galleria di neroverdazzurri iscrive agli almanacchi anche Domenico Berardi, che ad oggi è il neroverde che in nazionale ha giocato, e segnato, di più, con 28 presenze e 8 gol e un Europeo in bacheca, Francesco Acerbi, Stefano Sensi, Manuel Locatelli, Matteo Politano, Lorenzo Pellegrini, Giacomo Raspadori, Davide Frattesi, Gianluca Scamacca, addirittura Gian Marco Ferrari e Francesco ‘Ciccio’ Caputo, arruolati per una breve parentesi tra 2020 e 2021 oltre al già citato Lipani.

Quotidiano Sportivo

I fratelli d'Italia sono tornati. Adesso ci aspetta la Francia di Zidane

 

Ci aspettavamo dei tiri Mancini in Turchia e il Mancio con i suoi ragazzi italiani ha calato un poker da far tremare il Bosforo. I fratelli d’Italia sono tornati. E non parliamo solo di Sebastiano e Pio Esposito cuori di mamma, ma di tutta quella realtà che cinque anni fa era la Nazionale degli “oratoriani” di Roberto Mancini. Gli ultimi talenti nati e cresciuti negli oratori del terzo millennio avevano portato l’Italia sul tetto d’Europa stupendo tutti nella finale di Wembley. Sembrava l’inizio di un ciclo vincente memorabile e invece sappiamo bene che dopo di allora è stato un diluvio di sconfitte con tre cambi di ct: Spalletti, Gattuso e ora il Mancini bis fortemente voluto dal presidente della Figc Giovanni Malagò, che speriamo resti saldo al suo posto e non ci facciamo ancora riconoscere nel mondo per l’assurda ingerenza della politica nel calcio, decretando un assurdo e intollerabile commissariamento.

Torniamo al campo e a Bursa, dove i turchi sono stati costretti a gridare: “mamma gli italiani!”. Dopo il debutto amaro con il Belgio in pochi si aspettavano una reazione così convincente da parte degli azzurri, ma il Mancio, come quando andava in campo anche dalla panchina è un fantasista che sa cambiare passo in corso d’opera. Contro la Turchia del povero Montella, secondo ko in Nations League con 5 gol incassati e uno solo fatto, Mancini schiera dal primo minuto gli ex campioni d’Europa Bastoni e Raspadori che si rivelano armi letali. Così come lo stantuffo difensivo Kayode (complimenti a Paratici per averlo spedito da Firenze al Brentford) che non sarà un modello di eleganza calcistica ma ha una potenza fisica e una corsa che ha spaventato anche il tiranno turco Erdogan. Sullo 0-3 del primo tempo in Turchia non c’è solo lo strapotere muscolare della banda Mancini, ma il ritorno a quel gioco estetico, palla a terra e tiki-taka all’italiana che ha esaltato le doti tecniche e tattiche di un Frattesi, goleador con 9 centri in azzurro compreso quello segnato ai turchi, che si sta facendo rimpiangere all’Inter.
Dicevamo dei fratelli Esposito. Bene Sebastiano, un debutto più che convincente affianco al fratello Pio che va anche in gol dopo una serata di sponde e di solita generosità da attaccane moderno, come piace al Mancio. C’era da sistemare la difesa dopo le voragini lasciate ai belgi e con il rientro di Bastoni la ruvida efficienza di Ruggeri e il dinamismo di Kayode il reparto è a posto. Così come è tornato a girare ai suoi livelli Tonali supportato da un ottimo metronomo come Fagioli, pulito e disciplinato. Ora è Mancini che può scommettere sui due ragazzi salvati dalla ludopatia. Ma il ct può contare su più soluzioni, alla faccia di quelli che parlano del calcio italiano come un deserto di talenti. Sono bastati una manciata di allenamenti per tirare fuori il meglio da un gruppo che può tornare a recitare un ruolo importante nel calcio internazionale.
Certo la Turchia non aveva le sue stelle maggiori Yildiz e Çalhanoğlu e il solo Arda Güler, il 21enne fantasista chiamato al Real Madrid alla corte di Mourinho, a tratti ha predicato da solo contro tutta l’Italia schierata a difesa dell’1-4 finale. Adesso c’è la Francia di Zidane. I francesi padroni assoluti del girone con due vittorie (fermati anche i “diavoli rossi” del Belgio) aspettano l’Italia di Mancini venerdì sera a Parigi. Possiamo giocarcela, perché è scattata la molla giusta. C’è la consapevolezza di un gruppo ritrovato che si diverte e che nei giorni bui dell’abbandono ha imparato quella lezione che va ripetendo Silvio Baldini, momentaneo traghettatore azzurro e ct dell’Under 21: “Se non vinco imparo”. E con Mancini questi ragazzi hanno ancora molto da imparare, ma la strada con la risalita in Bursa adesso potrebbe essere quella giusta.
Avvenire

martedì 29 settembre 2026

Unahotels, il debutto è amaro: Trento passa al PalaBigi 83-78

 

di Alessia Marconi

REGGIO EMILIA – Inizia la stagione 2026/2027 con la Unahotels che apre le danze contro l’Aquila Basket Trento. Si comincia con Barford, Visconti, Severini, Ogbeide e Smith che vanno sul primo possesso.

La prima palla è però della formazione ospite che nonostante un buon attacco, non trova il canestro. E’ Luca Severini a trovare la prima tripla di questa partita, alla quale viene risposto a tono dall’attacco ospite che si porta avanti 3-7 dopo pochi secondi. Barford costruisce un tiro rocambolesco e tiene i compagni in ritmo, nonostante qualche ingenuità in attacco.

Va a segno anche Visconti, ma l’impressione è che serva alzare l’asticella per gestire la fisicità dell’attacco ospite. 

Entra Edwards, ma Priftis chiede un timeout sul 8-14, per provare a riorganizzare i suoi uomini. L’ingresso di Echenique gli costa subito un fallo, mentre l’attacco biancorosso continua a faticare. La difesa si inceppa e viene puntualmente sanzionata, con la Unahotels che si ritrova in bonus con ancora tre minuti sul cronometro. Piovono fischi a ripetizioni ai danni dei biancorossi, che vanno sotto di dieci punti. Speedy Smith subisce un fallo che manda in bonus la squadra ospite e può segnare due liberi che pesano come macigni. Rossato serve un assist sontuoso a Severini, che ne segna altri due, ma la strada sembra tutta in salita. Si chiude 18-26.

Unahotels -Aquila Basket Trento, PalaBigi Reggio Emilia 26 settembre 2026 (foto Pallacanestro Reggiana)

Si riprende con una rimessa per la Unahotels, che trova subito il canestro per mano di Lorenzo Uglietti, mentre la difesa prova a stringere le maglie sul prorompente attacco ospite.

Edwards subisce un fallo su tiro e porta a casa due liberi che ricuciono appena la distanza, ma la formazione ospite sembra essere sempre un passo avanti. Uglietti prova a prendere i compagni per mano, nel momento di massima confusione. Reggio è a -7 e fatica tremendamente a tenere il passo di una partita che sembrava fuori portata già dai primi minuti. Gli sforzi in difesa sembrano non bastare, altra azione, altro canestro subito. Ma Barford non ci sta e trova un canestro e fallo su tiro da tre punti che ridà ossigeno agli uomini di Priftis. L’attacco si affida a Barford per provare ad ingranare la marcia giusta, ed è proprio una tripla dello stesso Barford a ricucire lo squarcio 32-39. Ogbeide commette il suo terzo fallo a tre minuti dall’intervallo lungo, mentre nonostante una tripla di Smith, i biancorossi continuano ad arrancare senza riuscire ad approfittare delle ingenuità degli avversari. Due liberi del solito Barford accorciano il divario 38-41, ma l’inerzia è tutta nelle mani di Trento che scappa di nuovo via, sfruttando al meglio un fallo in attacco di Rossato e tutti i punti ciechi della difesa della Unahotels. Con uno scatto d’orgoglio, Rossato si va a prendere la tripla del 41-46, riaccendendo le speranze dei padroni di casa che vanno negli spogliatoi 43-46.

Unahotels -Aquila Basket Trento, PalaBigi Reggio Emilia 26 settembre 2026 (foto Pallacanestro Reggiana)

Si riprende con una rimessa per Trento, che perde palla e consente ai padroni di casa di costruire subito in attacco: il tiro di Smith viene respinto dal ferro, ma c’è un fallo della difesa e stavolta è Barford a segnare. Ma arrivano palle perse in sequenza, nonostante gli sforzi evidenti di attacco e difesa. Segna Thor, la musica però è sempre la stessa. Ogbeide commette il suo quarto fallo, la difesa non riesce a tenere sotto controllo un attacco instancabile. Rossato trova un’altra tripla e Barford subisce fallo su tiro da tre: fa 2/3 il numero 0 biancorosso, finora miglior marcatore tra le fila biancorosse. Sul 55-60 viene chiesto un altro timeout dalla panchina reggiana, per cercare di riordinare le idee, in quella che potrebbe risultare essere la parte fondamentale di questa difficilissima partita. Arrivano due triple consecutive di Rossato e dopo due liberi di Bigelow il punteggio è 61-62, ma arriva il quarto fallo anche di Uglietti. Smith tenta la tripla a fil di sirena che però non va a segno. Si va all’ultimo periodo proprio 61-62.

Si riprende con una rimessa per la Unahotels che segna subito per mano di Riccardo Rossato, Trento non smette di segnare, ma anche Barford risponde a tono, sempre dalla lunga distanza. Barford serve Thor che segna e accende il Palabigi che esplode su un ulteriore canestro di Thor che porta avanti la Unahotels 70-68. Ma anche nei momenti di grande slancio, i biancorossi non sembrano riuscire a trovare la quadra per approfittare dei punti ciechi della difesa avversaria. Segna ancora Barford e la Unahotels ora è avanti 73-71, con la palla in mano: Echenique subisce fallo ma non riesce a segnare nessuno dei tiri liberi a disposizione. Smith subisce un contatto e va  a terra, lamentando un dolore al ginocchio. Trento approfitta della confusione generale per allungare di nuovo, ma Rossato non arretra di un centimetro e segna ancora nonostante venga fischiato anche il suo quarto fallo. Severini segna la tripla del 78-77, ed è ormai chiaro che il finale di questa partita si deciderà negli ultimissimi minuti. Trento passa in vantaggio di nuovo, gli animi tesissimi sia da una parte che dall’altra. La Unahotels perde palla, mentre rientrano Smith e Ogbeide, con il cronometro che vola pericolosamente verso lo 0. La Unahotels deve arrendersi all’Aquila Basket Trento per 78-83.

stmpareggiana.it

Roberto Mancini inventa un'altra Italia e reagisce alla falsa partenza col Belgio all'Olimpico, con una sonante vittoria a Bursa: il 4-1 alla Turchia

Ansa

4-1 alla Turchia premia il coraggio di puntare sui giovani - Kayode e Sebastiano Esposito all'esordio azzurro -, peraltro unica via percorribile.

Non era uno spareggio, si era precipitato a dire il ct prima del fischio di inizio, ma di fatto la vittoria contro la nazionale di Montella allontana il pericolo dell'ultimo posto e della retrocessione alla B di Nations League.

Soprattutto, risultato e prestazione (primo tempo di dominio, secondo di sofferenza e maturita') sono una boccata d'ossigeno e regalano tempo alla ricostruzione pensata dal ct. La Turchia, per di piu' priva del suo regista Calhanoglu, non e' il Belgio, e la Francia venerdi' a Parigi sara' banco di prova piu' severo; ma neanche l'Italia e' stata la squadra timida e imbelle di venerdi' a Roma. Tra le note positive, la verve di Sebastiano Esposito (con il fratello Pio a rievocare storiche coppie azzurre: l'ultima dal 1' insieme nel 1915, i Cevenini), il gol del debuttante Kayode, un Tonali in crescita. E poi il gol che ha aperto le marcature, di Bastoni, tornato in azzurro a sei mesi dalla notte buia di Zenica. A dar ragione a Mancini e' poi un'idea complessiva di gioco, pensata e realizzata, che ha tenuto all'angolo la Turchia per tutto il primo tempo: il 3-0 che lo ha chiuso poteva essere addirittura più tondo.

Mancini cambia otto undicesimi rispetto al Belgio, ed e' decisamente un'altra nazionale non solo nei nomi. Bastoni e Scalvini sono coppia centrale piu' solida, Kayode a destra e Ruggeri a sinistra spingono e coprono; Tonali al centro del gioco e' piu' tonico, assistito agli esterni dal Frattesi argento vivo di questo inizio stagione e da Fagioli che ragiona palla al piede. Davanti, Raspadori completa il trio nel quale spicca il duo Esposito. Dall'altra parte, Montella privo di Yldiz oltre che di Calha si schiera con un 3-4-3, affidandosi all'estro di Arda Guler. Ma sotto la pioggia di Bursa l'Italia morde subito: reparti piu' stretti, aggressione piu' rapida, palleggio che via via cresce. Raspadori va al tiro dopo soli 5', ma libero a destra in area apre troppo la traiettoria. Il controllo del campo e del gioco si concretizza al 9': Frattesi pesca bene Pio Esposito sul limite, il destro al volo e' parato in angolo e sulla battuta, Bastoni a centroarea ruba il tempo alla difesa e alza sotto la traversa per 1-0. La Turchia alza la pressione e l'Italia arretra, ma la palla buona per il raddoppio capita sui piedi di Pio Esposito al quarto d'ora: il centravanti liberato da un rimpallo Frattesi-Celik esita davanti al portiere e si fa anticipare al momento della battuta decisiva. Gli azzurri si fanno perdonare agli occhi di Mancini con l'azione del 2-0, corale e tecnica: la fitta rete di passaggi di prima al limite libera da sinistra a destra Kayode, sul tiro il portiere non trattiene e Frattesi sul secondo palo infila in rete al 22'. Subito dopo ci prova Uzun, ma il primo tiro dei turchi e' una svirgolata alta. Ma al 26' l'Italia mette il sigillo: l'azione e' fotocopia di quella del raddoppio, la chiude col destro Kayode servito da Pio Esposito in posizione identica; 3-0 e la Turchia è al tappeto. Il colpo si sente, la squadra di Montella non riesce a imbastire azioni degne del nome, e non solo per il pressing azzurro.

Attorno alla mezzora e' ancora Raspadori ad alzare di sinistro su assist di Ruggeri, poi e' il turno al tiro di Sebastiano Esposito - fino ad allora vivacissimo a sinistra: cross di Kayode e destro al volo alto. Al rientro, Mancini cambia solo Cambiaghi per Raspadori, mentre Montella ridisegna difesa (fuori Demirali, in gran sofferenza con Pio Esposito), centrocampo e attacco con tre innesti: partenza forte della Turchia, che accorcia dopo 1' su errore della difesa azzurra, sorpresa dal cambio gioco su Aidin che pesca solo in area Ylmaz. Ma al 5' ci pensa Pio Esposito di testa a ristabilire le distanze: sul tiro di Tonali respito dal palo il tuffo di testa e' vincente. Il 4-1 spegne in parte l'ardore turco, e fortuna azzurra che sul sinistro in rete di Ylmaz al 10' Aidin e' sulla linea del pallone in fuorigioco, e l'arbitro annulla. La Turchia schiaccia l'Italia nella sua area, e al 20' il ct manda in cambo Doumbia per Sebastiano Esposito per dare sostanza al centrocampo, spostando Frattesi sulla linea degli avanti. La stanchezza pesa sulle due squadre, le distanze si allungano e al minuto 26 nel giro di 60'' sfiora il gol prima Kayode, su fuga di Cambiagi, e poi Ylmaz, murato da Scalvini in area, A un quarto d'ora dalla fine Mancini blinda l'Italia con Scamacca per Pio Esposito e Romano per Fagioli. Nel finale Arda Guler inventa per la prima volta, sotto porta Akturkoglu spreca sparando alto sottoporta. La difesa azzurra controlla Arda Guler e via via spinge la partita al fischio finale. Appuntamento venerdi', in casa di Zinedine Zidane.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA


domenica 27 settembre 2026

La Dolomiti Energia Trentino conquista l'anticipo della 1ª giornata contro la UNA Hotels Reggio Emilia con il punteggio finale di 78-83

 

Sono gli ospiti che cercano di tirare il primo strappo alla gara sfruttando l’atletismo di Bayehe e le accelerazioni degli esterni D.Brown ed Olivari, volando sul 14-24 grazie anche al contributo di Bigelow. Ci pensano allora gli esterni Barford e Smith a caricarsi la UNA Hotels sulle spalle, riportandola vicina a un possesso di distanza sul finale del primo tempo, con Rossato che risponde poi a Bertini chiudendo i 20’ iniziali sul 43-46. Con Charles e Darius Brown, la Dolomiti Energia riesce a respingere inizialmente gli assalti dei cecchini Thor e Rossato mantenendo il controllo del match, fino a quando proprio Rossato infiamma il PalaBigi con le due triple consecutive che valgono il sorpasso sul finire del terzo quarto (61-60). Successivamente, le squadre si scambiano continui sorpassi e controsorpassi, con Olivari che si riaccende annullando gli effetti di una bomba e di un’incursione di Rossato firmando due triple consecutive (75-77 a 3’ dal termine). Proprio il numero 8 bianconero, in seguito, spegne l’entusiasmo biancorosso acceso da una tripla di Severini e Bigelow in contropiede punisce un errore di Barford con il libero del +3. Nei minuti finali, Barford e Thor falliscono i tentativi dall’arco che sarebbero valsi il riaggancio e Darius Brown si invola in contropiede per appoggiare il canestro che sigilla la contesa sul 78-83.

I bianconeri sono stati guidati dai 23 punti e 7 rimbalzi di Olivari, i 13 punti e 7 rimbalzi di Bigelow e gli 11 punti di Bayehe. Ai biancorossi non sono bastati i 22 punti e 6 rimbalzi di Barford, i 16 punti di Rossato e i 10 punti a testa di Thor e Severini.

Lega Basket

Italia, così piccola e fragile. Speriamo nei tiri Mancini alla Turchia

 


La prima del Mancini bis, Italia-Belgio 0-2, non giriamoci troppo intorno, è una serata da dimenticare. La Nazionale dell’ex Mancio d’Arabia è sembrata la sua Samp, quella delle ultime stagioni in B, confusa e infelice, e perdente seriale: la Marassi doriana è il nuovo Bengodi per tutta la cadetteria che sale a Genova e puntualmente fa razzie. Non ce ne vogliano i tifosi sampdoriani per l’accostamento con gli azzurri (confidiamo tutti nel cambio di rotta della Samp attuale sotto la guida di mister Benny Corradi), ma questa giovine Italia al debutto in Nations League contro il Belgio è apparsa ancora “così piccola e fragile”, proprio come canta Drupi.
Con tre allenamenti a Coverciano e qualche colpo di fon al ciuffo magico del Mancio, non c’era certo da aspettarsi la luna. Però, in cuor nostro, speravamo nell’accensione di qualche lucciola, qualche stellina emergente, vedi Romano o il centralone Diego “for” Coppola. Purtroppo negli occhi conserviamo ancora quel tiki-taka all’Italiana che Mancini era riuscito ad imbastire a Euro 2020 portandosi a casa un titolo insperato a Wembley 2021. Un trionfo condiviso con il compianto “gemello del gol” Luca Vialli, che poi si è rivelato l’inizio della fine. Inutile continuare con i tormenti perenni, «mancano i campioni», «troppi stranieri in Serie A, spazio ai giovani italiani», «scarso attaccamento alla maglia azzurra»… e chi ne sa più ne dica. Lo stato dell’arte è questo, molta miseria e pochi splendori per il gioco del calcio nostrano. E’ un’Italietta in costruzione che va per tentativi ed esperimenti e va aspettata, consapevoli che intanto è inevitabile che le altre selezioni, più strutturate e con rose piene di talenti veri, ci sorpassino a destra e anche a sinistra.
Il Belgio all’Olimpico per mezz’ora ha fatto quello che voleva grazie a stelle luminose come il vecchio napoletano De Bruyne, l’atalantino De Ketelaere, il milanista Moreira, il bomber del Benfica Lukebakio (il Milan ancora se lo ricorda per il gol nell’ultima sfida di Europa League), il capitano coraggioso Tielemans e soprattutto quel “10” pazzesco che risponde al nome di Mika Godts. Very Godts sul serio e complimenti al Psg che questo 21enne tutto fosforo e fantasia (ha mandato al manicomio l’intera difesa azzurra, specie Mancini e “for” Coppola) lo ha strappato all’Ajax pagandolo 55 milioni. Una bella somma, sicuro, ma da noi sono capaci di arrivare anche fino a 70 milioni per Gonçalo Ramos e poi in campo l’effetto che fa non è certo lo stesso delle giocate di fino del finissimo Godts. «Siamo a buon punto», ha detto orgoglioso a fine gara il ct dei belgi, l’olandese Van Bommel (anche lui danzò in campo una sola stagione al Milan). Noi invece siamo messi maluccio, mentre Mancini difende le sue scelte, ovviamente, e salva il secondo tempo degli azzurri, perché, pare, abbia visto qualcosa di buono. Noi abbiamo intravisto appena qualche timido affaccio in avanti. Ma della serata, ancora da azzurro tenebra, ricordiamo solo le parate da “piovra” di Gigio Donnarumma preso a pallonate dagli attacchi del Belgique.
I 60 milioni di ct in pectore il giorno dopo sono già all’opera con le loro tastiere tigrate che rinfacciano di tutto e di più alla scellerata gestione del gruppo Mancini. I commenti più gettonati dall’’orda balorda: difesa che fa acqua da tutte le parti (via Coppola, ridateci subito Bastoni). Calafiori sopravvalutato, un arsenale di svarioni. Basta scommettere su Tonali, fuori forma, uno straccio (manda fuori squadro anche Barella) e si capisce perché il Tottenham di De Zerbi rischia di retrocedere. Kean si marca da solo. Il “pulcino” Pio Esposito ci mette il cuore ma serve il piede giusto per fare gol. Frattesi doveva entrare prima, Zaniolo per un dolorino muscolare doveva andare in tribuna? Maldini bello, ma non balla, tranne che in discoteca, a Milano. I nostalgici, non solo di fede laziale, invocano il ritorno in azzurro di Zaccagni, ma l’Italia di Mancini prevede molto colored e under 25 post-tondelliani. Per questo ha lanciato Doumbia e Zoma e Kayode è in rampa di lancio per la prossima sfida.
Lunedì sera l’Italia è di scena in Turchia all’Ataturk Spor Kompleksi di Bursa. Mancini contro Vincenzino Montella, confermato alla guida della nazionale turca nonostante un Europeo incolore con eliminazione immediata. Una sfida alla pari? Forse sì, ma solo perché la Turchia dovrà fare a meno dello juventino Yildiz e dell’interista Calhanoglu, due che da soli già avrebbero fatto scattare l’allarme alla nostra difesa che va assolutamente registrata. Cosa aspettarci da questa seconda prova? Forse sarebbe meglio fare un bel pieno di fatalismo e sperare che ci siano dei segnali, anche piccoli, di miglioramento. L’importante sarebbe non eccedere nelle rivoluzioni, peraltro sempre sbandierate e mai realizzate, e non costringere Gigio Donnarumma a snaturarsi e diventare “ottomano” (battuta di Eraldo Pecci sui portieri turchi, «i più forti, perché sono ottomani») per salvare ancora l’Italia dalla goleada, come quella appena sventata contro il Belgio.

Avvenire