EUROPEI DI ATLETICA

Oggi il via: l’Italia nella gara d’apertura insegue il podio anche con Brugnetti e Rubino
La lunga marcia di Schwazer verso il sogno
DI CESARE MONETTI
Per dirla calcisticamente è un’Italia a tre punte quella che oggi all’alba apre i Campionati Eu­ropei. Giorgio Rubino, Ivano Brugnetti ed il bomber Alex Schwazer. Il gol vincente sarà la meda­glia d’oro nella 20 km di marcia. Semplice la tattica di gioco: tecnica sopraffina tacco-punta e “palla” ad Alex Schwazer che, se marcerà come solo lui sa fare, può solo vincere e continuare a sognare un record i­nedito: conquistare due medaglie d’oro (20 e 50 km) nella marcia agli Europei.
L’impresa in passato è riuscita solo al polacco Korze­niowski, ma si parla delle Olimpiadi di Sydney 2000 e c’erano ben sei giorni di recupero tra una prova e l’altra, qui sono solo tre. Alex è un cavallo di razza e non ha rivali come dice il tecnico Sandro Damilano: «Ha un solo avversario: se stesso. Per questo è arrivato solo domenica. Era ri­masto a Merano a curarsi per pre­venire i problemi di stomaco che sono il suo tallone d’Achille».
Alex, il suo nome è legato alla 50 km: bronzo ai Mondiali del 2005 e 2007, olimpionico a Pechino 2008. Perché ha scelto di fare an­che la 20 km a Barcellona?
«Qui voglio vincere due medaglie anche per prendermi la rivincita dopo quella persa l’anno scorso a Berlino quando mi sono ritirato per problemi di stomaco. So che è diffi­cile, ma il mio obiettivo è serio: nessuno ha mai vin­to due ori nella marcia agli Europei».
Cosa ha variato nella preparazione rispetto al pas­sato?
«Dopo sei anni di raduni nel centro federale di Saluzzo ho preferito stare di più in altura tra la Val Senales, Li­vigno e Tenerife. Ho anche gareggiato molto di più vin­cendo otto gare e mostrando una condizione eccel­lente sulla 20 km. Sulla 50 ho avuto sfortuna: a Signa in marzo il mio tentativo di record del mondo è sta­to vanificato dalle violentissime raffiche di vento, nel­la caldissima Chihuahua nella Coppa del Mondo a maggio non ho gareggiato per un’insolazione».
Nella 20 km lei è il leader mondiale con il tempo di 1h18’24'. Punta diretto all’oro?
«Certo, ancora di più ora che ho saputo del forfait del russo Borchin bloccato da un infortunio al piede. Campione olimpico e mondiale, per me era lui il fa­vorito. Rimangono però tre russi di altissimo livello, l’eterno spagnolo Garcia e lo slovacco Toth, vincito­re in Coppa del Mondo».
Per la 50 km che aspettative ha?
«Qui il favorito sarò io, anche se quest’anno le cose migliori le ho fatte sulla 20. Con soli tre giorni di pau­sa in mezzo tra le due gare sarà una lotta aperta per l’oro. I rivali più ostici saranno il russo Kirdyapkin campione del mondo e lo spagnolo, alla sua ultima apparizione. Senza dimenticare il campione uscen­te, il francese Yohan Diniz». Sul podio oggi potremmo gioire anche per Rubino e Brugnetti. Sandro Damilano, tecnico della specialità da trent’anni presenta così i suoi alfieri: «Rubino aveva fatto un in­verno di lavoro eccezionale, poi da febbraio è stato colpito da u­na serie di sfortune: una micro­frattura al piede sinistro e poi la pubalgia. Nonostante tre mesi di stop è riuscito a vincere l’impor­tante gara di Podebrady. Ha do­vuto rincorrere la condizione: non è andato in altura perché in altura ci si va quando si è in for­ma e non quando si deve mette­re “fieno in cascina” come inve­ce ha fatto la Nazionale di calcio. La sua incognita è la tenuta». Damilano è più fiducioso su Ivano Bru­gnetti: «Ha iniziato tardi la stagione perché doveva ancora decidersi su come programmarsi, però si è preparato bene in quota a Livigno. Può essere il so­lito Brugnetti: può vincere come può bucare la gara. Se arriva bene al 15° km sarà un rivale difficile da bat­tere per tutti». Si giocano la medaglia anche l’esuberante Chiara Ro­sa nel getto del peso e Christian Obrist nei 1500. Qua­lifiche la mattina ed eventuale finale in serata. Daniele Meucci e Andrea Lalli, invece, sperano in un buon piazzamento nella finale dei 10.000 metri. Impegna­ti anche Libania Grenot nei 400 metri, Elisa Cusma e Likas Riffeser negli 800, Nicola Vizzoni nel martello ed i velocisti Collio, Di Gregorio e Cerutti per centra­re la finale dei 100 metri di domani.
Questa mattina a Barcellona l’altoatesino insegue l’oro nella 20 km e cercherà poi il bis nella 50 km: «Sto bene ma nessuno c’è mai riuscito nello spazio di tre giorni»

avvenire.it

Volley, al Brasile il nono titolo in World League

CORDOBA. Il Brasile ha vinto la World League di pallavolo e si candida al ruolo di favorita ai Mondiali che si giocheranno in Italia dal 25 settembre al 10 ottobre. In finale i verdeoro hanno battuto la Russia, come nel 2007, con il punteggio di 3-1. La nazionale brasiliana ha così raggiunto il nono titolo in questa competizione, superando l’Italia che ne ha conquistati otto. Il Brasile capitanato da Giba ha vinto tutte le partite del torneo. La medaglia di bronzo è andata alla Serbia che ha sconfitto per 3-2 Cuba.

avvenire

Calcio, la Rai proibisce la moviola Mediaset, sentitamente, ringrazia

In metafora: è un po' come se qualcuno, indignato per i duri e volgari scontri verbali nei salotti televisivi - per capire: tipo quello fra Bocchino e Lupi ai primi segnali di rottura fra finiani e berluscones -; questo "qualcuno"indignato, si diceva, e in vena di moralismi, decidesse di sospendere i dibattiti politici. Tout court. Non se ne parli più, così nessuno esaspera i toni. Un esempio esagerato? In realtà la Rai, anzi meglio: il neo direttore della potentissima "Rai Sport", Eugenio De Paolis, più o meno ha fatto quel ragionamento. Che l'ha portato ad annunciare, con squilli di fanfare, che la "moviola" non ci sarà più. Sarà abolita la moviola - per i pochissimi che ancora non lo sapessero: è l'analisi dettagliata e al rallentatore dei filmati delle partite che svelano gli errori arbitrali -, la mitica moviola che fece il suo esordio nel '67, nella "Domenica Sportiva", condotta allora da Enzo Tortora. Niente più azioni di gioco al rallenty, niente più quel "fermo immagine" che consente di vedere se ci sia o meno un fuorigioco. Nulla. Perché? «È il nostro contributo, è il contributo che dà la Rai a svelenire il clima attorno al calcio. La moviola era fonte di polemiche sempre più serrate...», ha spiegato De Paolis. Esattamente come nella metafora: anziché pensare a come "correggere" le discussioni legate alla moviola, anziché pensare a come evitare le risse da bar dello sport che qualche volta l'ente pubblico manda in onda la domenica sera, il solerte neodirettore ha pensato bene di tagliare tutto. Non si farà nulla e così non se ne parla più. Appunto.
Al posto della moviola, questa è la seconda parte dell'annuncio, ci sarà la "Cassazione". Hanno deciso di chiamarla così. Che non analizzerà i casi controversi di tutte le partite ma prenderà in esame solo tre episodi a domenica. Si chiaro: non farà vedere errori arbitrali, mostrerà "tre casi controversi". E a sciogliere gli eventuali dubbi dei tifosi non saranno nè giornalisti, nè rumorosi esperti: saranno direttamente gli arbitri, coadiuvati dalla loro associazione di categoria. E come detto, tutto ciò lo chiameranno "Cassazione". Anche qui, in metafora: sarà un po' come se l'avvocato di un imputato avesse a disposizione tutto il tempo del dibattimento. Per spiegare, libri alla mano, perché ha ragione il suo assistito.
Naturalmente, va detto anche questo, la decisione della Rai cambia poco la situazione. Nel senso che la moviola continuerà ad esserci. Solo che non sarà trasmessa dal secondo canale pubblico. Andrà in onda sulle frequenze digitali di Mediaset, come già avviene da molti anni. E nei giorni successivi riempirà i palinsesti di una miriade di altre emittenti. Insomma, chi segue il calcio in Tv può star tranquillo: si continuerà a sapere che il gol che ha mandato la Francia ai mondiali era stato segnato di mano o che il gol di Lampard in Sud Africa era valido. E così via, scendendo nei dettagli del nostro campionato. Solo che non lo dirà più la Rai. Al punto che il presidente del Palermo, Zamparini (sia chiaro: personaggio perfettamente inserito nell'attuale sistema-calcio), ieri se n'è uscito così: «A me non frega proprio niente ma se la Rai ha detto basta, farà solo la felicità della concorrenza».
Nei blog degli appassionati di calcio si dice anche qualcosa in più. Si dice che la cancellazione delle "prove" delle malefatte arbitrali, sia il primo passo perché, dopo anni, finalmente, possano tornare a vincere quei club ultrablasonati ma ultimamente caduti in disgrazia. Sicuramente, però, è fantacalcio.
Resta il regalo a Mediaset. Accompagnato dal solito fiorire di frasi retoriche. Alle quali, stavolta, non si sottrae neanche Collina, fresco di nomina nel ruolo di commissario degli arbitri europei. Lui sostiene che «questa è la strada migliore per educare i giovani ai valori sportivi». Nessuno gli ha risposto anche perché nessuno ha capito bene di cosa stesse parlando.
Resta dunque solo il favore di viale Mazzini alla «concorrenza». E resta il sospetto che l'abrogazione della moviola serva anche a qualcos'altro. Perché oggi il consiglio d'amministrazione di viale Mazzini prepara una megatornata di nomine: Rainews, Raidue, Canali digitali, Rai Parlamento, Gr Parlamento, Rai Educational, Finanza e Pianificazione, Diritti sportivi, Coordinamento sedi regionali, Raiway. Per il consigliere - di minoranza - Rizzo Nervo «sembra incredibile che l'azienda, mentre tace sull'attuazione del piano industriale, appaia in preda ad una vera e proprio bulimia di nomine». Da consumarsi subito. E anche la querelle sulla moviola, allora, potrebbe servire alla causa. Perché tutti parleranno, e si divideranno, sulla fine del fermo immagine calcistico. E le nomine saranno relegate ad un trafiletto sui giornali. In silenzio.
s.b.


27/07/2010 - Liberazione

Meazza Cent’anni al grido: «Faso tuto mi»

Galante con le donne ma anche in campo, in cui uccellava cortesemente i portieri con il famigerato «gol a invito». Una magia che l’ambrosiano non seppe mai spiegare a parole sue: al centro dell’area attirava fuori dai pali il portiere, lo lasciava steso a terra e poi depositava in rete


LE STORIE Iniziava un secola fa, il 23 agosto 1910, la parabola del mitico Peppìn «dalle spallucce cadenti», prima grande stella del calcio azzurro Sfruttato dal Regime come il prototipo del Balilla ma in realtà estraneo alla politica, infiammò gli spalti con le sue incredibili prodezze. E vinse due Mondiali

di Massimiliano Castellani Ai calciofili che continuano indefessi ad arrovellarsi sull’arcano secolare: «Il più forte giocatore di tutti i tempi è stato Pelè o Maradona?», mastro Gianni Brera, dietro a una nuvola di fumo del suo sigaro, ieri come oggi, avrebbe risposto con perentoria sentenza citando in causa il terzo incomodo: «Giuseppe Meazza, perché il Peppìn è stato el fòlber ». Un predestinato fin dall’anno di nascita, era venuto alla luce a Milano, quartiere popolare di Porta Vittoria nel 1910, il 23 agosto. Tre mesi dopo quel 15 maggio in cui all’Arena aveva fatto il suo debutto la nostra Nazionale di calcio. E di quella squadra il Peppìn, «con le spallucce cadenti, sintesi perfetta brianteo­bassaiola del popolano lombardo», di lì a poco sarebbe diventato il simbolo, la più grande leggenda azzurra. Con un pallone di stracci incollato ai piedi, il piccolo giocoliere ambidestro, dal bolide precoce e rovente come le castagne della caldarroste di corso Venezia, dall’alba al tramonto, con tunnel e magie, sfidava i suoi compagni di brigata. Fu durante una di quelle interminabili partite, in quei campetti di Porta Vittoria, che gli arrivò come una gamba tesa al cuore, il grido di dolore di sua madre, Ersilia, la “ verduratta” del mercato ortofrutticolo, che lo richiamava a casa per la luttuosa notizia. A sette anni il Peppìn si ritrovò orfano, suo padre era caduto al fronte nella Grande guerra. Una Caporetto nella testa, già dura e avvezza all’inzuccata vincente in porta, di quel soldo di cacio dai polmoni sfiatati, «troppo gracile per fare sport», secondo i medici. Ciechi scienziati che non avevano intuito che su un campo di calcio quel “pastina” diventava di colpo una scheggia impazzita, immarcabile, leader indiscusso al grido: « Faso tuto mi ». Piedi di razza mai vista prima e le preghiere di mamma Ersilia che, ogni domenica prima di ogni partita del suo Peppìn offriva una Messa, gli permisero di arrivare a giocare con i ragazzi dell’Internazionale, prepotentemente italianizzata dal Fascio in Ambrosiana. Debutto a diciassette anni in prima squadra, nella finale della Coppa Volta, per volere del mister illuminato Árpád Weisz su consiglio del “Dottore” Fuffo Bernardini. Spavaldo come un Mario Balotelli del secolo scorso, capelli impomatati di brillantina e sguardo fiero negli occhi bovini, si accingeva a fare il suo ingresso in campo con la maglia nerazzurra, quando di scatto gli arrivò l’eco di un’entrata da dietro del veterano Poldo Conti che ironizzava: «Adesso qui facciamo giocare pure i balilla…». Ma il vecchio Poldo non aveva fatto i conti con la volontà del dio Eupalla che aveva spedito sulla terra uno dei suoi massimi epigoni, il Peppìn. Meazza si presentò con una tripletta e l’Ambrosiana vinse la Coppa Volta. Così da da quel giorno divenne l’idolo delle folle degli stadi d’Italia e poi d’Europa, salutato, con o senza braccio destro teso, al nome di “Balilla”. Il Regime sfruttò il prode centrattacco rendendolo con il pugile Primo Carnera il suo uomo immagine. E approfittando del vuoto lasciato dalle cronache nere ormai bandite dai quotidiani, spazio a nove colonne sulle pagine in cui si tracciava il profilo maestoso del Meazza, perfetto fascista che dormiva sempre con la foto di Mussolini sul comodino. In realtà il Peppìn dalla politica si teneva alla stessa distanza di sicurezza con cui si smarcava dell’acerrimo francobollatore Monti. Fuori dal rettangolo di gioco, le idee e i suoi pensieri erano molto spettinati, mentre con i capelli sempre in ordine brillava nelle balere e con il sorriso da bullo di rione andava incontro alla dolce vita.
Galante con le donne che lo adoravano, ma anche in campo, in cui uccellava cortesemente i portieri con il famigerato “gol a invito”. Prodezza brevettata che l’oracolo ambrosiano non seppe mai spiegare a parole sue. Una magia, una danza al centro dell’area dove, una volta ricevuta palla, attirava fuori dai pali il portiere, lasciandolo perplesso e solitario steso in terra, per poi depositare il pallone con calma e di piattone nell’angolino, tra lo stupore rumoroso degli spalti in visibilio. Riso amaro, ma anche lacrime, il 9 febbraio del 1930 quando ricevette la prima convocazione in Nazionale da parte del “tenente” Vittorio Pozzo che lo chiamava a Roma, nell’amichevole contro la Svizzera.
Mamma Ersilia non stava nella pelle, lanciò il grembiule al cielo, abbandonò il bancone e salutando le comari di quartiere annunciava: «Devo prendere il treno per Roma, il mio Peppino ha bisogno di me». I cinquantamila dello Stadio Nazionale del Pnf avevano occhi solo per quel ventenne che aveva strappato il posto niente meno che al grande centravanti del Napoli, l’oriundo Attila Sallustro. Ma Meazza nel primo tempo, per sua stessa ammissione aveva 'la zucca vuota' e non gli riusciva neppure di stoppare il pallone. Fischi e insulti a pioggia, carichi di invettive nell’idioma del Belli fecero arrossire dalla vergogna mamma Ersilia che dopo 45 minuti con gli svizzeri in vantaggio per 2­ 1, scappò dalla tribuna e tra i singhiozzi attese il ritorno del figlio in albergo. «Mai ho provato un dolore così grande.
Neppure ti immagini Peppino le parole cattive che hanno dovuto ascoltare queste orecchie… A quel “Meazza vai al macello”, poi, non ho più resistito e sono scappata... », disse inondando di lacrime quel figlio temerario che con un ghigno la spiazzò raccontandogli dell’'impresa' – aveva segnato la doppietta decisiva e l’Italia aveva vinto 4-2.
a quel giorno poi nessun portiere, tranne la sua “bestia nera”, lo spagnolo Ricardo Zamora, rimase inviolato nel confronto diretto con il temutissimo “Balilla”, protagonista assoluto della prima storica vittoria a Budapest contro i maestri danubiani: Ungheria-Italia 0-5. Come un Cesare, Meazza marciò su Roma per la finale del Mondiale del ’34, vinta contro la Cecoslovacchia. Con la prima stella iridata l’Italia dei “ragazzi di Mussolini” accettò la sfida nella tana dei superbi inglesi, disertori al Mondiale in quanto si ritenevano unici depositari del football.
Nella “battaglia” di Higbury il più leone dei leoni azzurri fu ancora il Peppìn che con l’Italia sotto di 3 reti e in dieci uomini (Monti infortunato, non c’erano sostituzioni allora) trascinò con due gol la squadra a sfiorare una rimonta epica.
Finì 3-2, ma gli inglesi strabuzzarono gli occhi dinanzi a quel campione che univa in egual dosaggio classe e potenza.
Meazza dopo Londra conquistò anche Parigi, alzando al cielo dello Stadio de Colombes la seconda Coppa Rimet: l’Italia bicampione del mondo umiliava ancora l’Ungheria (4-2). I francesi in estasi definirono Meazza '
DGrand peintre du football'. Il Peppìn con il premio del titolo mondiale (ottomila lire) aveva comprato una Fiat Balilla. Perfino l’apparecchio radiofonico, dal quale Nicolò Carosio narrava in collegamento con gli abbonati dell’Eiar le gesta eroiche di Meazza, si chiamava Radiobalilla. Dopo il ’38 però il cielo sopra il Peppìn d’improvviso si fece azzurro tenebra. Il “Manifesto della Razza”, portò alla deportazione degli ebrei e nel lager di Auschwitz morì il suo pigmalione Árpád Weisz e tutti i membri della sua famiglia.
Gli inverni freddi e disumani dei campi di concentramento, d’un tratto è come se si fossero trasferiti nel “piede gelato” (occlusione ai vasi sanguigni) di Meazza che fu costretto al ritiro anticipato. Solo per il vil denaro provò a tornare il grande Meazza, accettando di giocare persino con gli “odiati” cugini del Milan e poi nella Juve; nel ’47 chiuse all’Inter. Il Balilla che sopravvisse al suo mito fino a 69 anni. E anche nel giorno dell’addio al Peppìn, forse Brera non sbagliò sentenza: «Gli eroi quelli veri, andrebbero per tempo rapiti in cielo, così come usava una volta, che non debbano restare fra noi a morire accorati e offesi della loro ingiustissima sorte».
testo e foto: avvenire 25 Luglio 2010

PEPPÌN MEAZZA, QUEL FENOMENO CHE INVENTAVA CALCIO

di Sandro Mazzola  - avvenire 25 Luglio 2010


Mi sarebbe tanto piaciuto vedere dei filmati delle partite di Giuseppe Meazza, perché non so se sia stato il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, ma di sicuro, a detta di chi ha avuto l’onore di essergli compagno di squadra o che l’ha visto giocare, era «un fenomeno che inventava calcio». La sua bella figura di uomo elegante incuteva rispetto, specie a un ragazzino come me che se l’è ritrovato allenatore nelle giovanili dell’Inter. Al primo allenamento ebbi la consapevolezza che di fronte avevo un mito vivente che era lì, ad insegnarci i fondamentali del gioco del pallone. Ma oltre alla grande esperienza del giocatore­modello, in campo Meazza dispensava a tutti noi ragazzini del vivaio nerazzurro, consigli di vita. Perle di saggezza che sono servite, anche a quei compagni che poi non hanno fatto una carriera da professionisti e hanno scelto altre strade. I suoi insegnamenti arrivavano dall’uomo che aveva conosciuto la strada e la gavetta prima di diventare il grande Peppìn.

L’elegantissimo signor Meazza. Agli allenamenti si presentava sempre rigorosamente vestito in abiti borghesi, giacca e cravatta, così tutti aspettavamo primavera per vederlo finalmente indossare la tuta che lo avvicinava un po’ di più a noi. Il suo spirito però, era rimasto quello di un giovane innamorato del calcio con il quale si è divertito tanto, anche quando aveva smesso di giocare. Lo ammiravamo, stupiti, quando calciava dei bolidi incredibili e così precisi che finivano quasi sempre in rete e non capivi mai se avesse tirato con il destro o con il sinistro, tanto era abile con entrambi i piedi. Amava scherzare ed era dotato di un’ironia tagliente. Ricordo che un giorno una troupe della Rai venne a cercarlo per una trasmissione: «Come si insegna il calcio». A Meazza chiesero di insegnare il calcio di rigore. In porta misero il 3° portiere dell’Inter, Annibale, e il giornalista concordò che Meazza avrebbe calciato a destra e lui si sarebbe tuffato a sinistra, poi avrebbe tirato a sinistra e lui si sarebbe tuffato dalla parte opposta. Annibale, preoccupato, si avvicinò a Meazza e gli chiese di evitargli quella figuraccia del portiere “spiazzato”, tanto più che poi il filmato lo avrebbero visto alla televisione: «E io - disse Annibale - che figura ci faccio con gli amici dell’oratorio?». Meazza sembrò impietosirsi, ma poi alla fine calciò due rigori di testa sua e senza nessun accordo spiazzò il povero Annibale che rimase di sasso, mentre noi che assistevamo ridevamo come dei pazzi. Era divertente quel suo modo di vivere le situazioni sempre con l’eterno spirito del giocatore che azzarda e va in cerca del numero ad effetto. Ricordo ancora il mio primo derby con il Milan a 15 anni. Meazza ci convocò alle 11 del mattino in sede e questa cosa ci eccitava tantissimo, perché era un po’ come se fosse il ritiro pre-partita della prima squadra. Entrammo nella stanza e stranamente lo trovammo con indosso una maglia nera. Ci fissò uno a a uno e poi disse: «Ragazzi, io ho giocato 6 mesi con il Milan e non me lo sono mai perdonato.

Quindi mi raccomando, oggi andate in campo e cercate di vincere e di segnare almeno 5-10 gol...». Non era uno spavaldo, aveva rispetto per tutti, a cominciare dagli avversari, ma era anche un uomo che viveva con estrema passione. In panchina, d’inverno, avvolto nel suo cappotto, fumava una sigaretta dietro l’altra e da lì vedeva e sentiva ogni respiro. Non dimenticherò mai quella volta che in campo, quando ancora per ragioni fisiche mi schierava all’ala destra, cominciai a brontolare a voce alta perchè non mi arrivava il pallone. Meazza allora si drizzò in piedi, mi chiamò da parte e con accento milanese mi disse: «Ueh “Pastina”, io ho vinto due volte il campionato del mondo e non mi sono mai lamentato con i miei compagni...». Quel rimprovero per me fu uno schiaffo paterno, mi ha aiutato a crescere e a vincere tanto, mantenendo sempre i piedi per terra. E anche per per questo io sarò sempre grato a quel grande uomo del Peppìn Meazza.

CALCIO, URUGUAY: FORLAN PREMIATO MIGLIOR SPORTIVO 2009-2010

Piovono riconoscimenti su Diego Forlan, già proclamato miglior giocatore ai mondiali di calcio in Sudafrica. Nel suo paese l'attaccante dell'Uruguay e dell'Atletico Madrid si è visto assegnare il 'Charrua d'oro' come miglior sportivo del 2009-2010. "Mi sento onorato, ho già avuto altri premi ma ottenerne uno qui, in Uruguay, dove sono nato e cresciuto, è un vero privilegio", ha detto il calciatore dopo avere ricevuto il trofeo dell'Associazione della stampa sportiva. E' il secondo anno consecutivo che l'attaccante in Uruguay viene premiato con il 'Charrua d'oro'.
(25/07/2010) (Spr)

E’ ancora festa in Spagna: dopo la vittoria ai Mondiali di Calcio 2010 e il matrimonio in gran segreto tra Penelope Cruz e Javier Bardem, adesso un’altra lieta notizia arriva dalla coppia: i divi spagnoli sarebbero già in attesa del primo figlio

L’indiscrezione è stata data dal supplemento di cronaca rosa del quotidiano ‘El Mundo‘: l’attrice sarebbe già al quarto mese. I due hanno vissuto il loro amore sempre lontano dai riflettori e dagli scandali del gossip, come una coppia normale. Fino all’ultimo Festival di Cannes, quando lui, ringraziando tutti per il premio ricevuto come “miglior attore” in “Biutiful”, aveva utilizzato i microfoni per fare una dichiarazione in piena regola e romanticissima alla sua donna: “Alla mia amica, la mia compagna, il mio amore. Penelope, ti devo molte cose e ti amo tanto!”.

Stavano insieme già da qualche anno e il primo luglio, nella splendida location delle Bahamas, a casa di un amico, Javier e Penelope si sono detti “sì”, in una cerimonia in gran segreto e per pochi intimi. Ancora nessuna foto delle nozze, né nessuna indiscrezione è trapelata. Solo qualche accenno sul vestito da sposa di lei, firmato “Christian Dior” e confezionato dall’amico John Galliano.

La Cruz è attualmente sul set del quarto capitolo della saga prodotta da Jerry Bruckheimer e dalla Walt Disney Pictures: “Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides” è interpretato ancora una volta da Johnny Depp nei panni del pirata Jack Sparrow, che questa volta avrà al suo fianco non più Keira Knightley, ma una bellezza tutta mediterranea.

Penelope interpreterà nel film il ruolo di Angelica, la figlia di Barbossa, acerrimo nemico di Sparrow. Non si conosce ancora il titolo italiano della nuova pellicola diretta da Rob Marshall, ma l’uscita prevista dovrebbe essere quella del 20 maggio 2011 anche da noi.

Nel frattempo, gli attori si godono la loro nuova famiglia e, se l’indiscrezione dovesse essere confermata, anche il nuovo bimbo in arrivo.

Antonella Gullotti

IL PALLONE IN CRISI: condannati alla vittoria

«Talento al servizio del collettivo»: questa è la Spagna mondiale, per Arrigo Sacchi. E non solo. Stessa definizione per altre protagoniste: «Germania e Olanda, soprattutto, che hanno mostrato buona organizzazione, ottime individualità inserite in un collettivo, entusiasmo, determinazione, voglia di vincere». Prerogative, queste ultime, che hanno fatto difetto alla più che deludente Italia: «Al di là delle dietrologie su errori e omissioni, è quello il dato che è emerso: l’Italia non sembrava animata da determinazione e voglia di vincere, ingredienti decisivi quattro anni fa».

E’ stato l’anno dell’Inter, non quello della Nazionale. Lucidati i trofei nerazzurri, resta ben poco, se non la sensazione che il calcio italiano attraversi un periodo di crisi. Un calcio malato: «La diagnosi mi sembra corretta. La grande affermazione dell’Inter in Europa può coprire i problemi, che però restano inalterati. L’importante è non sbagliare la prognosi dopo aver fatto la diagnosi". Proviamoci: «L’errore errore più grave che si possa fare è attribuire il divario tra il nostro calcio e quello degli altri al solo denaro. Se non partiamo da presupposto che il calcio è uno spettacolo e va vissuto come tale ci incamminiamo sulla strada sbagliata. Il Mondiale ha dato una lezione: fair-play e comportamento civile, in campo e fuori, da noi autentiche chimere. Il modo differente di intendere lo sport in generale e il calcio in particolare rispetto ad altri paesi è un aspetto fondamentale della crisi». Il primo passo, quindi, si chiama autocritica: «Senza quella non si va da nessuna parte.

Non c’è bisogno di qualcuno che spieghi certe cose agli addetti ai lavori ma della volontà di pensarci su a fondo e capirlo da sé. Un esame di coscienza che devono farsi tutti, ogni componente di questo mondo». Primo comandamento? «Uscire dalla logica che ci attanaglia da una vita, quella del vincere a tutti i costi. Altrove il calcio è vissuto in maniera diversa, per questo gli altri ci hanno sopravanzati. Altrove il calcio è gioco e spensieratezza, noi ci lamentiamo dello stress ma finiamo per crearcelo da soli con la schiavitù del risultato». Di tutti, le colpe: «Innanzitutto delle società, che non mettono mano a una programmazione seria e a lunga scadenza. Ma anche dei tifosi, che vogliono tutto e subito, e non aiutano a creare un clima di serenità. E della stessa stampa, che cavalca polemiche, moviole e quant’altro per proprio tornaconto.

Poi magari ci si lamenta della scarsa attenzione nei confronti dei giovani e altri aspetti del genere: ma se si pretende sempre tutto e subito è difficile mettere mano a programmi che richiedano tempo per essere attuati». Un quadro a tinte fosche. Ma non tutto è nero quel che si scorge all’orizzonte: «Mica tutto è negativo nel nostro calcio, ci mancherebbe. C’è del buono, e neanche poco. Prima di tutto, la passione. Un Paese che ha una sconfinata passione per il calcio come l’Italia non può non tornare in auge. E le risorse finanziarie: saranno minori che in altri paesi, ma non mancano, vanno solo convogliate nelle giuste direzioni.

E i giovani, appunto: ce ne sono di bravi, è importante farli crescere bene, puntando sui settori giovanili. E anche sotto il profilo degli uomini non ci possiamo lamentare: ci sono dirigenti e allenatori molto capaci». Se non sempre lavorano al meglio della loro capacità è colpa del solito peccato originale: «Il problema è sempre quello: la fretta di ottenere risultati. È per questo che da noi sia cambiano così tanti allenatori mentre altrove ce ne sono alcuni che resistono per anni e anni».

Un’altra nota dolente. Giovani tecnici che fanno bene in provincia, ma spesso non considerati ad alti livelli. Anche se qualcosa comincia a muoversi: «Allegri al Milan è un esempio importante. Ci sono allenatori giovani molto bravi, ma ho sentito ripetere mille volte che in una grande non farebbero altrettanto bene. Non capisco perché si dicano certe cose: chi fa bene può farlo ovunque». Il Milan ci prova con Allegri. Un bel po’ di tempo da ci provò (e vinse la scommessa) proprio con Sacchi: «Berlusconi mi disse: vogliamo vincere dando spettacolo: capii subito che era l’ambiente giusto per me. Cercai di cambiare una certa mentalità». Tocca farlo di nuovo: «Non è facile, ma bisogna sforzarsi. Altrimenti continueremo a parlare di crisi».
Ivo Romano - avvenire 24 Luglio 2010

CALCIO - Mercato fiacco e molti sognano i petrodollari del nababbo arabo. Allegrissimo Slow

di Roberto Duiz
CALCIO - Mercato fiacco e molti sognano i petrodollari del nababbo arabo
Allegrissimo Slow
Balotelli va e viene in silenzio dalla Pinetina sulla sua Ferrari nera. Per quante volte ancora? Il Manchester City di Mancini ha sopravanzato gli avversari nella corsa per aggiudicarselo. Il furbo procuratore Raiola tratta con lo staff dello sceicco Mansour per gratificare il suo assistito con un sontuoso contratto quinquennale. Che nessuno, in casa nerazzurra, al di là di inevitabili frasi di circostanza, verserà lacrime per la probabilissima dipartita di SuperMario è molto più di un sospetto malizioso. I leader dello spogliatoio già nella scorsa stagione hanno dato ampi cenni di stanchezza per dover fare da balie all'irriducibile Bambinone. I tifosi, paragonando l'abnegazione di Eto'o-Milito-Pandev alla sua svogliatezza, non faranno nulla per trattenerlo. Benitez non l'ha inserito nella lista degli incedibili, in compenso desidera fortemente Kuyt del Liverpool, tesse le lodi di Biabiany, tornato dal prestito al Parma, e coccola Coutinho, abile e arruolato dopo il compimento della maggiore età. Moratti, solitamente restio a separarsi dai suoi pupilli, ha il financial fair-play predicato da Platini nel mirino, dunque qualche «sacrificio» è inevitabile. Il precedente dell'anno scorso, poi, è più che confortante per i nerazzurri. La triste (ma allegrissima per il bilancio societario) rinuncia ad Ibrahimovic ha avuto un effetto benefico anche sui risultati, rendendo l'Inter più forte e vincente di prima. A dispiacersene, piuttosto, è stato Ibra, risultato di scarso peso nel Barcellona e per il quale oggi si favoleggia di un clamoroso scambio alla pari con Kakà, a sua volta deludente con la camiseta blanca del Real Madrid. E pure il nuovo c.t. azzurro, Prandelli, che in Balotelli vede uno dei gioielli della nazionale che verrà, non ha granché da dispiacersene. Potrà comunque non perderlo di vista, con la possibilità, anzi, di vederlo maturare meglio una volta tolto dalla bambagia famigliare.
Che sarebbe stato un mercato più in uscita che in entrata era ampiamente annunciato. O almeno, prima di comprare bisogna vendere. Ma non è facile alleggerire i bilanci dalla zavorra di emolumenti-monstre versati a campioni ultratrentenni, retaggio di un'epoca di scellerata euforia. Dunque, i 35 milioni che all'estero sono disposti a versare per Balotelli diventano proposte irrinunciabili. E chi uno come lui non ce l'ha in vetrina aspetta i saldi per provare a impreziosire i fondi di magazzino. Al Milan, ad esempio, nessuno era disposto a versare neanche la metà di quella cifra per Ronaldinho, che così rimane in rossonero. Facendo di necessità virtù, con abituale gioco di prestigio mediatico, Berlusconi ha annunciato la mancata cessione del brasiliano ridens come fosse un sensazionale acquisto. Nel suo one man show all'inizio del raduno del Milan - sotto il sorriso imbarazzato del nuovo allenatore, Allegri, cui non ha concesso una parola ma che ha proposto come modello a Dolce&Gabbana, come a dire che alle questioni tattiche ci pensa lui - ha garantito che Dinho rimarrà al Milan a vita, insignendolo del titolo di «miglior giocatore d'ogni epoca». Bum. Fuori, oltre un migliaio di tifosi contestavano la sua senile avarizia. A questi, ha indirettamente risposto che il Milan è già abbastanza competitivo così com'è e che se la scorsa stagione in panchina ci fosse stato lui avrebbe vinto lo scudetto. Così Allegri sa cosa lo aspetta. E comincia a prendere in seria considerazione l'idea di far da modello per D&G.
Il fatto è che nel calcio italiano (ma non solo) non circola più denaro. Il nuovo miraggio, dunque, sono gli Emirati, unica fonte cui si può attingere nella crisaccia globale. Lo stesso Berlusconi, pur cazzeggiando (ma non troppo, su questo punto), non esclude a priori l'ipotesi che il Milan possa, prima o poi, finire in mani arabe, «purché sia un gruppo serio», naturalmente. Capitan Totti è più esplicito, auspicando l'avvento alla Roma di qualche sceicco che pompi contante nelle esangui vene giallorosse. Il vulcanico presidente del Palermo, Zamparini, si fa riprendere in bermuda bianchi mentre porta a spasso il principe d'Arabia Mohsin Al-Hokair in completo blu e buffo cappelluccio, parodia di un Panama, in testa. Tra i due ci sono già in corso affari, che Zampa non nasconde di voler allargare al calcio. Per convincere 'sti nababbi (mica polli da spennare con italica, cialtrona scaltrezza) ad investire anche solo una parte insignificante dei loro immensi patrimoni, però, ci vuole un progetto credibile che vada al di là dell'affollamento di rose di giocatori già sempre troppo affollate. Stadi moderni e confortevoli per tutti di proprietà, innanzitutto, zoccolo duro di ogni pianificazione aziendale su tempi medio-lunghi. E in questa direzione c'è ancora molto deserto da percorrere prima di approdare a qualche oasi tra le dune.
ilmanifesto.it 24 Luglio 2010

ASIA/MALAYSIA - “No alle magliette con simboli satanici o di altre religioni”: leader islamici contro alcune squadre di calcio

Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – I calciatori musulmani e tutti i fedeli musulmani non dovrebbero indossare le magliette di calcio di squadre con simboli satanici né di altre religioni: ad esempio quelle del Manchester United, perchè raffigurano il diavolo; oppure di Milan e Barcellona che hanno nel loro emblema una croce, come pure le nazionali di Brasile, Portogallo, Barcellona, Serbia e Norvegia. E’ quanto affermano due ulama malaysiani in dichiarazioni pubbliche che hanno suscitato un ampio dibattito e le proteste dei giovani malaysiani. “Un musulmano non dovrebbe dare culto a simboli di altre religioni o al diavolo”, ha detto Nooh Gadot, ulama del Consiglio religioso di Johor, a Sud di Kuala Lumpur. Secondo il leader, le magliette del Manchester United, prestigioso club inglese, molto popolare in Malaysia, sono “peccaminose” e “pericolose” perché “glorificano il diavolo”: d’altronde gli stessi giocatori del team sono chiamati “Red devils”, cioè “diavoli rossi”. Il leader ha detto che un vero musulmano non dovrebbe né comprarle ne accettarle in regalo. Il Manchester United ha un grande seguito nel paese, tanto che nel 2006 è stato siglato un accordo promozionale tra la squadra e l’ente turistico della Malaysia.

Un altro leader musulmano, Harussani Zakaria, muftì dello stato di Perak (Malaysia del Nord), ha concordato: “I diavoli vanno combattuti e non celebrati”, ha detto, e “indossando una maglia che lo rappresenta, si promuove satana”. Molti giovani malaysiani hanno reagito protestando sui social network come Facebobok e Twitter, chiedendosi divertiti se “gli ulama non sono forse tifosi del Liverpool”.

La Malaysia è un paese dove l’islam ha un volto moderato ma, secondo gli studiosi “negli ultimi anni ha conosciuto un processo di progressiva islamizzazione che ha dato un ruolo privilegiato alla sharia sulla scena pubblica”, ha rimarcato a Fides il missionario P. Paolo Nicelli PIME, esperto dell’area. A farne le spese, in passato, sono stati anche i simboli di altre religioni, come accaduto per un controverso pronunciamento di alcuni leader musulmani contro l’antica pratica dello yoga, criticata perché contenente elementi indù.
“Nel paese è in corso il tentativo di proteggere i musulmani dalle contaminazioni di altre religioni e culture, e preservare la purezza dell’islam”, spiega all’Agenzia Fides frate Augustine Julian FSC, Segretario della Conferenza Episcopale della Malaysia. D’altro canto “le giovani generazioni tendono a non seguire tali indicazioni e a distanziarsi dalle prescrizioni religiose”. “La moda e lo stile di vita occidentali sono guardati con sospetto”, nota il religioso. “Secondo alcuni leader, la Malaysia dovrebbe diventare il paese musulmano modello del Sudest asiatico, sull’esempio dell’Arabia Saudita. I muftì hanno la prerogativa di controllare e stabilire la liceità dei costumi per i musulmani e hanno influenza sul governo. E, anche se le prescrizioni non sono valide per le minoranze non musulmane, alla lunga si crea una mentalità. Fra alti e bassi, fra editti censori e fremiti liberali della società, il processo di islamizzazione va avanti e vedremo quali esiti avrà nei prossimi anni”, conclude il religioso. (PA) (Agenzia Fides 23/7/2010)

Mondiali Calcio: Shakira in scatti sensuali ad Ibiza (vedi foto) mentre la sua Waka Waka continua a impazzare…

Snodata, maliziosa e sensuale con gambe agili, snelle e sinuose. Così appare Shakira nel servizio fotografico fatto a Ibiza. Un costume e un vestito rosa fuxia danno risalto alla bellezza della cantante che, in questi scatti, è semplicemente stupenda, passionale e sexy con un corpo da lasciare a bocca aperta. Il suo fisico, infatti, difficilmente può passare inosservato.
direttanews

Shakira si sta ancora godendo il successo planetario di Waka Waka (This Time for Africa), inno dei Mondiali di calcio 2010 e numero uno delle classifiche di oltre 15 paesi. Il brano, impostosi come colonna sonora dell’estate, ha trainato nuovamente il suo album dello scorso anno, She Wolf (a prezzo speciale e con il CD singolo dell’inno dei Mondiali allegato) sul podio della top ten italiana.

Il nuovo tour della cantante colombiana toccherà anche l’Italia, per un’unica data, il 27 novembre a Torino (Palaolimpico). Lo show includerà nella scaletta brani tratti dalla sua vasta collezione di successi, tra cui She Wolf, La tortura e Hips Don’t Lie oltre che – naturalmente – la hit assoluta del momento: Waka Waka (This Time for Africa), E Si potrà sentire, però, anche qualche anticipazione dal suo nuovo album Sale el Sol (che sarà pubblicato nell’autunno 2010).

Virgilio.it

NAZIONALI, LE RIVOLUZIONI DI BRASILE E FRANCIA

Tempo di novità per due grandi nazionali deluse dal mondiale sudafricano, il Brasile ha scelto il successore di Dunga e Muricy Ramalho, attuale allenatore della Fluminense, capolista del Brasilerao 2010.

Scelta a sorpresa che è caduta sul 54enne allenatore, una vita al San Paolo prima da giocatore e poi da allenatore, dove ha conquistato tre campionati brasiliani tra il 2006 e il 2008.
Quindi né Felipe Scolari né Leonardo, ora si dovrà vedere se Muricy Ramalho resterà alla guida della Fluminense o si dedicherà esclusivamente alla guida della Seleçao. (sport.we-news.com)

Francia, gli sponsor chiedono i danni alla Federcalcio

Gli sponsor della nazionale francese chiedono un milione di euro di danni alla Federcalcio transalpina per il fiasco dei Bleus ai Mondiali sudafricani. Lo ha reso noto il tesoriere della FFF, Bernand Désumer: «Gli sponsor ci hanno detto che, avendo subìto un danno, vogliono essere risarciti - dice sconsolato -. Chiedono un po’ più di un milione di euro. Sono i nostri partner principali: Suez, Carrefour e Crédit Agricole. Ne abbiamo discusso in modo amichevole».

Alla lista di Désumer, il segretario generale della Federcalcio transalpina, Henri Monteil, ha aggiunto anche l’Adidas, affermando che la ditta di abbigliamento sportivo si ritrova «ancora 180 mila maglietta della nazionale invendute sul groppone. Gli sponsor ci chiedono una compensazione per quello che è successo in Sudafrica. Non vogliono rinegoziare i contratti, che sono validi per i prossimi quattro anni».

tuttosport 23 luglio 2010

Corso d'allenatore per Baggio a Coverciano

Dopo sei anni d'assenza, Roberto Baggio è tornato al calcio. In campo e dietro i banchi, l'ex pallone d'oro si è presentato in Aula Magna a Coverciano a seguire la prima lezione su tecnica calcistica dell'allenatore Biagio Savarese che ha aperto ufficialmente il tradizionale ritiro per i giocatori senza contratto organizzato dall'Aic, il sindacato calciatori, della durata di tre settimane. In mezzo a colleghi assai meno famosi e meno fortunati (in tutto 66), Baggio sta compiendo un'esperienza che lo porterà il 6 agosto a conseguire il patentino per allenatore di base. Niente di ufficiale invece per il suo futuro incarico di presidente del Settore Tecnico della Figc. Bisognerà attendere l'incontro con il presidente federale Giancarlo Abete previsto tra fine mese e i primi di agosto.
ilmanifesto.it 21 Luglio 2010

WORLD CUP Pronto un film sull'umiltà per il campione Iniesta

Eroe della prima coppa del mondo spagnola, Andres Iniesta è pronto anche a sbarcare al cinema. Il giocatore protagonista dell'impresa in Sudafrica con le Furie Rosse con un gol al 116' della finale, potrebbe diventare presto il protagonista di un film di Hollywood, sull'umiltà del campione. Il centrocampista, 26 anni, è in questi giorni in vacanza in Sardegna con la sua ragazza e i paparazzi lo hanno fotografato con Tom Barrack, magnate edile e possibile acquirente della casa di produzione Miramax assieme all'attore Rob Lowe.
ilmanifesto.it 21 luglio 2010

La coda lunga dei mondiali di calcio di Sudafrica 2010

Sono passate quasi due settimane dalla fine del campionato del mondo di calcio di Sudafrica 2010, ma ancora non è terminato il clamore attorno alla manifestazione per la quale è stato battuto ogni record di scommesse sportive.


Tre sono stati i simboli del mondiale sudafricano. Le vuvuzela, il polpo Paul e il pallone.

Le trombette non hanno smesso di far sentire il loro caratteristico ronzio. I giornalisti sportivi temevano di trovarle in massa negli stadi dei prossimi campionati, ma i tifosi non hanno aspettato a dare, letteralmente, fiato alle trombe: le vuvuzela si sono fatte sentire anche ai bordi delle strade del Tour de France. Gli organizzatori di eventi sportivi corrono ai ripari. Arsenal e Tottenham si aggiungo a una lista che comprende anche Wimbledon, gli Emirati Arabi e Cipro. Nel tempio del tennis e negli stadi di queste nazioni e delle squadre inglesi le vuvuzela sono proibite.

Il polpo Paul, dopo essersi creato una inconsapevole fama di indovino, è stato mandato in pensione. Per celebrarlo, i cuochi spagnoli hanno tolto il polpo dai loro menù. Il premier spagnolo Zapatero ha scherzosamente replicato alle minacce dei tifosi tedeschi delusi di cucinarlo, promettendo l’invio di una scorta armata.

Infine il Jobulani. Il tanto contestato pallone prodotto da Adidas usato per la finale è stato venduto all’asta per 48.200 sterline. Sicuramente per tenerlo in una teca, visto che per giocare non va troppo bene.

di Gianna Fracchi - casino-online.com

A letto con la escort minorenne Trappola sexy per stelle del calcio

di Tony Damascelli
Peggio della finale persa con l’Inter. Peggio della vergognosa eliminazione dal mondiale sudafricano. Franck Ribery è rinviato a giudizio per istigazione alla prostituzione. Rischia quarantacinquemila euro di multa, nulla per un milionario del football, e tre anni di galera, tutto, cioè la fine della sua carriera. Ieri è andato in ritiro non previsto nella caserma della Brigata antiprostituzione di Parigi. Si è presentato come al bar sulla spiaggia, una maglietta nera con l’immagine di James Dean sul petto e il nome e il cognome dell’attore maledetto, sulla schiena. Gioventù bruciata è un film meraviglioso, non credo che Ribery e il suo sodale Benzema, anch’egli coinvolto nella vicenda (all’inizio erano entrati nella cronaca anche Govou e Ben Arfa), abbiano visto la pellicola di Nicholas Ray, comunque la loro gioventù non è soltanto bruciata. Franck Ribery ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con la signorina Zahia Dehar che oggi ha diciotto anni ma all’epoca degli incontri, nel duemila e nove, era dunque minorenne.


Ribery l’aveva conosciuto allo Zaman cafè, al civico 66 di Champs Elysées, un locale di cucina libanese e di piaceri internazionali, di ogni tipo, servizi compresi. Zahia in quel sito si esibiva con altre ragazze, Ribery, conosciuta la tariffa, dai mille ai duemila euro, dipendeva dalla lunghezza della prestazione, sarebbe passato all’azione e il rapporto tra i due si era così consolidato che il francese musulmano del Bayern di Monaco l’avrebbe convocata in Baviera per altre serate di svago, pagandole viaggio e pernottamento, si fa per dire. Da qui l’accusa del giudice Yves Dando: se ha provveduto al pagamento del biglietto aereo, Ribery era sicuramente a conoscenza dell’età della ragazza. La quale Zahia, bionda inquietante e protagonista anche di un reality show con tanto di spogliarello e atto sessuale mimato incluso, era diventata una specie di eroina, nel senso buono, di Francia, al punto da scrivere una lettera a Raymond Domenech, non un suo spasimante ma l’allenatore della nazionale, invitandolo a convocare Benzema e Ribery per il mondiale in Sudafrica, essendo, ignari della età minorile della giacente: «Altrimenti avrei perso i clienti», ha ammesso l’imprenditrice astuta.

Sei ore di interrogatorio, in stato di fermo, sono state durissime per Ribery che poi è stato trasferito, a bordo di una monovolume con vetri scuri, in tribunale. Qui il giudice ha deciso di mettere il calciatore sotto indagine e con lui il cognato ventunenne, anch’egli attore delle serate allegre, mentre il procuratore di Ribery è stato subito rimesso in libertà. Cosa che a sera è accaduto anche per l’indagato.

Non c’è un solo francese che chieda pietà, comprensione e libertà per Ribery e Benzema. Strano, gli stessi che hanno firmato appelli e marciato per un atto di giustizia nei confronti dello stupratore Roman Polanski, sono rabbiosi e acidi per questa vicenda che vede coinvolti due calciatori, uno dei quali reduce dalla disastrosa avventura ai mondiali sudafricani. Il calcio, stavolta, almeno in Francia, non è l’isola del privilegio e degli impuniti. Anzi. Non c’è la ghigliottina ma i francesi vorrebbero vedere mozzate le carriere dei milionari del pallone. Polanski libero e Ribery a morte, è il nuovo slogan degli allonsenfants. Manca il rullo dei tamburi, il popolo esulta.
ilgiornale.it 21 Luglio 2010

Maradona chiede consiglio a Chavez

Diego Armando Maradona sarà a Caracas probabilmente oggi: lo ha annunciato il presidente venezuelano Hugo Chavez, assicurando di aver parlato al telefono con il ct della nazionale argentina. «Mi ha telefonato e mi ha detto che vuole venire da queste parti», ha detto Chavez durante il suo consueto programma radio-tv domenicale 'Alo Presidente'. Maradona è in silenzio stampa ormai da molti giorni, dalla fine cioè dei mondiali in Sudafrica. Per questa settimana (martedì o mercoledì) è in programma un colloquio tra lo stesso Diego e il presidente della federcalcio argentina, Julio Grondona, sulla continuità di Maradona alla guida della Seleccion. Maradona e Chavez sono amici da tempo e l'ultima volta che si sono visti, ricordano i media locali, è stato nel febbraio del 2009 a Caracas. (ilmanifesto.it)

Venduto all'asta lo «Jo'bulani», a 56 mila euro

Ha fatto marameo a portieri importanti. E ha preso traiettorie originali e inconsuete. Autentica croce e delizia degli ultimi campionati mondiali di calcio, lo Jabulani, il contesto pallone della World Cup, si è vestito a festa trasformandosi nello Jobulani (la sfera dorata che viene da Joburg, abbreviazione di Johannesburg, e Jabulani), realizzata per la finalissima. Il pallone Adidas utilizzato nel match conclusivo della Fifa World Cup 2010 in Sudafrica tra Olanda e Spagna, è diventato uno dei cimeli più costosi del storia dei mondiali di calcio, essendo stato venduto per 48.200 sterline. Il pallone, creato appositamente per la finale, è stato venduto all'asta su eBay ad un gruppo di tifosi spagnoli che hanno presentato l'offerta più alta tra le 133 pervenute. Tutti i proventi della vendita saranno devoluti all'associazione 46664 di Nelson Mandela.
ilmanifesto.it 20 luglio 2010

IL CT INGLESE GIUDICA I MIGLIORI DEL MUNDIAL

Scoppia la polemica fra Capello, la stampa ma questa volta anche la Federcalcio inglese. Il putiferio è stato provocato dalla decisione del ct della nazionale britannica di mettere on line i voti sui sui giocatori del Mondiale di Sudafrica 2010. Il ct dei tre leoni ha pubblicato le valutazioni personali sui nazionali inglesi e non solo e la cosa non è piaciuta. Nessun giocatore inglese, ovviamente, nei primi cinque migliori in Sudafrica, con la speciale classifica vinta dall'attaccante uruguayano Diego Forlan con una media voto di 65.77, secondo e terzo posto per due tedeschi, Miroslav Klose (65.39) e Thomas Muller (65.36). Solo al quarto posto il primo spagnolo, campione del mondo, Andres Iniesta, autore del gol vittoria in finale sull'Olanda, con 65.09, seguito dal compagno di squadra Xavi con 64.63. Sesta posizione per David Villa, seguito da Luis Alberto Suarez, Arjen Robben, Bastian Schweinsteiger e decimo Manuel Neuer. Solo 15esimo Sneijder. Per quanto riguarda gli inglesi, sulla media delle quattro partite disputate, il migliore è il centrocampista del Chelsea Frank Lampard con 63.20, seguito da Wayne Rooney (62.72). Per quanto riguarda l'Italia, in relazione alle tre gare giocate, i migliori secondo Capello sono stati Vincenzo Iaquinta (63.10) e Daniele De Rossi. A supporto di Capello, arrivano le dichiarazioni di Alex Ferguson, attualmente manager del Manchester dove lavora (e vince spesso) dal 1986. «Non accetterei mai la panchina dell'Inghilterra. In due occasioni ne ho avuto l'occasione ma l'ho sempre rifiutato. È un calice avvelenato, un lavoro orribile. Il fatto poi che io sia scozzese costituirebbe un handicap enorme».  (ilmanifesto.it)

Olanda, Sospeso parroco che aveva celebrato messa "Mondiale"

L'Aia, 16 lug - Per quanto i disegni della Provvidenza siano da considerarsi imperscrutabili, Domineddio non si occupa di calcio: il vescovo della diocesi olandese di Haarlem ha quindi deciso di sospendere il sacerdote che aveva organizzato una "messa orange" alla vigilia della finale mondiale fra Spagna e Olanda.

Il reverendo Paul Vlaar, parroco di Obdam, "non ha reso giustizia alla sacra natura dell'Eucaristia", sottolinea il vescovo: con indosso una stola arancione il sacerdote ha officiato la messa di fronte a una chiesa gremita di fedeli, chinandosi anche a parare un pallone che una delle sue entusiaste pecorelle aveva calciato lungo la navata centrale.

Il paese si è schierato con il parroco, dicendosi "scioccato e dispiaciuto" per la decisione delle gerarchie; sta di fatto che l'iniziativa non ha avuto ascolto neanche nelle sfere più alte: di fronte alla un tempo cattolicissima Spagna, l'Olanda è uscita sconfitta con un gol all'ultimo minuto dei supplementari.

APCOM | Diario del Web
venerdì 16 luglio 2010

Gossip: Spagna campione e Casillas bacia la Carbonero

Lei e' la bellissima inviata di Telecinco in Sudafrica

Il portierone della nazionale vincitrice dei Mondiali sorprende la fidanzata giornalista in diretta tv

Milano – Abbiamo vinto i Mondiali, non c’è più bisogno di tener nascosto il nostro amore. Deve essere stato questo il pensiero di Iker Casillas, portierone della Spagna campeon. Davanti a sé, nel post partita, aveva Sara Carbonero, bellissima giornalista sportiva di Telecinco inviata in Sudafrica. Sono fidanzati da un po’ ma sui giornali ci sono andati solo per degli scatti rubati. Mai una foto ufficiale insieme. Fino a ieri sera quando, dopo le domande di rito cercando di rispettare i ruoli dell’intervistatrice e dell’intervistato, Iker ha dato un inatteso bacio a stampo a Sara. Lasciandola di stucco con in sottofondo gli applausi dei colleghi di lei. Il video, in queste ore, sta facendo il giro del web: tutti celebrano Iker, campeon del romanticismo.

D.D.

voceditalia.it

Mondiali 2010: la Spagna è campione del mondo!

Al Soccer City Stadium di Johannesburg la Spagna si laurea campione del mondo dopo una partita tesa che si risolve solo nell’ultimo minuto dei supplementari con un gol di Iniesta. Apoteosi spagnola con gli iberici che conquistano la coppa più prestigiosa del pianeta per la prima volta nella loro storia.

La Spagna parte bene prendendo le redini del gioco a centrocampo e mettendo in difficoltà l’Olanda fin nei primissimi minuti. Le due squadre scendono in campo con un 4-2-3-1 speculare e dopo la partenza lampo degli iberici dal quarto d’ora gli olandesi iniziano a prendere le misure del centrocampo limitando le iniziative spagnole e cercando di avanzare sulla sinistra dove Robben con la sua velocità può mettere in difficoltà Capdevila.L’arbitro Webb cerca di stemperare la tensione dei giocatori in campo graziando Van Bommel e De Jong, autori di due falli da cartellino rosso che avrebbero cambiato il senso della partita in avvio.

Mancano le occasioni da gol, le squadre sono molto tirate e con il passare dei minuti la Spagna sembra faticare ad imporre il proprio gioco rispetto alle precedenti partite. Dopo due minuti di recupero si chiude il primo tempo. Brutta partita, poche emozioni e tanta tensione con l’Olanda protagonista di interventi fallosi che sono stati graziati dal direttore di gara.

Nell’intervallo i due allenatori decidono di non cambiare ma nei primi minuti le due squadre sembrano più vivaci e sbilanciate. Spagna più pericolosa, Olanda che attende e cerca di ripartire in contropiede continuando a collezionare cartellini gialli, ben cinque nei primi 60 minuti. Dopo 10 minuti Del Bosque toglie il giovane Pedro per mandare in campo Jesus Navas mentre al 61′ Iker Casillas è protagonista di un vero e proprio miracolo salvando di piede su tiro a botta sicura di Robben dopo un assist capolavoro di Sneijder. Al 69′ l’occasione della vita è sui piedi di Villa ma l’attaccante del Barcellona calcia su Stekelemburg che devia in angolo. Al 70′ fuori Kuyt e dentro Elia per l’Olanda mentre all’85′ esce Xabi Alonso per Fabregas. Le squadre sembrano mentalmente già pronte ai supplementari e dopo tre minuti di recupero Webb fischia la fine dei tempi regolamentari sullo zero a zero.

Al 5′ del primo supplementare grande occasione di Fabregas da solo a tu per tu con Stekelemburg, il portiere olandese salva tutto. All’8′ fuori De Jong per Van der Vaart e al 10′ Spagna vicinissima al gol con Jesus Navas che calcia un diagonale e Van Bronckhorst a deviare un pallone diretto in rete. Nel secondo tempo supplementare Del Bosque toglie Villa per Torres, le squadre sono stanche ma al 108′ Heitinga riceve il secondo cartellino giallo lasciando i suoi in inferiorità numerica esattamente come nel 2006 Zidane lasciò la Francia in dieci nei supplementari. Al 115′ la Spagna scrive la storia: nell’ultimo minuto disponibile Fabregas serve Iniesta che batte Stekelemburg con un destro preciso per l’1-0 finale.

La Spagna è campione del mondo meritatamente dopo aver vinto l’Europeo 2008. Il ciclo iberico raggiunge la vetta più alta del calcio mondiale con una partita da sogno risolta nell’ultimo minuto disponibile e consacrando il calcio migliore del pianeta. L’Olanda perde la terza finale della sua storia mentre gli uomini di Del Bosque realizzano i sogni di un’intera nazione che mai nella sua storia aveva raggiunto l’olimpo del calcio.

Matteo Politanò - blog.panorama

Finale Mondiali 2010, Spagna-Olanda: ESPANA CAMPEON DEL MUNDO!!!

La Spagna è campione del mondo. Iniesta al 116' minuti trascina le furie rosse sul tetto del mondo e permette a Iker Casillas di alzare la prima coppa del mondo della loro storia. L'Olonda crolla, la maledizione continua è la terza finale che gli oranje perdono consacrandosi così eterna sconfitta!
fonte: calcio.fanpage.it
11 Luglio 2010. La Spagna è campione del mondo. Iniesta al 116′ trascina le furie rosse nella storia e permette al capitano Iker Casillas di alzare la prima coppa del mondo degli iberici al cielo di Johannesburg. Sono serviti 116 lunghissimi minuti per decretare un campione al Soccer City Stadium, una partita al cardiopalmo, in certi tratti persino cattiva, ma alla fine sono gli spagnoli a gioire siglando tra l’altro un’eccezionale doppietta, Europeo+Mondiale impresa riuscita in precedenza solo alla Germania e alla Francia. Sul fronte opposto continua la maledizione dei tulipani che perdono la loro terza finale della loro storia mondiale. Questa notte però Robben più di tutti non dormirà sonni tranquilli perchè si porta sulla coscienza il peso di due incredibili occasioni fallite innanzi al monumentale Casillas.

Al fischio d’inizio la furie rosse si avventano sulla difesa oranje e cercano il gol fin dalle battute iniziali. Sergio Ramos è indiavolato e al 5′ minuto costringe ad un vero miracolo Stekelenburg che con un balzo felino devia in angolo il colpo di testa del giocatore del Real Madrid. Poco dopo ancora Sergio Ramos scorrazza per la difesa olandese ma questa volta il suo tiro cross è deviato da Hietinga in calcio d’angolo a porta ormai sguarnita. L’Olanda è sbandata e concede campo e palla alla Roja e così è di Villa il terzo trillo della gara. Il sinistro del bomber spagnolo colpisce la rete interne e illude la tifoseria spagnola che grida al gol. La Spagna continua a pigiare il piede sull’acceleratore ma sembra un remake di ciò che ha giò fatto vedere in questo mondiale, tanto possesso, ma pochi gol.

L’Olanda incassa, barcolla ma come un pugile stanco di essere alle corde reagisce, spesso anche ai limiti del comportamento. Webb ha un gran da fare per non perdere di mano l’incontro. I cartellini si sprecano, il rosso resta in tasca anche quando il folle De Jong stende Xavi Alonso colpendolo con un calcio da karate in pieno petto. La gara così diventa una vera e prorpria battaglia, ma volente o nolente si ristabilisce un equilibrio. Il primo tempo si chiude così, con nessuna delle due squadre che riesce a far pendere il piatto della bilancia dalla propria parte e a onor di cronoca l’unico vero sussulto arriva da un’inconprensione tra Heitinga e Casillas. Il difensore olandese infatti nel restituire il pallone come il fair-paly comanda per poco non sorprende Casillas.

Il sipario si riapre sul Soccer City Stadium dopo l’intervello e gli attori sono sempre gli stessi. Nessun cambio da ambo le parti e così la gara stenta a prendere il largo. Si continua sulla falsa riga del primo tempo e Webb continua a metter mano ai cartellini. Bisogna aspettare infatto il 15′ del secondo tempo per sobbalzare in poltrona o sugli spalti. Portagonista in negativo questa volta è Robben. Sneijder sfodera dal cilindro uno dei suoi colpi e lo lancia col contagiri nel cuore della difesa spagnola, Robben s’invola nel corridoio disegnato dal compagno ma al momento del dunque si fa ipnotizzare dal monumentale Casillas che con la punta del piede devia in angolo. Dopo solo 2′ minuti è la Spagna ad avere nei suoi piedi il match point. Il nuovo entrato Navas crossa forte e teso al centro Heitinga pasticcia e la palla finisce sui piedi di Villa che prende la mira e calcia a botta sicura ma sulla sua conclusione s’immola per la patria lo stesso Heitinga che si fa così perdonare lo svarione difensivo di qualche istante prima. Poco dopo è di nuova Spagna, ma questa volta cambia il protagonista. Sergio Ramos è solo nell’area di rigore olandese, ha tutto il tempo per mirare e battere Stekelenburg ma il suo colpo di testa è alto sulla traversa. Le squadre sembrano gettare la spugna in attesa dei tempi supplementari e quando Robben fallisce a 7 minuti dall fine l’ennesima limpida palla gol, facendosi nuovamente fermare da Casillas, dopo aver letteralemente seminato il combattivo Puyol i supplementari diventano realtà.

La stanchezza la fa da padrone e si aprono spazi vertiginosi da entrambe le parti. Mathijsen Navas e Fabregas regalano i birvidi del gol ma bisogna aspettare il 116′ per vedere finalmente il pallone in rete. Heitinga finisce la sua partita prima del dovuto facendosi espellere da Webb, Van Bommel non è un centrale e si vede e cosi, Villa serve al centro dell’area Iniesta, lo spagnola prende la mira e insacca il gol del vantaggio alle spalle di Stekelenburg. Esplode la panchina spagnola, Casillas inizia a piangere. I quattro minuti restanti sono solo una lenta agonia per entrambe le squadre. Al triplice fischio….c’è solo un grido che rimbomba al Soccer City Stadium….VAMOS!!!!….La Spagna è campione del mondo per la prima volta nella sua storia!

Davide Pecchia

Il (giusto) trionfo del nuovo pallone

di Italo Cucci - avvenire
 Voglio evitare di esser (metaforicamente) lapidato, epperciò eviterò di dire che Blatter è un fenomeno; ma datemi almeno licenza di chiamarlo fortunato. La finale sudafricana sarà ricordata come il trionfo di un nuovo mondo: non per demagogia, ché altrimenti dovremmo avere accolto in finale, chessò, un Sudafrica o un’Australia o una Nuova Zelanda; per qualità calcistica di sicuro ma anche per assenza di ogni possibile orchestrazione organizzativa, magari a sfondo arbitrale.
  Senza offesa per Olanda e Spagna, è come ricordare il campionato vinto dal Verona, o dalla Sampdoria, o dal Napoli,
ovvero quando - come diceva l’Avvocato ­«lo Scudetto è in libera uscita». Si, cari amici, siamo alla finalissima di una Coppa del Mondo in libera uscita, giocata da due Paesi - Olanda e Spagna - che non hanno mai vinto: la prima fallendo (ingiustamente) due finali, la seconda favorita di sempre ma mai “unita per vincere”, ovvero soffrendo la persistente rivalità fra catalani (Barcellona) e castigliani (Real Madrid), già forte ai tempi del Caudillo Franco, mai scemata con Re Juan Carlos di Borbone. Magari fosse la volta buona. Blatter fortunato, dunque, al punto di poter menar vanto di una gestione con Mani Pulite che ha non solo conosciuto un esito comunque valido dal punto di vista tecnico ma anche preparato un futuro migliore per questo Paese afflitto da una povertà endemica nonostante sia il più ricco del mondo. Domenica il potente presidente zulu Zuma incontrerà il presidente del Cio Rogge e gli presenterà (ufficiosamente) la candidatura alle Olimpiadi del 2020: se così sarà, Roma farà bene a pensare alla rinuncia, quasi un gesto benefico nei confronti di una terra e di un popolo che hanno forte bisogno di futuro. Come dicevo, tecnicamente è una finale felice non solo perché giusta: la Spagna, finalmente protagonista dopo essersi nascosta (come Italia ’82) dietro partituzze non convincenti risolte dai gol di Villa, rappresenta anche tutto il calcio latino sparito appena il Sudamerica ha dato l’idea di “possedere” il Mondiale. Mentre l’Olanda è felice espressione del calcio più moderno della Vecchia Europa, non solo per la presenza di un trio di campioni eccellenti come Sneijder, Robben e Kuyt ma per la natura quasi scientifica del ruolo di Sneijder accostata alla indiscutibile classicità del gioco di Robben. Quale che sia il risultato, l’Olanda lascerà il segno in questo Mondiale per il ritorno della personalità individuale che - pur collocata in un gioco di squadra - smentisce per un volta la coralità cooperativa. Fatalmente, riportando in auge la forza d’Orange in un Paese che la disprezza quando non la odia. Sarebbe bello - e chissà come gonfierebbe il petto Blatter! - se il calcio, se lo sport facesse sparire anche questa penosa traccia dell’apartheid.

Olanda-Spagna, c’è il mondo in palio Inedita, affascinante, equilibrata: per Sudafrica 2010 la finale più giusta

DA JOHANNESBURG ANGELO MARCHI  - avvenire
 N
elson Mandela finalmente in tribuna. E una finale inedita ed affascinante. Questo si a­spetta di vedere il mondo questa sera. Olan­da- Spagna al Soccer City di Johannesburg, per la pri­ma volta incoronerà regina calcistica del pianeta un’europea al di fuori del proprio continente (e sarà una squadra che finora il titolo non l’hai mai con­quistato). Si affronteranno le due nazionali che più lo hanno meritato, non solo per ciò che hanno fat­to in Sudafrica, dove hanno primeggiato in fatto di bel gioco, ma anche prima di arrivarci.
  L’Olanda, imbattuta dal settembre 2008 e tra­scinata da Sneijder e Robben, avrà la possibilità di eguagliare un primato che appartiene al mitico Brasile di Messico ’70, ovvero di diventa­re campione del mondo do­po aver vinto tutte le par­tite delle qualificazioni (otto su otto nel caso degli arancioni) e della fase fi­nale (altre sette, se batte la Spagna). Sneijder, for­te dei trionfi interisti, potrebbe avvicinare Pelè anche a livello individuale, diventando l’unico calciatore a vincere quattro grandi titoli nello stesso anno solare: “O Rei” ci riuscì nel 1962, quando, appena 21enne, vinse campionato pau­­lista, Coppa del Brasile e Libertadores, e poi i
Mondiali in Cile e Intercontinentale.
  La Spagna non può fare come l’Olanda, anche se diventasse campione del mondo, a causa del­la
sconfitta nel match d’esordio a Durban con­tro la Svizzera. Ma quella è stata anche l’unica battuta d’arresto delle Furie Rosse, assieme alla semifinale di Confederations Cup persa l’anno scor­so contro gli Usa, dal febbraio 2007 ad oggi, sotto le gestioni di Aragones prima (titolo europeo conqui­stato a Vienna) e Del Bosque adesso.
  Tutto ciò per dire che lo spettacolo dovrebbe essere assicurato anche oggi, in una finale dal pronostico incerto, ma che pende leggermente dalla parte degli spagnoli, maestri del fraseggio ed alfieri di quel cal­cio totale che un tempo era appannaggio degli olan­desi ed ora viene interpretato al meglio proprio da coloro che l’hanno imparato dai maestri dei Paesi Bassi. La Spagna di oggi, finalmente al meglio e ca­pace
di conquiste dopo anni di mancati traguardi e cocenti delusioni, è frutto di una straordinaria fiori­tura di campioni (Xavi su tutti, almeno qui in Suda­frica) che traducono in modo ottimale sul campo gli insegnamenti nel corso degli anni, in Spagna ed in particolare a Barcellona e Madrid, dei vari Michels, Cruijff, Hiddink, Beenhakker e Rijkaard: in fondo so­no stati proprio loro, ironia della sorte, gli artefici del miracolo spagnolo.
  Non piace affatto però a Vicente Del Bosque, ct della Spagna, l’accostamento tra la sua nazionale e il Bar­cellona, società che comunque dà alla squadra di­versi calciatori-chiave (Puyol, Piquè, Busquets, Xavi, Iniesta, ora anche Villa). «Siamo un gruppo - dice - e
funzioniamo bene proprio per questo. La finale? I gio­catori sono abituati a disputare partite del genere sot­to pressione. Non sento alcun peso allo stomaco, bi­sogna sdrammatizzare. Sono tranquillo». Andres I­niesta invece non vede l’ora di scendere in campo: «Essere qui è già grandioso - spiega il centrocampi­sta - , siamo davanti a una sfida storica e abbiamo un’occasione unica che dobbiamo cercare di sfrutta­re in tutti i modi. Sarà una partita molto difficile con­tro giocatori che hanno grandi qualità». Ieri mattina Del Bosque e il capitano Iker Casillas hanno ricevu­to una telefonata d’incoraggiamento dal Re Juan Car­los (ancora convalescente dopo un intervento chi­rurgico), che non sarà allo stadio, così come il primo ministro Josè Luis Zapatero. «Sono molto felici, si a­spettano che la Spagna mostri il suo miglior spirito», conclude il ct. Alla finale assisteranno invece la regi­na di Spagna Sofia, già portafortuna in semifinale, e i principi delle Asturie, Felipe e Letizia Ortiz.
  Se la Spagna vince non sarebbe una sorpresa, ma l’ennesima conferma della grandezza di una squadra che, come dice Casillas, rega­lerebbe «una gioia talmente grande da far
dimenticare anche la crisi economica». Il paese iberico ne sta soffrendo in mo­do profondo, ora è leader in disoccu­pazione e non più locomotiva dell’Europa, ma il titolo mon­diale avrebbe l’effetto di un’immensa terapia colletti­va. Miracoli che solo il calcio può fare, dopo quello di aver unito una volta di più tutte le razze ed i colori sudafricani.
  Di contro l’Olanda, che non ha mai nascosto le proprie ambizioni e che Krol vede vincente «perchè finalmente non giochiamo contro la squadra di casa», cercherà di ribaltare le previsioni affi­dandosi ad uno Sneijder fin qui stratosferico (e probabile
vincitore a fine anno del Pallone d’Oro in caso di titolo iridato) e che potrebbe vivere una “sfi­da nella sfida” con David Villa per il titolo di ca­pocannoniere. Per l’olandese è anche l’occasio­ne di un’ennesima rivincita su quel Real Madrid che un anno fa ha assurdamente ripudiato lui e Robben. «Quella contro la Spagna è la partita più importante di tutta la mia vita, ma è importante per tutti i gioca­tori: nessun olandese è mai stato campione mondia­le », sottolinea il tecnico “orange” Bert Van Marwijk. «Dobbiamo fare tutto il possi­bile - aggiunge - per giocare il nostro calcio. Con tutto il rispetto per l’av­versario, che fin qui ha fatto vedere grandi cose, siamo convinti di poter vincere, l’unica cosa che conta».
 Van Marwijk: «È la gara più importante della vita. Spagna favorita ma se giochiamo il nostro calcio possiamo farcela» Del Bosque: «Siamo un gruppo, non la copia del Barcellona. Nessun peso allo stomaco, i miei sono abituati a partite del genere»

Cannavaro rende il trofeo: «Nostalgia e dispiacere»

JOHANNESBURG. C’è ancora qualche ora per vantarsi di essere i campioni del mondo in carica poi, con la Coppa, bisognerà riconsegnare anche titolo e prestigio. Un passo difficile soprattutto per i tifosi italiani, reso ancora più amaro dalla brutta eliminazione della Nazionale di Lippi. Gli azzurri vedranno la finale in tv ad eccezione di Fabio Cannavaro, che sarà in campo ma non da protagonista come quattro anni fa. Non alzerà la Coppa come ha fatto a Berlino ma sarà lui a portarla al Soccer City, quindi toccherà a Casillas o a Van Bronckhorst, ovvero al capitano neo-campione, mostrarla al mondo. La Fifa ha pensato di invitarlo anche per rimediare alla gaffe fatta durante i Mondiali, quando fu il francese Vieira a consegnare la Coppa al Sudafrica. «Sicuramente questa è una bella iniziativa - spiega Cannavaro ai microfoni di Sky Sport 24 - . Mi hanno dato questa scatola che io considero magica perchè racchiude il desiderio di tutti i giocatori. Sarà molto emozionante riconsegnare la Coppa, ci sarà tanta nostalgia, questa è una coppa che ci ha dato tanto e che ci ha fatto vivere emozioni straordinarie, restituirla sarà dura». Il Mondiale degli azzurri è stato disastroso, Cannavaro lo sa benissimo e la delusione non l’ha ancora smaltita. «C’è tanta amarezza, siamo usciti al primo turno e c’è il dispiacere di non aver difeso nel miglior modo possibile la coppa. È andata male, ma ora c’è un allenatore nuovo e bisogna guardare al futuro». Francia e Italia fuori al primo turno, male anche Inghilterra, Brasile e Argentina, in finale l’Olanda che all’inizio non era certo tra le favorite: è stato il torneo delle sorprese. «Il Mondiale nasconde sempre tante insidie, non c’è nulla di scontato e non è detto che vinca sempre la più forte. Il torneo è bello anche per questo, non sono sorpreso».
  Il futuro di Fabio Cannavaro è a Dubai, ha firmato un biennale con l’Al Ahly, è lì che chiuderà la carriera. «Ho visitato la città, è un posto con un fascino incredibile che vive il calcio in modo diverso, per me è una sfida interessante, a 37 anni la ritengo un’esperienza da vivere». Presto qualche italiano potrebbe raggiungerlo. «Gattuso doveva andare per primo e, invece è toccato a me. Penso che ne arriveranno altri perchè qui vogliono far
crescere il calcio».

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La Coppa? Fatta in Italia, vale 130 mila euro

MILANO. È alta 36,8 cm, pesa 6,175 kg, ha un diametro base di 13 cm e (l’originale) vale 130 mila euro circa. È la Coppa del Mondo di calcio che lo scultore Silvio Gazzaniga creò nel 1971, su commissione della Fifa, un anno dopo l’assegnazione definitiva (al Brasile, vittorioso nel 1958, ’62 e ’70) della Coppa Jules Rimet, che era stata intitolata al vecchio presidente dell’organismo mondiale fin dal 1930. La coppa è stata fabbricata dalla Gde Licensee Bertoni di Paderno Dugnano (Milano) ed è la stessa azienda alle porte del capoluogo meneghino che si occupa del suo restauro. Un vero e proprio maquillage completo che avviene mediamente ogni quattro anni e che parte dall’incisione del nome dell’ultima Nazionale che ha vinto, fino al rifacimento di eventuali parti rovinate (nel caso in cui il trofeo dovesse subire dei danni). Il problema dell’incisione dei nomi delle squadre vincitrici si pose dopo il successo della Germania Ovest di Helmut Schoen che, nel ’74, fu la prima squadra ad aggiudicarsi il trofeo “italiano”. La modellazione del trofeo avviene lavorando la plastilina, dalla quale si ottiene un gesso che viene modellato dalla mano dello scultore. La Fifa World Cup resta di proprietà dell’organismo mondiale, mentre ai vincitori viene consegnata una copia in metallo dorato e rifinita con una copertura galvanica in oro puro.
  Nemmeno le copie possono essere riprodotte senza l’autorizzazione della Fifa. L’azienda milanese dal 1998 (ossia dai Mondiali in Francia) realizza anche le medaglie che vengono consegnate ai calciatori delle squadre che salgono sul podio della rassegna iridata.

avvenire

MONDIALI DI CALCIO - SUDAFRICA 2010 - URUGUAY/GERMANIA 2-3

Finale per il 3° posto tra Uruguay e Germania molto piacevole, giocata a viso aperto, senza tatticismi particolari, con 5 gol, 2 traverse e svariate altre occasioni. Alla fine la spunta la Germania che segna il terzo gol al 37° del secondo tempo con Khedira di testa, quando sembra che non ci sia più tempo per il recupero ed invece Forlan all'ultimo secondo colpisce in pieno la traversa su punizione e poteva ancora riaprire la partita. Entrambe avrebbero meritato il terzo posto, ma purtroppo è sempre solo una che deve vincere. I gol sono stati segnati da Muller al 18° del primo tempo (che raggiunge a quota cinque Villa per la classifica cannonieri, che però ha ancora la partita di domani), Cavani al 28° del primo tempo che finisce sull'1-1. Poi Forlan al 6° del secondo tempo (che raggiunge anche lui quota 5) e Jansen all'11° per il pareggio e poi il gol al 37°, di cui abbiamo parlato, di Khedira che ha deciso la partita. Ancora domani e poi ci risentiremo tra quattro anni in Brasile.
ez.rome

Mondiali calcio 2010: Olanda-Spagna su Sky e Rai 1

Stasera ultimo atto del mondiale di calcio 2010 che vedrà contrapposte le due nazionali di Olanda e Spagna, in lizza per il primo posto e per salire sul tetto del mondo.
Come al solito il match sarà seguito da Sky e dalla Rai con inizio già alle 18.30 quando verrà trasmessa la cerimonia di chiusura della kermesse sportiva, scandita dalle note del Waka Waka di Shakira.
Poi alle 20.30 appuntamento mondiale su Sky Mondiale 1 dove Fabio Caressa e Beppe Bergomi commenteranno la finalissima; per Rai 1 a commentare saranno Marco Civoli e Salvatore Bagni che al termine della partita lasceranno spazio a Notti Mondiali.
A dirigere la finale sarà l'inglese Howard Webb.
La Spagna non era mai arrivata oltre i quarti di finale nelle 13 partecipazioni alla fase finale su 19 edizioni complessive dei mondiali di calcio mentre l'Olanda è arrivata alla finale dei mondiali di calcio nel 1974 contro la Germania Ovest (vincitrice 2-1) e nel 1978 contro l'Argentina (3-1 ai supplementari).
Il polpo Paul ha già emesso il suo verdetto: anche stavolta si attende il fischio finale per verificare se il pronostico sarà azzeccato!
dgmag

CALCIO, MONDIALI: PRESSING FIFA SU MANDELA, NIPOTE PROTESTA

Il nipote di Nelson Mandela, Mandla, ha denunciato il pressing della Fifa sull'ex presidente sudafricano affinchè presenzi alla finale dei mondiali, nonostante il lutto per la scomparsa della nipotina tredicenne Zenani. "La famiglia ha fatto un passo indietro da molte attività per commemorare la scomparsa di Zenani", ha ricordato Mandla in un'intervista all Bbc. Ma ci sono state pressioni dalla Fifa e dal suo presidente Sepp Blatter per avere "questa figura simbolica allo stadio, senza tener conto delle nostre tradizioni come popolo e come famiglia", ha lamentato Mandla. (sport.repubblica)

MONDIALI: DUE PAPPAGALLI "ORACOLI" DIVISI SULLA FINALE

AGI) Kuala Lumpur - Due pappagalli "oracoli" in Malaysia e a Singapore sono divisi sull'esito della finale dei mondiali. A Kuala Lumpur e' stato Meena Kutti, un pappagallino verde di otto anni, a pronosticare la vittoria delle Furie Rosse saltando sulla bandiera iberica. Ma nella vicina Singapore un altro emulo del polpo Paul, il pappagallo Mani, ha scelto la bandiera olandese. .
 

Mondiali 2010: Cannavaro riconsegna la Coppa per la finale

Fabio Cannavaro torna in Sudafrica dopo l'eliminazione dell'Italia dai Mondiali 2010. L'ex capitano azzurro conegnerà la Coppa del Mondo prima della finale tra Spagna e Olanda

Sarà Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale campione del mondo nel 2006, a portare la Coppa al Soccer City Stadium di Johannesburg, dove Spagna e Olanda si affronteranno domani nella finale dei Mondiali 2010.

L’ormai ex difensore azzurro era in ritiro in Austria con i nuovi compagni dell’Al-Ahli, squadra degli Emirati Arabi con la quale giocherà per le prossime due stagioni.

Cannavaro è stato richiamato in Sudafrica per la consegna della Coppa del Mondo dopo l’incredibile gaffe della Fifa alla cerimonia d’apertura del Mondiale, quando fu il francese Vieira a recapitare il trofeo. Una magra consolazione per l’Italia, eliminata al primo turno da campione in carica.

Domani sera Cannavaro precederà l’ingresso in campo delle finaliste Olanda e Spagna tenendo tra le mani il bauletto creato per l’occasione da Louis Vuitton, che per la prima volta sponsorizza la consegna della Coppa del Mondo.

“Sarà strano ed emozionante doverla lasciare lì, a bordo campo. Non ho ancora deciso se le parlerò, la bacerò o semplicemente la saluterò col pensiero: non avrò molto tempo per stare da solo con lei, quindi improvviserò” ha commentato l’ex calciatore di Juventus e Real Madrid.

Il passaggio di consegne avviene a quattro anni di distanza dalla notte di Berlino, quando fu proprio Fabio Cannavaro ad alzare il trofeo ai Mondiali coronando il sogno di una nazione intera.

Domani sapremo chi sarà il suo successore: Casillas per la Spagna o Van Bronckhorst per l’Olanda?

Il protocollo elaborato dalla Fifa non è ancora stato completato. Resta da stabilire chi avrà l’onore di consegnare il trofeo alla squadra vincitrice. Se dovesse essere confermata la presenza di Nelson Mandela, molto probabile che sarà l’ex presidente sudafricano a premiare i nuovi campioni.

Alessia Santucci - calciofanpage.it

CALCIO, MONDIALI: BOCELLI-ADAMS DUETTO SULLE NOTE DI 'YESTERDAY'

Un duetto tra Andrea Bocelli e Bryan Adams sulle note di "Yesterday" è stato il momento più emozionante del concerto di chiusura dei campionati del mondo di calcio, tenutosi ieri sera a Johannesburg, con due giorni di anticipo su quella che sarà poi la grande cerimonia finale di domani. L'evento ha visto il tenore italiano grande protagonista: oltre al duetto con il rocker canadese, Bocelli ha cantato assieme alla soprano Pretty Yende e, per la gioia del pubblico, è salito sul palco con la vuvuzela, scatenando l'entusiasmo dei presenti. Ovazione per l'interpretazione di 'Con te partirò' e per il gran finale con 'Nessun dorma'.
(10/07/2010) (Spr)

Mondiali. Il Sudafrica vince per l'organizzazione

CITTA' DEL CAPO 10/07/10 - 19:21
In attesa della finalissima, c'è chi ha già vinto, il Sudafrica: ai nostri microfoni, il numero uno, Danny Joordan, amministratore delegato del Comitato Organizzatore Mondiali. "I Mondiali di calcio hanno trasformato la percezione internazionale del Sudafrica e questo successo può diventare la rampa di lancio per una crescita a lungo termine", ha detto. "Bisogna garantire che il nostro orgoglio duri più di 90 minuti e dobbiamo estendere questo sentimento ad altri settori della vita".(radio grr)

Mondiali/Cerimonia chiusura, Shakira star tra futuro e tradizione

Johannesburg, 10 lug. (Apcom) - Effetti speciali, musica tradizionale, star internazionali. E ippopotami ed elefanti (di tela) a fare da cornice. Come per la cerimonia di apertura, anche lo spettacolo che, un mese dopo, farà domani da prologo alla finale della Coppa del Mondo di calcio darà spazio alla modernità senza dimenticare il passato, per celebrare il Mondiale sudafricano, il primo disputato nel continente. Shakira, la star più attesa, canterà ancora l'inno del Mondiale, 'Waka Waka', già intonato l'11 giugno. Lo spettacolo, al Soccer City di Johannesburg, inizierà alle 18:30 (ora italiana) e durerà circa mezz'ora; poi, alle 20:30, il fischio d'inizio di Olanda-Spagna, che si contenderanno la Coppa davanti a 85.000 spettatori. "Sarà un omaggio alle tradizioni del Paese, ma la forma sarà molto moderna, giovane, contemporanea" ha promesso Derek Carstens, direttore del settore marketing del comitato organizzatore. "Il programma è molto africano. Se Shakira rappresenta il glamour internazionale, canterà l'inno del Mondiale, 'Waka Waka', con il gruppo pop locale dei Freslyground. Parteciperanno allo spettacolo anche il gruppo corale dei Ladysmith Black Mambazo e 780 musicisti e ballerini del continente" ha aggiunto. Shakira ha promesso di "difendere le battaglie delle donne africane", scegliendo di essere accompagnata da ballerine locali. La modernità sarà assicurata dagli "effetti speciali", ha assicurato Carstens, che saranno visti da oltre 500 milioni di telespettatori. (con fonte Afp)

Mondiali di calcio, finale Spagna-Olanda, le probabili formazioni

Queste le probabili formazioni di Olanda-Spagna, che si affrontano domenica a Johannesburg nella finale di Coppa del Mondo.

Olanda (4-2-3-1): Stekelenburg; Boulahrouz, Heitinga, Mathijsen, Giò; Van Bommel, de Zeeuw; Kuyt, Sneijder, Robben; Van Persie. All. Van Marwijk

Spagna (4-2-3-1): Casillas; Sergio Ramos, Pique, Puyol, Capdevila; Busquets, Xabi Alonso; Iniesta, Xavi, Pedro; Villa. All. Del Bosque

Arbitro: Webb (Inghilterra)

L'atto finale del Mondiale di Calcio e' arrivato. Spagna-Olanda e' la partita, difficile da pronosticare alla vigilia, che concludera' una rassegna mondiale deludente sul piano della spettacolarita' del gioco e della presenza di personaggi da copertina, ma imprevedibile sul piano degli esiti, dato che le favorite sono uscite anzitempo lasciando lo spazio a queste due outsiders. il commissario tecnico spagnolo Del Bosque dichiara, che i suoi calciatori sono tranquilli, poiche' abituati a disputare partite importanti a livello internazionale. Nell'Olanda le sue stelle Robben e Sneijder avranno una motivazione in piu' per dare il meglio e vincere il titolo:dimostrare ancora di piu' che la loro vecchia squadra, il Real Madrid, ha fatto una follia a metterli sul mercato considerandoli inutili;farlo, soffiando, il titolo mondiale proprio alla squadra spagnola avrebbe un sapore davvero tutto particolare. A questo punto non resta che sistemarsi comodi e godersi lo spettacolo.

net1news

Calcio/mondiali: Germania-uruguay, Stasera Sfida Tra Deluse

Roma, 10 lug - Germania e Uruguay, le due deluse della Coppa Del Mondo del Sudafrica, questa sera scendono in campo per giocarsi il terzo posto, quello che nessuno vorrebbe in una rassegna iridata. Per i tedeschi, battuti in semifinale dall'Olanda, e' la seconda ''finalina'' consecutiva: quattro anni fa vinsero il ''bronzo'' contro il Portogallo. Ma fu davvero una delusione per i panzer visto il Mondiale giocato da padroni di casa. La Germania ha comunque disputato un torneo da protagonista: i tedeschi hanno infatti ''fatto fuori'' due nazionali del calibro di Inghilterra e Argentina, entrambe tra le favorite del Mondiale. Per l'Uruguay, invece, arrivare cosi' in alto e' quasi una vittoria, visto che non accadeva da Messico '70. (asca)

Tifose hot Mondiali 2010: Larissa Riquelme è la sexy regina del Paraguay, le foto

Larissa Riquelme è stata eletta la tifosa più sexy dei Mondiali 2010, ed anche se il suo Paraguay è stato eliminato, lei si è ugualmente denudata per onorare il magnifico percorso fatto dai paraguayani in Sudafrica.






E’ la tifosa più amata dei Mondiali 2010, negli stadi sudafricani è la più fotografata, chiacchierata e ricercata, il suo nome è Larissa Riquelme.

Si è fatta notare per il particolare e caloroso modo di sostenere il suo Paraguay, era impossibile non accorgersi di lei urlante e scalpitante sugli spalti, fasciata da una mini canotta rosse e bianca ( i colori della sua Nazionale) che rendeva giustizia al suo prosperoso decolté.

“Se la mia Nazionale si classificherà alle semifinali del Mondiale mi spoglierò nuda” aveva promesso la prorompente sudamericana ed anche se il Paraguay è stato eliminato ai quarti dalla Spagna, Larissa ha ugualmente mantenuto la parola e si è denudata per il quotidiano Diario Popular.

“Una fidanzata non abbandona mai il suo amore, la sua squadra, soprattutto dopo aver visto come si sono sacrificati i ragazzi in campo” ha dichiarato la modella che ormai è stata eletta la più hot delle sexy tifose ai Mondiali 2010.

E’ la “fidanzata del Mondiale“, indipendentemente dalla Nazionale del cuore tutti i tifosi hanno sperato che il Paraguay continuasse la sua cavalcata almeno fino alla semifinale, ma fortunatamente per loro Larissa è stata ugualmente generosa, farebbe di tutto per onorare gli eroi paraguayani… per ora ha già fatto tanto!

Adriana De Maio - calcio.fanpage

MONDIALI 2010: OLANDA. PREMIO VAN MARWIJK, MOGLI GIOCATORI IN HOTEL

JOHANNESBURG (SUDAFRICA) (ITALPRESS) - Due giorni di assoluto riposo e anche la possibilita' di ricevere mogli e fidanzate in albergo: e' questo il doppio premio offerto dal ct dell'Olanda, Bert van Marwijk, ai suoi giocatori, capaci ieri di conquistare la finale dei Mondiali dopo 32 anni. Sneijder e compagni, che torneranno ad allenarsi venerdi' mattina a partire dalle 11.30 sul terreno di gioco della Wits University, per tutta la giornata di oggi potranno ospitare le compagne all'hotel Hilton di Sandton (presso Johannesburg), quartier generale dell'Olanda fino al termine dei Mondiali. (ITALPRESS).



MONDIALI 2010 PARTITE IN TV/ Oggi 9 luglio stop ai Mondiali. Finali da domani 10 luglio. Calendario, programmi tv

Mondiali 2010 – finale in tv – Anche oggi, venerdì 9 luglio, non ci sono partite dei Mondiali 2010, che si avviano alla conclusione. Le ultime due partite saranno disputate nel finesettiamna: la finale per il terzo e quarto posto e la finale che decreterà la squadra che vincerà la Coppa del Mondo 2010. Alla pagina seguente giorni, orari e canali tv per vedere le partite finali. E nel pomeriggio di oggi è atteso il pronostico del polpo Paul sulla partita finale per il terzo e quarto posto. Il famosissimo mollusco avrà di nuovo ragione?

Nella finale di Johannesburg competeranno per la Coppa del Mondo 2010 la Spagna e l’Olanda.

Le Furie Rosse hanno conquistato la finalissima dopo una partita, vinta per 1 a 0, in cui hanno dominato la Germania, che dovrà accontentarsi della finale terzo e quarto posto. L’Olanda ha strappato l’accesso alla finale dopo la vittoria contro l’Uruguay (che sfida la Germania nella finale 3 – 4 posto) per 3 reti a 2.
ilsussidiario.net

Finale Mondiali 2010 Olanda-Spagna: polpo Paul scommette Spagna

Finale Mondiali 2010: il destino di Olanda-Spagna è già scritto. Polpo Paul ha sentenziato la sua profezia,

I Mondiali di calcio 2010 in Sudafrica saranno degli spagnoli.

Vedremo se polpo Paul azzeccherà anche questa volta.

Il cefalopode ha per ora garantito un’ottima affidabilità (85% delle partite indovinate), c’è quindi da credere che in molti scommetteranno sulla Spagna.

Gli iberici sono comunque leggermente favoriti anche per i brokers: non c’è dubbio che la Spagna ha dimostrato di essere la formazione tecnicamente e atleticamente migliore del torneo.

L’Olanda ha dalla sua uno Sneijder per il quale quest’anno nulla sembra impossibile, un gioco solido e una grande determinazione.

Polpo Paul sembra già conoscere la verità.

Per noi comuni mortali ci sarà da aspettare l’11 luglio, ore 20:30, per sapere come andrà a finire Olanda-Spagna, una inedita e tutta europea finale di Mondiali.

Mondiali: quanto vale vincere una finale?

Qual è il risvolto economico nella vittoria di un Mondiale di calcio? Nelle casse della Federazione campione del mondo entrano sicuramente più soldi anche se in alcuni casi sarebbe più conveniente uscire prima dalla competizione.

Perché?
Perché nel bilancio si conteggiano i premi in entrata ma anche quelli in uscita. Ad esempio per l’Italia che aveva pattuito con i giocatori premi dal terzo posto in su, sarebbe stato ideale uscire nei quarti perché la Federazione avrebbe incassato dalla Fifa poco meno che per la semifinale ma non avrebbe rischiato di pagare almeno un milione e mezzo ai calciatori.
L’Italia aveva stabilito i premi più alti?
No. In caso di vittoria ogni giocatore avrebbe ricevuto 250 mila euro, all’incirca come nel 2006. La Germania è sullo stesso livello, l’Olanda non li ha previsti perché non pensava di arrivare così in alto mentre la Spagna è la Federazione pronta a pagare di più: 600 mila euro a testa.
Il Mondiale è l’evento più ricco nel calcio?
Lo è per la Fifa, che l’organizza e ha la garanzia di incassare 3,2 miliardi di euro con un montepremi che è appena del 10 per cento: 330 milioni. Insomma Blatter ha saputo fare i conti.
Quanto spetta a chi vince?
In totale 24 milioni di euro mentre la finalista prende 19 milioni e la semifinalista 16. Sono cifre importanti ma non straordinarie: l’Inter con il successo in Champions League ha ricevuto dalla Uefa quanto prenderanno i campioni del mondo.
Per una Federazione è una parte cospicua del budget?
Dipende. Per l’Uruguay arrivare in semifinale è stato come sbancare il casinò, per una Federazione grande come la Spagna o la Germania è stato soltanto un buon introito su un fatturato annuo che spazia tra i 200 e i 300 milioni di euro.
Il premio incassato è l’unica voce attiva o ce ne sono altre?
La resa economica sta soprattutto nella possibilità di contrattare sul prezzo delle amichevoli e sui rapporti con gli sponsor partendo da una posizione di forza. E’ ovvio che l’immagine dei campioni del mondo ha un impatto superiore a quello che aveva in precedenza.
Si può quantificare questo «valore aggiunto»?
E’ molto difficile essere precisi perché varia da nazione a nazione: dipende dalla base di partenza, dall’«appeal» che una Nazionale ha a prescindere dall’essere campione del mondo e dal bacino di attenzione su cui può contare. Mediamente lo si valuta un 20-30 per cento in più.
Delle semifinaliste chi può, o poteva, ottenere di più dalla conquistadel titolo?
Nell’ordine: Spagna, Germania, Olanda, Uruguay. Spagnoli e tedeschi hanno alle spalle un forte mercato con 60 milioni di persone, 6 volte più dell’Olanda e 20 dell’Uruguay.
Nel caso dell’Italia, dopo il 2006 c’è stato un aumento consistente degli introiti?
L’Italia si mantenuta sui valori medi anche perché per una delle voci più importanti, i contratti televisivi, si era raggiunto l’accordo prima della vittoria in Germania, valido per i quattro anni successivi. Quindi non si è potuto sfruttare al massimo il peso del titolo Mondiale. E’ andata meglio con gli sponsor e con gli ingaggi per le partite amichevoli.
Quanto può chiedere una Nazionale per partecipare a una partita?
Il massimo lo raggiungono i brasiliani che sono molto richiesti indipendentemente da come si comportano ai Mondiali. L’Italia ha un «cachet» che varia con il peso dell’avversaria e il luogo in cui si gioca. Nei quattro anni da campione del Mondo il massimo si è toccato con l’amichevole del febbraio 2009 a Londra contro il Brasile, 600 mila euro, mentre di solito si viaggia tra i 300 e i 450 mila. Prima del 2006 si trattava a cifre inferiori.
Se il titolo mondiale porta un terzo di guadagni in più, averlo perso porterà a una contrazione della stessa entità?
Le previsioni non sono così cupe. La Nazionale è una squadra che fa comunque 12 milioni di telespettatori per le partite di cartello e 8 milioni per quelle meno interessanti. Per le tv e per gli sponsor resta un buon prodotto che ha nuove carte da giocare.
Quali?
La curiosità per il cambiamento determinato dall’arrivo di Prandelli: la gente seguirà con attenzione il rinnovamento e l’innesto di altri giocatori. Gli ultimi due anni con Lippi avevano creato invece una certa stanchezza. (Marco Ansaldo, La Stampa)