Pattinaggio Artistico: Campionati Italiani Gruppi - Padova 2012

Mentre si stanno disputando i diversi Campionati Regionali per i gruppi spettacolo e sincro, l'attenzione dell'ambiente è ormai proiettata verso i Campionati Italiani che quest'anno si svolgeranno a Padova dal 22 al 25 marzo con l'organizzazione della società Rollclub Padova. La Rai ha già confermato la sua presenza con la telecronaca diretta su Rai Sport 2 prevista per la giornata conclusiva dalle 14.30 alle 17.00. 

Fabio Signorini - fihp.org

Il Gran Prix corre sui pattini I migliori pattinatori al mondo si esibiranno al Mandela Forum, nell'unica tappa italiana

Acrobazia, tecnica, velocità, interpretazione, eleganza sui pattini a rotelle, ecco a voi il Grand Prix di pattinaggio artistico. Saranno i migliori pattinatori al mondo ad incantare con le loro performance il Mandela Forum di Firenze nell'unica tappa italiana sabato 25 e domenica 26 febbraio. «Per il secondo anno consecutivo – afferma il vicesindaco e assessore allo sport Dario Nardella – Firenze ospita questo grande evento che in passato ha riscosso grande successo di pubblico». Otre 7.000, infatti, le presenze registrate lo scorso anno a questo mix di sport e spettacolo che rappresenta uno dei fiori all'occhiello del calendario di «Firenze Città europea dello sport 2012».
Tanti i fuoriclasse che si esibiranno nel weekend: la coppia formata dalla figlia d'arte Sara Venerucci e Danilo Decembrini vincitori degli ultimi due campionati mondiali (Portimao 2010 e Brasilia 2011). Il padre Patrick Venerucci con un bottino di ben 11 titoli mondiali fra cui Firenze 2001 nella stessa specialità della coppia, è considerato uno dei più forti pattinatori di tutti i tempi. L'astro emergente Gustavo Casado, nato a Santos che si allena nell'impianto di Oltrarno sotto la guida dell'allenatrice fiorentina Cristina Moretti che fa parte dello staff tecnico azzurro. Sempre seguito dalla Moretti è l'argentino Daniel Arriola, uno dei fuoriclasse «di esperienza» più amati dagli appassionati del pattinaggio artistico forte di una lunga carriera, costellata di medaglie conquistate anche nella città d'arte. Gli ex avversari Melissa Comin De Candido/Mirko Pontello che con cinque titoli mondiali vinti (Roma 2005, Murcia 2006, Friburgo 2009, Portimao 2010, Brasilia 2011) sono la più forte coppia di sempre nella specialità della danza. I loro avversari numero 1 vengono dagli USA e si chiamano Heather Menard e Kyle Turley. Costituiscono una coppia affiatata anche nella vita extra sportiva e nel 2009 ai mondiali di Friburgo furono protagonisti di una scena che ancora oggi tutto il mondo del pattinaggio ricorda: sul podio, durante la premiazione, Kyle si inginocchiò davanti ad Heather e le infilò al dito l’anello di fidanzamento. I
Sabato sarà la volta di «Top Champions», la gara tecnica in cui gli atleti suddivisi nelle quattro specialità (singolo femminile, singolo maschile, coppie, danza) saranno impegnati nell’esecuzione del programma e valutati da una giuria ufficiale. Mentre domenica ci divertiremo ad assistere alla competizione show sulla base del musical «Queen Tribute».«Sarà una festa - afferma con entusiasmo Nardella - che vedrà anche la partecipazione di importanti personaggi dello sport e dello spettacolo che faranno parte della giuria». Nella seconda serata, infatti, i pattinatori presenteranno un numero, in cui la tecnica lascerà lo spazio alla creatività e allo spettacolo e la valutazione verrà effettuata da personaggi di spicco dell’ambiente artistico, giornalisti, autorità, sportivi di altre discipline. Assisteremo quindi a due serate con due eventi distinti, ma da seguire entrambi perchè determineranno il vincitore. È questa la formula originale voluta dalla Federazione Internazionale Roller Sports che ha reso più attraente questa disciplina.
Irene Delfino - corrierefiorentino.corriere.it

Europa league, accoppiamenti ottavi Avversari dell'Udinese gli olandesi dell'Az Alkmaar

Questo il quadro degli accoppiamenti degli ottavi di finale dell'Europa League (8 e 15 marzo), determinatosi dopo le partite di ieri: Manchester United (Ing) - Athletic Bilbao (Spa); Valencia (Spa) - Psv Eindhoven (Ola); Sporting Lisbona (Por) - Manchester City (Ing); Az Alkmaar (Ola) - Udinese (Ita); Atletico Madrid (Spa) - Besiktas (Tur); Twente (Ola) - Schalke 04 (Ger); Metalist Kharkiv (Ucr) - Olympiakos Pireo (Gre); Standard Liegi (Bel) - Hannover (Ger).

ansa

'Panchina d'oro': lunedi' l'assegnazione

Si svolgera' lunedi' 27 febbraio la tradizionale assegnazione della 'Panchina d'oro' e della 'Panchina d'argento', riconoscimenti che gli allenatori di Serie A, B e Lega Pro assegnano ai due colleghi che, a loro giudizio, si sono maggiormente distinti nella scorsa stagione. La premiazione, preceduta dalla riunione di aggiornamento dedicata ai tecnici dei club di tutte le categorie, avverra' al Centro tecnico di Coverciano da meta' mattinata. Lo scorso anno il riconoscimento ando' a Mourinho.


ansa

Arbitri in campo per l'Etiopia

Arbitri in campo per la giustizia sociale. I direttori di gara di A e B sosterranno infatti la campagna di raccolta fondi di ActionAid per un progetto in Etiopia e, grazie alla collaborazione con l'Aia, domani, domenica e il 2-3 marzo indosseranno le maglie dell'organizzazione indipendente impegnata da oltre 30 anni nella lotta contro poverta' ed esclusione sociale. ''Siamo felici di poter sostenere un progetto in Etiopia'', le parole del presidente dell'Associazione italiana arbitri Nicchi.

ansa

Milan-Juve sfida senza fine


Ibra, ancora Ibra. Fa notizia anche quando non c'é e caratterizza comunque questo Milan-Juventus di domani sera, decisivo (o quasi) per lo scudetto. Conte assicura: "Il Milan è fortissimo anche senza di lui, come ha dimostrato anche a Udine, ma per noi non sarebbe cambiato nulla, anche se fosse stato in campo: vogliamo vincere comunque questa partita e ci proveremo". E poi rivela: "L'avevo preparata come se il Milan avesse schierato la coppia Ibra-Pato. Con lo svedese in campo, ci sarebbero stati più punti di riferimento per il Milan, ma anche per noi. Però siamo pronti a tutte le possibilità, come deve fare una squadra che vuole lottare per il vertice". "Certo che Ibrahimovic sposta gli equilibri - ammette - e lo ha fatto in tutte le squadre in cui ha giocato e vinto. Ma i numeri dicono che il Milan ha ottenuto successi importanti anche senza di lui. Perché è una squadra fortissima: basta guardare chi schiererà in campo nonostante le numerose e importanti assenze". Sulla sentenza della Corte di giustizia federale, Conte non vuole ritornare e si limita a commentare: "E' giusto che ognuno guardi a casa propria e che faccia le considerazioni che ritiene opportune". Per il momento, Antonio Conte si gode quella che definisce "la prima vittoria già ottenuta: l'essere qui a vivere "anche per i tifosi, vigilie come questa". Per il tecnico bianconero, il Milan è "la squadra più forte del campionato e lo dimostra il fatto che detiene lo scudetto e che è in testa; noi siamo tornati a raggiungere la competitività con risultati straordinari, ma adesso dobbiamo dimostrare di reggerla e non possiamo permetterci cali di tensione". A chi gli fa notare che la Juventus, quest'anno, ha già battuto i rossoneri due volte, ricorda, più serio che ironico: "Ma abbiamo perso il Trofeo Berlusconi". La sua "idea iniziale" di schieramento, l'ha accarezzata a inizio settimana, quando si è convinto a insistere sul 3-5-2, più che altro perché - spiega - "il 4-3-3 si può fare se gli esterni sono in gran forma, perché le alternative mancano". E Pepe-Vucinic non lo sono: tuttavia il montenegrino giocherà in coppia con la punta centrale perché è ritenuto il più adatto per creare superiorità numerica con le difese avversarie. Resta solo da stabilire se sarà Matri oppure Quagliarella il centravanti e se Caceres verrà preferito a Lichtsteiner, oppure si posizionerà come esterno sinistro di centrocampo. Preoccupazioni per il tecnico bianconero? "Che la mia squadra smarrisca la strada", sottinteso del gioco. Ma c'é grande fiducia. Lo dimostra anche la risposta a chi gli cita un parere di Marcello Lippi, cioé che il Milan abbia qualcosa in più in difesa: "Nesta e Thiago Silva sono grandi campioni, ma la difesa è un reparto. E io mi tengo tutta la vita i miei calciatori. Pirlo? Grandissimo campione, ma non è una novità: ciò che mi ha sorpreso di lui, Buffon e Del Piero è lo spessore umano". E lancia un ultimo sguardo al campionato, oltre la grande sfida di domani: "Sarei contento se fosse stato scavato un solco tra noi e la terza, ma non è così. Dietro ci sono signore squadre, come l'Udinese che lo ha confermato in Grecia".
ALLEGRI CARICO, CAMPIONATO AD UNA SVOLTA - E' finito il tempo delle parole: ora conta solo fare la voce grossa in campo. Perché Milan-Juventus domani può essere decisiva, o quanto meno "spostare l'equilibrio in campionato" per dirla con Massimiliano Allegri, che vede ormai lo scudetto come un affare limitato alle prime due in classifica. L'allenatore rossonero non potrà piazzare sul suo piatto della bilancia i cento chili di classe e muscoli di Zlatan Ibrahimovic, però a questo punto é inutile recriminare. In base al risultato, per molti sarà un merito o un alibi, ma già da giorni a Milanello la sfida è stata preparata considerando indisponibile lo svedese. Così, dopo il duro comunicato del Milan contro la corte di giustizia della Federcalcio che ha confermato la squalifica di tre giornate a Ibrahimovic, i toni decisamente più soft di Allegri. "Non c'é la Cassazione, sono realista è pragmatico quindi ho accettato questa decisione serenamente", ha spiegato, sicuro che "i giudici abbiano deciso in totale serenità". Non c'é spazio per dietrologie e supposizioni nei pensieri pubblici di Allegri, che è più preoccupato di controllare Pirlo e affrontare la partita nel modo giusto, "senza farsi prendere dall'ansia" e ribaltare le due sconfitte rimediate con i bianconeri fra campionato e coppa Italia. Vigilia nella quale si stemperano i toni e si allenta la tensione. "Il clima non è avvelenato, sono battute e schermaglie, un Milan-Juve così importante da valere lo scudetto non si vedeva da tempo. Forse - ha aggiunto Allegri con un sorriso - si era persa l'abitudine...". Era il 2005 quando per l'ultima volta un Milan-Juventus ha deciso un campionato. Come il Milan domani, la Juventus era orfana dello squalificato Ibrahimovic ma vinse grazie a chi lo sostituiva, ossia Trezeguet e prese il margine di vantaggio decisivo per conquistare il campionato. Sette anni dopo Trezeguet, proverà Alexandre Pato a non far rimpiangere lo svedese e rilanciare una stagione ferma a quattro gol e tre infortuni. "Ale farà una grande partita - è la previsione di Allegri - può tornare a giocare da titolare una partita importantissima e come tutti noi deve essere ultramotivato". Come se non bastassero gli stimoli personali, c'é la promessa fatta a Vito, Francesco e Jean Pierre, tre giovani tifosi a cui l'attaccante ha dato un passaggio in auto accompagnandoli negli ultimi due chilometri fino a Milanello. E poi questa è un'occasione per confermare che Silvio Berlusconi ha fatto bene a stoppare il suo trasferimento al Paris Saint Germain. Domani il patron potrebbe essere in tribuna, però i piani potrebbero cambiare dopo la sentenza del processo Mills attesa nel pomeriggio in Tribunale. Nel frattempo Berlusconi si è detto "fiducioso" per la sfida con la Juventus al telefono con Allegri, che lo ha aggiornato sullo stato della squadra. A parte Ibrahimovic, mancheranno anche Boateng e Maxi Lopez, mentre Mexes e Nesta sono recuperati. "Sono stato aiutato dalla buona sorte a fare formazione perché - ha scherzato l'allenatore - non ho grandi scelte...".
ansa

SPECIALE Italrugby al Sei Nazioni

dell'inviato Martino Iannone - ansa
Continuare a migliorare confermando quanto di buono fatto sinora e, soprattutto, senza ripetere quei clamorosi errori che sono costati all'Italrugby la storica vittoria contro l'Inghilterra due settimane fa allo Stadio Olimpico di Roma. Per la terza giornata del Torneo delle Sei Nazioni gli azzurri sono volati a Dublino dove domani incontrano l'Irlanda. C'é voglia di rivincita nel clan guidato da capitan Parisse. L'anno scorso al Sei Nazioni, al Flaminio, con il XV del Trifoglio la vittoria scappò di un soffio: un drop di O'Gara allo scadere; poi l'amara sconfitta ai Mondiali in Nuova Zelanda che spedì gli azzurri a casa. Nello spogliatoio la delusione per il match perso contro l'Inghilterra ancora non si è assopita ma lo staff tecnico ha lavorato per trasformarla in energia positiva, suonando la giusta carica. E l'esordio alla mediana di Botes, autore di due errori sui calci contro gli inglesi, ne è una conferma. "Sì, sì, sì - ripete tre volte il tecnico dell'Italia, Jacques Brunel - ho pensato e ripensato molto in queste due settimane al match perso in quel mondo contro gli inglesi. Ci sono molti rimpianti, ma noi dobbiamo ancora avere delle risposte dal nostro rendimento: concediamo troppi punti facili, potevamo realizzare più calci e soprattutto ne abbiamo concessi troppi. Occorre poi sfruttare meglio le azioni alla mano che costruiamo e ci sono momenti di gioco in cui dobbiamo stare più alti". Il tecnico francese striglia gli azzurri, insomma, ma è ottimista sulla possibilità di crescita: "Mi auguro che la prestazione contro l'Irlanda sia migliore di quella vista con l'Inghilterra. Contro la Francia abbiamo fatto molto gioco ma incassato quattro mete. Con gli inglesi abbiamo avuto qualche difficoltà, ma abbiamo messo in campo una difesa migliore, almeno fino alla meta subita, poi la squadra si è disunita ed é andata come tutti sappiamo. Contro l'Irlanda - continua Brunel - sarà un match ancora più differente: hanno esperienza negli avanti, grande potenza, una terza linea molto forte e sui punti di incontro sanno dare ritmo, non dobbiamo concederglielo". Ed è una vigilia di Irlanda-Italia particolare per Sergio Parisse che domani guiderà per la trentottesima volta gli Azzurri in un test-match dopo aver indossato i gradi di capitano per la prima volta, nel 2008 proprio nella capitale irlandese. Con la presenza n.38 alla guida della squadra, Parisse diventa 'il capitano dei capitani', nessuno lo è stato più di lui nella storia della Nazionale italiana di rugby. "E' un grande onore e un importante traguardo personale - ha affermato Parisse -, ma ad essere sincero sono concentrato soprattutto sulla partita di domani. Vogliamo confermare quanto di buono fatto nelle prime due giornate del torneo e trovare regolarità nella nostra performance. Sarà una gara molto dura, vogliamo fare una grande partita"

F1: parco Ferrari, rubati 5 busti piloti

Cinque busti in bronzo che rappresentano altrettanti grandi piloti della F1 sono stati rubati al parco Ferrari a Modena. La scoperta - rende noto il Comune - è stata fatta ieri sera da una pattuglia della polizia municipale. I busti scomparsi sono quelli di Vittorio Stanguellini, Tazio Nuvolari, Juan Manuel Fangio, Gilles Villeneuve ed Eugenio Castellotti. Le opere sono state realizzate da Alessandro Rasponi e installate su basamenti in pietra nel 2003.
 ansa

Rugby: finale Heineken Cup 2015 in Italia

Nel 2015 la finale della Heineken Cup di rugby, l'equivalente della Champions League di calcio, si giocherà in Italia, a Milano o a Roma. Lo ha annunciato Derek McGrath, amministratore delegato di ERC, l'organismo che organizza l'Heineken Cup e l'Amlin Challenge Cup, il corrispettivo dell'Europa League di calcio. La decisione definitiva da parte di Erc verrà assunta durante il consiglio di amministrazione del 28 marzo prossimo.
 ansa

# Rugby: 6 Nazioni, Irlanda contro Italia senza novita' Il match sabato a Dublino alle 14,30

Il Ct dell'Irlanda Declan Kidney ha ufficializzato la formazione che affronterà l'Italia sabato 25 febbraio all'Aviva Stadium (ore 13.30 locali, 14.30 in Italia) nella terza giornata dell'RBS 6 Nazioni 2012. Confermata in blocco la squadra selezionata per la sfida di Parigi di due settimane fa, poi posticipata al 4 marzo per impraticabilità del terreno di gioco dello Stade de France.
 
Questa la formazione dell'Irlanda per la partita di sabato a Dublino: R. Kearney - Bowe, Earls, D'Arcy, Trimble - (o) Sexton, (m) Murray - O'Brien, Heaslip, Ferris - O'Connell (cap.), O'Callaghan - Ross, Best, Healy (A disposizione: Cronin, Court, Ryan, O'Mahony, Reddan, O'Gara, McFadden).
 
ansa

Basket: ecco le scarpe digitali

Dopo i 'costumoni' presentati ieri e che promettono per coloro che li utilizzeranno nell'atletica prestazioni mirabolanti come accadde per il nuoto, la Nike ha presentato un altro ritrovato ultra-tecnologico: le scarpe 'digitali', che verranno utilizzate alle Olimpiadi da alcuni componenti delle Nazionali Usa, Brasile e Cina. Grazie alla tecnologia Nike+ Sport, un sensore nella scarpa e' in grado di rilevare informazioni sul movimento del giocatore e trasmetterli ad uno smart phone.

ansa

TV: CARTOONS ON THE BAY 2012, TRA SPORT E CROSS-MEDIA. FESTIVAL A RAPALLO DAL 22 AL 24 MARZO, INDIA PAESE OSPITE

Il festival dell’animazione televisiva e cross-mediale della Rai apre alla Tv dei Ragazzi live actionSport, Bollywood e cross-media. Questi gli ingredienti più importanti della ricetta di Cartoons on the Bay 2012. La sedicesima edizione del festival internazionale dell’animazione televisiva e cross-mediale realizzato dalla Rai in collaborazione con Terre di Portofino, si svolgerà a Rapallo dal 22 al 24 marzo all’insegna della commistione ormai collaudata tra cartoni animati, fumetti, videogiochi. Il paese ospite della manifestazione è quest’anno l’India a cui sarà dedicata l’intera prima giornata di lavori con una serie di incontri a cui prenderanno parte le maggiori aziende del settore animazione e una retrospettiva dei migliori prodotti lungometraggi e cortometraggi d’animazione degli ultimi anni. In vista delle Olimpiadi di Londra, il festival farà il punto sul pluriennale e fortunato rapporto tra cartoni animati e sport con la celebrazione della seconda edizione del Premio Cartoni & Sport realizzato in collaborazione con il Circolo Sportivo della Rai. Tra le novità del festival la nascita del nuovo Arlecchino Award dedicato al miglior cartoon tratto da fumetto (che si va ad aggiungere agli Arlecchino Award dedicati a cartoon e libri e cartoon e videogiochi) e il nuovo Pulcinella Award Live Action dedicato a sit-com e serie per ragazzi non in animazione. “Attraverso queste novità - ha fatto notare Roberto Genovesi, direttore artistico di Cartoons on the Bay - si conclude il processo di trasformazione del festival che oggi può essere ritenuto a pieno titolo il punto di riferimento europeo per l’animazione cross-mediale. Con la nascita del Pulcinella Award live action abbiamo voluto anche fotografare l’evoluzione del mercato della tv dei ragazzi che oggi sta registrando una sempre maggiore attenzione ai prodotti ibridi realizzati con attori in carne ed ossa e il supporto dell’animazione”. La manifestazione Bay conferma il programma scuole con la consueta “tre giorni” fatta di eventi, anteprime, workshop. Il manifesto dell’edizione 2012 di Cartoons on the Bay è stato realizzato da Rodolfo Torti. “Quest’anno - afferma Luigi De Siervo, Direttore Direzione Commerciale Rai - offriamo alla città di Rapallo un nuovo format dedicato alle famiglie. Un vero e proprio villaggio dei bambini che avrà per protagonisti i più importanti e amati personaggi di Rai Yoyo e di Rai Gulp. Hanno collaborato a questo progetto, che immaginiamo di ripetere in altre città italiane, i più prestigiosi marchi della comunicazione e della creatività per i kids. Con un programma di eventi, anteprime cinematografiche, videogiochi, sfilate di cosplayer, mostre e un mercato per collezionisti.

ansa

Tensioni Alemanno-Monti su Roma 2020

(ANSA) - ROMA, 14 FEB - A poche ore dalla possibile presentazione al Cio della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, e' giallo su un incontro annunciato per oggi dal sindaco Gianni Alemanno con Mario Monti, che pero' non risulta nell'agenda di Palazzo Chigi. "L'importante é la risposta", sottolinea il primo cittadino. Il premier non si sbilancia, ma da Palazzo trapelano molti dubbi.

Viterbo Città Europea dello Sport 2012

LAZIO, VITERBO, CITTA' EUROPEA DELLO SPORT 2012 / calendario eventi Viterbo, inaugurazione 18 febbraio


Presentata la manifestazione "Viterbo città europea dello sport 2012, Lazio, ultime notizie Viterbo - UnoNotizie.it - Mostre, corsi di formazione, seminari, convegni e naturalmente gare sportive. Sono stati presentati martedì mattina, a Palazzo dei Priori, i 67 appuntamenti previsti nel calendario di Viterbo Città Europea dello Sport 2012, la manifestazione che verrà inaugurata ufficialmente sabato 18 febbraio al Palamalè alle 10,30. Insieme al sindaco Giulio Marini l'europarlamentare Marco Scurria, l'assessore allo Sport e presidente del comitato organizzatore della manifestazione Enrico Maria Contardo, il consigliere comunale e coordinatore del comitato Luigi Maria Buzzi, l'assessore ai rapporti con l'Università e con le istituzioni europee Chiara Frontini, nonché l'assessore provinciale al Turismo Andrea Danti, il segretario generale della camera di commercio Francesco Monzillo e il professor Stefano Grego, delegato alle relazioni internazionali Università della Tuscia.

“Oggi presentiamo il risultato di un lavoro che va avanti da oltre un anno – ha sottolineato il sindaco Marini in apertura della conferenza -. Anche se le risorse sono limitate siamo riusciti comunque a mettere in piedi una serie di eventi in grado di valorizzare lo sport, e soprattutto chi lo pratica. L'importante riconoscimento accordato dall'Aces, sostenuto dalla Comunità Europea e ottenuto grazie anche all'onorevole Scurria che ha seguito da vicino la fase della candidatura, rappresenta un patrimonio dell'intera città e non solo dell'amministrazione. Un ottimo segnale per proseguire questo cammino”. Ad addentrarsi invece nel calendario è stato l'assessore Contardo che ha spiegato: “Ben sessantasette manifestazioni di cui otto sono eventi internazionali, ventisette nazionali, tredici regionali e quindici locali. Avremmo anche potuto fare di più, ma il particolare momento economico non ci ha consentito di prendere in considerazione manifestazioni dal costo molto elevato.

Nell'ambito di Viterbo Città Europea dello Sport 2012, dopo l'approvazione da parte del consiglio comunale  della Carta etica dello Sport, verrà anche istituito il Premio "Etica e sport" destinato alle società e alle associazioni sportive, alle scuole e ai professionisti della comunicazione, con il fine di promuovere la cultura dello sport basata su valori etici e priva di qualsiasi tipo di discriminazione”. “Organizzare i vari eventi – ha aggiunto il consigliere Buzzi, ironizzando scherzosamente – è stata di per sé una competizione sportiva. In alcuni momenti una vera corsa ad ostacoli, che però siamo riusciti a superare. Il nostro obiettivo era solamente uno: il traguardo. Oggi siamo a buon punto – ha aggiunto il coordinatore del comitato organizzatore -. Per promuovere la manifestazione e aggiornare tutti gli sportivi, con la collaborazione della Kbyte, abbiamo attivato anche un sito che riporterà tutte le informazioni in merito ai vari eventi in programma”.

Condivisione e attenzione all'iniziativa arriva anche da Palazzo Gentili. “La Provincia partecipa con grande forza a questa manifestazione che riteniamo essere di primo livello e molto ben organizzata – ha dichiarato l’assessore provinciale allo sport Andrea Danti ribadendo la vicinanza di Palazzo Gentili a questa manifestazione. “Voglio fare i complimenti agli organizzatori – ha aggiunto l’assessore – perché in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando era molto difficile mettere in piedi un cartellone di eventi di questo livello. La Provincia ha intenzione di dare un ulteriore mano per far in modo che questo programma possa essere implementato durante l’anno con altri importanti eventi. L’assessore ha sottolineato poi la valenza turistica della manifestazione: “Grazie a questi appuntamenti – dice Danti - durante l’intera stagione raggiungeranno il Viterbese numerosissime persone. Si tratta quindi di un’importante vetrina turistica per il nostro territorio”.

La presentazione di Viterbo Città Europea dello Sport 2012 è stata anche l'occasione giusta per affrontare progetti di respiro internazionale che vedono protagonisti i giovani. Ne ha parlato il professor Grego, soffermandosi su un'importante convenzione stipulata con il Comune di Viterbo alla fine dello scorso anno che ha dato vita ad un progetto comunitario rivolto ai giovani. Sulla stessa linea ha proseguito l'assessore Frontini, che ha affrontato anche la tematica dei bandi europei: “Posso dire di aver “ereditato” i vantaggi di questa convenzione sottoscritta da Comune e Università. Per questo, fin da subito, ho cercato di metterne a frutto i vari benefici. Tra le nostre prossime iniziative, rientra un progetto che riguarderà la formazione dei ragazzi attraverso metodologie di apprendimento non formali, come ad esempio workshop, seminari ed esperienze direttamente sul campo”.

Di benessere fisico ma anche di competizione economica ha invece parlato il segretario generale della Camera di Commercio Francesco Monzillo: “Lo sport inteso come attività benefica contiene in sé tanto un valore positivo per il benessere fisico e mentale, quanto l’insieme dei valori su cui dovrebbe basarsi una buona società civile. Valori simili a quelli che governano le imprese, chiamate quotidianamente a giocare la partita dei mercati, in maniera competitiva ed etica. La Camera di Commercio partecipa, nell’ambito di un questo importante progetto e degli appuntamenti che nel corso dell’anno si svolgeranno, mettendo a disposizione risorse anche strutturali, utili alla buona riuscita degli eventi previsti”. L'intervento conclusivo della conferenza lo ha fatto l'onorevole Scurria.

“Nonostante il rigido clima esterno – ha  dichiarato l'europarlamentare – in questo contesto si respira il calore di un gruppo che ha lavorato per conseguire un importante obiettivo. Da europarlamentare non ho fatto altro che portare all'attenzione dell'Europa il nome di Viterbo. L'amministrazione è stata brava a presentare un buon programma coinvolgendo principalmente il territorio. Le associazioni, le scuole, le imprese. In poche parole, ha puntato al concetto di sussidiarietà”.

Tra i presenti anche l'assessore Zucchi, i consiglieri comunali Mauro Rotelli e Sergio Insogna, quest'ultimo ideatore e promotore della mascotte della manifestazione che verrà presentata in occasione della cerimonia inaugurale, l'assessore provinciale Paolo Bianchini e il consigliere provinciale Gianluca Mantuano. Tra il pubblico oltre l'ex assessore Giovanni Arena, da sempre grande sostenitore dello sport, il campione di nuovo Fabio Laugeni.

Ringraziamenti sono stati rivolti alla Regione Lazio e alla Provincia di Viterbo, all'Università della Tuscia, al dirigente scolastico regionale per il Lazio - Uff. XIV, AT Viterbo Venanzio Marinelli per aver coinvolto le scuole del territorio, alla Fondazione Carivit e a Unindustria, alla Camera di Commercio, nonché ai privati che hanno sostenuto la manifestazione.

Tutti gli eventi sono gratuiti.

Informazioni
www.viterboeuropeancityofsport2012.eu
www.viterbocittaeuropeadellosport2012.eu


Fonte: Ufficio stampa Comune di Viterbo

Italia a un passo dal sogno Vince un'Inghilterra cinica

Non siamo mai stati così vicini a realizzare il sogno di tutta una vita. Il crudele paradosso del rugby azzurro è che siamo stati traditi da due calci di punizione sbagliati. Qui, all'Olimpico, nel tempio del football che per ottanta minuti si è trasformato in una cattedrale ovale. Il paradiso dell'Italia è durato solo un quarto d'ora: dalla straordinaria metà all'intercetto di Benvenuti alllo sciagurato errore di Masi nella ripresa, che con con quel calcio stoppato, fallito - e sono tre - ha aperto le porte all'Inghilterra. Davanti a quasi sessantamila spettatori emozionati fino all'ultimo, più forti della neve, dei treni soppressi e dei voli annullati. Gli azzurri hanno segnato due mete con due ragazzi di ventuno anni, Venditti e Benvenuti. Hanno fatto tremare i maestri di questo sport, quelli che vengono dalla terra dove tutto è cominciato. Ma alla fine si sono arresi al cinismo degli avversari. Lasciano l'Olimpico con la testa alta e tra gli applausi, però con l'amara sensazione di aver gettato al vento un'occasione che forse non si ripresenterà più.

UNA MISCHIA ABRASIVA - Si parte con Bortolami che recupera un bel pallone ma Canale fallisce un calcio a seguire ed innesca la macchina da guerra inglese. Gli azzurri ricacciano gli ospiti nella loro metà campo, tengono in mischia ordinata e rubano tre rimesse laterali. Però c'è sempre qualcosa che non va nei nostri up and under - la linea azzurra dei tre-quarti sale troppo piano -, mentre
i calci dei bianchi ci mettono in difficoltà. Al quarto d'ora splendido break di McLean, c'è Masi in sostegno ma pasticciamo nella gestione di un ovale d'oro.

LA BATTAGLIA DEI CALCI - Comicia una sfida di calci alti da una trincea all'altra, perché Robshow e compagni non vogliono rischiare nulla. E così, pur dimostrando di essere più forti e reattivi nella conquista del pallone, perdiamo un po' di terreno. La partita è rigida e rognosa come il clima di oggi all'Olimpico. Burton ha l'ordine diusare sempre il piede, ma non è così preciso e gli altri ne approfittano.

BIANCHI IN VANTAGGIO
- Dopo 25' potrebbe esserci la svolta, ma l'arbitro ci grazia. Erroraccio di Parisse che getta via la palla, Strettle la calcia lunga ma viene sgambettato da Burton. Benvenuti si fa sorprendere come un principiante da Farrell, l'ovale rotola in area di meta e Dowson schiaccia. Per fortuna Garces non dà il vantaggio, torna sul fallo precedente e Farrell capitalizza i primi tre punti.

CASTRO SE NE VA - A sette dal termine del primo tempo arriva la peggiore delle notizie: placcato duro da Botha, Castrogiovanni è costretto a uscire con le costole doloranti. In tribuna Rowntree, allenatore degli avanti inglesi, fa festa. Entra Cittadini e ci fischiano subito contro una punizione: Farrell firma un immeritato 6 a 0.

VENDITTI E BENVENUTI IN META! - Avanziamo grazie ad un paio di iniziative di Gori e un Ghiraldini stratosferico, Benvenuti calcia a seguire, il rimbalzo tradisce Foden: l'arbitro lascia il vantaggio agli azzurri e Venditti, il ventunenne marsicano che aveva esordito una settimana fa, si tuffa con l'ovale all'altezza della bandierina. Burton non trasforma. Mancano 37 secondi alla fine del primo tempo, tutti già pensano a tornare negli spogliatoi. Tutti, non Benvenuti. L'altro ragazzino intercetta un passaggio di Foden placcato da Zanni, corre per cinquanta metri e si tuffa in mezzo ai pali. Burton ingrassa il punteggio fino al 12 a 6. Forse è solo un sogno.

MASI, CHE ERRORE - Non era mai successo che dopo 40' l'Italrugby fosse in vantaggio con i maestri. Loro ripartono a testa bassa, consapevoli di essere obbligati a rischiare. Ma Parisse guadagna due punizioni consecutive, Burton piazza e allunghiamo di altri tre punti. Azzurri superbi in touche e aggressivi, ma la partita è ancora tutta da giocare. E infatti Masi rovina tutto facendosi intercettare un calcio da Hodgson, che vola in meta marcando come con la Scozia. Farrell trasforma e gli inglesi adesso sono a -2.

AZZURRI SOTTO SCHOCK - Per gli azzurri è uno shock, i bianchi lo sanno e premono sull'acceleratore approffittando dei nuovi entrati. Bortolami in fuorigioco regala una stupida punizione, Farrell - implacabile - ringrazia e dopo un quarto d'ora il sogno è già finito, inglesi davanti. E torna a nevicare.

BOTES GETTA VIA TUTTO - Entra Morisi, che esordisce a vent'anni. Ma adesso soffriamo in mischia, Farrell allunga il divario e Botes fallisce il calcio per riportarci sotto. La sensazione è che non ce la faremo più, che ormai con la testa l'Inghilterra sia più forte. Poi tocca a Botes, che ha due occasioni per cambiare la partita: ma fallisce miseramente entrambi i calci. E l'Italia s'arrende.

Italia-Inghilterra 15-19 (12-6)
Marcatori: 26' e 36' pt c. p. Farrell, 38' meta Venditti, 40' meta Benvenuti tr. Burton; 6' st c. p. Burton, 9' meta Hodgson tr. Farrell, 14' e 25' st c. p. Farrell
Italia: Masi - Venditti, Benvenuti, Canale (23' st Morisi), McLean - Burton (6' st Botes), Gori (17' st Semenzato) - Parisse, Barbieri (35' st Bergamasco), Zanni - Bortolami, Geldenhuys (17' st Pavanello) - Castrogiovanni (33' pt Cittadini), Ghiraldini (19' st D'Apice), Lo Cicero.
Inghilterra: Foden - Ashton, Barritt, Farrell, Strettle - Hodgson, Youngs (10' st Dickson) - Dowson (10' st Morgan), Robshaw (c), Croft - Palmer (17' st Parling), Botha - Cole, Hartley, Corbisiero. A disposizione: Webber, Stevens, Turner-Hall, Brown.
Arbitro: Jerome Garces

di Massimo Calandri - repubblica.it

Pugilato: Pesi Mosca Ibf, Rissa, match sospeso in Argentina

E' successo di tutto a Mar Del Plata dove si combatteva per il titolo 'ad interim' Ibf dei pesi mosca. L'ambiente era 'caldo' a causa del tifo per il 41enne idolo di casa Luis Lazarte. Combatteva contro il filippino Johnreil Casimero, e nella nona ripresa finiva due volte al tappeto. Poi nella 10/a il caos: un centinaio di tifosi salivano sul ring e cominciavano a picchiare giudici, dirigenti, giornalisti, poliziotti. Il match e' stato sospeso.
ansa

Olimpiadi 2020: Doha svela logo. Comitato olimpico: Gia' sorpreso tutti con Mondiali calcio 2022

'Ad Dawha', in arabo 'Albero del nutrimento'. E' questo il logo scelto dal Qatar per la sua candidatura per le Olimpiadi 2020 in competizione con Roma e altre quattro citta', reso noto in una cerimonia nel parco del Museo di Arte Islamica. Oltre che con Roma, Doha dovra' vedersela con Madrid, Tokyo, Istanbul e Baku. ''Abbiamo gia' sorpreso il mondo ottenendo i Mondiali di calcio del 2022'' ha detto il segretario del comitato olimpico qatariano lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani.
 
ansa

Sei nazioni, Italia-Inghilterra 15-19. Secondo ko per gli azzurri, in meta con Venditti e Benvenuti

L'Italia e' stata sconfitta dall'Inghilterra 19-15 nella seconda giornata del Sei Nazioni di rugby, allo stadio Olimpico di Roma. Gran primo tempo dell'Italia, in vantaggio per 12 a 6, poi un errore di Masi ribalta l'equilibrio del match. E cosi' dopo la sconfitta a Parigi contro la Francia (12-30), gli azzurri di Jacques Brunel si arrendono anche contro i campioni in carica nell'esordio in casa. Per gli azzurri mete di Venditti e Benvenuti.

ansa

Capello, lascio e non diro' altro L'ormai ex ct dell'Inghilterra smentisce le frasi attribuitegli

''Non ho detto nulla e nulla diro'''. Fabio Capello, infuriato, conferma le dimissioni da ct dell'Inghilterra ma chiarisce che ''tutto quanto'' gli e' stato attribuito in queste ore ''e' falso''.
La rottura fra il tecnico e la Federcalcio inglese si e' palesata dopo un'intervista trasmessa da Rai Sport domenica scorsa.
''Capello era molto determinato - le parole di Carlo Paris - ma la frase che gli hanno attribuito, 'Terry e' comunque il mio capitano', lui non l'ha mai detta in trasmissione''.

ansa

Fitness: la via per l’eterna giovinezza

Sport e terza età. Quali sono i benefici che l’attività fisica può avere sugli anziani? Prevenire l’invecchiamento è solo uno dei tanti vantaggi, per non parlare dei miglioramenti all’apparato respiratorio, circolatorio, endocrino, al sistema scheletrico, nervoso e immunitario.
Si parla spesso dello sport e dei giovani, di quanto l’attività fisica faccia bene e aiuti a risolvere molti problemi e patologie. Cosa dire dello sport in rapporto alla terza età?
L’attività sportiva è un ottimo mezzo per rallentare, rendere meno problematico il processo di invecchiamento. Chiunque lavori nel settore Fitness si deve aggiornare e aprire le porte ad un nuovo target “gli anziani“.
Vediamo più da vicino i benefici.
-* Apparato respiratorio :
Con il passare del tempo, l’apparato respiratorio va in contro a diversi tipi di problemi, indurimento dei vasi sanguigni e diminuzione del numero di capillari che irrorano i polmoni, perdita di funzionalità da parte dei muscoli respiratori minore elasticità tissutale dei polmoni, con conseguente perdita della giusta meccanica respiratoria. Ad un piccolo sforzo fisico corrisponderà un grande impegno dell’apparato respiratorio. Esercizi di stretching per ritrovare la giusta mobilità articolare, ginnastica respiratorie per riacquisire la giusta respirazione, tonificazione dei muscoli respiratori e attività cardiovascolare, possono ridare all’anziano il giusto input per far sì che il proprio sistema respiratorio, riprenda a funzionare in maniera corretta.
-* Sistema scheletrico
L’apparato scheletrico e quello articolare, con il progredire dell’età vanno in contro a vari fenomeni degenerativi, dalla demineralizzazione ossea che porta all’osteoporosi, alle malattie reumatiche, alle artrosi ecc.
È dimostrato che per tenere le articolazioni in salute il miglior modo è farle muovere.
-* Sistema nervoso
L’esercizio fisico fa sì che arrivi più sangue al cervello, favorisce il passaggio nella barriere ematoencefalica dei neurotrasmettitori, da grosse stimolazioni propriocettive, e rallenta la degenerazione da vecchiaia. I benefici che apporta l’allenamento a livello nervoso, si trasmettono poi a livello di attività quotidiane, l’anziano sarà più lucido e più attento, e sarà in gradi di rispondere meglio e più velocemente a stimoli esterni con reazioni mirate e precise.
-* Sistema endocrino e immunitario
Anche il sistema immunitario viene intaccato ed indebolito dalla senescenza. Alcune ricerche hanno evidenziato che il regolare esercizio fisico nell’anziano, blocca i fenomeni degenerativi.
-* Apparato circolatorio
Durante l’attività fisica si ha l’aumento del trasporto di ossigeno, l’aumento della capacità contrattile del muscolo cardiaco, frequenze cardiache a riposo inferiori, l’aumento del numero di capillari a livello muscolare e polmonare. Naturalmente avere un cuore che funziona bene, significa avere meno problemi di salute e la possibilità di poter avere una vita normale anche in tarda età.
-* Composizione corporea
La massa grassa aumenta a discapito del muscolo causando problemi sia estetici che funzionali. Il regolare esercizio fisico può far sì che il grasso diminuisca e il muscolo si ipertrofizzi.
-* Forza
Anche la forza muscolare cala e con essa la percentuale di fibre muscolari di tipo veloce a discapito di fibre lente o di tessuto fibroso o di adipe muscolare.
Anche in questo caso un regolare esercizio fisico, può far sì che a livello muscolare si ristabiliscano determinati equilibri, che le fibre di tipo bianco aumentino di numero a discapito di quelle rosse, che i mitocondri aumentino di numero e grandezza, che il muscolo sia più vascolarizzato.
-* Aspetto psicologico
Ultimo non per importanza. La solitudine e il senso di impotenza di fronte all’età che avanza sono due fenomeni che spesso danno grossi problemi alle persone anziane. Lo sport è socializzazione, è aumento della fiducia in se stessi, è divertimento, è salute.
Anna Maria Di Gregorio - controcampus.it

L’appello dei sessanta campioni: Roma 2020, grande occasione

Siamo alla mozione degli affetti. Perché il tempo stringe, e il perdurante silenzio di Palazzo Chigi sulla candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2020 non viene interpretato come un segnale tanto positivo. Così in sessanta hanno preso carta e penna e scritto direttamente a Mario Monti, il premier che emetterà il verdetto sul sostegno del governo solo dopo il viaggio negli Stati Uniti (rientrerà nel week end), a poche ore dalla prima scadenza (15 febbraio) imposta dal Cio, il Comitato olimpico internazionale. Sessanta atleti tra i più seguiti e amati dello sport italiano. Sessanta nomi che abbracciano tutte le discipline, campioni in attività ma non solo. Una quindicina di righe con le quali si chiede aMonti l’appoggio per Roma 2020: un gesto di fiducia, un’apertura verso il futuro, senza ulteriori indugi. La lettera aperta—pubblicata stamane dai principali quotidiani italiani — porta la firma di personaggi che vanno da Francesco Totti a Deborah Compagnoni, da Federica Pellegrini a Jury Chechi, da Gigi Buffon a Valentina Vezzali, da Alex Zanardi a Flavia Pennetta, da Maurizia Cacciatori a Valentino Rossi. «Siamo convinti — scrivono gli atleti al presidente del Consiglio — che riportare le Olimpiadi in Italia darebbe a tutti, in particolare ai giovani, quella sferzata di ottimismo di cui il Paese ha bisogno anche per risvegliare l’orgoglio nazionale. Ci sentiamo al Suo fianco nella grande opera che sta conducendo e siamo certi che Lei condivida i nostri sentimenti. È per questo — concludono la missiva — che Le chiediamo di non far mancare il sostegno del governo a questa sfida straordinaria, un’occasione irripetibile per il rilancio e lo sviluppo del Paese». E l’ultima riga, un pizzico retorica: «Giochiamo questa partita: possiamo vincerla tutti insieme! ». La discesa in campo di chi in campo è abituato a stare da una vita, appare — forse — come l’estremo tentativo di scuotere il premier e spingerlo verso una decisione che in molti temono possa deludere l’intero movimento sportivo. In effetti, gli spifferi che escono nelle ultime ore da Palazzo Chigi non sembrano promettere molto di buono. Qualcuno sperava che Mario Monti affrontasse la questione Roma 2020 durante il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio. Invece niente. Un’altra giornata di attesa inutile. Anzi, la scelta di rimandare l’annuncio sul sostegno o meno al rientro dagli States, da più parti viene letta in maniera decisamente negativa. A cominciare dal comitato organizzatore di Roma 2020, probabilmente convinto che se non avesse avuto così tante perplessità il premier si sarebbe già pronunciato a favore della candidatura olimpica capitolina. Chi ancora spera, e pungola Monti, è Gianni Alemanno. «L’appello è un’ulteriore dimostrazione della condivisione che contraddistingue questo progetto—ha detto il sindaco di Roma —. C’è la forte consapevolezza che ospitare i Giochi rappresenterebbe per tutta l’Italia una grandissima occasione di rilancio, che non possiamo lasciarsi sfuggire in questo difficile momento di crisi. Auspico che il presidenteMonti prenda atto della volontà degli italiani, accolga l’appello dei nostri atleti e appoggi la candidatura». Ma la volontà degli italiani non è affatto tutta a favore. Il comitato «Olimpiadi bene comune » (nato a settembre e composto da più di un centinaio di associazioni dello sport di base romano), ha scritto anch’esso al presidente del Consiglio una lunga lettera in cui si esprime «fortissima preoccupazione per i costi sproporzionati » previsti dalla relazione del comitato promotore: 825 milioni.

quotidianamente.net

F1: Red Bull si svela su internet

Muso alto e a scalino, come nuove regole impongono, e posteriore piu' rastremato. La nuova Red Bull Rb8, presentata oggi ma solo su internet, sembra dalle prime immagini non differire molto dalla monoposto che l'anno scorso ha dominato il Mondiale di Formula 1, se non in quei punti obbligati a causa dei regolamenti.

Domani la nuova vettura fara' il suo esordio sulla pista spagnola di Jerez con Mark Webber; giovedi' e' la volta del due volte campione del mondo Sebastian Vettel.

absa

Tennista serbo e fondista keniana sportivi dell'anno

Il tennista serbo Novak Djokovic, fresco vincitore dell'Open d'Australia, e la fondista keniana Vivian Cheruiyot, oro nei 5.000 e nei 10.000 ai Mondiali di Daegu, hanno ricevuto il premio Laureus - Sportivo dell'anno. Il Barcellona, vincitore del campionato spagnolo e della Champions League, e' stato premiato come squadra dell'anno dalla giuria della Laureus World Sports Academy, composta da 48 personalita' dello sport. Djokovic succede a Rafael Nadal, la Cheruiyot all'americana Lindsey Vonn.

ansa

Anche lo sport nel suo piccolo s’incazza

Dai silenzi squarciati dalle unghiate di Zeman alle esplosioni retoriche di Alì, la storia dello sport è piena di personaggi dalla lingua sciolta e dai pensieri brillanti. Imbattibile il sarcasmo di Best o la feroce ironia di Prisco. Dai “primitivi” Cassano e Gascoigne fino alla “locomotiva” Zatopek, attraversando l’esilarante povertà descritta da LaMotta, una piccola galleria di battute tanto per uscire dai soliti veleni quotidiani.
Paul Gascoigne: Qui mi diverto. Ho già provato di tutto: testa d’anatra, testa di gallina, zampe di gallina, pipistrelli… Di questo passo, presto mi cresceranno le ali e potrò volare.
Eric Cantona: Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare.
Mark Spitz: Nell’assegnazione dei Giochi Olimpici contano tre cose: fare soldi, ancora più soldi e più soldi possibile.
Enzo Bearzot: A causa dell’ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte.
Ayrton Senna: Non esiste una curva dove non si possa sorpassare.
Gino Bartali: Gli italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona.
Livio Berruti: La mia carriera è stata tutta una combinazione. Da piccolo correvo dietro ai gatti, mi piacevano i cambi di direzione e forse questo mi ha dato le prime qualità.
George Best: Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcol. Sono stati i venti minuti peggiori della mia vita.
Vujadin Boskov: In campo sembravamo turisti. Con la differenza che per entrare allo stadio non abbiamo pagato il biglietto.
Antonio Cassano: A scuola avevo due in tutte le materie. Un risultato straordinario, ottenuto grazie a un impegno costante. Sono stato bocciato sei volte, tra elementari e medie.
Muhammad Alì: Io sono il più grande. L’ho detto persino prima di sapere di esserlo.
Roger Federer: Quando non hai il tempo di fermarti a riflettere è un problema. Giocavo, vincevo e andavo da un torneo all’altro. Anche le mie vacanze erano fatte di corsa. Le sconfitte invece mi lasciano del tempo, ed è abbastanza gradevole avere una vita più normale.
Rino Gattuso: Io penso e parlo in calabrese, è più veloce, è più comodo. Quando devo imprecare lo faccio in calabrese. Chissà quanti morti che t’è muort, morti ‘e mammete o vai a fare in du culu ho tirato durante la mia carriera.
Jack LaMotta: Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava due o tre colpi di pistola, poi rientrava dicendo che Babbo Natale si era suicidato.
Diego Maradona: Io sono favorevole agli omosessuali perché, grazie a loro, aumenta la richiesta di veri maschi.
Josè Mourinho: Solo uno tra ventuno non voleva darmi la laurea honoris causa, ma è normale, anche Gesù non piaceva a tutti.
Jessie Owens: Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.
Marco Pantani: Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia.
Michel Platini: Il doping non sono gomme da masticare. Il doping è come fare l’amore, c’è bisogno di essere in due: il dottore e l’atleta.
Peppino Prisco: Prima di morire mi faccio la tessera del Milan, così schiatta uno di loro.
Totò Schillaci: Se c’è da attaccare attacco, se c’è da subire subisco.
Marco Simoncelli: Si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera.
Tommie Smith: Se faccio qualcosa di buono sono un americano, ma se faccio qualcosa di sbagliato allora sono un negro.
Mike Tyson: Non puoi restare sposato in una situazione in cui hai paura di addormentarti per l’eventualità che tua moglie ti tagli la gola.
Marco Van Basten: Nel calcio vale quanto ha detto Ivan Lendl rispetto al tennis: se desideri farti un amico, comprati un cane.
Gilles Villeneuve: Quando faccio un incidente, per i giornali, la televisione o per quello che immagina la gente, è come se io avessi fatto cinque incidenti.
Emil Zatopek: Non ho abbastanza talento per correre e sorridere allo stesso tempo.
Mario Balotelli: Credo che nella vita si debba aver paura di altre cose, non certo di una partita.
Zdenek Zeman: Non c’è nulla di male ad essere ultimi, se lo si è con dignità.
di Giorgen - ticinolibero.ch

Valentino Rossi è ancora all'inseguimento dei top team ma il Dottore rivela "In Ducati siamo tutti contenti

Caldissimo nelle ore centrali e un acquazzone pomeridiano che ha fatto chiudere i lavori in anticipo, alle 17:25. In casa Ducati, Nicky Hayden si era fermato prima, verso mezzogiorno, dopo aver provato a guidare con una fasciatura molto stretta della spalla sinistra dolorante. Non avendo comunque la forza necessaria per spingere forte, d'accordo con la squadra, ha preferito smettere in anticipo.
Valentino Rossi invece ha continuato fino all'arrivo della pioggia ed ha chiuso con il quinto miglior tempo, abbassando di un secondo la sua prestazione di ieri. Il pilota italiano si e' detto soddisfatto del primo test con la GP12.
"Nel team siamo tutti contenti per come sono andati questi test, soprattutto oggi. 2'00"8 comincia ad essere un tempo interessante. Le due Honda e le due Yamaha sono ancora davanti, però noi consideriamo questo test un punto di partenza. Le cose più positive che abbiamo ottenuto sono che l'anteriore adesso mi permette di guidare un po' di più come sono capace, che la moto reagisce bene alle modifiche e che abbiamo le idee chiare su cosa ci manca" spiega il "Dottore".
"In particolare, se riusciremo a migliorare il comportamento della moto in accelerazione potremo fare un consistente passo in avanti. So che in Ducati il lavoro non si è mai fermato e adesso con le informazioni raccolte continueranno a lavorare sulle aree che abbiamo individuato. Anche se magari ci vorra' un po', è vero che da qui alla prima gara manca ancora tempo. Dobbiamo crescere e quindi stiamo con i piedi per terra ma io sono contento di come è andata".
"C'è tanto lavoro da fare e qualche problema da risolvere, ma abbiamo una buona base. Iil morale della truppa è alto" aggiunge Valentino su twitter. "Adesso facciamo la valigia e torniamo a casa a fare due traversi sulla neve! Il Subarone è pronto con le termiche!"
Italpress

La Roma è uno spettacolo Inter umiliata con quattro gol

Milano, 05 febbraio 2012
Lezione di calcio all'Olimpico della squadra di Luis Enrique: a segno Juan, doppietta di Borini e gol finale di Bojan. Inter chiusa nella propria metà campo: solo un punto nelle ultime tre gare

Il recupero di mercoledì, contro il Catania, potrebbe sancire anche il sorpasso in classifica. Per il momento, all'Olimpico, arriva un confronto imbarazzante per l'Inter ed esaltante per la Roma: 4-0. Ma il risultato non è tutto e soprattutto non dice tutto: la partita mostra una squadra che occupa militarmente la metà campo avversaria, e un'altra chiusa a protezione della sua porta, senza nemmeno troppa convinzione. Da una parte Totti dipinge e innesca i vari Lamela e Borini, dall'altra Milito e Pazzini si guardano e vedono il centrocampista più vicino a una ventina di metri. La Roma "rimbalza" dopo gli stop con Bologna (parziale) e Cagliari (totale), l'Inter infila la terza partita senza vittorie: due sconfitte e il 4-4 col Palermo. Entrambe restano in corsa per il terzo posto, ma dopo la sfida diretta puntare sulla Roma sembra decisamente più facile, mentre farlo sull'Inter richiede una grande fede.

i gol — Il primo gol arriva su calcio piazzato, ma è un caso, un premio al termine di una insistita e esteticamente apprezzabile azione palla a terra, nobilitata da un colpo di tacco di Totti che libera al tiro Lamela. Julio Cesar dice di no all'argentino, poi si oppone anche a Pjanic, ma sul corner Totti trova l'inserimento di Juan: stacco in "terzo tempo", difensori fermi e 1-0. In una gara alla pari, ci sarebbe da attendersi una reazione dell'Inter: invece niente, ci prova solo Milito dovendo fare però tutto da solo, da metà campo in poi. E' un segno, così come è una sentenza il 2-0 di Borini, non appena l'Inter, nel finale di tempo, prova a mettere la testa fuori. Bella palla in profondità di Pjanic, Borini fa sedere Samuel con una sterzata e poi di destro infila Julio Cesar sotto le gambe. Gran partita di Borini, che corre come al solito per due, e trova i tempi giusti per salutare i difensori nerazzurri: a inizio ripresa su un lancio lungo di Juan parte in posizione regolare e si ritrova solo in area. Resiste al rientro di Lucio e fa 3-0: praticamente, si potrebbe iniziare a tornare a casa lì, per evitare i ritardi dovuti alla neve. Chi resta, invece, fa in tempo a vedere anche un gol di Bojan, che fra quattro difensori nerazzurri fa vedere perché a Barcellona, qualche anno fa, pensavano di avere per le mani un fenomeno.

spettacolo roma — Luis Enrique, invece, ha sicuramente per le mani una squadra dalle grandi potenzialità: il rientro di De Rossi aumenta esponenzialmente la stabilità della squadra, Pjanic e Gago quando sono in palla garantiscono le due fasi e illuminanti verticalizzazioni, Taddei e José Angel (uno degli acquisti più discussi), prendono possesso delle fasce, con tanti saluti a Zanetti, Obi, Nagatomo e soprattutto Maicon. Il tecnico poi si gode Totti, che forse non sarà al massimo per 90', ma che indirizza la gara. E non può più prescindere da Borini moto perpetuo. Ora resta da capire perché si vivano passaggi a vuoto come quello di Cagliari e poi il terzo posto è alla portata.


incubo inter — Ranieri deve invece sperare che sia stato un brutto sogno. L'Inter non è mai in partita, arriva a tirare verso la porta di Stekelenburg due volte (Milito in azione personale e Pazzini di testa), si schiaccia sulla sua difesa e alla fine rinuncia anche a reagire, aspettando la fine. I romanisti vanno il doppio, e le scelte sono poche. Tanti assenti (Sneijder, Forlan, Stankovic, Guarin, Alvarez), ma anche qualche scelta che farà discutere, come quella di sostituire, già sotto 2-0, Pazzini con Poli (esce anche Samuel e entra Cordoba, non Ranocchia). Va bene l'equilibrio, ma se i nerazzurri vogliono puntare al terzo posto devono inserire i pezzi da novanta, e non fare collezione di mediani.
Valerio Clari / gazzetta.it

Ecco come è nata la Ferrari più brutta

Proviamo a spiegare le ragioni di questa monoposto tanto rivoluzionaria quanto sgradevole all’occhio. Il team di Maranello va a caccia di riscatto dopo un Mondiale deludente e rischia tutto il possibile. (foto AP/La Presse)

Il primo impatto non è stato dei migliori. Nemmeno il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo è riuscito a nascondere il fatto che la nuova F2012 sia effettivamente molto molto brutta. Ma, come è logico che sia, il giudizio di una monoposto non può essere legato alla mera estetica. Oltre al colpo d’occhio c’è di più. E sta tutto nel nuovo regolamento e nella voglia di rinnovarsi del team di Maranello dopo un anno da dimenticare.
PIEDE SULL’ACCELERATORE – Il modello è quello di Fernando Alonso, che nel Mondiale più difficile ha schiacciato fino in fondo per spremere quei decimi di secondo che la Ferrari dell’anno passato proprio non poteva garantirgli. Il pilota spagnolo ha dato l’esempio e Stefano Domenicali lo ha seguito. Dopo le critiche ricevute per una monoposto molto conservativa sul piano dinamico come quella del 2011 e la rivoluzione in seno al team, ecco dunque la macchina più estrema di sempre. Il fatto che sia anche la più brutta poco conta per gli ex McLaren Pat Fry e Nikolas Tombazis, i due che hanno coordinato il progetto della F2012. L’obiettivo era sfruttare al massimo il nuovo regolamento della Formula 1 e provare a rilanciare dopo un anno passato ad inseguire.
LA RIVOLUZIONE: MUSETTO E SOSPENSIONI – Il punto focale del nuovo progetto sta nella parte frontale. I problemi principali della vecchia Ferrari erano la tenuta di strada e i tempi di riscaldamento delle gomme anteriori. Per risolvere queste due problematiche, si è deciso di stravolgere il quadro e di sfruttare al massimo il nuovo regolamento, che limita l’altezza dell’anteriore. Il telaio è stato portato all’altezza massima consentita (62,5 cm) lì dove si innesta nel musetto (forzatamente abbassato per ragioni di sicurezza) “da balena” (per dirla alla Montezemolo), creando l’effetto tanto sgradevole a livello estetico. In questo modo, però, si incanala il quantitativo massimo di aria e si cerca di stabilizzare al meglio la monoposto. Tutto ciò comporta per esigenze aerodinamiche anche l’altro cambiamento determinante, quello del passaggio alle sospensioni “pull-rod” anche sull’anteriore, una soluzione che nel “circus” non si vedeva dalla Minardi del 2001 e che era stata progressivamente negli anni 90. Il fatto che sia stata rispolverata si spiega ancora con l’esigenza di convogliare aria, operazione che con il musetto abbassato diveniva difficoltosa. Sarà la scelta giusta? Se tutto andrà come deve, l’addio agli scarichi soffianti nel diffusore potrebbe essere compensato dall’aria proveniente dalla parte frontale della monoposto. Ma, come è abbastanza chiaro, si tratta di un progetto nel complesso rischioso.

QUALE MODELLO? – L’inquietudine dei tifosi della Rossa dovrebbe non nascere tanto dall’estetica, quanto dal fatto che la F2012 assomigli non al progetto di un top team ma a quello della Force India, svelata anch’essa nella giornata di giovedì e con un musetto di bruttezza pari a quella di Maranello. La nuova McLaren (cliccate sul link relativo per vederla in ogni dettaglio), ad esempio, è una monoposto dall’aerodinamica molto fluida, l’opposto della Ferrari. Ma, come detto, Fry ha voluto rischiare tutto. E forse soltanto lunedì capiremo se il progetto sarà da cestinare, perché lunedì sarà la Red Bull a svelare la nuova monoposto. Anche la loro sarà così brutta?


Mattia Fontana / eurosport

NBA - Male Gallinari, Lakers corsari

Vittoria preziosa degli Indiana Pacers a Dallas, Toronto vince anche senza Andrea Bargnani e LeBron trascina Miami con uno spettacolare quarto parziale. Brutta prestazione per l'italiano dei Nuggets, sconfitti da Kobe Bryant e compagni
Una serataccia per Danilo Gallinari e i suoi Nuggets, ma anche per i campioni in carica di Dallas Mavericks che cadono con i Pacers. Sorridono LeBron James e Kobe Bryant.
Denver Nuggets-Los Angeles Lakers 89-93
I Lakers non portano bene a Danilo Gallinari che, dopo l’exploit sfortunato del mese scorso, infila un’altra prestazione così così al cospetto di Kobe Bryant. Partenza in quintetto e 29’ di gioco, ma soltanto 6 punti a referto con un uno su nove dal campo (un tiro da tre e tre liberi). Il mancato apporto dell’italiano ha avuto la sua incidenza, anche perché Denver è sempre stata dietro nel punteggio, ma soltanto di un paio di punti. Il top scorer della serata è Al Harrington (24 punti), però a fare la differenza sta tutta nel duo Andrew Bynum-Kobe Bryant, con 22 punti il primo e 20 il secondo. I Lakers, che hanno protato in doppia cifra anche Pau Gasol (14 punti e 17 rimbalzi), Derek Fisher e Andrew Goudelock, iniziano al meglio la serie di sei trasferte consecutive con la terza vittoria dell’anno (su 10 match) “on the road”. I Nuggets perdono anche per infortunio il centro Timofey Mozgov, che ha rimediato una distorsione al ginocchio sinistro.
Philadelphia 76ers-Miami Heat 79-99
Avrà anche segnato “soltanto” 19 punti (con 12 rimbalzi e 8 assist), ma alla fine è stato incredibilmente decisivo come al solito. Perché nel successo degli Heat c’è ancora molto LeBron James, l’uomo che ha guidato Miami al parziale decisivo di 15-0 in avvio di quarto quarto, giocando da guardia in un quintetto che comprendeva anche Udonis Haslem e Mike Miller. Il momento decisivo della partita, sino ad allora molto tirata e da allora divenuta una vittoria confortevole per i finalisti del 2011. Per il resto, 26 punti in 33’ di Dwyane Wade e doppia cifra per Chris Bosh (12 punti), Mario Chalmers (13), Mike Miller (12) e Norris Cole (11). Per i Sixers, a cui non sono bastati i 16 di Thaddeus Young, si tratta soltanto della terza sconfitta a domicilio stagionale.
Boston Celtics-New York Knicks 91-89
Continua il momento nero degli uomini di Mike D’Antoni. Carmelo Anthony ne mette 26 ma sbaglia il canestro decisivo nel penultimo possesso, al quale fa seguito un altro tiro forzato e fallito da Amare Stoudemire. E a godere sono i vecchietti terribili. Paul Pierce chiude la serata con 30 punti a referto, mentre Ray Allen ne aggiunge 9 (sui 14 totali) nell’ultimo quarto. Per New York, avanti sino all’ultimo parziale, è un’altra mazzata. Dopo un primo tempo illusorio (44% al tiro, una media di un punto a giocata e un 55-49 parziale), è arrivato un secondo di ben altro tono. Con dieci turnover per i Celtics e nemmeno un tiro da tre andato a segno per gli ospiti. Per i Knicks è il secondo ko di fila, l’undicesimo nelle ultime tredici.
TUTTI I RISULTATI DELLA NOTTE:
Orlando Magic-Cleveland Cavaliers 102-94
Toronto Raptors-Washington Wizards 106-89
Detroit Pistons-Milwaukee Bucks 88-80
New Jersey Nets-Minnesota Timberwolves 105-108
Houston Rockets-Phoenix Suns 99-81
Oklahoma City Thunder-Memphis Grizzlies 101-94
Dallas Mavericks-Indiana Pacers 87-98
 eurosport

Sei Nazioni - Vince la Francia, l'Italia non demerita

La nuova Italia modellata da Jacques Brunel nasce con una sconfitta, ma non potevamo aspettarci un'altra impresa, dopo quella del Flaminio dello scorso anno. O meglio, potevamo sperarci ma non contarci. I transalpini, anch'essi rinnovati, hanno maggior qualità e si sa, ma almeno per 50' i ragazzi azzurri tengono testa alla formazione vice-campione del mondo. Soprattutto nella prima parte, sono stati Parisse & Co. a fare gioco e a proporsi, anche se a finalizzare sono quasi sempre gli avversari. Nella ripresa invece, è quasi un monologo dei Bleus, che approfittano del fiato corto dei nostri per metterci alle strette. Finisce 30-12, poteva andare meglio ma poteva andare anche molto peggio. Qualcosa di positivo si è visto, ma per arrivare al livello dei più bravi e, non dimentichiamolo, favoriti per il titolo, serve ancora tanto tanto lavoro.

TANTI VOLTI NUOVI - E' un'Italia profondamente cambiata rispetto al Mondiale quella che si presenta allo Stade de France contro i Bleus: Jacques Brunel dà fiducia ad alcuni giovani, Giovanbattista Venditti su tutti, cambia qualche ruolo e si affida al duo Gori-Burton in cabina di regia. La Francia schiera tanti reduci della finale di Coppa del Mondo, persa con la Nuova Zelanda, e presenta qualche novità, a partire dal ct, Philippe Saint-André: i Bleus sono i favoriti alla vittoria finale e vogliono cominciare subito al 100%.

L'ITALIA GIOCA, LA FRANCIA SEGNA - A Parigi la temperatura è ampiamente sotto gli zero gradi, ma in campo non sembra avvertirsi: l'Italia è la squadra che cerca maggiormente di fare gioco, e già questa è una buona notizia. Gli azzurri attaccano, soprattutto per vie centrali, cercando di mantenere il possesso con Burton, bravo a cambiare gioco, alla mano e al piede. L'unico aspetto negativo è che la Francia, quando commettiamo qualche errore, ci punisce subito: succede al 12' quando Yachvili sblocca il risultato al piede. Poi Burton è bravo a pareggiare, trovando il drop al 19' ma due minuti dopo passa la Francia, stavolta con la marcatura pesante: la difesa azzurra lascia un buco, tra Lo Cicero e Ghiraldini, e Rougerie ne approfitta, fiondandosi oltre la linea di meta. L'Italia non si demoralizza e si spinge in attacco, trovando al 30' il calcio di Burton che ci riporta sotto, sul 10-6. Al 35' però, ecco un altro errore, in fase di mischia questa volta: ne approfitta Picamoles che lancia Malzieu, bravissimo a sfuggire ai nostri difensori e siglare il 15-6 che chiude la prima frazione di gioco.

DOPO 50' GLI AZZURRI CEDONO - Subito a inizio ripresa, l'Italia ha una chance per accorciare, ma Burton non riesce a dare la giusta forza al proprio calcio che si spegne qualche metro indietro rispetto ai pali francesi. Al 45' McLean si produce in una squisita penetrazione per vie centrali, ma la sua corsa si ferma prima del dovuto, complice la buona difesa francese. L'Italia c'è, insomma, è mantiene il pallino del gioco: al 47' ecco il calcio di Burton che vuole dire 15-9. Gli azzurri, a questo punto, cominciano a soffrire: la Francia quando decide di accelerare fa molto male, ed è difficile per i nostri rialzare il baricentro. Yachvili sbaglia un calcio, ma ne trasforma un altro e al 54' ecco la terza meta del match: arriva per mano di Clerc, bravo a concretizzare un contropiede tre contro zero dei nostri avversari, ormai padroni indiscussi del campo. Gli avanti cedono, la difesa azzurra collassa, mentre i Bleus si esaltano: il neo-entrato Botes trova i primi punti azzurri con un gran calcio al 61', ma la Francia non è sazia. Geldenhuys si becca un giallo al 71' e il finale è sofferenza pura: Fofana segna la quarta meta transalpina, ma l'Italia prova a segnare una meta e chiude in attacco, nonostante l'uomo in meno. Dimostrando cuore e carattere, ma per giocare alla pari con le migliori manca ancora tanto. Brunel, i tre anni di cui parlavi ti basteranno?
 it.eurosport.yahoo.com

Formula 1: Troppa neve in Emilia. Nuova Ferrari via web, domani sul sito ufficiale foto della nuova monoposto e interviste ai protagonisti

La Ferrari ha deciso di annullare la cerimonia di presentazione della nuova monoposto di F.1, prevista domani alle 10.30. La decisione, spiega la casa del Cavallino, è stata presa per le condizioni meteo "e le prevedibili difficoltà che avrebbero incontrato i circa trecento invitati fra partner, autorità e rappresentanti dei media nel raggiungere Maranello". Le immagini e le informazioni tecniche sulla vettura, corredate con interviste esclusive, saranno disponibili per tutti su www.ferrarif1.com.
senza tregua — La neve, infatti, non ha dato tregua nemmeno la scorsa notte, continuando a cadere su Maranello e sulle aree limitrofe. Anche questa mattina la situazione non mostra cambiamenti. Le previsioni - sottolinea la Ferrari - sono sempre negative, sia sul fronte delle precipitazioni nevose che su quello delle temperature, previste in forte calo. Da qui la decisione di annullare la cerimonia di presentazione della nuova monoposto e di trasferire tutto su Internet.
Gasport

Normalità è il nome elaborato ideologicamente per significare maggioranza. Cos’altro può significare, «normale», se non il fatto di ricadere in una maggioranza statistica? Io disabile in un mondo che esclude

Normalità è il nome elaborato ideologicamente per significare maggioranza. Cos’altro può significare, «normale», se non il fatto di ricadere in una maggioranza statistica? E cos’altro significa «anormalità» se non l’appartenenza a una minoranza statistica? Parlo di maggioranze e minoranze perché l’idea di normalità presuppone che alcune unità di un totale complessivo non siano conformi alla «norma»; se il 100 per cento delle unità recassero gli stessi tratti distintivi, sarebbe difficile che emergesse l’idea di una «norma». Quindi l’idea di «norma» e «normalità» implica una dissimiglianza, una difformità: la suddivisione di un totale complessivo in una maggioranza e in una minoranza, in un «la maggior parte» e «alcuni». La «elaborazione ideologica» che ho menzionato si riferisce alla sovrapposizione del «si deve» sull’«è»: non soltanto le unità di un certo tipo sono in maggioranza, ma esse sono come «dovrebbero essere»; sono «giuste e appropriate»; al contrario, quelle che difettano dell’attributo in questione sono come «non dovrebbero essere» – «sbagliate e inappropriate». Il passaggio dalla «maggioranza statistica» (un’enunciazione di fatto) alla «normalità» (un giudizio di valutazione), e dalla «minoranza statistica» alla «anormalità», attribuisce una differenza di qualità alla differenza nei numeri: essere in minoranza significa anche essere inferiori. Si sovrappone una differenza di qualità sulla differenza numerica – e, se viene applicata alle interazioni umane, si riciclano le differenze della forza numerica nel fenomeno (sia in teoria, sia in pratica) della ineguaglianza sociale. La questione della «normalità versus anormalità» è la forma in cui la questione della «maggioranza versus minoranza» viene assorbita/addomesticata, e conseguentemente fissata, nella costruzione e nella preservazione dell’ordine sociale. Sospetto perciò che «disabilità» e «invalidità», i nomi affiliati (e in misura parzialmente maggiore, benché non interamente, «politicamente corretta») per «anormalità», quando si riferiscono al trattamento delle minoranze umane come inferiori, siano parte integrante della più vasta questione «maggioranza versus minoranza» – e quindi in definitiva un problema politico. Questo problema si focalizza sulla difesa dei diritti delle minoranze che i meccanismi democratici esistenti, basati come sono sull’incorporazione del fatto di essere una maggioranza nel diritto di assumere decisioni vincolanti per tutti, sembrano essere incapaci (e con ogni verosimiglianza non particolarmente desiderosi) di affrontare, gestire e risolvere definitivamente la questione.

Nella famosa storia di H.G. Wells «Nel Paese dei Ciechi» la questione viene posta ed esplorata acutamente: in una società di ciechi, un orbo sarebbe stato re, come credeva la persona che si avventurò nella vallata per fuggire dalla società di chi vedeva con entrambi gli occhi, in cui essere orbi veniva considerato un difetto avvilente? Se fosse stato davvero re in una società di ciechi, la tacita assunzione sottesa alla nostra società (che la superiorità dei vedenti sui ciechi è un verdetto della natura, piuttosto che una creazione socioculturale) sarebbe stata confermata, rinforzata, forse addirittura «provata». Ma ciò non avvenne. Lo straniero con un occhio solo non venne acclamato come un re da adorare e a cui obbedire, venne visto invece come un mostro da aborrire e scacciare! Nella «normalità» fatta nella valle su misura per i suoi abitanti che avevano avuto il destino di essere ciechi lui, l’orbo, era portatore di una minacciosa anormalità. Il che spiega che la normalità non viene vissuta come repellente e minacciosa a causa della sua intrinseca inferiorità, bensì per il fatto che contrasta l’ordine stabilito per aderire ai bisogni/costumi/aspettative dei «normali» – vale a dire, della maggioranza. Alla fin fine, discriminare ciò che è «anormale» (ovvero la condizione della minoranza) è un’attività posta in essere per difendere e preservare l’ordine, una creazione socioculturale.

Nella sua storia in due romanzi distinti, «Cecità» e «Saggio sulla lucidità», José Saramago ha sviluppato ulteriormente questo argomento. Nel primo romanzo, un’inesplicabile cecità affligge l’intera popolazione della città con l’unica eccezione di una donna, sulla quale gli orrori della nuova «norma» che sospende e invalida tutte le regole del vecchio ordine si focalizzano sulla minoranza di una persona eletta nelle menti terrificate della maggioranza cieca come una causa, forse la causa principale, del loro miserabile destino.  Nel secondo romanzo la città è totalmente guarita dalla peste della cecità, ma è afflitta da un disastro parimenti inesplicabile che si è abbattuto sull’ordine sociale: il rifiuto dell’elettorato di esprimere la propria preferenza, e quindi di mantenere vivo il presupposto stesso della democrazia, in modello attualmente vincolante di ordine. Tutte le forze della polizia segreta vengono così mobilitate per dare la caccia a, e neutralizzare, quell’unica donna che durante il flagello della cecità non aveva perduto la vista…
Anormali una volta, anormali per sempre; anormali rispetto a un singolo aspetto, anormali in tutto; e non una minaccia a un ordine specifico, bensì all’ordine in quanto tale. Alla fine, tutto ruota intorno all’ordine. I vari tipi di ordine sono tagliati su misura delle maggioranze, e così i pochi che nicchiano o si rifiutano apertamente di obbedire si ritrovano a essere una minoranza, agevole da sminuire come una «deviazione marginale» – e perciò facili da individuare, localizzare, disarmare e sopraffare. Selezionare, designare e isolare come una «frangia di anormalità» è il necessario fattore concomitante della costruzione dell’ordine e il costo inevitabile della sua perpetuazione. Questa è una verità molesta, dolorosa e sgradevole, e tuttavia è la verità. Il mondo abitato viene strutturato in modo da essere ospitale – conveniente e confortevole – per i suoi abitanti «normali»: le persone che costituiscono la maggioranza. Le automobili devono essere equipaggiate con luci e trombe che avvisino del loro arrivo – strumenti di nessuna utilità per i ciechi e i sordi. Le scale, che hanno il compito di facilitare l’ascesa verso i luoghi elevati, non sono di alcun aiuto per le persone relegate su sedie a rotelle. Io stesso, nella mia età avanzata, avendo ormai perso la maggior parte del mio udito, non posso più essere allertato dai telefoni o dal campanello di chi suoni alla mia porta.

Questi esempi si sono riferiti finora alle disabilità fisiche – che in una società solidale potrebbero essere sanati da trattamenti medici e, nel caso dell’assenza di una funzione fisiologica, mitigati da strumenti tecnologici capaci di «estendere» il corpo umano e/o fare le veci delle risorse fisiche mancanti. Non esistono però le sole disabilità fisiche, vi sono altre disabilità molto più diffuse, anche se in questi casi i loro poteri disabilitanti vengono spazzati sotto il tappeto, ipocritamente negati o altrimenti ignorati e dissimulati. Non sono problemi medici o tecnologici ma politici. Per esempio, gli handicap causati alle persone che non possiedono un’automobile cancellando, come «improduttivi» (e per ciò stesso di peso ai cittadini «normali» che pagano le tasse), molti percorsi degli autobus o chiudendo uffici postali o filiali bancarie «non remunerative». Vi sono, specialmente nella nostra società dei consumi, consumatori «squalificati», a corto di denaro, a cui non si fa credito, e a cui perciò si nega la possibilità di raggiungere gli standard di «normalità» stabiliti dal mercato e misurati dal numero di cose possedute e dagli atti d’acquisto. E, circostanza ancora più importante per il tema di cui ci stiamo occupando, vi sono grandi quantità di giovani fisicamente prestanti in età scolare, disabilitati nei loro tentativi di raggiungere gli standard posti dal mercato del lavoro dal fatto di essere nati e cresciuti in famiglie i cui guadagni sono sotto la media o in quartieri deprivati e trascurati… Famiglie che vivono in povertà (anche in questo caso una condizione misurata da standard di «normalità» che, posti in termini socioculturali, sono i fornitori più prolifici di studenti deboli o «ritardati»). In questi casi sarebbero necessari equivalenti politici degli strumenti medici o tecnologici usati per compensare le disabilità fisiche. Questi mezzi esistono senz’altro, ma la loro disponibilità o la loro assenza dipende sono in piccola parte dalle scuole e dagli insegnanti. L’ineguaglianza delle opportunità educative è qualcosa che soltanto le politiche statali possono affrontare e risolvere in modo netto e preciso. Finora, comunque, come abbiamo visto prima, le politiche statali sembrano più propense alla latitanza che a mettersi in gioco con serietà per risolvere questo enorme problema.

IL TESTO


 
Venti conversazioni in un’estate, tra internet e Leeds (città di residenta di Bauman). È nato così «Conversazioni sull’educazione» (pp. 146, euro 12- scheda online su ibs con il 15% di sconto), il volume Erickson in cui l’intellettuale di origine polacca dialoga con l’italiano Riccardo Mazzeo e del quale offriamo in questa pagina un saggio. A 86 anni il sociologo che ha coniato la definizione di «società liquida», si occupa delle giovani generazioni e del tema dell’educazione: qual è oggi il suo ruolo, se manca un’idea precisa di futuro, se i progetti a lungo termine sembrano ormai impossibili, se non esiste più un modello unico e condiviso di umanità? Bauman offre una prospettiva critica, ma anche di estrema apertura, per esempio ritenendo che l’inevitabile processo di meticciato culturale dovuto all’emigrazione di extracomunitari in Occidente sia «fonte di arricchimento e motore di creatività, per la civiltà europea così come per qualunque altra»; purché la coabitazione sia basata da ambedue le parti sul rispetto dei principi del "contratto sociale" europeo.


Zygmunt Bauman - avvenire.it

Un pallone salvò Rino dal lager

scheda online su ibs>>>
Nella giornata della memoria, c’è una storia, sicuramente poco nota ai tifosi degli stadi “smemorati” di oggi, che va raccontata. È la storia di Rino Mario Pagotto, e a riportarla alla luce è stato Giuliano Musi (giornalista del Corriere dello Sport Stadio) nel suo libro Pagotto. Un calcio anche alla morte (Minerva Edizioni).

Rino non era un ebreo, ma dai campi di calcio della Serie A, un giorno si ritrovò a vivere l’esperienza drammatica dei campi di concentramento nazisti. I primi campi che aveva conosciuto e calcato, erano quelli dove lavoravano come contadini i suoi genitori e i fratelli, a Fontanafredda (Udine), il paese dove era nato nel 1911. Poi, trasferitosi con la famiglia a Pordenone, nelle ore rubate alla bottega di ciabattino c’era stato il campetto dell’Aurora, la squadra della parrocchia. «Non avevo mai pensato di entrare su quel campo per farne una ragione di vita», raccontò ai figli Piero e Patrizia (che hanno collaborato alla stesura del libro).

E invece come nelle più romantiche delle storie di cuoio, Rino passò al Pordenone e da lì quel terzino granitico e dall’anticipo bruciante, andò a provare per il grande Bologna. Ad attenderlo, il tecnico ungherese Árpád Weisz che squadrò quel ragazzone di belle speranze e prima del test gli intimò: «Non abbia paura di sbagliare, è meglio osare che trattenersi».

Pagotto osò e riuscì ad entrare nella rosa del Bologna riserve. L’infortunio del difensore Gasperi gli aprì le porte della prima squadra: esordio in Serie A, con tanto di vittoria, contro il Genoa, il 1° novembre del 1936. Fu tra i protagonisti dello scudetto e l’anno dopo anche della conquista del Trofeo dell’Esposizione di Parigi. La lezione di calcio impartita al Chelsea, sconfitto 4-1 in finale, fece del Bologna la prima squadra italiana a superare i maestri inglesi in un torneo internazionale.

Da quel momento Pagotto divenne uno degli eroi dello «squadrone che tremare il mondo fa». Il Bologna alla promulgazione delle leggi razziali del ’38 era passato sotto la direzione del tecnico Felsner, l’ebreo Weisz era dovuto scappare dall’Italia, per poi finire i suoi giorni a Auschwitz: ucciso dal boia nazista assieme alla moglie Elena e i figli Roberto (12 anni) e Clara (8). Pagotto con Fiorini e poi con Ricci, intanto alzava il muro della difesa bolognese e il tenente degli alpini Vittorio Pozzo lo arruolò in Nazionale per la sfida contro la Romania. Due anni più tardi quel “battesimo azzurro”, stop al campionato: il suo destino e quello di tanti calciatori fu quello di rispondere alla chiamata della patria.

«Venni richiamato dagli alpini il 16 ottobre del 1942 e fatto prigioniero dalle SS l’8 settembre del ’43», ricordava amaro Rino che si ritrovò prigioniero nel campo di Hohenstein (Prussia dell’Est). «Lì passarono 650mila prigionieri (soldati francesi, belgi, serbi, sovietici e italiani), e 55 mila di questi vennero bruciati in delle pire all’interno del cimitero di Sudwa, non lontano dal campo». Ricordi tragici del prigioniero “DA8659” («nemmeno cento numeri più dello dello scrittore Rigono Stern»), che da Hohenstein venne trasferito al campo di lavoro di Bialystok, in Polonia.

Qui Pagotto scambiò qualche frase con «i prigionieri dalle divise a righe», ebrei che come lui non speravano più di tornare liberi. L’unico scampolo di libertà lo ritrovò nell’ultima tappa della prigionia, a Cernauti, dove rivide ragazzi e ragazze ebrei conosciuti a Hohenstein e Byalistok, ma soprattutto il pallone. Pagotto si trasformò in allenatore-giocatore e mise in piedi una squadra fortissima che ben presto divenne celebre come “Quelli di Cernauti”. La formazione con la quale a Sluzk (vicino Minsk) «osò» sfidare la squadra dell’Armata Rossa, ridicolizzandola con un quasi cappotto, 6-2. Una gara da “fuga per la vittoria” che anticipava il tanto agognato ritorno a casa («il 18 ottobre del 1945») per abbracciare la moglie Giuseppina e il suo Bologna. Ma fino all’ultimo (è morto nell’agosto del ’92) di tutte le sfide disputate, Rino ricordava quelle leviane dei “giorni in cui l’uomo era divenuto cosa agli occhi degli uomini”: «Noi nei lager ad ogni partita ci giocavamo la vita...».

Massimiliano Castellani - avvenire.it