Doping, 23 positivi dopo i riesami di Londra. Olimpiadi di Rio a rischio

Provengono da 6 nazioni, toccano 5 sport e sono attualmente in corsa per la partecipazione a Rio 2016

ROMA - Si allarga lo scandalo doping mondiale. Sono 23 gli atleti di Londra 2012 trovati positivi dopo il primo riesame delle provette. Provengono da 6 nazioni, toccano 5 sport e sono attualmente in corsa per la partecipazione a Rio 2016 che a questo punto è a rischio. Lo annuncia il Cio. I riesami con nuove tecnologia hanno riguardato 265 atleti. Lo stesso tipo di riesame aveva già individuato 31 casi positivi per Pechino 2008. Per dichiarare la piena positività bisogna ora attendere una seconda controanalisi
 Il Cio, come annunciato, ha diffuso dunque i risultati di 265 nuovi test effettuati con alcune tecnologie innovative e che hanno preso in esame le provette depositate durante l'Olimpiade inglese, disputata nell'estate 2012. Dai test sono emersi numeri che comprovano positività di atleti e coinvolgono varie discipline, ma solo dopo le controanalisi - riferisce il Cio - "potrà essere svelata l'identità degli atleti coinvolti". Dei 31 casi riconducibili alle Olimpiadi 2008 a Pechino, che dovrebbero diventare 32, dopo che il Cio ha rivelato che "esiste un altro test dal quale emergono parametri spropositati", 14 coinvolgono atleti russi (10 medagliati con un oro, quattro argenti e cinque bronzi): otto sono dell'atletica, inclusa la saltatrice in alto Anna Chicherova, due dai pesi e uno invece coinvolge un'ostacolista spagnola, Josephine Onyia. "Le nuove analisi - spiega il presidente del Cio, Thomas Bach - dimostrano, ancora una volta, la nostra determinazione nella lotta al doping. Vogliamo tenere lontano dall'Olimpiade di Rio chi ha barato. Ho già nominato un'apposita commissione che, per conto del Cio, avrà pieni poteri decisionali sulle eventuali sanzioni da infliggere agli atleti". 
Corriere dello Sport

Giro d'Italia 2016, Nibali vince la corsa rosa e bissa il successo del 2013

Vincenzo Nibali (Astana) è il vincitore della 99/a edizione del Giro d'Italia di ciclismo. Al termine della corsa partita da Apeldoorn (Olanda) il 6 maggio, e conclusasi oggi con la passerella di Torino, ha preceduto il colombiano Chaves di 52" e lo spagnolo Valverde di 1'17". E' il secondo Giro vinto da Nibali, già trionfatore nel 2013. Vincenzo Nibali ha tagliato il traguardo di Torino alzando il braccio del compagno Michele Scarponi. Un omaggio al suo gregario che lo ha sostenuto durante tutto il Giro. Prima i due si erano scambiati una pacca sulla spalla in segno di festa. "E' stata un'emozione bellissima per tutto il percorso, poi entrare qui nel circuito, con tutta quella folla, che dire...eccezionale, non ci sono parole...": così Vincenzo Nibali, fresco vincitore del Giro d'Italia, ai microfoni della Rai, dopo aver tagliato il traguardo finale a Torino. "Sono grandi emozioni", aggiunge il siciliano che è stato oggi raggiunto nel capoluogo piemontese dalla famiglia: "Sono partiti tutti ieri sera e oggi sono arrivati qui,. Avrò la possibilità di abbracciarli tutti".
SUB IUDICE L'ULTIMA VOLATA - La giuria del Giro d'Italia ha assegnato al tedesco Nikias Arndt (Team Giant) la vittoria dell'ultima tappa del Giro d'Italia, da Cuneo a Torino. Giacomo Nizzolo, primo al traguardo, è stato declassato perché la sua azione allo sprint è stata ritenuta irregolare. Sul podio con Arndt (Giant) salgono Matteo Trentin (Etixx), secondo, e Sacha Modolo (Lampre), terzo. E' la settima vittoria tedesca al Giro 2016. "Non posso fare altro che accettare il verdetto della giuria, ma è una decisione ingiusta perché so di aver fatto i movimenti giusti". Giacomo Nizzolo, vincitore di tappa declassato dalla giuria in favore del secondo arrivato, il tedesco Nikias Arndt, non nasconde la sua delusione. "Se hanno visto questo accetto la decisione - spiega - andrò a casa non felice, ma sapendo che una tappa al Giro la valgo". La giuria ha declassato Nizzolo per aver ostacolato la volata di Modolo stringendolo all'esterno. Il Giro si conclude senza vittorie azzurre in volata
PIOGGIA E CADUTE - Nuova caduta in gruppo lungo il circuito cittadino di Torino, arrivo dell'ultima tappa del Giro d'Italia: ne hanno fatto le spese, tra gli altri, i colombiani Uran Uran e Chaves. I due colombiani si sono rialzati. La strada è resa viscida dalla pioggia caduta in mattinata. Eventuali ritardi accumulati all'arrivo non determineranno comunque effetti sulla classifica in virtù della decisione della giuria di neutralizzare i tempi al primo passaggio degli otto previsti nel circuito cittadino.
A 6 chilometri dal traguardo rovinosa caduta di Sonny Colbrelli. Il corridore della Bardiani, che stava tentando un allungo, è rimasto a terra dopo un pauroso capitombolo causato dal contatto tra il suo braccio sinistro e uno spettatore ai lati della strada.
Scivolone senza gravi conseguenze per Esteban Chaves, nel corso della 21/a e ultima tappa del Giro d'Italia, da Cuneo a Torino. Il colombiano, secondo nella classifica generale del Giro, complici una distrazione dettata dal clima di festa che si respira in gruppo e la strada resa viscida dalla pioggia, ha perso il controllo della bici. Con lui sono caduti anche altri corridori dell'Orica, tutti prontamente rientrati in gruppo. Nella stessa caduta è rimasto coinvolto il danese della Lotto Soudal Lars Bak che invece è stato costretto al ritiro.
Nibali: "libero da pressioni, ed è stata svolta" - Il guizzo del fuoriclasse, la giocata che risolve una gara dopo una prestazione opaca. E' stato cosi' il Giro di Vincenzo Nibali, apatico per diciotto tappe, tra una condizione che tardava ad arrivare, strategie sbagliate e un campione in crisi d'identità che non si riconosceva più. "Non sono più io", la frase pronunciata non più tardi di martedì scorso, sembrava l'epitaffio in calce a una resa firmata dopo l'ennesima sberla rimediata sul Fai della Paganella, mica lo Zoncolan. Ma il campione non abdica mai a se stesso. Due tappe di quelle toste, con montagne vere da scalare, e riecco il Nibali vincitore di Tour, Giro e Vuelta a dettare legge sulle Alpi. All'inferno e ritorno in due giorni e sorpasso in vetta. Roba da campioni, appunto. "Il clic - spiega - è scattato quando mi sono detto che vincevo o perdevo alla fine era importante si', ma era la stessa cosa. E' stato allora che mi sono liberato di tutte le pressioni e di tutti i pensieri. Non è stato facile questo Giro, vissuto da favorito, con tutti i fari addosso. Mi è stata vicino la squadra, ma anche i colleghi di altri team che mi dicevano che poteva succedere ancora di tutto nell'ultima settimana. E poi il pubblico, un affetto straordinario sulle strade".
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Basket: playoff, Milano 1/a finalista Olimpia espugna il 'taliercio' 68-60

L'EA7 Emporio Armani Milano è la prima finalista dei playoff scudetto di basket. L'Olimpia ha infatti battuto l'Umana Reyer Venezia, espugnando il 'Talercio' in gara-6 col punteggio di 68-60 e si è portata sul 4-2. In finale incontrerà la vincente tra Grissin Bon Reggio Emilia e Sidigas Avellino (serie sul 3-3).
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Euro2016: Italia ancora da fare, solo un lampo di Pellè. Conte sa che veve ancora lavorare tanto

Una partita così così ma gli azzurri tornano alla vittoria nella penultima amichevole prima degli Europei, giocata contro la Scozia a La Valletta. E' finita 1-0, grazie a un gol di Pellè al 12' del secondo tempo, al termine di una gara con poco gioco e una girandola di cambi nel finale.Buone risposte da De Rossi, tra gli osservati speciali per via dei problemi al tendine d'Achille, che è stato poi sollevato da Jorginho a metà ripresa. 
Con Pellè goleador, è risultato invece in ombra Eder, mentre le palle gol sono capitate tutte sui piedi di Giaccherini (un'occasione dopo pochi minuti neutralizzata con una super parata da Marshall) e Candreva però poco lucidi, forse anche per via dei carichi di lavoro di questi giorni. E' andata un po' meglio nella ripresa col giocatore del Southampton in gol al 12' su verticalizzazione di De Rossi. Conte ha poi mandato in campo Bernardeschi, Insigne, Parolo, Zaza e Bonaventura.
Ci abbiamo messo molto impegno, anche se il campo che era in pessime condizioni, non ci ha aiutato. Stiamo lavorando comunque mi è piaciuto lo spirito di applicazione dei ragazzi": così il ct della nazionale Antonio Conte alla rai dopo il match contro la Scozia. "Sappiamo che dobbiamo lavorare e che abbiamo un percorso da fare - aggiunge - ma questo lo sappiamo. Non so se troveremo tutte le risposte che cerchiamo ma intanto guardiamo agli aspetti positivi: non abbiamo preso gol, non ci hanno tirato in porta e abbiamo vinto". In vista delle scelte che serviranno a definire la lista dei 23 Conte fa sapere che lui "dormirà tranquillo ma soprattutto lavoreremo per fare dormire i tifosi tranquilli".
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Finale Champions League: Real Madrid campione d'Europa, Atletico sconfitto ai calci di rigore

Il derby di Madrid giocato a San Siro regala la Champions League 2016 al Real, che batte 6-4 l'Atletico ai rigori sotto gli occhi di re Felipe, del premier Rajoy e di decine di migliaia di tifosi spagnoli. E' l'11/o successo dei madridisti nel trofeo e Zidane diventa il settimo campione ad averlo vinto sia in campo sia dalla panchina. 
Lo segna Cristiano Ronaldo il rigore della vita, quello che consegna la Champions al Real Madrid al termine di una partita infinita, fissa sul risultato di 1-1 anche dopo i tempi supplementari. Ha vinto la ragione, non il sentimento, perde il cuore contro i reali solisti. La vendetta di Lisbona e' stata mancata ma giusto di un soffio. Simeone, il grande trascinatore, l'uomo dei sogni fallisce. Protagonista la 'suerte', la fortuna che gira le spalle al Cholo e sorride a Zidane che la sfida piu' volte in questa partita. Per i colchoneros madrileni resta il sapore amaro della beffa e la Champions un tabù. Juanfran sbaglia il rigore decisivo e finisce nella polvere. Tante le lacrime, immensa l'amarezza nella curva biancorossa che iniziava a crederci, quasi immaginando di poter alzare al cielo quella coppa cosi' lungamente inseguita. Simeone fatica ad accettare il crudele verdetto consegnato dalla cabala dei rigori, ha gli occhi lucidi e lo sguardo vitreo.
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La Sidigas mantiene l'imbattibilità casalinga e liquida Reggio Emilia anche in gara 6 della semifinale play off. Lunedì 30 maggio, al Pala Bigi, la sfida decisiva che vale l'accesso alla finale

 Sarà gara 7, la "bella", a dire chi fra Grissin Bon Reggio Emilia e Sidigas Avellino andrà a giocarsi la finale scudetto. La squadra di Max Menetti non è riuscita a fare l'impresa al Pala Del Mauro e il primo match ball è stato annullato dal quintetto di Pino Sacripanti, che ha vinto 83-74 confermando la sua imbattibilità casalinga in questi play off.
Tutto da rifare, dunque, per Kaukenas e compagni che si giocheranno tutto in 40 minuti, con il vantaggio del fattore campo, contro una squadra che ha dimostrato grande forza e qualità, grazie agli americani Nunnally e Ragland ma anche al reggiano Riccardo Cervi, che sta giocando dei play off esaltanti.
Avellino, trascinata da un pubblico indemoniato, è partita bene ma non è riuscita, a differenza di quanto era accaduto in gara 4, a scrollarsi subito di dosso la formazione reggiana.

IL TABELLINO
SIDIGAS AVELLINO                 83
GRISSIN BON REGGIO EMILIA 74
SIDIGAS AVELLINO: Ragland 23, Green 7, Veikalas 5, Acker 6, Leunen 5, Cervi 16, Severini, Nunnally 17, Pini 2, Buva 2, Parlato ne, Norcino ne. Allenatore Sacripanti.

GRISSIN BON REGGIO EMILIA: Aradori 11, Needham 7, Polonara 4, Lavrinovic 9, Della Valle 7, De Nicolao 2, Parrillo, Kaukenas 22, Silins, Gentile, Golubovic 12. Allenatore Menetti.
Arbitro: Paternicò, Seghetti, Biggi.
Parziali: 21-17, 35-35, 60-54.
Note: tiri da due (Sidigas 24/39, Grissin Bon 28/45), tiri da tre (Sidigas 8/18, Grissin Bon 5/21), tiri liberi (Sidigas 11/15, Grissin Bon 3/4). Rimbalzi: Sidigas 34 (10 offensivi), Grissin Bon 28 (10 offensivi).
fonte: Gazzetta di Reggio

Cinema Cineppalone PELÉ, il Re della Ginga


Usciamo dall’Odeon, la sala milanese dove abbiamo appena assistito alla proiezione in anteprima del film dei fratelli Jeff e Michael ZimbalistPelè, ma senza la risposta all’enigma dell’ultimo secolo di storia di cuoio: meglio Pelé o Maradona? Quel raffinato intellettuale di Vladimir Dimitrijevic (1934-2011, editore – Éditions L’Âge d’Homme – e scrittore serbo, naturalizzato svizzero), nel suo splendido saggioLa vita è un pallone rotondo (Adelphi) questo annoso nodo agli scarpini l’aveva sciolto. «Pelé ha cercato di piacere ai giorna-listi, è diventato un idolo e “yes-man” dei politici. Io preferisco coloro che hanno conservato l’impertinenza dei fanciulli. È un gran bene per la società che vi siano degli adulti ma io preferisco Maradona. Uno dei miei amici mi ha detto: “è un giovinastro”. Sì, e io lo amo per questo. Egli ha provato tutto, egli è stato punito...», disse Dimitrijevic. 

Punti di vista. La realtà è che tra Edson Arantes Do Nascimento, in arte Pelé e Diego Armando Maradona passano vent’anni e mille gol di differenza, tutti a favore del brasiliano (1.283 reti segnate in carriera). Identiche sono le origini, la povertà da favela (la Bauru di Pelé, 300 km a nordovest di Santos, stato di San Paolo) o da barrio ( Villa Fiorito di Maradona, villa de emergencia a sud di Buenos Aires) e quel passo diverso dal resto dei comuni mortali del pallone. Perché uno, Pelé è “O Rei”, il re del popolo del fútbol bailado, l’altro El Diego è la Mano de Diosin eterno ricordo della manita che insaccò in rete contro gli inglesi. Una rete da titolo Mundial per l’Argentina a Messico 1986. L’unico vinto da Maradona, mentre Pelé vanta il record insuperato dell’unico calciatore che ha conquistato tre Coppe del Mondo, nelle edizioni di Svezia ’58, Cile ’62 e quella della finale con l’Italia di Ferruccio Valcareggi a Messico ’70. Altro primato che resiste è quello di Pelé «più giovane debuttante-marcatore a un Mondiale»: il primo gol lo realizzò al Galles a 17 anni e 239 giorni e cinque giorni dopo rifilò la prima tripletta iridata alla Francia del bomber Fontaine. L’ultimo sigillo se lo tenne per la finale contro la Svezia padrona di casa e favorita del torneo. E qui, nel trionfo dei suoi compagni della Seleçao e le lacrime di gioia dell’ex piccolo “Dico”, nominato sul campo Pelé, termina il film dei fratelli Zimbalist. 

Un film buono, ma per i bambini di oggi, un po’ meno per quelli cresciuti con i cartoon calcistici degli anni ’80 di Holly e Benji o per la generazione successiva degli affezionati agli Shaolin Soccer. Il resto del mondo non rimarrà molto colpito dalla pellicola, se non dalla Ginga. Il movimento danzante, da Capoeira, che pare abbia ispirato l’apprendistato tecnico del piccolo “Dico”. Le scene più belle di Pelé (proiettato in 250 sale italiane) sono infatti quelle della Ginga esibita dai “Senza scarpe”, i bambini e compagni di squadra di “Dico”, capaci di palleggiare per ore con dei palloni fatti di stracci senza farli cadere in terra. To- da Ginga è sinonimo di “Toda joia”, l’allegria del calciosamba brasilero che negli ultimi anni è scemata. Colpa della radicale europeizzazione dei “craque”, i talenti di strada che eppure continuano a nascere e a crescere sotto la bandiera verdeoro con la scritta «Ordem e Progresso». Il film degli Zimbalist strappa qualche risata e la lacrima a tratti accarezza la palpebra. «Quando ho iniziato a leggere lo script mi sono commosso. 

Si parlava della mia infanzia e della mia famiglia povera», ha raccontato Pelé. Papà Dondinho, ex calciatore dalla carriera interrotta per infortunio alla gamba (vanta un solo record non superato dal figlio: in una partita fece 5 gol di testa) insegnò al suo pupillo l’arte della Ginga calciando e palleggiando i frutti di un albero di mango. Allenamenti che avvenivano nelle pause pranzo dal lavoro di inserviente d’ospedale. Prima di vomitare per la tensione accumulata alla vigilia delle partite importanti, il Pelé bambino è preda della nausea dei cessi e dei pavimenti da lavare assieme ai genitori. Dona Celeste, la mamma di Pelé, nel film è la donna delle pulizie di casa Altafini. Ma si tratta di un falso storico, pardon, fiction. «La mia famiglia era povera quanto quella di Pelé: mio padre lavorava in uno zuccherificio e mamma faceva le pulizie nella casa di una famiglia benestante ». Fa sapere José Altafini, il secondo più giovane convocato dal ct Vicente Feola in quel Mondiale del ’58, il bambino d’oro del Palmeiras, “Mazola” (con una sola zeta), omaggio all capitano del grande Torino Valentino Mazzola, scomparso nel ’49 a Superga. Ecco, «diventare il più grande giocatore del mondo», era il sogno e l’obiettivo dichiarato di Pel° che a 9 anni ascolta alla radio la telecronaca del Maracanazola Rimet persa in casa dal Brasile – vinta dall’Uruguay – , e per consolare il padre gli promise: «Un giorno la vincerò io la Coppa del Mondo ». 

Quel giorno non era affatto lontano, otto anni dopo allo stadio Råsunda di Stoccolma il sogno si era realizzato grazie anche alla più grande promessa del calcio brasiliano destinato a diventare “O Rei” dell’intero pianeta football. Oggi, a 75 anni, Pelé continua ad essere il re del calcio, ma quello nato con il colletto bianco, perché il re nudo resta sempre Maradona. Il piccolo “Dico” da sempre attraversa il mondo, e adesso lo farà ancora di più con questo film imperfetto, come del resto è il percorso di ogni uomo, Pelé compreso. Ciò che rimane dopo la parola “Fine” è la magia di un pallone e l’atmosfera indelebile dell’appartenenza a una squadra che su un prato, d’incanto, spesso diventa popolo ed è capace di fermare il tempo. Pelé non è mai riuscito a descrivere una simile meraviglia, e allora c’ha pensato un altro genio del calcio brasiliano, il rivoluzionario Socrates: «Certe volte seduto nello spogliatoio, la vita pare che si rifiuti di scorrere».
Avvenire

Reggio Emilia batte Avellino e va 3-2. Oggi Milano-Venezia

La Grissin Bon Reggio Emilia ha battuto la Sidigas Avellino 82-72: la Reggiana adesso è in vantaggio 3-2 nella serie di semifinale. Domani sera al Forum l'EA7 Emporio Armani Milano affronta (ore 20.45, Rai Sport1 e Sky Sport1) l'Umana Reyer Venezia in gara5, con le due sqaudre sul 2-1. La serie delle semifinali si gioca al meglio delle 7 partite. Avellino e Reggio Emilia si affrotneranno di nuovo il 28 maggio, in Irpinia. in gara6. 
Avellino ha cercato di contrastare i padroni di casa ma nel finale, dopo essere andata a -5 (70-65) ha sciupato molto lasciando spazio alla Grissin Bon. Aradori protagonista non solo per i 16 punti e i 9 rimbalzi, ma per l'apporto dato. Positivo De Nicolao in regia. In casa Avellino, 23 punti per Ragland (5/8 da 2 punti, 1 su 5 da 3 e 10 su 10 ai liberi) e Nunnally 21.
Il Messaggero

Basket, playoff: fattore campo decisivo, primo match-point per Reggio Emilia

Al PalaBigi la Grissin Bon supera 82-72 Avellino, portandosi così sul 3-2. Coach Menetti ringrazia un Aradori da 16 punti e 9 rimbalzi, alla Sidigas non bastano i 23 di Ragland. Sabato alle 20:45 si torna al PalaDelMauro per gara-6
REGGIO EMILIA – A un passo dalla finale. Reggio Emilia cancella le due sconfitte in terra irpina e fa valere il fattore campo anche in gara-5: al PalaBigi la Grissin Bon supera per 82-72 Avellino e si porta avanti 3-2 nella serie di semifinale, fin qui dominate da chi giocava in casa. Sabato alle 20:45 si torna al PalaDelMauro per gara-6: per la Reggiana c’è il primo match-point per la finale scudetto.
KAUKENAS APRE CON UNA SCHIACCIATA – Il primo canestro della Grissin Bon è una schiacciata a due mani del 39enne Kaukenas, un chiaro segnale della volontà aggressiva dei biancorossi. Si segna col contagocce e la tensione nell’aria è palpabile, tanto è vero che a metà frazione il tabellone è inchiodato sul 7-5 pro Reggio. Nel finale i padroni di casa prendono un minimo di abbrivio chiudendo sul +5. Nel secondo quarto i biancorossi si spingono fino al +8 del 3′ (25-17), ma poi arriva la reazione irpina, propiziata da un ingenuo antisportivo preso da Lavrinovic, e al 5′ una conclusione di Nunnally riporta avanti gli ospiti che siglano un break di 9-0. A quel punto sale in cattedra Aradori, segna 7 punti di fila e rimanda i suoi avanti, al 8′, 37-31. Ma gli ospiti non mollano e all’intervallo lungo ci si arriva con la Grissin Bon avanti di 1 (39-38).
FALLO TECNICO A SACRIPANTI – Metà del terzo periodo fila via su due binari: nervosismo e punto a punto; poi i biancorossi, sull’asse Lavrinovic-Kaukenas, provano ad andare via allungando fino al +7 (51-44). Margine che viene mantenuto fino alla conclusione della frazione. Gli ultimi dieci minuti iniziano targati biancorosso: prima Polonara e poi Needham con un 2+1 spediscono i padroni di casa al massimo vantaggio, 62-52 dopo due minuti. La Sidigas però non si disunisce e rimane attaccata al match con un positivissimo Ragland. Quando però il coach avellinese Sacripanti rimedia un “tecnico” per proteste, la Grissin Bon sfrutta l’occasione tornando al +11.
SABATO SI TORNA AD AVELLINO – La Scandone non molla ed a 3′ dalla fine una conclusione dai 6,75 di Nunnally la riporta al -3 (68-65). Reggio però, nell’occasione, ha più energia, quella datagli, in particolare, da Della Valle e Polonara. A un minuto dalla fine la Grissin Bon è di nuovo al +7 e questa volta Avellino non riesce a recuperare. Appuntamento per gara 6 sabato sera di nuovo in Irpinia: è il primo match-point per Reggio Emilia.
GRISSIN BON REGGIO EMILIA – SIDIGAS AVELLINO 82-72 (18-13, 39-38, 57-50)
Reggio Emilia: Aradori 16, Needham 9, Polonara 8, Lavrinovic 10, Della Valle 11, De Nicolao 8, Kaukenas 10, Silins 3, Gentile, Golubovic 7. N.e.:Parrillo. All.: Menetti.
Avellino: Ragland 23, Green 3, Veikalas 2, Leunen 4, Ongwae, Cervi 6, Severini 2, Nunnally 21, Pini 5, Buva 6. N.e.: Norcino e Parlato. All.: Sacripanti.
Arbitri: Taurino, Mazzoni, Sardella.
Note – Spettatori: 3500. Tiri da 3: Reggio Emilia 4/16, Avellino 7/12; tiri liberi: Grissin Bon 13/16, Sidigas 12/13. Uscito per 5 falli: tecnico a Max Menetti al 5′ del secondo quarto e a Pino Sacripanti al 4′ del quarto periodo.
repubblica.it

Donna 104 anni fa il suo primo giro in Ferrari

MODENA - Una donna di quasi 104 anni, Ida Reggiani, ha visto esaudirsi stamani il desiderio di fare un giro su una Ferrari. È stata la 'Pit Lanè, società che mette a noleggio i bolidi del Cavallino, a organizzare il tour di circa dieci minuti per le vie di Maranello, con l'anziana seduta sul sedile del passeggero di una 'California Turbo'. "Non voglio più tornare a casa - ha detto al termine del giro la Reggiani, che vive nella struttura protetta 'Casa Serenà di Sassuolo -. È stato un regalo straordinario, un'esperienza meravigliosa".
ansa

Giro Ciclismo Nibali cede ancora, è ora quarto a 4'43"

Vincenzo Nibali, giunto al traguardo di Andalo con un ritardo di 1'46" dal vincitore Valverde e dalla maglia rosa Kruijswijk, scivola di una posizione in classifica e ora è quarto a 4'43" dal primo in classifica. Nibali ha perso contatto con i tre fuggitivi che si sono giocati la vittoria di tappa sulla salita del Fai della Paganella, a circa 16 chilometri dall'arrivo.
Medico Astana, sottoporremo Nibali a esami clinici  - Vincenzo Nibali, oggi in crisi negli ultimi chilometri della 16/a tappa del Giro, sarà sottoposto nelle prossime ore a una serie di esami clinici per capire "se ci sono elementi di salute che giustifichino il rendimento attuale inferiore alle aspettative". Lo ha detto - intervistato dalla Rai - il medico dell'Astana Emilio Magni. "Mi sono già attivato - ha spiegato - domani non sarà possibile, penso dopodomani". Nibali, finita la gara, ha raggiunto direttamente l'albergo per sottoporsi a una seduta di massaggi.
ansa

Calcio Italia Euro 2016: Conte, blocco Juventus è una certezza

"La difesa è il blocco Juve e per noi rappresenta la certezza da cui partire. Ho lavorato con loro tanti anni e mi auguro possano trasmettere tutto. Vengono da grandi successi, spero ci sia la loro spinta e che si possano bissare i successi anche in Nazionale". Il tecnico della Nazionale, Antonio Conte, confida anche sulla linea arretrata meno battuta dell'ultima Serie A per ben figurare in Francia. Conte si è detto molto "concentrato" in vista del torneo, mentre la "preoccupazione è nociva". "Un allenatore non deve mai trasmettere ansia: sarebbe un messaggio negativo. Io voglio trasmettere concentrazione e che non si abbiano rimpianti" ha concluso.
ansa

Basket: playoff, Avellino - Reggio Emilia 89-75

La Sidigas Avellino si riscatta subito dalla doppia sconfitta subita a Reggio Emilia, e conquista per 89-75 la vittoria che in gara-3 la rimette in corsa per l’accesso alle finali scudetto. La formazione avellinese ritrova il suo gioco fluido in attacco, ed in difesa riesce a soffocare il gioco della Grissin Bon. Nunnally, che nelle due precedenti partite non era stato brillante, ritrova la via del canestro coadiuvato da Buva e Cervi, dominatori sotto i tabelloni, e da Ragland, che realizza 12 punti nei 10’ finali, affondando definitivamente il coltello nella difesa reggiana. Martedì si ritorna in campo, sempre ad Avellino (ore 20,45) per gara-4.
ansa

Nuoto: Europei, nei 200 stile il quarto oro di fila della Pellegrini

Infinita Federica Pellegrini: la campionessa italiana vince la medaglia d'oro nella finale europea dei 200 stile libero. Per la prima volta un nuotatore italiano vince quattro volte di fila un campionato d'Europa.
''Sono contenta. questa medaglia è il mio quarto titolo europeo ma soprattutto è la ciliegina sulla torta di un percorso'': così ai microfoni di Raisport, Federca Pellegrini commenta la vittoria nei 200 stile agli Europei di Londra. ''Sono contenta - ha ribadito la veneta - E dire che pensavo di non farli i 200. Ma sono contenta del mio percorso in questa settimana in cui ho dato sempre il massimo. Ma sarei stata contenta anche se non avessi vinto''
L'Italia conquista la medaglia di bronzo nella staffetta 4x200 stile libero agli Europei di nuoto di Londra. Gli azzurri (Andrea Mitchell D'Arrigo, Filippo Magnini, Luca Dotto e Gabriele Detti) salgono sul podio, dietro a Olanda e Belgio, un solo centesimo davanti alla Polonia, quarta. Il terzo posto italiano vale un pass per i Giochi di Rio.
ansa

Giro d'Italia 2016: 14/a tappa, sulle Dolomiti trionfa il colombiano Chaves. Ecco la nuova classifica

Il colombiano Esteban Chaves (Orica) ha vinto in uno sprint a quattro la 14/a tappa del Giro d'Italia, da Alpago a Corvara in Badia, di 210 km.

Chaves ha battuto allo sprint nell'ordine la nuova maglia rosa, l'olandese Steven Kruijswijk (Team Lotto-Nl), e l'austriaco Georg Preidler (Team Giant), giunti con lo stesso tempo. Staccato di 6" é arrivato il colombiano Darwin Atapuma (Bmc). Quinto Vincenzo Nibali (Astana) staccato di 37". Di 3' il ritardo dello spagnolo Alejandro Valverde (Movistar). A 3' 51" l'ex maglia rosa, il costaricano Andrey Amador, staccatosi in salita.
La nuova classifica generale del Giro d'Italia dopo la 14/a tappa, da Alpago a Corvara di 210 km, vinta dal colombiano Esteban Chaves:
1. Steven Kruijswijk (Lotto Nl Jumbo) in 60H 12'43"
2. Vincenzo Nibali a 41"
3. Esteban Chaves a 1'32"
4. Alejandro Valverde a 3'06"
5. Rafal Majka a 3'29"
6. Ilner Zakarin a 3'53"
8. Rigoberto Uran Uran a 5'01"
9. Kostantsin Siutsou a 5'38"
10. Jakob Fuglsang st
11. Domenico Pozzovivo a 6'00"
12. Bob Jungels a 6'10"
13. Stefano Pirazzi a 13'30"
14. Darwin Atapuma a 14'03"
16. Giovanni Visconti a 15'10"
19. Matteo Montaguti a 22'00"
21. Georg Preidler a 28'07"
22. Michele Scarponi a 28'18"
28. Enrico Battaglin a 45'20"
29. Mikel Nieve a 47'21"
ansa

Milan Juventus 0-1 nella finale Coppa Italia 2016, gol Morata. In Europa League va il Sassuolo 6/o in campionato

La Juventus vince la Coppa Italia battendo il Milan per 1-0 dopo i tempi supplementari nella finale all'Olimpico. Il gol decisisvo segnato da Morata al 110'. Il Milan perde l'ultimo treno utile per l'Europa. Con la sconfitta, in Europa League va il Sassuolo 6/o in campionato.
Morata, una vittoria così l'avevo sognata - "Sono molto contento per questa partita: un campionato e una coppa in più per il museo della Juve". E' il commento a caldo del match-winner Alvaro Morata, dai microfoni di RaiSport dopo la vittoria dei bianconeri nella finale di Coppa Italia. "Ieri l'avevo sognato - dice ancora lo spagnolo -. I miei amici mi avevano chiesto se avrei giocato dall'inizio e avevo detto loro di no. Allora mi avevano detto 'entrerai e farai gol': se tutte le finali fossero così sarebbe bellissimo". "E' il bello del calcio - insiste Morata -. Qui in tribuna c'erano mio padre e miei amici, penso anche alla mia fidanzata che da quando sto con lei sono un altro anche in campo". "Complimenti al Milan - conclude -, che ha giocato una grande partita: è stato difficile batterli, ma alla fine è il risultato ciò che conta. Dove sarò nella prossima stagione? Per me questa non è finita, prima devo fare la mia parte agli Europei e quindi non posso pensare ad altro".
Rammarico Montolivo, ci è mancata zampata  - ''C'è rammarico, ai punti meritavamo noi ci è mancata la zampata vincente invece loro sono stati cinici e noi abbiamo perso'': così ai microfoni di Raisport Riccardo Montolivo commenta la sconfitta del Milan nella finale di coppa Italia. ''Se avessimo messo in campo tutto l'anno quello che abbiamo messo in campo questa sera - ha aggiunto - parleremmo di un altro campionato. E' tempo di tirare le somme e valutare la cosa migliore per la squadra. Ora la delusione è troppo grande. La squadra ha dato tutto quello che aveva'', ha concluso.
Tifosi Milan divisi tra applausi e dissenso - Al termine della finale di Coppa Italia persa allo stadio Olimpico per 1-0 ai supplementari contro la Juventus, la Curva Sud che ospita i tifosi del Milan si è divisa su come valutare la sconfitta. La maggior parte dei supporters rossoneri ha comunque apprezzato lo sforzo nell'ultima partita di stasera, applaudendo a lungo la squadra di Brocchi. Si dissocia invece uno spicchio di curva, che rimane vuoto ed esibisce due striscioni emblematici: "Indegni" e "Vergogna".
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Basket playoff, semifinale gara -2: Reggio Emilia-Avellino 86-78

Reggio conquista gara 2 con una magistrale prova di squadra e si porta 2-0 nella serie. Difficile scegliere un protagonista quando una squadra, priva di un totem come Veremeenko, manda 5 uomini in doppia cifra, ma le statistiche fanno luce e incoronano le fiammate di un super Stefano Gentile: 13 punti con 3/ 4 da 3 nei momenti chiave, 19 di valutazione e +17 di plus/minus. Sopra le righe anche le prove di Kaukenas (13 pt e la tripla che ha chiuso i conti) e Polonara, mentre ad Avellino non basta il career high di punti (19 + 8 falli subiti) di uno strepitoso Riccardo Cervi che assieme a Buva (20 pt e 26 di valutazione) hanno tenuto in piedi la Sidigas fino agli ultimi istanti.
LA CRONACA — Senza l’infortunato Veremeenko , Reggio parte con il quintetto piccolo con Polonara e Silins a giostrare nella posizione di centro e Avellino ne approfitta innescando ripetutamente Cervi (214 cm) che mette 9 punti in un amen, dando linfa al parziale di 22-21 in favore dei suoi con cui si chiudono i primi 10’. Mentre la Grissin Bon continua a fare cilecca da 3 (1/8 al 15’) la Sidigas tenta l’allungo con Ragland e il solito Cervi (25-32 al 16’). I padroni di casa comprendono l’urgenza di dover cambiare marcia ed ecco che il parziale di 16-8 aperto da un 3+1 di Della Valle e chiuso da 8 punti (con 2 triple) di un ispiratissimo Stefano Gentile. E’ il break che permette a Reggio di andare all’intervallo con il naso avanti (41-40). Il match sale d’intensità, ma le scelte tattiche delle due squadre restano sostanzialmente immutate: la Grissin Bon si appoggia prevalentemente alle iniziative degli esterni come Kaukenas e Needham (10 pt in 2 nel break), mentre Avellino spreme tutta la fisicità di Cervi e Buva (14 in coppia nel terzo quarto). Le due triple in serie di Gentile e Della Valle scavano però il primo solco e gli emiliani al 30’ sono avanti 66-58. All’inizio del quarto periodo la Grissin Bon sembra poter scappare via (71-62 al 32’) ma prima Ragland con una tripla e poi Nunnally tengono in piedi la Scandone (73-68 al 33’). Polonara infila un tiro da 3 e uno schiaccione volante su assist di Gentile: i lampi che danno il massimo vantaggio a Reggio (80-68 al 36’). Partita finita? Nemmeno per sogno, perché Avellino ha ancora la forza di risalire fino al -7 (80-73 al 38’) prima di vedere le ultime speranze svanire sulla stoppata di Silins a Nunnally e, soprattutto, sul buzzer beater da 3 punti di Kaukenas (convalidato all’instant replay) che vale + 10 (83-73) a 55” dalla fine. Reggio comanda 2-0 nella serie, gara 3 in programma domenica alle 20.45 ad Avellino.
Reggio Emilia: Gentile 13, Kaukenas 13, Polonara 11.
Avellino: Buva 20, Cervi 19, Ragland 16.
 Francesco Pioppi  - Gazzetta.it

Serie B, Cagliari in A con primato, retrocedono Modena e Livorno

(ANSA) - ROMA, 20 MAG - Risultati della 42/a e ultima giornata del campionato di calcio di serie B.
    Avellino-Cesena 1-2 Bari-Trapani 1-2 Crotone-Entella 1-0 Livorno-Lanciano 2-2 Novara-Modena 4-0 Pescara-Latina 1-1 Pro Vercelli-Cagliari 1-2 Salernitana-Como 1-0 Spezia-Ascoli 0-0 Ternana-Brescia 3-2 Vicenza-Perugia 0-0.
Il Livorno e il Modena sono stati retrocessi in Lega Pro, avendo concluso il campionato di serie B, terminato oggi con la 42/a giornata, rispettivamente al terz'ultimo e penultimo posto. La terza squadra a scendere di categoria è il Como, già certo della retrocessione dal 1 maggio scorso.
Salernitana e Lanciano sono le due squadre che si contenderanno la permanenza in serie B attraverso i playout, avendo concluso rispettivamente al quint'ultimo e quart'ultimo posto il campionato di serie B, terminato oggi con la 42/a giornata. I playout si disputeranno il 4 e 8 giugno (20,30), ma il Lanciano è in attesa delle decisioni della giustizia sportiva che potrebbe cambiare la classifica finale.
Trapani, Pescara, Bari, Cesena, Spezia e Novara sono le sei squadre che si contenderanno un posto in serie A attraverso i playoff grazie ai rispettivi piazzamenti al termine del campionato di serie B, conclusosi oggi con la 42/a giornata. La terza e la quarta della classifica - Trapani e Pescara - sono ammesse direttamente alle semifinali. I quarti di finale vedranno scontrarsi in gara unica, da un lato quinta e ottava (Bari e Novara), dall'altro sesta e settima (Cesena e Spezia)
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Basket, semifinali gara-1: Milano va per la manita, ma Venezia ha un volto nuovo

Milano sfida Venezia nella semifinale della parte alta del tabellone playoff. Si inizia stasera (ore 20.45) con gara-1 a Desio per l’indisponibilità del Forum. Si gioca al meglio delle 7, con gara-2 ancora a Desio il 21, gara-3 e 4 al Taliercio il 23 e il 25. Per eventuali gare-5 e 7 la serie si sposta al Forum. L’Olimpia parte favorita ed ha vinto tutti e 4 i precedenti in stagione. Sarà anche Alessandro Gentile (18.3 punti contro la Reyer) contro Jeremy Pargo (15 di media), i due giocatori con maggior talento nei rispettivi roster.
ALE E KRUNO — Il bilancio degli scontri diretti parla chiaro. Milano è 4-0 in stagione, con 2 vittorie in campionato, 1 nei quarti di finale di Coppa Italia ed 1 nelle semifinali della SuperCoppa. In tutti i precedenti la chiave è stata la difesa Olimpia, che ha concesso 67.8 punti di media, compresa una gara da 59. Agli antipodi le statistiche dei due principali terminali offensivi di Jasmin Repesa. Ale Gentile ha segnato 18.3 punti di media, con il 71% da due ed il 40% da tre. È un giocatore che la Reyer soffre in un ruolo nel quale l’azzurro è sempre riuscito a far valere la propria fisicità. Krunoslav Simon è il miglior marcatore Olimpia della stagione regolare 15 punti di media, contro Venezia ne ha segnati 6.3 e la partita di andata è stata l’unica chiusa senza canestri segnati.
NUMERI — Nei playoff il fattore campo conta e la prima vittoria in trasferta potrebbe girare la serie dall’una o dall’altra parte. Storicamente l’Olimpia è un avversario duro per la Reyer: nelle 39 partite giocate in trasferta, gli orogranata ne hanno vinte solo 2. Il record casalingo di Milano in questo campionato è 16-1, contando anche le due partite vinte nel quarto di finale contro Trento. Mentre Venezia ha vinto 6 delle 17 partite giocate lontano dal Taliercio, dove invece ha messo insieme un record di 13-4. Due gli ex: Jeff Viggiano ha vestito la maglia dell’Olimpia nella stagione 2009-10 e per uno spezzone nel 2011-12. Daniele Magro invece ha giocato nella Reyer dal 2009 al 2014.
PORTE GIREVOLI — La squadra di Walter De Raffaele è stata una di quelle più colpite dagli infortuni. Ha cambiato tanto e lo ha fatto a ridosso dei playoff, inserendo tre giocatori (Jeremy Pargo, Melvin Ejim e Ousman Krubally) al posto di Hrvoje Peric, Phil Goss e Josh Owens, tre quinti del quintetto titolare. Eppure Venezia non ha abbassato la qualità della propria pallacanestro, vincendo 6 delle ultime 7, compresa la serie dei quarti contro Cremona. Milano si troverà contro una squadra diversa rispetto a quella affrontata 4 volte in stagione. E dovrà cercare una chiave difensiva contro Jeremy Pargo, 15 punti di media, con 2.8 rimbalzi e 3 assist nelle 5 gare giocate in maglia orogranata.
LA CHIAVE — La serie dipenderà anche da come la Reyer saprà contrastare la maggior fisicità dell’Olimpia, soprattutto quando Repesa butterà nella mischia Esteban Batista. Senza Owens, infortunato, Venezia perde un terminale difensivo importante. I lombardi sono terzi per numero di rimbalzi (37.1) e primi per percentuale nel tiro da due punti (54.5%). E possono andare spalle a canestro anche con esterni di peso come Alessandro Gentile, Krunoslav Simon e Rakim Sanders. È anche la difesa numero uno (74.7 punti subiti) nelle partite giocate in trasferta. Per la Reyer sarà importante coinvolgere da subito tutti i propri attaccanti nella metà campo offensiva: con 16.7 assist di media è la seconda squadra della Serie A dietro ad Avellino.
 Alessandro Rossi - Gazzetta.it

Basket Reggio Emilia batte Avellino. La Grissin Bon vince il primo round di semifinale scudetto


La Grissin Bon vince il primo round della semifinale scudetto con la Sidigas Avellino al termine di un match concreto e ben giocato sul parquet amico del PalaBigi. Mattatori biancorossi un eccezionale Silins in fase difensiva, e un Lavrinovic d'alta scuola, ben coadiuvato da Polonara, sull'altro lato del campo. In campo campano solo Ragland ha provato qualcosa, ma lasciato troppo solo dai compagni. Menetti parte schierando a sorpresa Silins in quintetto per fronteggiare il fromboliere irpino Nunnally; il giovane lettone lo ripaga con un inizio di sostanza ma l'equilibrio regna sovrano, e il basket mostrato dalle due squadre, benchè si sia in una semifinale scudetto, è pregevole pure dal punto di vista tecnico. Al 6' il tabellone recita: 12-12. Nel finale di frazione gli irpini, sospinti da Buva e da Green riescono ad operare il primo break del confronto, chiudendola a +5. Margine subito vanificato dal 7-0 con cui la Grissin Bon apre il secondo quarto, sull'asse Gentile-Polonara, andando a guidare 25-23. Il periodo non presenta particolari sussulti fino all'ultimo giro di lancette quando sono i biancorossi, stavolta, a piazzare l'allungo, portandosi fino al +7 (41-34) e andando all'intervallo lungo sul 41-36. Al ritorno dal quale una "bomba" di Achille Polonara spedisce i padroni di casa, al 4', al massimo vantaggio: 48-39. Margine che la truppa di Menetti, volitiva in retroguardia e col giusto timing in fase offensiva, incrementa fino al +14 grazie, soprattutto, a due minuti di basket regale offerto da Darjus Lavrinovic. Gli ultimi dieci minuti partono dal 63-49 pro Reggio; gli uomini di Sacripanti, trascinati da cinque punti di fila dell'ex Giovanni Pini, siglano un break di 7-2 cercando di ricucire, ma la Grissin Bon è attenta e anche meno in affanno fisico, così il distacco torna a margini rassicuranti per Aradori e compagni: 72-58 al 5'. Lo scorrere del cronometro è impietoso per i "Lupi" irpini e quando ancora Polonara dalla linea dei 6,75 spedisce Green e soci al -17, la partita è chiusa. 
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Juventus vuole anche Coppa Italia, non molliamo nulla

Finire la stagione come era iniziata, alzando un trofeo. La Juventus, a tre giorni dalla finale di Coppa Italia contro il Milan, vuole un altro record: nessuno è mai riuscita nell'impresa di centrare la doppietta Scudetto-Coppa Italia per due anni consecutivi e la squadra di Allegri, nella storia per il quinto scudetto consecutivo, vuole ora rendere la stagione davvero indimenticabile. "Abbiamo iniziato l'anno vincendo la Supercoppa a Shanghai: sarebbe bello finirla vincendo la Coppa Italia - sottolinea Paulo Dybala, capocannoniere bianconero - sarebbe il giusto coronamento per tutto quello che abbiamo fatto in questa stagione". Sulla carta i bianconeri, reduci da una stagione trionfale, non dovrebbero faticare per avere la meglio su un Milan in grave crisi, non solo di risultati; ma anche l'attaccante non si fida. "É una finale, una partita secca - dice - non dobbiamo sottovalutare la partita, non dobbiamo lasciare nulla all'avversaria: per 90 minuti non dobbiamo mollare, dimostrare di essere superiori a loro".
Ultima spiaggia Milan, trofeo per salvare anno  - Dopo oltre due mesi, domani Silvio Berlusconi è atteso a Milanello per dare la carica al suo Milan, a due giorni dalla finale di coppa Italia che può mettere una pezza a una stagione fin qui disastrosa. Sarebbe la prima visita per il presidente rossonero da quando ha affidato la squadra a Cristian Brocchi col mandato di restituirle un gioco all'altezza. Sabato all'Olimpico, però, contro la Juventus la priorità sarà il risultato, perché vincere è l'unico modo per andare in Europa League dopo due stagioni senza coppe, e una sconfitta rischierebbe di diventare il prologo dell'arrivo del quinto cambio in panchina in poco più di due anni. All'insegna del pragmatismo, Brocchi ha messo da parte il 4-3-1-2 provando in allenamento il 4-3-3, pur consapevole che "senza lo spirito combattivo possiamo parlare di tattica e sistemi di gioco e nulla conta". La sua sfuriata in spogliatoio ha alzato il livello di concentrazione, ma non ci si può illudere con gli allenamenti. "Anche settimana scorsa - ha ammesso il tecnico - ho visto una squadra col giusto atteggiamento e poi ha fatto una prestazione indecorosa con la Roma". Brocchi ha tirato le somme e per questo ultimo impegno stagionale hanno il posto sicuro solo tre dei nove rinforzi acquistati in estate con una campagna da 90 milioni di euro: Bacca, Kucka e Romagnoli. Il colombiano, 30 anni a settembre, in campionato ha segnato 18 reti ma nessuna nei due scontri diretti con la Juventus. Proverà a essere decisivo come l'anno scorso di questi tempi col Siviglia nella finale di Europa League, poi ragionerà col Milan sul futuro. Al suo fianco sarà titolare senza troppi dubbi Bonaventura, un altro dei rossoneri ambiti sul mercato, e il tridente dovrebbe essere completato da Honda. Ha pochissime chance Balotelli, che dopo una stagione in prestito non si è meritato la conferma al Milan ed è indesiderato a Liverpool.
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Lo sport contro 13 tumori, abbatte il rischio oltre il 20%

L'attività fisica protegge da ben 13 tipi di tumori e si conferma potente alleato nella prevenzione. In particolare, correre, camminare o nuotare regolarmente diminuisce di oltre il 20% il rischio di ammalarsi di alcuni tumori come quello a fegato e rene e di oltre il 40% di tumore all'esofago. A confermare l'importanza dell'allenamento aerobico come scudo protettivo è un ampio studio pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine.

Ogni anno in Italia si registrano circa 363.000 nuove diagnosi di tumore e 177.000 sono le morti. Così come l'importanza dell'alimentazione e di coretti stili di vita, anche l'associazioni tra esercizio fisico e cancro è già stata dimostrata da precedenti studi. Tuttavia la nuova ricerca, condotta da ricercatori del National Cancer Institute statunitense guidati da Steven Moore, si distingue per aver esaminato i dati di ben 1,44 milioni di persone, dai 19 ai 98 anni, residenti negli Stati Uniti e in Europa. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 11 anni ed è stato chiesto di riportare il tipo e la quantità di attività effettuata nel tempo libero, come camminare, correre o nuotare. In media coloro che effettuavano attività fisica lo facevano per circa 150 minuti a settimana, ovvero un allenamento di 50 minuti per tre volte a settimana, che corrisponde a quanto previsto dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'Attività Fisica 2016-2020 di recente emanate.

Durante il periodo di studio, circa 187.000 di loro si sono ammalati di tumore, ma coloro che avevano riportato di fare attività fisica avevano avuto un rischio complessivamente più basso del 7% rispetto a coloro che ne avevano fatta meno.

Andando nel dettaglio, lo studio ha confermato un minor rischio di tumori della mammella (10%), al colon (16%) e all'endometrio (21%), già evidenziati da precedenti ricerche. Maggiori riduzioni di rischio erano evidenti per adenocarcinoma esofageo (42%), cancro al fegato (27%), cardias, ovvero la valvola che collega esofago e stomaco (22%), rene (23%) e leucemia mieloide (20%). Hanno mostrato riduzioni meno significative il mieloma (17%), il tumore della testa e del collo (15%), del retto (13%) e della vescica (13%), mentre per la prostata si è registrato un aumento del 5%. Quanto al cancro al polmone il rischio era ridotto solo qualora i pazienti fossero fumatori attuali ed ex.

La maggior parte delle associazioni, sottolineano i ricercatori, sono rimaste a prescindere dalla massa grassa, il che suggerisce che l'esercizio fisico agisce attraverso meccanismi diversi oltre al semplice abbassamento del peso corporeo, come produzione di ormoni e effetto antinfiammatorio. (ANSA).

La storia Pontoni, il bomber del Papa

da Avvenire
«Aver si alguno de ustedes se anima a hacer un gol como el de Pontoni» , tradotto: «Vediamo se qualcuno di voi riesce a fare un gol come quello di Pontoni». Questa frase pronunciata da papa Francesco, il 13 agosto del 2013, rimbombò nella Sala Clementina dove le nazionali di calcio di Italia e Argentina erano state “convocate” in udienza privata alla vigilia della partita dell’Olimpico in onore del Santo Padre. Quella citazione del bomber del San Lorenzo de Almagro, da parte del suo eterno tifoso Jorge Mario Bergoglio, in un lampo rimbalzò al di là dell’Oceano ed entrò nella casa di René Carlos Pontoni. «Il figlio del grande attaccante dei “Cuervos” degli anni ’40 aveva appena ricevuto la notizia da Pablo Calvo, giornalista del “Clarín” [sotto pubblichiamo la sua prefazione al libro di Lorenzo Galliani, collaboratore di “Avvenire”, ndr] ed era molto commosso. 

Quell’emozione ha contagiato anche me che ho deciso di scrivere la biografia di René Pontoni», spiega Galliani, che ha raccontato una storia intarsiandola con tante altre storie collegate al Papa che alla fine compongono un libro emozionante, degno della migliore tradizione sorianesca (vedi alla voce magistrale, Osvaldo Soriano). C’è tanto dell’anima argentina di papa Francesco nella storia del suo “idolo” d’infanzia, monumento assoluto dell’amateurNome e gesto calcistico che in quella giornata d’agosto di tre anni fa fece sgranare gli occhi a Messi e aprì le orecchie del distratto Balotelli. 

Quel gol leggendario, che da sempre alberga in un posto privilegiato nella memoria di Bergoglio, compie settant’anni: il 20 ottobre del 1946 Pontoni lo realizzò, con la maglia del San Lorenzo contro il Racing. «Mi ricordo di un gol di Pontoni che fece tac, tac, tac, gol!», confidò Francesco al presidente del San Lorenzo, Matías Lemmens, mentre questi gli consegnava la tessera di socio n. “88.235” che il Pontefice paga regolarmente versando gli annuali 120 pesos, anche in ricordo di quella mitica rete. «Andò così – scrive Galliani –. Cross di Francisco De La Mata, la palla arriva al limite dell’area. Stop di petto (tac), la palla scende al piede ma Pontoni, invece di fermarla per girarsi, alza un pallonetto all’indietro scavalcando i due difensori. Secondo tac. Il terzo tac, immaginiamo, è il tiro imparabile». Prodezze di un goleador che ricordava a un giornalista de “El Grafico” : «Ho segnato molti gol nel Newell’s Boys, nella Selección, nel San Lorenzo, in Colombia. Però ce n’è sempre uno «Ache rimane impresso nella memoria perché è quello che piace di più». Il suo gol preferito era quello segnato in un 6-1 all’Estudiantes, a dimostrazione che il «San Lorenzo non si fermava mai. Se si potevano segnare cento reti, si segnavano». 

E quella era la formazione campione d’Argentina, la più cara al piccolo Bergoglio (all’epoca aveva dieci anni) che sapeva recitarla a memoria. La squadra del ’46, quella del Terceto de oro «Farro-Pontoni-Martino, al quale si affiancava un quarto attaccante – De La Mata o Silva», precisa Galliani, anche lui rapito dall’atmosfera che il giovane Bergoglio aveva respirato al Viejo Gasómetro. Lo stadio dove il futuro Papa si recava alla domenica, «con tutta la famiglia», per seguire il club fondato a Buenos Aires, nel barrio del Boedo, il 1° aprile del 1908 dal salesiano padre Lorenzo Massa. La chiamarono San Lorenzo in onore di padre Massa, il quale attirò a sé i primi seguaci dei “Cuervos” dicendo loro: «Vi ospito nel cortile dell’oratorio di Sant’Antonio, qui dietro. In cambio però voi venite a Messa tutte le domeniche». Questo il patto da cui originarono gli azulgrana in cui nel 1945, proveniente dal Newell’s di Rosario, approdò il 25enne Pontoni. Era nato a Santa Fe da una famiglia povera, orfano a sette anni di padre aiutava la mamma nel negozio portandole le uova che raccattava all’alba nei pollai, diventando presto l’Huevitodel barrio. 

Quindicenne, sfidò ogni ostacolo per ascoltare dal vivo il concerto del suo unico vero mito, Carlos Gardel. Sulle note di Murmullos ha danzato su tutti i campi d’Argentina e nell’inverno del ’46 prese parte alla “campagna” di Spagna da dove non l’avrebbero mai fatto ripartire. Con 15 gol in otto amichevoli stregò i dirigenti del Barcellona pronti a fargli ponti d’oro pur di ingaggiarlo, ma lui fu irremovibile. Doveva tornare subito dalla sua bella Sara e dai loro figli, e poi il presidente del San Lorenzo era stato esplicito: «Se vendo Pontoni i nostri tifosi mi uccidono» . Più tardi al canto delle sirene spagnole, sponda Real Madrid, non avrebbe resistito il grande Alfredo Di Stéfano, compagno di partitelle di strada di Bergoglio, e agli inizi di carriera riserva di Pontoni nella nazionale argentina in cui Huevitovantaun record: 19 gol in 19 partite. Il calcio italiano nel frattempo aveva rapito suo cognato, l’ala Mario Boyé, detto “El Atomico”. 

«Altro bomber esplosivo, arrivò al Genoa, segnò 12 gol nel girone di andata e poi scappò in Argentina – spiega Galliani –. A Buenos Aires sua figlia Diana mi ha confermato che fu la madre Elsa (sorella di Sara) a spingere per il rientro immediato in patria». Mario e René uniti in campo, con la Selección, e nella vita ai tavoli della loro pizzeria, la Guitarrita. Tango, pizza e fútbolfino alla fine dei suoi giorni (Pontoni è morto nel 1983) per il bomber più amato da papa Bergoglio che era nato sotto un’altra santa stella: il 18 maggio del 1920: «stesso giorno mese e anno di un certo Karol Wojtyla».