L'Inter porta Benitez in tribunale. A giugno torna Mourinho? Mercoledì primo vertice per scegliere il nuovo tecnico. In rialzo anche Leonardo.

Smaltita la gioia del Mondiale per club vinto ad Abu Dhabi e coi giocatori partiti per le vacanze, i vertici societari dell'Inter sono al lavoro per risolvere la questione allenatore: le possibilità di ricucire con Benitez sono minime, mercoledì, di rientro da Madrid, il presidente Moratti avrà un vertice con Branca e gli altri più stretti collaboratori per decidere il da farsi.

QUELLE VOCI SU MOURINHO - Il viaggio a Madrid del presidente nerazzurro non è passato inosservato, sebbene fosse legato agli affari della Saras e non all'Inter. Secondo indiscrezioni, infatti, Moratti avrebbe avuto modo di incontrare Josè Mourinho, segnalato in rapporti non idilliaci con la dirigenza madridista. L'ipotesi di un ritorno a Milano del portoghese è vicina alla fantascianza, anche se con lo Special One di mezzo nulla è mai escluso a priori. E' anche possibile che Moratti si sia limitato a chiedere consiglio al suo "mentore" in vista della scelta del nuovo tecnico. L'attacco frontale alla dirigenza del Real Madrid, è assimilabile a quanto fatto da Benitez nei confronti dell'Inter, così come le reazioni dell'opinione pubblica sono inequivocabili in Italia come in Spagna: rottura insanabile. Tutti i quotidiani sportivi iberici hanno accusato Mou di smontare uno stile più che centenario come quello del Real Madrid.

VIE LEGALI CON BENITEZ? - L'ultima novità riguarda la ventilata ipotesi che l'Inter, dopo la conferenza stampa di Benitez ad Abu Dhabi che hanno sancito definitivamente la rottura, possa adire alle vie legali per tutelare l'immagine del club, considerata danneggiata. Gli avvocati nerazzurri sono pronti a lavorare sulla base delle dichiarazioni rilasciate dallo spagnolo sabato. Qualora questa strategia non andasse a buon fine, visto che Rafa non ha intenzione di lasciare spontaneamente, un esonero dello spagnolo costerebbe 8 milioni di euro più i premi.

SPALLETTI E LEONARDO SU - Stante che in cima alla lista dei desideri di Moratti continua ad esserci Fabio Capello, il cui contratto con la Federazione inglese fino al 2012 è anche il più difficile da risolvere, perde quota l'ipotesi di un traghettatore (Zenga o Beppe Baresi) fino a giugno a favore di una soluzione definitiva. Ed in questo senso i nomi caldi restano quelli di Luciano Spalletti e di Leonardo. Il tecnico toscano va preso subito, intanto che il campionato russo è finito (ma va affrontata una trattativa delicata con Gazprom, con cui la Saras ha interessi comuni), quello brasiliano è libero.

BENITEZ TORNA A LIVERPOOL? - Intanto la notizia dell'avvenuta iscrizione della figlia di Rafa in una scuola di Liverpool ha dato adito sulla stampa d'Oltremanica all'ipotesi che lo spagnolo possa tornare ad Anfield e rilevare Roy Hodgson, la cui conduzione tecnica dei reds fino a questo momento è ai limiti del disastroso.

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Inizia Calciopoli 2: Bergamo interrogato da Palazzi. A breve il procuratore federale dovrebbe ascoltare anche Moratti.

Martedì 21 dicembre ha preso ufficialmente il via Calciopoli 2: in queste ore, infatti, il procuratore federale Stefano Palazzi ha iniziato ad ascoltare l'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e ha così dato il via al procedimento per analizzare il nuovo materiale audio arrivato dal processo civile a Calciopoli in svogimento a Napoli, che insieme all'esposto presentato dalla Juventus hanno spinto la Figc a tornare sui fatti del 2006.

Con ogni probabilità, Bergamo coglierà l'occasione per ribadire quanto già dichiarato quattro anni fa nella sua prima deposizione durante le fasi iniziali di Calciopoli, ovvero che lui aveva contatti quotidiani non solo con i rappresentanti dei club condannati all'epoca (Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e Reggina) ma anche con dirigenti di altre società, come Inter e Roma, senza che fossero mai commessi illeciti.

Proprio l'Inter con Massimo Moratti dovrebbe essere una delle prime parti chiamate in causa nei prossimi interrogatori di Plazzi, soprattutto perché proprio sulla Beneamata verte gran parte del materiale arrivato da Napoli, con telefonate che vedevano protagonisti il patron nerazzurro che Giacinto Facchetti.

Ovviamente, la domanda che si fanno tutti è a cosa potrà portare questo nuovo "tranche" di Calciopoli qualora emergessero responsabilità sportive. Da una parte, alcuni giuristi sportivi sostengono che l'unica cosa modificabile è l’assegnazione dello Scudetto 2006 all'Inter, decisione amministrativa presa dall'allora commissario straordinario Guido Rossi, come tale revocabile, mentre altri eventuali reati sarebbero caduti in prescrizione.

Un altro filone di giurisprudenza sostiene un'ipotesi diversa, ovvero che in base all'articolo 39 del codice sportivo - che, in sostanza, prevede come la scoperta di nuovi fatti dei quali non si era a conoscenza durante il primo procedimento possa portare alla riapertura dello stesso - ci possano essere nuove incriminazioni ed eventuali punizioni, oltre che una revisione delle sentenze (ad esempio, in casa Juventus si spera ancora di riavere i due Scudetti tolti da Calciopoli).

In ogni caso, dopo un lavoro che si preannuncia piuttosto lungo tra verifica del materiale audio e deposizioni varie, toccherà alla Presidente Federale prendere una decisione definitiva sentito il parere della Consiglio Federale. L'attesa è già iniziata.

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Addio a Enzo Bearzot, ct dell'Italia Mundial nel 1982. Aveva 83 anni: 104 le partite alla guida degli Azzurri.

E' morto a Milano Enzo Bearzot: malato da tempo, l'ex commissario tecnico della Nazionale italiana aveva 83 anni.

Friulano d'origine, Bearzot era nato ad Aiello il 27 settembre 1927, dopo una buona carriera da mediano, nella quale aveva indossato anche le maglie di Torino ed Inter, Bearzot era arrivato nel settore tecnico della Figc nel 1969, guidando la Nazionale Under 23 fino al 1975, quando, dopo la delusione di Germania '74, divenne Ct con a fianco fino al 1977 Fulvio Bernardini.

Alla fine, Bearzot avrebbe guidato gli Azzurri dal 1975 al 1986 per ben 104 panchine (record) e tre Mondiali: in Argentina nel 1978, in Spagna nel 1982 e in Messico nel 1986.

Proprio al "Mundial" iberico sono legati i ricordi più belli del "Vecio", con il trionfo di Pablito e compagni: partita tra lo scetticismo generale, l'Italia fu in grado di sconfiggere consecutivamente Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest, quest'ultima battuta per 3-1 nella finale del Bernabeu di Madrid davanti agli occhi dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

"E' stato un uomo fantastico: mi ha fatto maturare e capire cos'è il rispetto - ha raccontato Beppe Bergomi, diventato titolare in Azzurro proprio durante il Mundial '82 - Sapeva scegliere gli uomini in base alle loro qualità umane: era un gruppo bellissimo".

"E' una giornata tristissima: per me lui era come un padre, a lui devo tantissimo se non tutto e mi ha sempre trattato come un figlio, nel bene e nel male - è il commosso ricordo di Paolo Rossi - Era anche rude ma nel suo modo di fare si celava comunque amore per quelli che vivevano esperienze con lui e gli erano accanto. Il mio più bel ricordo è il giro d'onore con lui sulle nostre spalle dopo la finale del 1982".

sport.virgilio.it

Mondiali donne, Italia non si qualifica


La nazionale italiana di calcio femminile ha mancato la qualificazione ai Mondiali 2011. La squadra azzurra e' stata sconfitta 1-0 a Chicago dalle campionesse olimpiche degli Stati Uniti, che si erano imposte con lo stesso punteggio anche nella gara d'andata del playoff a Padova. Le rete decisiva della partita di ritorno e' stata segnata da Rodriguez al 39'.

ansa

Real Madrid, Uefa apre inchiesta contro Mourinho, Alonso, Ramos, Dudek e Casillas

REAL MADRID INCHIESTA ESPULSIONI / Si attendeva una mossa dell’Uefa contro il Real Madrid ed ecco scattata l’inchiesta nei confronti di Josè Mourinho, Xabi Alonso, Sergio Ramos, Iker Casillas e Jerzy Dudek. I cinque sono responsabili di aver organizzato a tavolino le espulsioni di Ramos e Alonso durante la sfida di Champions League con l’Ajax.

totalsport.it

Sociale: allo stadio l’Istituto dei Ciechi di Milano

MILANO – Domenica 28 novembre 2010 F.C. Internazionale ospiterà allo stadio "Giuseppe Meazza", in occasione di Inter-Parma, l’Istituto dei Ciechi di Milano, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico la mostra Dialogo nel Buio, ospitata presso la sede in via Vivaio.

Diverse iniziative caratterizzeranno questa collaborazione: uno stand di Dialogo nel Buio sarà allestito nella Sala Executive del "Meazza"; uno spot della mostra passerà sul grande schermo dello stadio; uno striscione sfilerà in campo prima dell’incontro raccontando che "non occorre vedere per guardare lontano", motto che riassume la straordinaria esperienza umana e sensoriale che si vive durante il percorso.

Dialogo nel Buio è un percorso sensoriale che si compie in totale assenza di luce, reso possibile dall’assistenza di esperte guide non vedenti. Si tratta di un emozionante viaggio dove si esplora la realtà attraverso il tatto, l’udito, l’olfatto e il gusto: un’esperienza unica dove i ruoli si invertono e le barriere si abbattono. Questa mostra, inaugurata nel 2005, ha registrato fino a oggi 370mila visitatori.

Dialogo nel Buio propone molte altre attività caratterizzate dall’assenza di luce: TrattoNero, ristorante dove si cena al buio; Cafénoir, aperitivo nella magia dell’oscurità; Teatro al Buio, spettacoli dove si recita al buio; Formazione aziendale, corsi e attività per aziende pubbliche e private; Arte del Tatto, mostra tattile di scultura.

La mostra Dialogo nel Buio si trova all’Istituto dei Ciechi di Milano, una delle più antiche istituzioni della città che da 170 anni opera a favore dei ciechi. Centro di eccellenza per la ricerca educativa, l’Istituto promuove servizi rivolti all’integrazione scolastica, culturale e sociale dei non vedenti in stretta collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano.

inter.it

Dopo Zaccardo un altro ex campione del mondo della Bundesliga potrebbe tornare in A: su Barzagli c'è la Juve!

A poco a poco tutti i campioni del mondo 2006 che avevano deciso di provare l'esperienza della Bundesliga stanno tornando a casa, casa Serie A si intende.Dopo i rientri di Toni e Zaccardo, il mercato di gennaio potrebbe riportare in Italia il centrale del Wolfsburg, Andrea Barzagli. L'ex Palermo infatti avrebbe espresso il desiderio di tornare, magari anche per riconquistare la maglia della nazionale di Prandelli."Se il club tedesco sarà coerente - ha dichiarato l'agente Orlandini a 'Tuttosport' -, dovrebbe consentirgli di tornare in Italia a gennaio e la Juve sarebbe una soluzione gradita, anche se non è l'unica che stiamo valutando".

sport.repubblica.it

9° giornata di Serie A, tra il Milan di Allegri e la Juventus di Delneri, è una sfida certamente "classica", di grandissimo richiamo mediatico, non solo nazionale, ma perfino mondiale

Non è considerato il "Derby d'Italia", definizione riservata all'incontro con l'Inter, ma l'anticipo di questa sera, alle ore 20.45, alla "Scala del Calcio", in occasione della 9° giornata di Serie A, tra il Milan di Allegri e la Juventus di Delneri, è una sfida certamente "classica", di grandissimo richiamo mediatico, non solo nazionale, ma perfino mondiale.

I rossoneri sentono la responsabilità di giocarsi, in appena 3 giorni, "molto" del loro prestigio e della loro stagione, prima, affrontando gli eterni rivali bianconeri con la possibilità di avvicinarsi ulteriormente alla capolista Lazio e, poi, Mercoledì sera, nel 'ritorno' contro il Real Madrid, con l'occasione di fare un importante "passo" verso gli ' ottavi' di Champions League.

I bianconeri, invece, in caso di vittoria, potrebbero trovare nuovo entusiasmo per recuperare il terreno perduto in Campionato e, soprattutto, per tentare la rimonta nel girone di Europa League che, Giovedì sera, li vedrà opposti al Salisburgo.

Ma la gara fra il “Diavolo” e la “Vecchia Signora” rappresenta anche la sfida fra 2 allenatori (Allegri e Delneri) con cui la critica non è mai stata "dolce", additandoli come 2 nocchieri a cui è stata affidata una barca troppo impegnativa per le loro capacità. In bocca alla balena!

In casa del Milan: torna disponibile Ambrosini, anche se solo per la panchina; invece e si ferma Ronaldinho per un "guaio" muscolare (o "diplomatico"?). In difesa, Oddo, dopo la bella prova di Lunedì, dovrebbe essere confermato terzino destro, mentre al fianco di Nesta dovrebbe tornare Thiago Silva. A centrocampo, ballottaggio fra Seedorf e Boateng; in attacco, confermato Robinho.

Nella formazione della Juve: sarà sicuramente assente Iaquinta e anche Amauri è in forte "dubbio". La difesa sarà basata, come al solito, sulla coppia Bonucci-Chiellini. A centrocampo, l'uomo "migliore", Krasic, squalificato, lascerà il posto al rientrante Martinez. In attacco, sarà la volta della coppia, quasi inedita, Quagliarella-Del Piero.

Per la statistica: sono 91 i "precedenti" fra Milan e Juventus, giocati a San Siro; sono in vantaggio i padroni di casa con 31 vittorie, 37 pareggi e 23 sconfitte; 131 le reti segnate dai rossoneri e "solo" 104 quelle realizzate dai bianconeri.

Arbitro della gara sarà Gianluca Rocchi; il fischietto toscano ha diretto 14 volte i rossoneri i quali hanno ottenuto uno score di 6 vittorie, 1 pareggio e 7 sconfitte; 15 invece gli "incroci" con i bianconeri che hanno totalizzato un saldo di 9 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte.

Probabile formazione Milan (4-3-3): Abbiati; Oddo, Thiago Silva, Nesta, Antonini; Boateng, Pirlo, Gattuso; Robinho, Pato e Ibrahimovic.

Probabile formazione Juventus (4-4-2): Storari; Motta, Bonucci, Chiellini, De Ceglie; Martinez, Felipe Melo, Aquilani, Marchisio; Del Piero e Quagliarella.

La partita in tv: diretta, alle ore 20.45, su Sky Sport 1, Sky Calcio 1, Premium Calcio.
fonte: milanoweb
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Alonso trionfa al Gp di Corea: Ferrari in testa al mondiale

Roma, 25 ott. (Apcom) - Grazie al ritiro delle Red Bull di Mark Webber e Sebastian Vettel, messe fuori causa da un incidente e da un guasto, lo spagnolo Fernando Alonso su Ferrari ha vinto la prima edizione del Gran Premio di Corea del Sud prendendo il comando del Mondiale piloti di Formula 1 con due gare rimaste in calendario. Al termine di una gara viziata da una lunga sospensione per le condizioni impossibili del tracciato, allagato in più parti dalla pioggia, Alonso ha trionfato vedendo uscire di scena prima l'australiano Webber, arrivato a Yeongam per difendere il primato in classifica e finito contro un muro per un banale errore, e poi Vettel, tradito dalla sua monoposto a nove giri dalla fine. Con Alonso sono saliti sul podio il britannico Lewis Hamilton (McLaren) ed il ferrarista brasiliano Felipe Massa. Il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, si è complimentato telefonicamente con il team principal Stefano Domenicali per la vittoria di Fernando Alonso nel Gran Premio di Corea del Sud raccomandando alla scuderia di Maranello di "rimanere con i piedi per terra". "Quello che mi fa più piacere è che abbiamo dimostrato che con la determinazione, l'impegno, l'umiltà e la voglia di vincere si riesce ad uscire dalle situazioni più difficili. Siamo una squadra che non molla mai e lo ha fatto vedere ancora una volta", ha detto il presidente della Ferrari. "Ora però dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Il campionato rimane apertissimo e sappiamo di avere di fronte degli avversari molto forti. Dovremo affrontare le ultime due gare con ancora più concentrazione ed attenzione a ogni minimo dettaglio".

Il pallone italiano in Europa è messo male

Roma, 25 ott. (Apcom) - Secondo Fabio Capello, "il calcio italiano, a livello europeo, è messo male". Interpellato questa mattina nel corso della trasmissione Radio Anch'io lo Sport, il commissario tecnico dell'Inghilterra ha commentato così gli ultimi, deludenti risultati delle squadre italiane nelle coppe europee (in 7 incontri giocati la scorsa settimana solo una vittoria, quella dell'Inter contro il Tottenham in Champions League, ndr.). "Abbiamo dominato per anni, ora in Europa il calcio tecnico e fisico ha la meglio sul calcio italiano tecnico-delizioso", ha spiegato Capello. "L'Inter, che ha vinto l'ultima Champions perché aveva tanti stranieri forti fisicamente e validi tecnicamente. I piedi buoni, che vanno protetti, da soli non bastano. E poi probabilmente ci sentiamo anche appagati in casa nostra senza vedere quello che succede fuori: i tecnici e i responsabili del settore giovanile, dovrebbero viaggiare per capire". Impossibile poi non intervenire sui tanti 'vizietti' del calcio italiano. "Il fallo tattico probabilmente è nato in Italia e viene usato ormai in tutto il mondo", ha detto Capello. "Se uno si butta per terra e simula, sa che verrà premiato dall'arbitro. La nuova strada intrapresa dal settore arbitrale è giusta, ma non si cambia uno stile di gioco in tre mesi. E parliamo di uno stile che non ha prodotto risultati e che va cambiato".

In vetta con gli shorts Il 2010 è stato un anno decisivo per Caroline Wozniacki: vince perché è brava, piace perché ha un look sensuale: Caroline Wozniacki, il mondo è pazzo delle sue gambe

A soli vent'anni ha vinto 12 tornei Wta nella sua carriera ed è in vetta alle classifiche mondiali. Caroline Wozniacki è la nuova regina del tennis: dopo la pubblicazione del ranking dalla Wta, occupa il posto di Serena Williams. «Sono felicissima - ha dichiarato la campionessa - ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno aiutato a raggiungere questo risultato». Nell'ambiente tennistico di lei si parla non solo per l'innegabile bravura, ma anche per il suo look sexy. I suoi short cortissimi al posto del classico gonnellino hanno fatto crescere il numero dei suoi fans. Reduce dalla vittoria dell'11 ottobre 2010 al Torneo di Pechino Caroline Wozniacki sta chiudendo la miglior stagione della sua carriera. Non è ancora arrivato un titolo dello Slam, ma la ragazza nata in Danimarca da genitori polacchi ha raggiunto la vetta della classifica mondiale grazie all'accesso nei quarti di finale del Wta di Pechino, torneo che poi ha vinto, e all'infortunio al piede di Serena Williams che ha fermato la statunitense dopo il vittorioso Wimbledon.

Caroline è nata l'11 luglio 1990 a Odense, Danimarca, la città dello scrittore di favole Hans Christian Andersen. La sua è una famiglia di sportivi: il padre Piotr è stato calciatore professionista in Polonia, la madre Anna Stefaniak ha giocato nella nazionale di pallavolo femminile polacca, il fratello maggiore Patrik ha seguito le orme di papà Piotr diventando un calciatore in Danimarca dove i genitori si sono trasferiti negli anni Ottanta. Caroline ha scelto il tennis e nel 2005 a soli 15 anni ha esordito nel circuito Wta perdendo al 1° turno a Cincinnati contro Patty Schnyder. Da allora la Wozniacki ha riscritto la storia del tennis danese: è stata la prima a vincere un torneo Wta nel 2008 a Stoccolma, la prima a raggiungere una finale dello Slam nel 2009 agli US Open, la prima a diventare la numero uno del mondo, entrando a far parte del club che con lei è composto da 20 tenniste che hanno raggiunto la vetta del tennis femminile da quando esiste la classifica del computer, cioè dal 1975. (Libero News)

Palermo: Delio Rossi esalta Pastore, 'E' un talento, ma guai ad andare via di testa'

Quinto posto, qualche talento che brilla in campo e la pazienza di costruire una squadra che alla lunga puo' 'assestarsi dietro alle grandi'. Ne e' convinto il tecnico del Palermo, Delio Rossi, che spende qualche parola per esaltare Pastore: il giovane argentino 'ruba la scena perche' e' un talento, sta a me, pero', razionalizzarlo. E' un ragazzo che pesa le considerazioni che fanno all'esterno, perche' altrimenti c'e' il rischio di andar via di testa'. (ansa)

Real-Milan non è sfida con Mourinho

'E' importante far punti, altrimenti rischiamo di arrivare alle ultime due partite con l'acqua alla gola': queste le parole di Massimiliano Allegri alla vigilia della partita di Champions contro il Real Madrid. 'Non e' una sfida con Mourinho, sono i giocatori quelli che scendono in campo', precisa il tecnico del Milan. Allegri sembra orientato a confermare il 4-3-2-1, con Ronaldinho trequartista. Qualche dubbio riguarda la condizione di Thiago Silva, mentre Abbiati sembra recuperato.
ansa

Divorzio in vista Rooney-United

Divorzio in vista tra Wayne Rooney e il Manchester Utd dopo che l'attaccante inglese, relegato in panchina nella gara contro il West Bromwich, ha fatto sapere di non avere intenzione di prolungare il contratto con i Red Devils che scade nel 2012. Scandali sessuali e decadimento di forma sarebbero all'origine dei rapporti ormai tesi tra il giocatore e Sir Alex Ferguson, e a questo punto non si esclude una cessione gia' nel prossimo gennaio. Destinazioni ipotizzabili Manchester City o Real Madrid. (ansa)

A Belfast con Emiliano Viviano tra i pali e Marco Borriello al centro dell'attacco. Il ct azzurro Cesare Prandelli ha scelto l'undici che stasera affronterà in trasferta l'Irlanda del Nord per la terza giornata delle qualificazioni ai prossimi Europei del 2012

A Belfast con Emiliano Viviano tra i pali e Marco Borriello al centro dell'attacco. Il ct azzurro Cesare Prandelli ha scelto l'undici che domani sera affronterà in trasferta l'Irlanda del Nord per la terza giornata delle qualificazioni ai prossimi Europei del 2012 in Polonia e Ucraina. A centrocampo spazio anche per Stefano Mauri, uno degli uomini più in forma del campionato di serie A. Nel 4-3-3 scelto da Prandelli, oltra a Viviano in porta, la linea difensiva sarà composta da Mattia Cassani e Domenico Criscito sugli esterni, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini al centro; il trio di centrocampo sarà formato da Daniele De Rossi, Andrea Pirlo e, per l'appunto, Mauri. In attacco Simone Pepe e Antonio Cassano agiranno ai lati di Borriello. L'attaccante della Roma "sta bene - spiega Prandelli in conferenza - come anche Giampaolo Pazzini. Ma per la gara di domani penso che Borriello possa essere l'attaccante giusto, e non solo come punto di riferimento davanti". La decisione di schierare Viviano è stata invece "una scelta difficile. In questo ruolo sono tanti quelli che stanno facendo bene, ma ho la sensazione che Viviano, per personalità e partecipazione, ora abbia qualcosa più degli altri".

apcom

La tentazione del numero 2: Quasi quasi mi candido

Tra Sepp Blatter e il quarto mandato alla presidenza della Fifa si alza un nuovo ostacolo asiatico. O meglio, si potrebbe alzare. Il vicepresidente della Fifa, il sudcoreano Chung Mong-Joon, ha fatto sapere di meditare una candidatura alle elezioni in programma nel maggio del prossimo anno segnalando tuttavia di essere indeciso sul da farsi. Dopo l'improvviso ripensamento del presidente della confederazione asiatica, Mohamed bin Hammam, Blatter si era ritrovato nella comoda posizione di unico candidato alla carica di massimo dirigente del pianeta calcio. Oggi, invece, la sorpresa. "Per tenere in salute una grande organizzazione come la Fifa occorre una sana competizione", ha detto il 58enne Chung preannunciando la sua possibile candidatura. L'intenzione è concreta? Chung fa capire di essere incerto e manda messaggi: "Prima non ci pensavo seriamente, ma ora ci voglio riflettere. E' ancora presto", ha detto, "per dire che a maggio non ci saranno sfidanti". Blatter, 74 anni, è presidente della Fifa dal 1998. Nel 2007 ottenne la riconferma senza candidati antagonisti.

C'e' l'ombra di Marcello Lippi dietro Claudio Ranieri?

Allo sfogo, sia pure mai esplicito, di qualche giorno fa, dell'allenatore romano, risponde indirettamente l'ex presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli. ''Io penso di si' - ha spiegato ai microfoni di Sky riferendosi al periodo juventino - Blanc aveva proposto a Lippi di venire a fare l'allenatore della Juventus prima di ingaggiare Ranieri. E Lippi decise di non venire perche' voleva stare ancora fuori dall'ambiente calcistico per aspettare la sentenza del processo che riguardava suo figlio. E quindi il Pensiero di Lippi era un pensiero oggettivo. Che poi ci fosse anche un altro retro-pensiero che poteva vedere Lippi, alla fine del proprio impegno azzurro, di nuovo occuparsi della Juventus con qualche ruolo importante, questo lo suppongo''. Il tecnico romano si riferiva sia ai tempi del suo esonero, nella primavera 2009, sia alle voci delle ultime settimane, che lo vorrebbero a rischio di panchina. Sul primo frangente, Cobolli aggiunge: ''Credo che Ranieri abbia fatto un ottimo lavoro alla Juventus. E che nelle ultime settimane in cui e' andato via, avesse percepito che da parte delle proprieta' non c'era piu' il cento per cento di fiducia e che pensasse, come spesso capita, che ci fosse dietro di lui l'ombra di Lippi''. Cobolli si pronuncia anche sul famoso ''pranzo di Recco'', in cui Jean Claude Blanc incontro' Lippi. ''A posteriori si puo' dire che fu una piccola imprudenza. Si poteva cercare un ambiente piu' riservato. Fu una superficialita', dovuta anche alla non conoscenza dell'attenzione che gli italiani danno a queste cose. Ranieri poi ando' avanti, fece ottime cose, ma quando ci trovammo con la Juventus che stava gradualmente scivolando, con la sensazione che i calciatori cominciassero a non ascoltare piu' Ranieri, prendemmo la decisione di sostituire il tecnico. Lui ci rimase male, ma io devo ringraziarlo per tutto quello che ha fatto''.

ansa

Trapattoni: guida la nazionale del Vaticano!

Sfiderà la squadra della Guardia di Finanza con Donadoni in panchina. Il 23 ottobre il ct dell'Irlanda allenerà i migliori giocatori della Clericus Cup.

L'idea di creare la nazionale del Vaticano venne al cardinale Bertone, tifoso juventino, quando era arcivescovo di Genova, con la convinzione che attraverso il calcio sia possibile continuare l'opera di evangelizzazione e far circolare tra i giovani i valori della Chiesa.

Un sogno forse destinato a diventare realtà. Si stanno mettendo i mattoni, anche se nessuno si sbilancia.

(La Gazzetta dello Sport)

Del Piero come Buddha

di Giorgio De Simone

Domenica a Napoli, Totti si stava già avviando verso la panchina, rassegnato ad andar fuori. Ma imprevedibilmente (?!) Ranieri lo lasciava in campo facendo uscire Borriello, ovvero il bomber che non aveva incantato ma si sentiva (dichiarazioni sue) «il gol in canna». A Milano, domenica sera, nella partita di gala contro l’Inter, Del Piero entrava in campo per accomodarsi, sereno come un Budda, nella buca dei panchinari. Sereno sì, il capitano della Juve, e anche allegro. Il contrario del capitano della Roma, ormai incapace di sorridere. Otto giorni prima, nella partita all’Olimpico contro l’Inter, Ranieri lo aveva sostituito a pochi minuti dalla fine, lui si era infilato negli spogliatoi più nero di un furioso Giove e da lì era poi corso a casa a smaltire l’affronto. Discussioni, chiarimenti ci saranno stati in settimana e il risultato eccolo lì: contro il Napoli, Totti non gioca bene, ma Ranieri lo lascia in campo. A quel punto (certo non esclusivamente per questa mossa) perde la partita quando la volta prima, sostituendo il capitano con Vucinic, proprio con Vucinic l’aveva vinta. I rapporti tra Ranieri e Totti saranno anche buoni, ma è un fatto che il Pupone le sostituzioni non le prende bene. E spiegherà pure il tecnico che a questo punto della carriera, misurando le energie, distribuendo le forze, Francesco sarà sempre lui. Niente da fare. Al contrario, sul versante bianconero, Del Piero se ne sta fuori con il sorriso di chi alla scuola di mister Capello, quando stava più in panca che in campo, la lezione l’ha imparata bene. Così bene che oggi i conti il giocatore li sa fare con la sua storia, la sua carriera, il suo portafoglio fino a farsi dire da tutt’e tre (storia, carriera e portafoglio) che sono conti giusti. Nato a Conegliano Veneto ma torinese d’adozione, Alex Del Piero conosce l’accortezza, la prudenza, la pazienza piemontesi.

Nemmeno a lui fa piacere non entrare in campo, meno piacere ancora gli fa uscire ma, ragionandoci, ha capito che è giusto così.

Questo in un mondo dove nessuno accetta di star fuori, domenica Cassano è uscito che sembrava un orso bruno e l’interista Muntari, quando ha saputo che non avrebbe giocato, ha rifiutato la tribuna. Francesco e Alex, i due grandi capitani oggi a passeggio sul Sunset Boulevard, hanno avuto e hanno una vita fatta di pallone come il pane è fatto di farina. Appassionata vita per l’uno, ragionata per l’altro. Totti è stato e resta (dopo il leggendario capitano Giacomo Losi)

er core de Roma e per lui il sentimento fa premio su tutto. Per Del Piero è invece la ragione da preferirsi a tutto. Uno va dove lo porta il cuore, l’altro dove la ragione ha detto al cuore di tacere.

avvenire.it

Mourinho “normal one” «Il mio credo speciale»

Il vero Josè Mourinho si è “confessato” a Fogli, l’inserto di “Studi Cattolici” e per gentile concessione pubblichiamo questa intervista. Un Mourinho molto umile e pacato.

Il vero “Special One” fa il modesto dopo i tre “tituli” - Coppa Italia, Scudetto e Champions League - del Grande Slam interista?
«Non sono modesto, sono credente».

Credente o superstizioso?
«Qualcuno mi aveva visto stringere un crocifisso durante una partita. Almeno una volta all’anno vado in pellegrinaggio a Fatima. Il crocifisso che porto con me è un regalo di mia moglie».

A proposito di crocifisso, che cos’era successo con il Sindaco di Reggio Calabria?
«Mi aveva accusato di avere dato una moneta a un bambino disabile per umiliarlo. Invece a quel bambino avevo donato il mio crocifisso. Mia moglie l’aveva comprato a Fatima e lo tenevo in tasca da tre-quattro anni».

Riesce a essere criticato anche quando fa un gesto affettuoso.
«Si vede che sono sfortunato...».

Come sconfigge la sfortuna?
«Con la preghiera».

Prega molto?
«Sono cresciuto in una famiglia religiosa».

Chi Le ha insegnato a pregare?
«Mia madre. E ricordo ancora certe preghiere che mi faceva dire la sera».

Ha un santo di riferimento?
«La Madonna di Fatima».

Con chi è andato la prima volta al Santuario di Fatima?
«Con mia madre. E da allora il 13 maggio è una ricorrenza molto importante per me e per la mia famiglia».

Sua madre la portava a Fatima mentre Suo padre Félix, ex portiere portoghese, sui campi di calcio.
«Mio padre viveva per il calcio. Io gli devo tutto».

Oltre agli schemi tattici in campo le ha dato dei suggerimenti anche per la vita?
«Onestà e lealtà verso il prossimo».

Che valori ha trasmesso ai suoi figli?
«Gli stessi».

Compreso l’insegnamento cattolico?
«Se n’è occupata soprattutto mia moglie».

Un papà forse un po’ assente?
«Quando posso, vado a prendere i miei figli a scuola e sto con loro. Mi ripaga delle volte che manco, per lavoro, alle feste importanti come i loro compleanni».

Sua moglie la segue sempre?
«Una vera famiglia deve essere unita. Ovunque».

Com’è Mourinho in famiglia?
«Normale. È una famiglia fantastica la mia. Siamo molto felici. Mia moglie e i miei figli sono molto importanti nella mia vita».

Sua moglie non compare nelle foto dei giornali.
«Non ama la mondanità, le piace stare tranquilla. Ha rinunciato alla sua carriera per starmi vicino».

Quando torna a casa dopo le partite parla di calcio?
«Che vinca o perda, è impossibile che sia una persona diversa quando torno a casa».

Chi è il mister in casa Mourinho?
«Mia moglie. Lei è fondamentale nella mia vita. I miei figli Matilde jr e José jr dicono, scherzando, che a casa non ho autorità. Matilde è il miglior allenatore del mondo. Mia moglie e i miei figli hanno la priorità su tutto. Non ci sono ambizioni che reggano».

È attaccato alla sua terra?
«Setùbal è il posto dove ritrovo le mie radici».

E ogni estate vi torna per insegnare calcio ai bambini poveri.
«Ho ricevuto tanto dalla vita e voglio regalare qualcosa a chi è meno fortunato».

Chi l’ha deciso?
«Matilde e io. Ma prima lei. Sono bambini sfortunati che noi siamo felici di aiutare».

A chi chiede aiuto quando una partita si mette male?
«In campo bastano i giocatori».

Ma lei è “The Special One”.
«Non voglio peccare di superbia».

Lo fa ogni volta che dice di essere il miglior allenatore del mondo.
«Ma è la verità».

Com’è un allenatore cattolico nei ritiri e in campo?
«Serio. Nel lavoro e nella vita. A volte l’esclusione dalla formazione serve come insegnamento».

Quale insegnamento?
«Che la vita è una faccenda seria. E va affrontata seriamente».

Per la serie: “Dio perdona, Mourinho no”?
«Solo dopo il ravvedimento».

Il Suo secondo nome è Mario, proprio come qualcuno che dovrebbe ravvedersi (leggasi Balotelli)?
«Io non faccio nomi».

Ci pensano i giornali.
«I giornali non sono la Bibbia».

Dalla Bibbia al Corano, che cos’era successo con Muntari?
«Niente di speciale».

L’aveva sostituito perché digiunava durante il Ramadan e in campo non rendeva.
«Quando un giocatore non è in forma viene sostituito. Senza problemi».

Ha avuto problemi come allenatore cattolico in Inghilterra?
«Ci mancherebbe. Non ascolto le critiche sul mio lavoro, figurarsi sul mio credo religioso».

Ha chiesto aiuto alla fede nei momenti difficili?
«Non solo in quelli difficili. E non mi ha mai deluso.

Sono invece molto delusi i tifosi interisti per come si è comportato andando via.
«Ho fatto quello che si aspettavano da me: vincere».

Adesso c’è la panchina del Real Madrid.
«Sarò ancora il migliore».

A Madrid si aspettano che ripeta il “miracolo” di Milano.
«Se le cose cominciano bene finiscono bene».

Che cos’ha provato mentre alzava per la seconda volta la “Coppa con le orecchie”?
«La voglia di alzarla per la terza volta. Tre Champions con tre squadre diverse: l’unico»

Sono state uniche anche le reazioni dopo la finale.
«Si sapeva che era la mia ultima partita con l’Inter».

L’Italia non l’ha mai amata
«Non mi hanno perdonato di avere dato autorevolezza all’Inter, che in termini mediatici è dietro il Milan e per il tifo viene dopo la Juventus».
Il giorno più bello di quest’anno “special”?
«La promozione di mia figlia Matilde jr».
Claudio Pollastri - avvenire.it

Ulivieri, il mister che fa correre i preti

Per fare l’allenatore di calcio, specie in Italia, ci vogliono spalle larghe, carisma e passione da vendere. Quando poi, a quasi 70 anni, si decide di diventare «direttore tecnico» della Nir (Nazionale italiana religiosi) allora occorre anche un po’ di «vocazione». E quella a Renzo Ulivieri, il «Renzaccio», non è mai venuta meno.

Così quando quattro anni fa Padre Leonardo Biancalani e i religiosi calciofili sparsi per le parrocchie e i conventi d’Italia, gli hanno chiesto di diventare il ct della loro Nazionale, Ulivieri non ci ha pensato su tanto e ha accettato. Debutto della Nir nel 2006 su un campo molto particolare: il carcere di Rebibbia. «Non mi ricordo se si vinse o meno, forse perdemmo, perché noi siamo una squadra di cuore e spesso porgiamo anche l’altra gamba, ma ho bene in mente una scena che mi toccò. Quel giorno fra Enzo, uno dei miei giocatori, nel terzo raggio di Rebibbia ritrovò un suo compagno d’infanzia e si abbracciarono. Ci siamo commossi tutti. E allora pensai, forse anche a un pallone riescono dei piccoli miracoli...».

Faccia d’attore, buona per la commedia all’italiana di Monicelli, il «mister», come lo chiamano tutti, ha il cuore tenero, «ma sul campo – avverte – non voglio noie, si corre e si suda. Punto». Così una volta al mese scatta il ritiro «calcistico spirituale» per questa specialissima nazionale che da bertinottiano considera una «rifondazione religiosa attraverso il calcio».

«Ragazzi correre, far circolare la palla, siete preti e frati mica calciatori. E ricordatevelo sempre, Maradona non abita qui...». Eccolo che viene allo scoperto il «maledetto» toscanaccio malapartiano, il comunista, il «mangiapreti». «Potevano aver pensato giusto su quasi tutto, ma io mangiapreti mai stato. Come tanti della mia generazione venuta su nel dopoguerra, sono cresciuto frequentando sia la Casa del popolo che la parrocchia. Alla prima devo la mia formazione umana e ideologica; quella spirituale e soprattutto culturale, mi deriva dalla frequentazione di don Giuseppe. È grazie a quel gran prete che ho imparato a leggere e scrivere, ad amare il latino, ad appassionarmi ai libri di Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani. Lettera a una professoressa è il testo base che mi ha guidato in tutto il mio lungo percorso professionale».

Un cammino, quello del «mister» cominciato alla vigilia dei moti sessantottini nella squadra del suo paese, a San Miniato, e proseguito ininterrottamente per quarant’anni, attraversando tutta l’Italia, allenando da nord a sud, da Vicenza a Reggio Calabria, alla guida di 20 squadre diverse. Ultima panchina, quella della Reggina, stagione 2007-2008. Da poco ha riposto nell’armadio l’amuleto, il suo vecchio e consumato cappotto blu «quattro stagioni», con il quale si presentava regolarmente in campo. «Una volta a Ravenna l’ho indossato alla fine di giugno, testimone il cardinale Ersilio Tonini che sedeva accanto a me e mi guardava stupito... Guarda caso mi avevano squalificato anche quella domenica. Comunque nessuna superstizione, quel cappotto era solo un gioco». Anche questa avventura con la Nazionale religiosi è solo un gioco, ma forse anche un modo per stare più vicino a gente che parla con Dio tutti i giorni.

«Prima di ogni partita mister Ulivieri ci dice sempre: “Su ragazzi, una preghiera non fa mai male”. E così a centrocampo, mano nella mano, si recita insieme il Padre nostro», racconta padre Leonardo che – appesi gli scarpini al chiodo (infortunio alla spalla) – è diventato il presidente onorario della Nir. «La fede è una cosa seria e non si può mica confondere con una partita di pallone. Solo all’inizio della carriera mi capitò di chiedere a un prete se veniva a benedire la squadra con la motivazione: da settimane non c’è verso di fare gol. E il padre indignato mi rispose: “Renzo vergognati, tu pensi che il Signore debba scomodarsi per queste bischerate?”... Aveva ragione». Saggezza dell’uomo che i suoi colleghi hanno scelto come capo dell’Assoallenatori.

«Mi hanno liberato dalla tv, alla domenica il calcio ormai lo vedevo solo lì. Oggi invece grazie a questo incarico posso andare a seguire le partite allo stadio senza che nessuno possa dire: “È venuto a gufare per prendersi la panchina che salta”». Storie di cuoio vecchie e lontane, come le discussioni con Roberto Baggio ai tempi del Bologna, «finì che se ne andò, ma finché è rimasto parlavamo anche di buddhismo». Beghe di spogliatoio, come il litigio furibondo con Antonio Cassano, in un Samp-Reggina, ma poi la mano sempre tesa, pronta per il perdono. «Antonio quando ci siamo ritrovati mi disse: “Mister adesso che abbiamo fatto pace, facciamo un’altra bella cosa, quella multa che ci hanno data raddoppiamola e il ricavato lo doniamo alla famiglia di Adriano Lombardi (calciatore morto di Sla)... Sono i ragazzi come Cassano, quelli più difficili, che mi hanno stimolato di più a fare questo mestiere. In fondo penso che da quella panchina ho sempre cercato di portare dalla mia parte il “figliol prodigo”».

Nel mezzo del suo cammino però, ha incontrato anche tanti buoni samaritani, anime candide alla Damiano Tommasi. «Su tutti faccio due nomi: Lorenzo Minotti che è anche il padrino della mia bambina Valentina e Demetrio Albertini, vicepresidente della Federcalcio». Menti passate dall’università del calcio di Coverciano, dove Ulivieri presiede ai corsi che ogni anno diplomano i nuovi tecnici italiani. «Una scuola di alto livello in cui si cerca di insegnare che il “tecnico vero” è un punto di riferimento e un educatore che deve avere il carisma del capo senza però apparire tale. I calciatori devono riconoscerlo prima di tutto come una persona per bene».

Una figura in continua evoluzione quella dell’allenatore, ma per Ulivieri è fondamentalmente ancora quella che si leggeva nella dicitura del vecchio patentino: «maestro di vita». «Un ragazzo che gioca a calcio tra allenamenti e partite trascorre almeno 6-8 ore alla settimana con il suo allenatore, il quale corre il rischio di essere pure ascoltato. E se questo accade, vuol dire che ha fatto un lavoro superiore e sostitutivo spesso a quello della famiglia, perché il problema è che questi ragazzi in casa non parlano più. Il calcio dunque diventa uno strumento di comunicazione, aiuta a stare in gruppo, a non sentirsi emarginati e inoltre funziona da grande strumento terapeutico».

Da tempo infatti Ulivieri segue i ragazzi di un’altra squadra speciale quanto la Nir, la Matrix di Firenze, formazione composta da ragazzi e adulti con disabilità fisiche e psichiche. Il calcio non è una fede, ma è comunque un credo universale che ha i suoi comandamenti e in cima; Renzaccio, da ex «smoccolatore», mette il divieto di bestemmia in campo. «È un fenomeno di cattiva educazione, ma le squalifiche severe dell’ultimo anno sono servite a diminuire i casi di bestemmiatori su tutti i campi».

La riconquista di un senso civico può ripartire a anche dal rispetto delle regole di un gioco. «Ai giovani dico sempre che potremo vivere in un un mondo diverso e migliore di questo, solo se tutti ci si impegniamo a fare la nostra parte. La mia paura è che le nuove generazioni siano state abbandonate al loro destino e si stanno assopendo. Per risvegliarli occorre spiegargli che è molto più vantaggioso darsi agli altri, piuttosto che chiudersi nel proprio egoismo. Spegniamo la televisione, torniamo a parlare con i nostri figli e facciamogli capire che il bene più prezioso che esista è la felicità. E questa, deve spettare a tutti». Nessuna pretattica, sono i pensieri che arrivano dall’anima del mister che assicura: non ha nessuna intenzione di rubare il mestiere ai giocatori della Nir. «Su un pulpito sarei in fuorigioco. Io farò l’allenatore anche nell’aldilà. Mi sono informato e mi hanno assicurato che giocano a calcio pure lassù, dove ho tanti amici... A me basta un fischietto per gli allenamenti e una panchina da cui urlare per 90 minuti».
Massimiliano Castellani
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avvenire.it

Italia: il ct Prandelli richiama Mauri e Borriello

Rientrano quattro azzurri, i difensori Criscito e Zambrotta, il centrocampista Mauri e l'attaccante Borriello, nel gruppo dei 23 giocatori convocati oggi dal commissario tecnico Cesare Prandelli per il doppio impegno con Irlanda del Nord e Serbia che attende la sua Italia nelle qualificazione agli Europei del 2012. La nazionale italiana, che attualmente guida il Gruppo C a punteggio pieno grazie alle due vittorie ottenute a settembre contro Estonia (2-1) e Isole Far Oer (5-0), giocherà la prima partita contro l'Irlanda del Nord a Belfast venerdì 8 e la seconda a Genova contro la Serbia martedì 12. Gli azzurri si raduneranno domani entro le ore 12.30 a Coverciano, dove nel pomeriggio, alle 16.30, inizieranno la preparazione. Martedì e mercoledì due sedute di lavoro giornaliere, mentre giovedì, dopo l'allenamento del mattino, l'Italia partirà per Belfast. (APCOM)

Il Milan conquista la vetta

"Mamma, che gol!". Lo dice Ronaldinho, già pallone d'oro, guardando la conclusione di Andrea Pirlo da 38 metri infilarsi tra palo e traversa, nell'unico punto dove Mirante, prima e dopo strepitoso, non può arrivare. Per il centrocampista rossonero è il sesto gol al Parma in carriera, il primo che regala la vetta provvisoria della classifica ai rossoneri. Un ritrovato Gattuso e Ronaldinho dietro le due punte le scelte azzeccate da Allegri, contro un avversario volitivo ma 'spuntato': Crespo non è Bojinov e senza Giovinco la fantasia scarseggia. Promosso anche Ibra, mentre Robinho non incide né come suggeritore, né al tiro.

SETTE MESI DOPO — Il primo posto dei rossoneri - 11 punti contro i 10 di Inter e Lazio - coincide con il ritorno al successo in trasferta a sette mesi di distanza dall'ultima volta: il 3 aprile scorso, il Milan batteva il Cagliari 4-3, prima d'iniziare un lungo digiuno. Lo ha interrotto Andrea Pirlo, con un tiro dei suoi sceso improvvisamente alle spalle di Mirante.

NON SOLO IBRA — Il Milan di Parma è forse il migliore visto dall'inizio di campionato (non fa testo il 4-0 all'esordio con il Lecce): Nesta-Thiago Silva è la coppia centrale che dà maggiori garanzie, Gattuso vale Boateng con più cattiveria, mentre Pirlo è la scintilla per accendere Ibra. La vera novità, però, è Ronaldinho trequartista, non più confinato a sinistra, ma libero di verticalizzare o puntare la porta. Dopo la panchina in Champions League, un giocatore parzialmente ritrovato. Gli unici che non brillano sono Seedorf, troppo lento con la palla tra i piedi, e Robinho, morbido quando c'è da concludere. Il cambio con Pato, al rientro dopo l'infortunio, apre nuovi scenari sul tridente d'attacco.

MIRANTE E CRESPO — Il Parma, invece, non è molto diverso da quello visto a Firenze. C'è Crespo in avanti al posto di Bojinov, l'occasione che gli capita al 12' - a tu per tu con Abbiati - qualche anno fa non l'avrebbe sbagliata. Gli emiliani recriminano per un contatto Nesta-Paci in area nella ripresa, il rigore ci può stare. Ma se in quella fase del match il parziale è solo di 1-0, il merito è soltanto di Mirante, decisivo in almeno tre occasioni: al 29' su Ibra in uscita, e poi al 37', quando lo svedese calcia tre volte e per tre volte l'estremo difensore del Parma gli nega la gioia del gol. Poi s'infortuna Morrone, e Marino inserisce Valiani che carbura alla distanza. Suoi i cross del forcing parmense, anche se l'occasione più ghiotta capita a Ronaldinho, ma non la sfrutta.

ROBINHO NON VA — Se non altro, Ronaldinho si muove per 90' e cerca spesso la verticalizzazione. A deludere, ancora una volta è Robinho, a corto di condizione e di lucidità ogni volta che si presenta in area. L'errore al 13' della ripresa ricorda quello di mercoledì in Champions League, anche se meno clamoroso. Probabile l'inserimento di Pato già dal prossimo match.
Claudio Lenzi - gazzetta.it

Calcio Lega Pro: così in 1ª Divisione il 3 Ottobre 2010. Classifiche e risultati

Così in 1ª Divisione

GIRONE A
ALTO ADIGE-ALESSANDRIA 1-2
Marcatori: Camillucci (Al) al 17’, Damonte (Al) al 23’, Marchi (AA) al 36’ s.t.
GUBBIO-MONZA 4-0
Marcatori: Borghese al 10’ p.t.; Donnarumma al 13’, Caracciolo al 19’, Galano al 20’ s.t.
LUMEZZANE-REGGIANA 2-2 Marcatori: Temelin (R) al 10’ p.t.; Galabinov (L) al 10’, Chinellato (R) al 31’, Ferrari (L) al 44’ s.t.
PAGANESE-RAVENNA 0-0
PAVIA-BASSANO 1-1
Marcatori: Del Sante (P) al 4’, Beccia (B) al 19’ p.t.
PERGOCREMA-SPAL 1-1
Marcatori: Fofana (S) al 3’, Scotto (P) al 44’ s.t.
SALERNITANA-SPEZIA 1-0
Marcatore: Merino al 39’ p.t.
SORRENTO-COMO 3-0
Marcatori: Togni al 28’ p.t.; Pignalosa all’8’ e al 19’ s.t.
VERONA-CREMONESE Lunedì, ore 20.45

CLASSIFICA
La situazione dopo 7 giornate: Alessandria e Spal p. 14; Salernitana 13; Sorrento 12; Cremonese*, Gubbio, Reggiana e Paganese 10; Lumezzane 9; Alto Adige, Pergocrema, Bassano e Pavia 8; Ravenna 7; Spezia, Como e Monza 6; Verona* 5. (*una gara in meno).

PROSSIMO TURNO
Le partite di domenica 10 (ore 15): Alessandria-Sorrento; Bassano-Lumezzane; Como-Gubbio; Cremonese-Alto Adige; Monza-Pavia; Ravenna-Verona; Reggiana-Paganese; Spal-Salernitana; Spezia-Pergocrema.

GIRONE B
BARLETTA-COSENZA 2-0
Marcatori: Bellomo al 36’ p.t. e al 17’ s.t.
BENEVENTO-TERNANA 3-1
Marcatori: D’Anna (B) al 1’ p.t.; D’Anna (B) al 5’, Vacca (B) al 12’, Noviello (T) al 14’ s.t.
CAVESE-SIRACUSA 3-1
Marcatori: Turienzo (C) all’8’, Mancino (S) all’11’, Di Napoli (C) al 42’ p.t.; C. Ciano (C) all’11’ s.t.
FOGGIA-VIAREGGIO 2-2
Marcatori: Taormina (V) al 16’, Kolawole (F) al 22’, Laribi (F) al 35’, Longobardi (V) su rigore al 38’ p.t.
FOLIGNO-GELA 1-4
Marcatori: Severini (F) al 1’, Stamilla (G) al 4’, Franciel (G) al 26’ e al 34’ p.t.; Docente (G) al 47’ s.t.
LANCIANO-JUVE STABIA 1-0
Marcatore: Turchi al 13’ p.t.
LUCCHESE-ATL. ROMA 0-2
Marcatori: Esposito al 27’, Ciofani al 36’ s.t.
NOCERINA-ANDRIA 1-0
Marcatore: Castaldo al 30’ s.t.
PISA-TARANTO 2-1
Marcatori: Carparelli (P) al 33’ p.t.; Carparelli (P) al 26’, Innocenti (T) al 31’ s.t.

CLASSIFICA
La situazione dopo 7 giornate: Atletico Roma* p. 18; Lanciano*, Benevento e Taranto 13; Nocerina e Gela 12; Foggia 11; Lucchese e Cosenza 10; Foligno, Viareggio, Andria e Ternana 8; Juve Stabia e Pisa 7; Cavese 6; Barletta 4; Siracusa 3. (*una gara in meno).javascript:void(0)

PROSSIMO TURNO
Le partite di domenica 10 (ore 15): Andria-Lanciano; Atletico Roma-Nocerina (sabato); Cosenza-Benevento (lunedì, 20.45); Gela-Foggia; Juve Stabia-Viareggio; Pisa-Cavese; Siracusa-Barletta; Taranto-Lucchese; Ternana-Foligno.

gazzetta.it

Questi i risultati della serie A.

Roma - Calcio: giallorossi sconfitti a Napoli per 2 a 0, Lazio supera il Brescia per 1 a 0. Questi i risultati della serie A. Pareggio tra Bologna-Sampdoria (1-1) e Chievo-Cagliari (0-0). Fiorentina-Palermo finisce 1-2, mentre Genoa batte Bari per 2-1. Lecce-Catania, giocata alle 12,30, e' finita 1-0.
Inter-Juventus e' in programma alle 20,45. Negli anticipi di ieri, Udinese-Cesena 1-0 e Parma-Milan 0-1 . (agi)

MONDIALI DI PALLAVOLO in Italia



di Adriana Pollice - ilmanifesto.it
Intervista ad Andrea Gardini, sulla panchina azzurra
Un mix italiano
Cerimonia d'apertura domani al Piccolo Teatro Strehler di Milano, sabato in campo per i primi incontri del mondiale di volley italiano, che torna a disputarsi da noi dopo 32 anni e qualche polemica nel passato per non aver ottenuto la manifestazione nel momento d'oro della pallavolo azzurra. La vittoria mondiale manca dal '98, dopo tre successi di fila. Il ct Andrea Anastasi punta, come obiettivo minimo, ad arrivare alla fase finale a Roma. Primi incontri all'ombra della Madonnina con, nell'ordine, Giappone, Iran ed Egitto. Dieci le sedi dei gironi per la qualificazione alle finali, che includono Torino, Verona, Trieste, Modena, Firenze, Ancona, Catania e Reggio Calabria. Nell'ultimo raduno azzurro di Mantova, quindici i convocati: Andrea Bari, Emanuele Birarelli, Simone Buti, Matej Cernic, Alessandro Fei, Michal Lasko, Davide Marra, Gabriele Maruotti, Luigi Mastrangelo, Simone Parodi, Andrea Sala, Cristian Savani, Dragan Travica, Valerio Vermiglio, Ivan Zaytsev. Sulla panchina italiana, come secondo, siede uno dei sei giocatori della 'generazione di fenomeni', capaci di vincere tutto (incluse otto World League) tranne le Olimpiadi, Andrea Gardini.

Che effetto farà non stare in campo?
L'età c'è e me ne sono fatto una ragione, così sarà bellissimo rivivere certe emozioni dalla panchina e per di più in Italia, dove non abbiamo mai giocato una competizione mondiale. Il godimento sarà lo stesso e anche la tensione, ma dopo tanto lavoro non vediamo l'ora di scendere in campo.

Tra le nazionali da temere non c'è più l'Olanda, che si mise tra voi e l'oro olimpico, ma c'è sempre il Brasile, una corazzata che sforna talenti a getto continuo.
I brasiliani sono probabilmente quelli che partono con i favori del pronostico, esplosivi e con una velocità di gioco incredibile, ma fa paura anche la Russia che ha dei giocatori enormi, giganteschi, una forza fisica imponente. E poi ci sono una folla di nazionali di livello altissimo come Cuba, gli Stati Uniti, la Bulgaria, la Francia, la Serbia, la Polonia. Tecnica, organizzazione di gioco, ma prima di arrivare a loro non bisogna distrarsi nel week end di esordio perché oggi come oggi nessuno fa sconti a nessuno.

Gli Stati Uniti hanno vinto a sorpresa le Olimpiadi di Pechino, dopo un periodo di appannamento a livello mondiale, grazie a un'organizzazione in campo perfetta.
È la loro filosofia di gioco. Si organizzano la preparazione in base ai cicli olimpici, dove riescono a portare a casa sempre risultati importanti. È nel loro stile essere pragmatici, hanno una dedizione assoluta, scendono in campo disposti a tutto, lo vedi che li devi proprio calpestare per farli morire! Così eravamo anche noi, è quel carattere che dobbiamo ritrovare.

Come sarà l'Italia di questi mondiali?
Abbiamo lavorato per mettere in campo un mix di esperienza e giovani leve. L'entusiasmo e la voglia di strafare accanto all'esperienza di chi può dare ordine e tranquillità, perché le insidie saranno ovunque. Rispetto alla World League, giocata quest'estate, siamo cresciuti molto, adesso il nostro gioco è molto più veloce, siamo più gruppo, anche la nostra mentalità in campo è migliorata. L'obiettivo è fare bene ai Mondiali, il contratto di allenatore e vice scade a ottobre, ma alle porte ci sono le Olimpiadi di Londra 2012, con le qualificazioni da giocarsi in casa. Ho fiducia, la federazione con Club Italia e Blue College, le squadre con i vivai stanno dando nuovo impulso al movimento, ci stiamo lasciando la crisi di talenti alle spalle, nuovi giocatori si affacciano e premono per arrivare.

Com'è cambiato il volley con l'introduzione del rally point system? Tu eri un centrale, anche se molto offensivo, un ruolo un po' penalizzato adesso.
Il pubblico di non addetti ai lavori spesso non capiva perché la palla andava a terra e il punteggio non si muoveva. Ora mi piace moltissimo, è più veloce, più dinamico, una distrazione e la partita scappa via. Così bisogna curare l'aspetto psicologico, perché bisogna restare mentalmente a mille per tutta la partita. Basta una ricezione sbagliata, un attacco tirato fuori e il set se ne va. Si deve scendere in campo con concentrazione e continuità per sperare di portare a casa i tre punti.

In primavera si è discusso se introdurre in nazionale uno dei fuoriclasse cubani che giocano in Italia, dopo i due anni di stop che devono osservare. Ma forse il modello a cui rifarsi è quello della Germania degli ultimi Mondiali di calcio, con le nuove leva di tedeschi di ogni origine in campo.
È già così per la nazionale azzurra perché la nostra società è già così e lo sport non può chiudersi ai cambiamenti sociali in nome di una italianità astratta che non esiste. Sulla nostra panchina ci sono Zaytsev, figlio di grandissimo palleggiatore russo che ha vinto tutto, nato a Perugia e vissuto a Roma e il suo accento lo dimostra in pieno. E poi Travica, portato in Italia dall'ex Jugoslavia che era in fasce, Lasko ha nelle vene sangue polacco, e tutti insieme cantiamo l'inno italiano.

Una scazzottata nella città della pace



di Luca Cardinalini
LA BARBA AL PALO
ilmanifesto.it
Il Rimini, fresco retrocesso dalla serie B, ha esordito nella coppa Italia dilettanti, nel derby contro il Real Rimini, che non sarebbe altro che il nuovo nome del Riccione. Nessun Osservatorio ha lanciato l'allarme di probabili incidenti. Eppure le cronache locali hanno raccontato di una tensione che si tagliava a fette anche prima della partita, con frasi del tipo: «Te sei di Riccione tornatene a casa tua» - che è qualche centinaio di metri più in là -, e appelli al buon senso lanciati dai due presidenti, dal questore. Le due tifoserie, entrambe convinte di rappresentare l'eredità nobile della squadra, si sono entrambe sistemate nella curva storica degli ultras locali, lasciando desolatamente liberi gli altri settori dello stadio e intanto aumentando di molto la probabilità di tafferugli, puntualmente verificatisi. Comunque: ha vinto il Real Rimini per 1-0, gol di Matteo Lunati, lo stesso che a fine gara ha colpito un avversario con una testata al torace stile Materazzi e fatto un gesto triviale nei confronti del pubblico.
Il Pisa ha battezzato il suo ritorno in C1 con 10mila euro di multa per aver esposto uno striscione offensivo nei confronti del ministro degli Interni, Maroni. La cifra scende leggermente a 7mila per la Paganese, sempre per striscioni irriverenti e cori inneggianti alla discriminazione territoriale, e 6.500 euro per il Verona, anche qui per cori inneggianti alla discriminazione territoriale.
Stessa cosa per il derby di Assisi, tra Real Virtus e Subasio. A fine gara c'è una scazzottata collettiva - nella città della pace per antonomasia - tra i tesserati delle due squadre che si erano tolti la maglietta così che l'arbitro non ce la fa nemmeno a riconoscerli, e poi ci sarebbe da squalificarli tutti. Si decide allora per una multa ad entrambe le società. Ma, particolare curioso, la Real Virtus viene multata per 90 euro, la Subasio per 70.
Alessandro Del Pesce e Amalia Esposito, due arbitri della sezione napoletana, erano stati invitati ad arbitrare in un torneo all'interno della base Nato di Bagnoli. Organizzato alla grande, con tanto di giudice sportivo che, su carta intestata della lega nazionale dilettanti, comminava squalifiche e sanzioni. Peccato che i due arbitri non avessero mai presentato una domanda di permesso. Si sono difesi che il torneo era tutta una finta, poi hanno provato a buttarla sul capzioso, dicendo che in fin dei conti la sede del torneo era extraterritoriale. Squalificati.
La Biellese, dopo averlo ricevuto in prestito dal Borgosesia, ha comunicato sul sito ufficiale della società di aver ceduto il centrocampista Tommaso Talpo all'Unione Val di Cervo (Piemonte), per 500 euro. Peccato che Talpo era appunto in prestito e che sono vietati trasferimenti dietro corrispettivo in denaro. Multa.

Sciopero sospeso Domenica si gioca



di Nicola Sellitti
ROMA
Sciopero sospeso Domenica si gioca
Accordo tra Lega e Sindacato calciatori
Come non detto. Niente scarpini al chiodo, sabato e domenica si disputa regolarmente il quinto turno di serie A. Lo sciopero sbandierato dall'Associazione italiana calciatori poco più di dieci giorni fa per il rinnovo del contratto collettivo scaduto lo scorso giugno è stato revocato. Almeno sino al 30 novembre. L'annuncio del presidente dell'Aic Sergio Campana segue il nuovo - quarto in pochi giorni, ritmo serrato imposto dalla Corte d'Alta Giustizia - incontro tra la Lega calcio e il sindacato di categoria. L'accordo parziale raggiunto tra le parti e benedetto dalla mediazione del presidente della Federcalcio Abete segna un punto a favore dell'Aic, evita una serrata bis dopo quella del marzo 1996 ma non mette del tutto il silenziatore a una vicenda che ha avvelenato i primi passi della stagione. Intesa su sei degli otto punti della piattaforma contrattuale posta all'attenzione del sindacato dei calciatori. Possibilità per l'atleta di scegliersi il medico - alternativo a quello sociale - ma di «comprovata capacità professionale», libertà di svolgere altra attività nel tempo libero. E poi contratti con retribuzione fissa e variabile, aumento dei minimi e dei massimali per morte, multe e codice di autodisciplina e nuovo collegio arbitrale, contratti depositati non più in Lega bensì in Figc.
Nessun accordo sui punti più spinosi, cioè la richiesta della Lega di far allenare a parte i calciatori fuori rosa e i trasferimenti a parità di condizioni (un calciatore non può rifiutare un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. Se rifiuta, contratto automaticamente rescisso con multa da pagare da parte del calciatore, il 50% dello stipendio) che ha messo l'Aic sul piede di guerra. L'ultimo gong per gli sfidanti sarà il 30 novembre. «Guardando alla qualità del lavoro fatto in pochi giorni e al lasso di tempo che ci troviamo davanti, credo che l'accordo sia scontato», si sbilancia il numero uno della Lega, maurizio Beretta. Anche perché l'arbitro sarà Abete: «Ha detto che si farà garante affinché non ci siano forzature da parte delle società su questi due punti». E la diplomazia federale pare essere condizione indispensabile per arrivare a un accordo secondo il segretario Aic Campana: «Sennò sarà sciopero automatico».
La vera vittoria del sindacato è la cancellazione del turno infrasettimanale del 6 gennaio. La diciottesima giornata che avrebbe costretto gli atleti a ridurre il periodo di ferie, sarà anticipata al 22 dicembre. Il riconoscimento della Lega a un'istanza decennale portata avanti dai calciatori. Per loro niente panettone sullo stomaco e la possibilità per gli stranieri, specie quelli extracomunitari, di raggiungere le rispettive famiglie in giro per il mondo.
La tregua, dopo gli abboccamenti di venerdì e soprattutto mercoledì, appariva scontata. Un gesto di distensione dei calciatori di A verso i vertici di Figc e Lega confermato dalla fiducia antecedente all'inizio della riunione del presidente del massimo organo calcistico italiano Maurizio Beretta, pronto a concedere l'accordo anche sulla sospensione dell'attività calcistica nei primi giorni di gennaio. Sui temi caldi le posizioni restano invariate. Ora spetta all'inverno raffreddare una trattativa surriscaldata da forti tensioni e grida da baritoni. La rivolta dei milionari, dei nababbi, apostrofava la Lega. «Non vogliamo essere trattati come oggetti», recitava il comunicato divulgato urbi et orbi dal rappresentante degli atleti Massimo Oddo. Forte dell'appoggio di nomi pesanti come Javier Zanetti, Seedorf, Gattuso. Poi i calciatori e l'acquario tropicale del presidente Beretta sino all'appello privo di metafore del presidente del Cagliari Cellino: «Siamo degli imbecilli se non troviamo l'accordo». Alla fine l'accordo è stato trovato, come da copione. Come tutte le altre volte che i calciatori hanno minacciato lo sciopero e poi se lo sono rimangiato.
ilmanifesto.it

Calciomercato Juventus: Del Piero verso l’America

TORINO, 14 settembre 2010 – Questa sarà probabilmente l’ultima stagione di Alex Del Piero con la maglia della Juventus. Dopo 17 anni di gloriosa militanza, il capitano bianconero è pronto a chiudere la carriera oltreoceano, nel campionato americano, come David Beckham, Thierry Henry e Rafa Marquez. Una scelta, come dice Tuttosport, condivisa pure dai suoi fans che lo vedrebbero allontanarsi in maniera indolore: “un po’ di stelle e strisce prima di rientrare alla base, nella società a strisce bianche e nere, con una carica dirigenziale”. Il passaggio dal campo alla scrivania, sulle orme di grandi campioni juventini come Giampiero Boniperti e Roberto Bettega, sembra già scritto come quello di Nedved. Ma prima Alex vuole vivere il suo meritato “american dream”.

Itmsport

Anche il mondo del pallone si adegua alla MODA: nel calcio è SOCIAL NETWORK MANIA!

Tanti i campioni protagonisti anche sul web.
di Domenico Latella - goal.com
14/set/2010 12.05.00

Il successo planetario dei social network non ha risparmiato di certo il mondo del calcio. Da passatempo per adolescenti infatti, ben presto si sono infatti trasformati in veri e propri nuovi media, e da qualche tempo anche i calciatori hanno iniziato ad utilizzare i vari Facebook e Twitter con regolarità, come del resto fanno già da anni gli sportivi di altre discipline. I giocatori di basket NBA, ad esempio, hanno account personali che usano per comunicare con gli altri giocatori, così come i piloti di Formula Uno e della MotoGP.

MADE IN ITALY - Il calciatore italiano più attivo sui social network è senza dubbio Giorgio Chiellini. Il suo account su Twitter, verificato, con tanto di bollino in bella vista, viene gestito direttamente dal difensore juventino, che lo usa principalmente per commentare le partite. Lo ha fatto anche durante gli ultimi mondiali di calcio in Sudafrica, sebbene la spedizione per noi italiani sia stata poco felice. Ma di recente, anche un altro calciatore bianconero è stato protagonista sui social network: Claudio Marchisio infatti, dalla pagina del suo account Facebook, ha manifestato un certo pessimismo sulla propria situazione contrattuale. Poche parole sufficienti per allarmare i tifosi bianconeri preoccupati di perdere un'altra pedina importante, ma anche per creare più di un imbarazzo in casa Juve e rendere necessario un immediato intervento del club sulla vicenda attraverso il proprio sito internet.

TUTTO IL MONDO E' PAESE - Tra i big, anche Zlatan Ibrahimovic usa Twitter per comunicare con i fan, ma i messaggi inviati sono veramente pochissimi e lo spazio risulta poco frequentato e poco vivace. Il canale di Cristiano Ronaldo invece, risulta molto attivo e frequentato da centinaia di migliaia di fan, con reply sempre precisi e puntuali. Promosso anche l’account di Kakà, ricco di notizie, aggiornato in tempo reale e popolatissimo dai fan del campione brasiliano. In Inghilterra invece, c’è Darren Bent del Sunderland super attivo su Twitter. Racconta ogni momento della sua giornata, di come trascorre il suo tempo smanettando coi videogame o di quanto si annoia negli spostamenti tra casa e il campo di allenamento. L’ex baby fenomeno del calcio mondiale, lo statunitense Freddy Adu invece, è senz’altro il più smaliziato nell’uso di Twitter. Alterna con abilità aggiornamenti sulle sue condizioni fisiche, sulle partite che lo attendono e sulla vita di ragazzo. Ha più di 50.000 persone che seguono le sue parole e la Nike, che lo sponsorizza da quando era ancora un bambino, ringrazia per la pubblicità gratuita. Anche tra gli allenatori la moda dei social network ha preso il via. Il brasiliano Vanderlei Luxemburgo li usa senza problemi, raccontando le sue giornate alla guida dell’Atlético Mineiro.

CHIAMATELA VETRINA - Insomma, oramai sono numerosissimi i calciatori che utilizzano i social network, anche se tanti big hanno account gestiti da società di comunicazione, che li usano come vetrina pubblicitaria o poco più, perdendo la spontaneità che dovrebbe essere alla base di questo strumento. I social network, con ogni probabilità, sono solo una moda passeggera, ma se utilizzati in modo intelligente, permetterebbero ai calciatori di relazionarsi in modo più diretto e leale ai propri fan. Senza gli ormai inflazionati baci alla maglia o messaggi filtrati da addetti stampa, potrebbero essere una fonte di notizie non filtrate da non trascurare, senza dimenticare che per i tifosi, la possibilità di dialogare con il proprio calciatore preferito non ha prezzo!

Dopo una domenica in cui le “piccole” squadre di provincia hanno avuto ragione delle grandi della serie A, qualche considerazione su un modo più sano di vivere il calcio



Ogni tanto un Davide di turno, che ha fiondato la pietruzza giusta, si esalta un po’ guardando il malcapitato Golia e si gode la sua domenica di gloria. Ci riferiamo ai Davide Chievo, ai Davide Cesena e, permettetemi un amarcord, al Davide Cagliari. Del resto queste tre eterne e splendide provinciali hanno fiondato qualche bella pietruzza in altre epoche. Chi può scordare lo scudetto nel ‘69-‘70 di Domenghini, Albertosi e soprattutto Gigi Riva del Davide Cagliari? O il "miracolo Cesena", che nella stagione '75-'76 conquistò l'attenzione nazionale raggiungendo il sesto posto in classifica che valse la zona Europa? E la “favola” Chievo, frazioncina di appena 4500 abitanti alle porte di Verona, che iniziò a giocare in un campo parrocchiale e finì, nel 2002, per arrivare in serie A e addirittura in Europa con l’accoppiata Campedelli-Del Neri? Che soddisfazione domenica a rivedere in azione la mitica fionda di Davide. Chiedo immense scuse ai milioni di tifosi di Golia Milan e Golia Roma, ma ogni tanto è bello scendere dal calcio marziano e tornare sulla terra in un più umano terreno di gioco fatto anche di questi risultati.


Ma quello che salta agli occhi e che forse passerà liscio anche stavolta sono le cifre. Il Chievo spende per gli stipendi dei giocatori 13,2 milioni di euro: il più pagato è il cannoniere storico Pellissier con 500 mila euro l'anno, cifra considerevole di fronte alla generazione 1000 euro, ma nulla a che vedere con i 9 milioni di euro del talentuoso Ibrahimovic. Al Cesena sono ai “saldi”: gli stipendi sono i più bassi della serie A con ingaggi per 8,3 milioni, e il più pagato è il cileno Jimenez con 350 mila euro. Leggermente più alti gli stipendi che sborsa il tanto chiacchierato mister Cellino a Cagliari con quasi 15 milioni di euro. Ma le distanze sono abissali: il Milan spende 130 milioni l'anno, l'Inter 121, la Juventus 100. E nonostante questo i calciatori, pur rivendicando anche tante altre cose giuste, non ci stanno al rinnovo contrattuale, soprattutto per la cosiddetta parte variabile, e hanno indetto uno sciopero.


A Cesena il morigerato presidente Igor Campedelli, omonimo, guarda caso, del più noto Luca Campedelli presidente del Chievo Verona, ha adottato questo sistema da tempo. Il cesenate concede ai suoi campioni uno stipendio fisso relativamente basso e, in caso di raggiungimento dell'obiettivo minimo della squadra, premi che daranno ampia soddisfazione. Come tutte le aziende che si rispettino è un naturale rischio d'impresa, che però, visti gli stipendi multimilionari, non tutti i calciatori vogliono accettare.


Forse la fionda di Davide reggerà poco e dovrà arrendersi alle truppe milionarie dei vari Golia, ma per il momento lasciatemi godere un minuto di calcio preistorico: fatto di code ai cancelli, di semini di zucca a gogò, di un sano panino al prosciutto, e soprattutto di gol spettacolari, di attaccamento alla maglia e di autografi davanti alla pizzeria di via Paoli dove c’erano Domenghini, Gori e Nenè e dove non c’era mai lo schivo Gigi Riva. Tranquilli, erano immagini di Rai Storia del Cagliari dello scudetto. Torniamo immediatamente all’alta definizione, con colori più vivi, profondità più realistica e un suono più avvolgente, dove sei nel vivo dell’azione e dove Robinho, Eto’o, Ibra, Amauri e compagnia torneranno e annienteranno nuovamente Davide.

cittanuova.it

Cassano e Pirlo salvano un’Italia da incubo

La qualità e il talento servono. Servono eccome. Senza il talento balistico di Pirlo e la qualità di Antonio Cassano, sarebbe stato improbabile risalire ieri sera a Tallinn la china dello 0 a 1 rimediato nel primo tempo dall’inguardabile difesa azzurra contro l’Estonia. Due sigilli, maturati nel brevissimo volgere di 4 minuti, entrambi scaturiti dalle traiettorie velenose di calcio d’angolo spedite nel mucchio dal piedino fatato del milanista, hanno consentito a Prandelli di mettere fine all’umiliante striscia di sette partite senza successi nel 2010 e di riannodare il filo azzurro col successo del novembre 2009, in amichevole a Cesena contro la Svezia nel giorno del debutto nel girone di qualificazione. Ma, risultato a parte, non c’è da esser molto fieri della prova complessiva dell’Italia, partita anche bene, con geometrie avvolgenti, qualche volta rifinite in modo sapiente, ma senza trovare l’artiglio di un suo attaccante. C’è bisogno di un pizzico di determinazione in più per piazzare il colpo del ko. Da una punizione sistemata a distanza siderale, 35 metri e oltre, la Nazionale è riuscita a prendere gol in modo sorprendente. Sirigu, alla seconda presenza azzurra, si è lasciato tradire dalla traiettoria velenosa del pallone e tutte le sue guardie del corpo schierate in area hanno schiacciato un pisolo sulla ribattuta difettosa. Ecco il primo problema da affrontare per il ct: quell’intervento e le successive performance del portiere palermitano fanno capire chiaramente che non è il caso di insistere. Inquietante il suo intervento a vuoto sui titoli di coda.
Preso l’ennesimo gol, ecco il secondo rilievo da passare a Prandelli, l’Italia ha cominciato a balbettare calcio, incapace di reagire in modo lucido e soprattutto di tessere la tela. Un paio di superstiti di Sudafrica 2010, Pirlo e De Rossi, hanno retto il confronto con gli scatenati estoni, a loro agio in un clima di precoce inverno. Il resto è stato merito esclusivo di Fantantonio chiamato ad assumersi grandi responsabilità e in grado di rispondere all’appello con un paio di giocate da funambolo, su calcio d’angolo in entrambe le occasioni. Delizioso quel tacco per favorire la stoccata di Bonucci, venuto in avanti a cercare il riscatto dopo qualche errore di troppo per richiudere i portoni davanti a quel portiere saponetta.
di Franco Ordine - ilgiornale.it 4 settembre 2010

Italia, faticosa vittoria alla “prima” di Prandelli

Si vince, e per il momento bisogna accontentarsi di questo. L’Italia di Prandelli supera 2-1 l’Estonia a Tallinn nell’esordio delle qualificazioni ad Euro 2012 ma i brividi durano un’ora: giusto il tempo di andare sotto 0-1 e recuperare nella ripresa, tra 15’ e 18’, con due gol di Cassano e Bonucci su calcio d’angolo. Per lo spettacolo, ripassare più avanti, forse. La parola d’ordine del nuovo corso prandelliano è “qualità”. Alla Le Coq Arena ci sono tutti i piedi buoni disponibili, cioè pochi, visto che Balotelli è infortunato. Pirlo liaveva chiamatiaraccoltaeil ct cuce intorno al suo registauna mediana con De Rossi e Montolivo. Ai tre il compito di innescare Pepe sulla destra e Cassano, sempre pronto a svariare alle spalle del mobile Pazzini. I gemelli del gol doriani si trovano con discreta facilità ma l’unico frutto è un diagonale poco preciso del centravanti, respinto da Pareiko. La prima vera emozione arriva alla mezzora, e non è una buona notizia per l’Italia. Punizione dai 25 metri di Vassilijev, la palla rimbalza nei pressi della linea di porta, Sirigu ribatte goffamente, Zenjov è più lesto di Cassani e firma l’1-0. L’incubo sudafricano prende di nuovo forma: ancora uno sconosciuto a far tremare gli azzurri (al Mondiale fu lo slovacco Vittek, in Estonia il 21enne “bomber” degli ucraini del Karpaty Lviv), ancora una disattenzione del portiere (Marchetti come il guardiano del Palermo, entrambi semi-debuttanti), ancora una mezza umiliazione.
RISCOSSA. La reazione questa volta c’è e passa ancora per i piedi di Pazzini (altro diagonale parato dal numero uno baltico) e Cassano (destro dal limite, fuori di poco). L’impressione, però, è che agli uomini di Prandelli ancora manchino, più che organizzazione, personalità e sicurezza. Tutto logico, senonfosse che gli avversari sono 94esimi nel ranking Fifa. Se lo scialbo 0-1 al debutto agostano nell’amichevole di Londra contro la Costa d’Avorio era stato accolto con beneficio d’inventario, dalla prima ufficiale nelle qualificazioni europee è lecito aspettarsi di più. I numeri, tra l’altro, fanno paura: nelle ultime 8 occasioni in cui la Nazionale è passata in svantaggio, 7 volte è finita con una sconfitta. E poi c’è la maledizione-vittoria: l’ultima risale al novembre 2009, 1-0 alla Svezia. Da allora, 4 pareggi e 3 ko. L’inizio della ripresa non regala altra musica. Al 3’ Puri ha spazio e lascia partire dalla lunetta un gran mancino: a Sirigu battuto, il pallone scheggia la traversa. Prandelli chiede ai suoi di allargare il gioco, dare ossigeno alla manovra. Il guaio è che Molinaro sul fondo ci va ma non riesce a mettere in mezzo un solo cross decente, mentre Cassani rinuncia a priori a spingere, rintanandosi nella propria metà campo. E davanti a lui, Pepe non fa molto di più né di meglio. Con queste carenze, anche i cervelli Pirlo e Montolivo vanno in confusione. Al 14’ Prandelli cambia: dentro Quagliarella, fuori proprio Pepe. Pochi secondi dopo arriva il pari in uno dei pochi modi possibili, su calcio piazzato: corner dalla destra di Pirlo, difesa estone in vacanza e Cassano, fin qui troppo alterno, inzucca di potenza.
CESARE FESTEGGIA. Con due punte pure (quasi tre) e soprattutto un buon carico di fiducia ritrovata, l’Italia spinge alla ricerca del 2-1. Detto fatto: altro calcio d’angolo, stavolta da sinistra, battuta bassa prolungata di tacco da Fantantonio e Bonucci insacca da due passi. È il 18’ e perlomeno la notte baltica emette un verdetto: sulle palle inattive l’Italia funziona. Non altrettanto si può dire del servizio sicurezza dello stadio, che lascia spazio ad un imprevisto siparietto: un simpatico invasore di campo, con tanto di mantella e bandierine estoni, ha tempo di farsi 40 metri di corsa e cercare di segnare a Sirigu prima di venire placcato da due energumeni in divisa. Finisce così, dopo un paio di spaventi nell’area italiana, ed è la prima vittoria del ciclo Prandelli: «I ragazzi nell’intervallo erano sfiduciati, siamo stati bravi a reagire». Intanto la Serbia, nostra principale avversaria nel girone C, ha svolto il suo compitino asfaltando 3-0 a domicilio Far Oer. Martedì toccherà agli azzurri fare i conti con il “ma - terasso” del gruppo. (libero)

Gb: il rugby lo esilia, "ribelle" Danny Cipriani si dà al calcio

Roma, 3 set. (Apcom) - Momentaneamente esiliato dal rugby inglese, Danny Cipriani si dà al calcio. L'ex mediano di apertura dei London Wasps (7 cap con la nazionale) si sta allenando con i Colorado Rapids, compagine della Major League Soccer americana. Il ventiduenne ribelle fenomeno del rugby inglese dovrebbe unirsi ad ottobre ai Melbourne Rebels, la nuova franchigia del Super 15, il campionato delle franchigie australiane, neozelandesi e sudafricane, ma già questa estate era stato avvistato in campo con il Tottenham ed il Queens Park Rangers in match amichevoli delle squadre riserve. Lo voci circa un suo passaggio al calcio sono ovviamente aumentate, ma, molto probabilmente, Cipriani sta solo cercando di mantenere un alto livello di allenamento in vista dell'avventura in Australia. Almeno così ha spiegato il coach di Colorado, Gary Smith. "E' amico di alcuni membri dello staff", ha spiegato l'allenatore. "Noi avevamo programmato queste sessioni di allenamento in altura in vista della fase finale della stagione e lui si è unito al gruppo, partecipa in maniera attiva e competitiva". Cipriani, precocissimo talento del rugby, ma al tempo stesso ribelle e troppo spesso fuori dalle righe, è fuori dai programmi del ct inglese Martin Johnson ormai da due anni.

L'Italia in gol ma non si vede, la Rai manda la pubblicità

Il pareggio di Cassano in Estonia oscurato dalla tv

Calcio/L'Italia in gol ma non si vede, la Rai manda la pubblicità

Roma, 4 set. (Apcom) - La Rai ieri sera ha oscurato la diretta del gol del pareggio dell'Italia a Tallin contro l'Estonia per mandare in onda uno dei consueti minibreak pubblitari da pochi secondi inseriti all'interno delle partite. Al 60' del match valido per le qualificazioni ad Euro 2012 (poi conclusosi con la vittoria degli azzurri per 2-1), prima di un calcio d'angolo, contemporaneamente alla sostituzione di Quagliarella per Pepe, il telecronista di Rai1 ha chiamato la pubblicità: al ritorno con le immagini da Tallin, l'Italia aveva appena segnato con Cassano. Per fortuna ci sono i replay.

Ridateci i padri che portano i figli allo stadio

DI MASSIMILIANO CASTELLANI
Il calcio spezzatino ultramediatico ricattato dagli ultrà ha reso gli stadi tristi non più accessibili ai “tifosi veri” e alle loro famiglie

È una Babele insidiosa e maligna questo bene­detto pallone. E noi che come Lucio Dalla, sia­mo cresciuti «guardando le partite alla radio», - mentre ascoltavamo la voce amica di Tutto il calcio minuto per minuto ci sentiamo i veri condannati al Daspo. L’esta­te sta finendo e un’era se ne va. Quella che comincia per il calcio italiano dicono sia l’«era della tessera» che ri­metterà le cose a posto, ri­pulirà le Curve, riporterà la sicurezza e la pace negli sta­di. Sarà vero? È pur vero che dopo un decennio nero, di guerriglie urbane, macchine incendiate, accoltellati, a­genti feriti e ispettori di Poli­zia caduti assurdamente sul “campo” (l’omicidio di Filip­po Raciti ancora irrisolto), da qualche parte bisognava pur cominciare. Il problema è che anche nella nostra Re­pubblica fondata sul pallo­ne, gattopardescamente si insinua da sempre lo stri­scione intimidatorio: «per­ché tutto cambi occorre che tutto resti uguale». Uno slo­gan adottato dai presidenti delle società, ai quali fino a ieri, il gioco è andato bene così, anche cedendo al ricat­to e foraggiando i capricci ­dalle spese per le trasferte fi­no all’ultima sciarpa - dei gruppi ultrà. Poi però l’affa­re si è fatto commerciale e di conseguenza politico, la si­tuazione gli è sfuggita di mano, e alla fine, dopo aver gridato e minacciato, al pa­dre- patron non è rimasto che spedire la palla avvele­nata in tribuna, prendere tempo e chiedere aiuto al vecchio e traballante Stato.

Il quale, a sua volta, avendo legami più o meno diretti con gli stessi imprenditori dell’Azienda calcio, sta u­sando la stessa tattica: pu­gno di ferro e che il messag­gio della «tolleranza zero» arrivi agli ultrà. Ma intanto melina ad oltranza, speran­do che i tempi, compresi quelli supplementari e al li­mite ai rigori, aggiustino tut­to. Però così si rischia che a pagare sia solo e soltanto u­no: il tifoso-vero. Più raro di un panda per la pubblica ot­tusità, eppure ancora mag­gioranza civile e per questo silenziosa. Stanno ucciden­do il papà-tifoso. Quello che oltre a crescere e a educare un figlio ai valori sani della vita, lo aveva anche intro­dotto in quello che un tem­po era il meraviglioso mon­do delle gradinate. Ci faran­no vedere il calcio a tutte le ore, da quella di pranzo (an­ticipo domenicale delle 12,30 che fa saltare il tradi­zionale convivio in famiglia) fino a notte fonda, ma han­no deciso che oscureranno l’immagine del papà che porta per la prima volta il fi­glio allo stadio. Eppure, se sapessero quanto era im­portante quell’iniziazione per un genitore-tifoso: fon­damentale quanto il primo dentino spuntato, il primo giorno di scuola, il diploma, la laurea del figlio. «La colpa è degli stadi», l’altro tormen­tone. I nostri, sono i più brutti e insicuri d’Europa, vero. Ma è anche vero che quando con il tempo e no­nostante le bombe scampa­te i nostri stadi diventano luoghi d’arte e monumenti alla memoria, poi li buttano giù e ne costruiscono di nuovi che però hanno sem­pre barriere, fossati ed eser­citi - spesso inutili e costosi ­per dividerci, per tenerci a distanza, anche a noi che siamo tifosi veri. Quelli sani e onesti che hanno sempre pagato il biglietto e che era­no felici anche di fare la co­da al botteghino in compa­gnia di un padre, di un ami­co. Sereni e pacifici nell’a­spettare insieme, per ore, che la partita cominciasse, mangiando pane e frittata e brindando con una lattina a una felicità frizzante che forse può stare anche dentro lo spazio ristretto di 90 mi­nuti. C’è chi considera tutto questo un passato da can­cellare, e dai e dai ci si sta riuscendo. E non poter neanche più dire senza es­sere derisi, «mio padre (il buon Mario) mi ha portato in tutti gli stadi d’Italia e non ci è mai capitato niente...», è la peggiore delle sconfitte.

Ma anche per questo moti­vo, i violenti non possono a­verla vinta.
avvenire 29 agosto 2010

Gli ultrà iniziano a “digerire” la tessera

La prima sfida, Varese-Atalanta, da “bollino nero” per la conte­stazione della tessera del tifoso da parte degli ultrà è andata. Nes­sun incidente e la tifoseria atalanti­na stangata prima della trasferta per il derby lombardo: contro i 44 ultrà denunciati dalla questura di Berga­mo per aver partecipato alla conte­stazione di mercoledì sera ad Alza­no Lombardo nei confronti del mi­nistro dell’Interno Roberto Maroni verrà adottata la misura del Daspo che vieterà il loro ingresso negli sta­di. Qualche coro e striscione «no al­la tessera» tra i campi di Serie B si sono sentiti e visti, ma la prima di Serie A allo stadio Friuli si è svolta in piena serenità. I circa mille tifosi ge­noani arrivati a Udine e i 1900 friu­lani che erano privi di documento sono comunque riusciti ad acqui­stare il biglietto e accedere allo sta­dio in tempo per l’inizio della parti­ta. L’Udinese e la Questura di Udine si erano del resto già preparate: dal­le 9 della mattina con un gazebo ap­positamente attrezzato per soppe­rire a questa emergenza. Oggi si te­mono manifestazioni da parte di al­tri gruppi ultrà a Firenze da parte dei napoletani e pertanto nei pressi del­lo stadio Franchi è stato potenziato il servizio di sicurezza con circa 300 agenti delle forze dell’ordine. Ieri in­tanto il Napoli calcio ha reso noto che su oltre 15mila tessere “Club Az­zurro Card”, vagliate dalla divisione anticrime della Questura del capo­luogo partenopeo meno di dieci so­no state respinte perchè i richiedenti non erano idonei. Dopo i malumo­ri degli ultimi giorni il numero delle nuove tessere del tifoso è in pro­gressivo aumento: secondo le ulti­me rilevazioni sarebbero a quota 589.479 e quelle emesse a 397.949. I ritardi e i disguidi sono previsti per queste prime giornate, ma poi la macchina dovrebbe funzionare a pieno régime. Intanto però la tesse­ra oltre a non essere gradita dagli ul­trà riceve critiche anche dall’Asso­ciazione ’Giuseppe Dossetti che la boccia in quanto «schedatura di massa». L’Associazione Dossetti fa sapere che dopo avere ricevuto de­cine e decine di telefonate di tifosi, chiede un incontro chiarificatore con il ministro dell’Interno, Rober­to Maroni, e scende in campo per tutelare i diritti del «tifoso vero che ha sempre creduto nello sport e che oggi non vuole essere identificato con il violento che va allo stadio per delinquere».
avvenire

«Il nostro calcio? Alla fine resta sempre lo stesso»

* di Nicola Sellitti
OTTAVIO BIANCHI
«Il nostro calcio? Alla fine resta sempre lo stesso»
Il new deal del pallone in Italia? Solo parole mentre i vertici federali restano attaccati alla poltrona dopo il fallimento sudafricano. Ottavio Bianchi è la nemesi del calcio scontato. Secondo l'ex tecnico di Atalanta, Napoli, Inter e Roma in Europa vince solo chi spende, Mourinho ha idee fisse ma vincenti, Benitez è pronto per la serie A e l'Inter imbattibile per un triennio, mentre Prandelli va sostenuto dalla federazione. Infine la fortuna di Zeman: il calcio negli ultimi vent'anni è sempre lo stesso.

È l'estate degli allenatori, tra la fine del ciclo Lippi in azzurro e l'inizio di Prandelli, Mourinho al Real e Milan, Juve e Inter che hanno cambiato guida tecnica. Cosa pensa di Benitez che ha già in bacheca il suo primo trofeo con l'Inter?
Lo spagnolo è arrivato preparato in Italia. D'altronde ora si conosce tutto di tutti, dai metodi di preparazione sino alla tattica. La differenza sta solo nella potenza economica delle società in grado di assicurarsi i calciatori migliori. L'unica difficoltà di Benitez è stata valutare l'organico che ha a disposizione.

I rapporti di forza nel nostro campionato saranno quelli emersi dalla Supercoppa italiana, con l'Inter due spanne oltre le avversarie?
I nerazzurri sono superiori a Roma, Juve e Milan. Se non si rovineranno da soli domineranno per i prossimi tre anni in A. Nella passata stagione la Roma ha lottato per il titolo solo per un calo fisiologico interista, i cui calciatori sono potenti e tecnici, in grado di vincere 1-0 anche senza giocar bene. Invece i giallorossi spesso continuano a specchiarsi nelle loro giocate. Non c'è più spazio per sorprese come il Verona del 1983 o il mio Napoli del 1987. In Europa vincono sempre le più forti: Chelsea, Manchester Utd in Inghilterra, Real Madrid o Barcellona in Spagna.

Due settimane fa ha avuto inizio l'avventura azzurra di Cesare Prandelli. Si può parlare - alla luce anche del ruolo assunto in federazione da Baggio, Sacchi e Rivera - di un nuovo corso del calcio in Italia in grado di ripartire dai giovani?
Discorso molto complesso. Il nuovo corso italiano non esiste e il calcio non è cambiato affatto. Dopo il mondiale peggiore della storia, i vertici federali sono ancora lì attaccati alla poltrona. Non ci sono segnali di cambiamento, in una disfatta del genere si perde tutti, non solo Lippi e i ventitré calciatori. Prandelli è un ottimo allenatore, il suo curriculum, tra esperienze nel settore giovanile e in una piazza difficile come Firenze, è ottimo. Va però aiutato. Il problema è che siamo un Paese importatore di talenti, a differenza della Germania. Il nostro sistema si è impoverito da molti anni, le avvisaglie c'erano tutte. Si dovrebbe ripartire dalla ristrutturazione dei vivai, dei campionati. Ridare spazio alla tecnica, rivedere i sistemi di allenamento. Il modello è il Barcellona, che insegna calcio e non ha paura di mettere in campo giovani di 18-19 anni. Da noi invece un talento come Pirlo è cresciuto in provincia prima di esplodere nel Milan a 24 anni. I giovani italiani, una volta tornati in una grande squadra, sono poco pronti per i match internazionali.

A proposito di giovani, l'Inter si è privata di Balotelli..
Non conosco i motivi della sua cessione ma apprezzo la gestione societaria di Massimo Moratti degli ultimi anni: niente spese pazze, club più importante di allenatori e calciatori, vendere chi vuol cambiar aria. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

L'altro esule interista Mourinho vincerà anche a Madrid?
È un tecnico dalle idee vincenti ma fisse. Ha bisogno di atleti che sposino in pieno la sua filosofia calcistica. Vincerà anche con il Real, però apprezzo maggiormente gli allenatori che vincono alla guida di piccole squadre.

Come vede il Milan di Allegri, alla luce anche del possibile arrivo di Ibrahimovic?
Conosco poco Allegri ma a Cagliari ha prodotto risultati facendo giocare bene la sua squadra, dettaglio non da poco. Certo, guidare un top team è diverso. Lo svedese resta un grandissimo calciatore che ha bisogno di un contesto tecnico adatto alle sue giocate. Da solo non può ribaltare le gerarchie in A.

Foggia, oltre vent'anni dopo, rivive la favola Zemanlandia.
La fortuna di Zeman è che il calcio non è cambiato! Spero davvero non si tratti di un amarcord, auguro a lui ogni fortuna.

ilmanifesto.it

Serie A: Bari-Juventus 1-0

Il Bari ha battuto la Juventus 1-0 in un incontro della prima giornata di serie A. Rete decisiva di Donati al 43' del primo tempo. Prima parte di gara vivace con numerosi capovolgimenti di fronte: occasionissima per il Bari al 22' con Ghezzal, la Juve replica al 33' con Melo. Al 43' biancorossi in vantaggio: sinistro dal limite dell'area di Donati che batte Storari. Nella ripresa il Bari sfiora il raddoppio in varie occasioni. Per la Juve lampi di Quagliarella e Chiellini allo scadere. (ansa)

A fuoco l'auto di Giacomo Tedesco

E' andata a fuoco l'auto del calciatore Giacomo Tedesco, in forza alla Reggina, formazione del campionato di Serie B.Il Suv, una Bmw X5, era parcheggiato sotto l'abitazione del giocatore in viale Calabria, a Reggio. A spegnere le fiamme sono stati i vigili del fuoco. Tedesco ha denunciato l'episodio ai carabinieri. Forse si e' trattato di un corto circuito, ma sono in corso accertamenti. 'Non vorrei fosse il gesto insano di qualche tifoso', ha dichiarato Tedesco. (ansa)



Tutto pronto per la «notte bianca» di San Siro

Una notte così San Siro non l’ha mai vissuta. Certo, il vecchio stadio trasformatosi nella Scala del calcio di eventi e giornate da ricordare ne ha vissute tante, ma quello che avverrà venerdì prossimo non si era mai registrato in passato. Il 3 settembre sarà infatti una data da ricordare, la “notte bianca di San Siro”, il Meazza aperto dalla mattina e per tutta la notte con la possibilità di girarlo e rigirarlo e, novità assoluta e piena di romanticismo, gustarsi il tramonto e le luci notturne di Milano dal terzo anello e ancora più su, dall’alto delle torri. Il merito di questo “miracolo a Milano” va al giovane assessore allo sport Alan Rizzi, un buon passato di calciatore e i piedi buoni soprattutto in fase realizzativa, che già un pensierino l’aveva fatto un anno fa senza però riuscire a trovare una data idonea, salvo poi reperirla ma subito cancellarla a causa dell’utilizzo in giugno dello stadio da parte del Cardinale Tettamanzi per i cresimandi. Questa volta però Rizzi è partito con largo anticipo, la giornata è stata trovata e, grazie alla fattiva collaborazione e all’impegno di Pierfrancesco Barletta, direttore dello stadio e amministratore delegato del Consorzio San Siro per la parte Inter e di Simona Trovati, responsabile del Museo e del tour all’interno dello stadio, lo stadio sarà aperto ai turisti, ma soprattutto ai milanesi che potranno gustarselo e rimirarselo per tutto il tempo che vorranno.
Abitualmente aperto dalle 10 alle 17, San Siro in questa occasione lo resterà fino alle 3 del mattino e, alla modica cifra di 12,50 euro a persona, gli appassionati potranno effettuare il tour tra spalti, gradinate, sale vip e soprattutto gli spogliatoi, misteriosi e tecnologicamente attrezzati come in nessun altro stadio. Passaggio obbligato e doverosamente lungo nel Museo del Meazza dove sono raccolti i cimeli e le testimonianze della storia di Inter e Milan, un percorso di memoria e di commozione che ha fatto del Museo un luogo di cultura sempre ricolmo di stranieri in adorazione mentre a latitare sono proprio i milanesi che, forse in modo presuntuoso e a torto, pretendono di sapere tutto dei rossonerazzurri. Ma a colmare la lacuna ci penseranno Barletta e Trovati, con la classica ciliegina sulla torta della vista dall’alto della città dormiente. E con la probabile presenza a sorpresa di personaggi della politica, dello sport e dello spettacolo Un’occasione da non perdere, un momento da ricordare sempre, questo l’obiettivo della “notte bianca “ di San Siro per poter dire: io c’ero.
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