Vino e sport, abbinamento possibile e salutare

Si sente fin troppo parlare del fatto che chi pratica lo sport a livello agonistico, inevitabilmente, debba seguire una dieta specifica, limitando soprattutto il consumo di certe bevande e certi alimenti. È giusto che chi vuole curare il proprio corpo e mantenersi in forma segua un’alimentazione corretta, tuttavia non è vero che il consumo di vino sia vietato tra gli sportivi ma al contrario può essere salutare.
Ovviamente è bene farne un consumo moderato ma se credete che un bicchiere di vino abbia degli effetti collaterali per chi pratica lo sport, sappiate che è una leggenda metropolitana.
Anche gli sportivi, quindi, possono consumare vino, senza rimuoverlo dalla propria alimentazione. Sicuramente il consumo di vino sarà moderato e da evitare, ovviamente, in prossimità dell’attività sportiva.
Per esempio se si deve gareggiare nel pomeriggio, come potrebbe succedere per un calciatore, è da evitarsi il consumo di vino durante il pranzo. Se l’attività è prevista il mattino, invece, il vino è da evitare almeno le 24 ore precedenti all’attività, soprattutto la sera prima, neppure per brindare in segno di buon auspicio.
Lontano dalle giornate di attività, quindi, il vino non solo è concesso ma fa anche bene. I vantaggi? Il vino consumato durante i pasti, favorisce la digestione, aiuta a ridurre il rischio di malattie cardio-vascolari e non solo. In alcuni casi il vino è utile ed efficace per ridurre lo stress. Non c’è un tipo di vino che è particolarmente indicato per gli sportivi, pertanto risulta difficile fornire un consiglio su quale possa essere un buon vino d’acquistare; tutto dipende dal gusto personale.
È bene ricordare, inoltre, che lo smaltimento dell’alcool in corpo, varia da persona a persona, quindi è difficile generalizzare. Facendo una differenza tra uomo e donna, standard, per il consumo del vino, non si dovrebbero superare i 400 ml al giorno per gli uomini e i 300 ml al giorno per le donne.
sevenpress.com

Record del Mondo: Valery Rozov vola dall'Everest!

Sessant’anni dopo la prima salita sulla cima del Monte Everest, il quarantottenne Valery Rozov si è lanciato dalla parete nord del Monte Everest, stabilendo un record che difficilmente verrà superato: il BASE jump più alto a 7.220 metri sul livello del mare.
Valery Rozov 
Esattamente sessant’anni dopo l’impresa di Edmund Hillary e Tensing Norgay, che scalarono la montagna più alta del mondo (8.848 metri), Valery Rozov, quarantottenne russo recordman degli sport estremi, ha completato con successo il suo ultimo progetto: il BASE jump record da un’altezza di 7.220 metri sul livello del mare.
Rozov, negli ultimi anni, è balzato all’onore delle cronache di tutto il mondo per i suoi spettacolari salti. Nel 2009 si è lanciato dentro un vulcano attivo nell’estremo est della penisola della Kamchatka e, sempre nello stesso anno, ha saltato dalla cima dell’Ulvetanna, nell’Antartico. Nel 2012 il lancio dallo Shiviling, nell’Himalaya, gli ha permesso di stabilire il record del mondo con un balzo da un’altitudine di 6.420 metri, lancio che è stato a tutti gli effetti anche il test finale per eseguire la spettacolare impresa dalla vetta più alta del mondo.
Oltre quattro anni di preparativi prima del salto, necessari soprattutto per lo sviluppo di una speciale tuta alare di nuova concezione. Rozov e il suo team, inclusi quattro sherpa e la troupe di fotografi e cineoperatori, sono stati sull’Himalaya per tre settimane prima del lancio.
L’ascesa è cominciata dal lato cinese, sulla famosa via nord, dove Rozov ha scelto come luogo del lancio il punto più alto della parete ad un’altitudine di 7.220 metri. Ci sono voluti quattro giorni di arrampicata per raggiungere dal campo base il punto prescelto. Alle 14 e 30 ora locale Rozov ha compiuto il salto con una temperatura di -18 °C e con venti contrari. Poiché il primo precipizio non è veramente alto, i momenti iniziali della caduta nell’aria rarefatta sono stati i più critici di tutto il salto. Rozov ha dovuto aspettare più del solito per passare dalla caduta libera al volo a causa della scarsa densità dell’aria. Dopo questa fase, il russo ha volato per circa un minuto alla velocità di 200 km/h lungo la parete nord per poi atterrare in sicurezza sul ghiacciaio Rongbuk, ad un’altitudine di 5.950 metri.
Solo quando sono tornato a casa ho capito quanto lo sforzo fisico e psicologico sia stato intenso per meha dichiarato Rozov, padre di tre bambini, appena tornato nella sua casa di Mosca. “Quando guardi le immagini del salto realizzi che ci è voluto più tempo del previsto per passare dalla fase di caduta a quella di volo”.
BASE è un acronimo per i luoghi da dove si eseguono i salti: B sta per buildings (edifici), A per antenne, S per spans (ad esempio ponti), E per earth (ad esempio dirupi). 
di Manuel Giannantonio - duerighe.com

Adolescenti e sport, un rapporto sempre più difficile

Solo il 40% dei ragazzi italiani pratica le due ore di educazione fisica previste dal programma scolastico. E molti abbandonano per l'impossibilità di rispondere ad aspettative elevate

Secondo uno studio effettuato dall'Osservatorio SIP su “Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani”, che indaga annualmente su un campione nazionale di ragazzi che frequentano la terza media, oltre il 60% dei giovani italiani trascorre tra le 10 e 11 ore comodamente seduto. Solo il 40% di loro pratica le due canoniche ore di sport settimanali previste dal programma scolastico delle scuole primarie e secondarie. Poco, troppo poco se si pensa che in questa specifica fascia d’età i ragazzi e le ragazze, per raggiungere uno sviluppo psicofisico armonico e salutare dovrebbero praticare almeno un’ora al giorno di attività motoria. Non necessariamente sportiva o agonistica, sarebbe già sufficiente fare una corsa nel parco, una passeggiata in bicicletta o con il cane, una nuotata in piscina. Un’esigenza oggi ancora più necessaria alla luce degli stili di vita ben poco esemplari dei nostri ragazzi che, proprio intorno a quest’età, sono saldamente al primo posto nella speciale classifica europea riguardante sovrappeso e obesità.  

Le cause del "poltronismo" — Insomma, stiamo assistendo a una vera e propria epidemia di sedentarietà. Dati che preoccupano non poco i pediatri, in quanto la sedentarietà è l’anticamera dell’obesità e della sindrome metabolica e di conseguenza, il principale fattore predisponente delle malattie croniche cardiovascolari e tumorali di adulti e anziani. Ma perché i nostri adolescenti non fanno sport? I motivi sono molteplici. Intanto, certamente non aiuta una cultura sportiva ben poco radicata, in cui si ritiene che l’ "essere sportivi" coincida con l’ "essere spettatori". La scuola poi, con le sue due sole ore settimanali di Educazione Fisica (spesso zero nelle scuole elementari), non aiuta di certo. Nel vecchio continente peggio di noi solo il Portogallo.
Il "drop-out" — Ma sembra che il problema maggiore non sia tanto l’accesso allo sport (le lacune in ambito scolastico sono, infatti, in gran parte compensate da un efficace attivismo sul territorio delle società sportive) quanto l’abbandono precoce in età adolescenziale. Una delle principali cause evidenziate da diversi studi è la disillusione prodotta da aspettative troppo elevate dell’atleta in erba o dei suoi genitori. Se il ragazzo o la ragazza si avvicinano allo sport con l’unica ambizione di emergere a ogni costo e divenire dei campioni, è evidente che difficilmente proseguiranno l’attività, nel momento in cui si renderanno conto, ovviamente la maggioranza, che questa possibilità è loro oggettivamente preclusa. Inoltre, la gioventù di oggi accetta con difficoltà modelli sportivi del passato, sebbene recente; rifiuta l’agonismo esasperato; richiede maggiore libertà e spensieratezza; minori regole e impegno. Il sistema sportivo dovrà quindi adeguarsi a questa nuova realtà, rinnovandosi e offrendo modelli più divertenti e stimolanti, in grado di competere con le molteplici offerte di una società profondamente mutata.
Mabel Bocchi
 Gazzetta.it