MONDIALI DI PALLAVOLO in Italia



di Adriana Pollice - ilmanifesto.it
Intervista ad Andrea Gardini, sulla panchina azzurra
Un mix italiano
Cerimonia d'apertura domani al Piccolo Teatro Strehler di Milano, sabato in campo per i primi incontri del mondiale di volley italiano, che torna a disputarsi da noi dopo 32 anni e qualche polemica nel passato per non aver ottenuto la manifestazione nel momento d'oro della pallavolo azzurra. La vittoria mondiale manca dal '98, dopo tre successi di fila. Il ct Andrea Anastasi punta, come obiettivo minimo, ad arrivare alla fase finale a Roma. Primi incontri all'ombra della Madonnina con, nell'ordine, Giappone, Iran ed Egitto. Dieci le sedi dei gironi per la qualificazione alle finali, che includono Torino, Verona, Trieste, Modena, Firenze, Ancona, Catania e Reggio Calabria. Nell'ultimo raduno azzurro di Mantova, quindici i convocati: Andrea Bari, Emanuele Birarelli, Simone Buti, Matej Cernic, Alessandro Fei, Michal Lasko, Davide Marra, Gabriele Maruotti, Luigi Mastrangelo, Simone Parodi, Andrea Sala, Cristian Savani, Dragan Travica, Valerio Vermiglio, Ivan Zaytsev. Sulla panchina italiana, come secondo, siede uno dei sei giocatori della 'generazione di fenomeni', capaci di vincere tutto (incluse otto World League) tranne le Olimpiadi, Andrea Gardini.

Che effetto farà non stare in campo?
L'età c'è e me ne sono fatto una ragione, così sarà bellissimo rivivere certe emozioni dalla panchina e per di più in Italia, dove non abbiamo mai giocato una competizione mondiale. Il godimento sarà lo stesso e anche la tensione, ma dopo tanto lavoro non vediamo l'ora di scendere in campo.

Tra le nazionali da temere non c'è più l'Olanda, che si mise tra voi e l'oro olimpico, ma c'è sempre il Brasile, una corazzata che sforna talenti a getto continuo.
I brasiliani sono probabilmente quelli che partono con i favori del pronostico, esplosivi e con una velocità di gioco incredibile, ma fa paura anche la Russia che ha dei giocatori enormi, giganteschi, una forza fisica imponente. E poi ci sono una folla di nazionali di livello altissimo come Cuba, gli Stati Uniti, la Bulgaria, la Francia, la Serbia, la Polonia. Tecnica, organizzazione di gioco, ma prima di arrivare a loro non bisogna distrarsi nel week end di esordio perché oggi come oggi nessuno fa sconti a nessuno.

Gli Stati Uniti hanno vinto a sorpresa le Olimpiadi di Pechino, dopo un periodo di appannamento a livello mondiale, grazie a un'organizzazione in campo perfetta.
È la loro filosofia di gioco. Si organizzano la preparazione in base ai cicli olimpici, dove riescono a portare a casa sempre risultati importanti. È nel loro stile essere pragmatici, hanno una dedizione assoluta, scendono in campo disposti a tutto, lo vedi che li devi proprio calpestare per farli morire! Così eravamo anche noi, è quel carattere che dobbiamo ritrovare.

Come sarà l'Italia di questi mondiali?
Abbiamo lavorato per mettere in campo un mix di esperienza e giovani leve. L'entusiasmo e la voglia di strafare accanto all'esperienza di chi può dare ordine e tranquillità, perché le insidie saranno ovunque. Rispetto alla World League, giocata quest'estate, siamo cresciuti molto, adesso il nostro gioco è molto più veloce, siamo più gruppo, anche la nostra mentalità in campo è migliorata. L'obiettivo è fare bene ai Mondiali, il contratto di allenatore e vice scade a ottobre, ma alle porte ci sono le Olimpiadi di Londra 2012, con le qualificazioni da giocarsi in casa. Ho fiducia, la federazione con Club Italia e Blue College, le squadre con i vivai stanno dando nuovo impulso al movimento, ci stiamo lasciando la crisi di talenti alle spalle, nuovi giocatori si affacciano e premono per arrivare.

Com'è cambiato il volley con l'introduzione del rally point system? Tu eri un centrale, anche se molto offensivo, un ruolo un po' penalizzato adesso.
Il pubblico di non addetti ai lavori spesso non capiva perché la palla andava a terra e il punteggio non si muoveva. Ora mi piace moltissimo, è più veloce, più dinamico, una distrazione e la partita scappa via. Così bisogna curare l'aspetto psicologico, perché bisogna restare mentalmente a mille per tutta la partita. Basta una ricezione sbagliata, un attacco tirato fuori e il set se ne va. Si deve scendere in campo con concentrazione e continuità per sperare di portare a casa i tre punti.

In primavera si è discusso se introdurre in nazionale uno dei fuoriclasse cubani che giocano in Italia, dopo i due anni di stop che devono osservare. Ma forse il modello a cui rifarsi è quello della Germania degli ultimi Mondiali di calcio, con le nuove leva di tedeschi di ogni origine in campo.
È già così per la nazionale azzurra perché la nostra società è già così e lo sport non può chiudersi ai cambiamenti sociali in nome di una italianità astratta che non esiste. Sulla nostra panchina ci sono Zaytsev, figlio di grandissimo palleggiatore russo che ha vinto tutto, nato a Perugia e vissuto a Roma e il suo accento lo dimostra in pieno. E poi Travica, portato in Italia dall'ex Jugoslavia che era in fasce, Lasko ha nelle vene sangue polacco, e tutti insieme cantiamo l'inno italiano.

Una scazzottata nella città della pace



di Luca Cardinalini
LA BARBA AL PALO
ilmanifesto.it
Il Rimini, fresco retrocesso dalla serie B, ha esordito nella coppa Italia dilettanti, nel derby contro il Real Rimini, che non sarebbe altro che il nuovo nome del Riccione. Nessun Osservatorio ha lanciato l'allarme di probabili incidenti. Eppure le cronache locali hanno raccontato di una tensione che si tagliava a fette anche prima della partita, con frasi del tipo: «Te sei di Riccione tornatene a casa tua» - che è qualche centinaio di metri più in là -, e appelli al buon senso lanciati dai due presidenti, dal questore. Le due tifoserie, entrambe convinte di rappresentare l'eredità nobile della squadra, si sono entrambe sistemate nella curva storica degli ultras locali, lasciando desolatamente liberi gli altri settori dello stadio e intanto aumentando di molto la probabilità di tafferugli, puntualmente verificatisi. Comunque: ha vinto il Real Rimini per 1-0, gol di Matteo Lunati, lo stesso che a fine gara ha colpito un avversario con una testata al torace stile Materazzi e fatto un gesto triviale nei confronti del pubblico.
Il Pisa ha battezzato il suo ritorno in C1 con 10mila euro di multa per aver esposto uno striscione offensivo nei confronti del ministro degli Interni, Maroni. La cifra scende leggermente a 7mila per la Paganese, sempre per striscioni irriverenti e cori inneggianti alla discriminazione territoriale, e 6.500 euro per il Verona, anche qui per cori inneggianti alla discriminazione territoriale.
Stessa cosa per il derby di Assisi, tra Real Virtus e Subasio. A fine gara c'è una scazzottata collettiva - nella città della pace per antonomasia - tra i tesserati delle due squadre che si erano tolti la maglietta così che l'arbitro non ce la fa nemmeno a riconoscerli, e poi ci sarebbe da squalificarli tutti. Si decide allora per una multa ad entrambe le società. Ma, particolare curioso, la Real Virtus viene multata per 90 euro, la Subasio per 70.
Alessandro Del Pesce e Amalia Esposito, due arbitri della sezione napoletana, erano stati invitati ad arbitrare in un torneo all'interno della base Nato di Bagnoli. Organizzato alla grande, con tanto di giudice sportivo che, su carta intestata della lega nazionale dilettanti, comminava squalifiche e sanzioni. Peccato che i due arbitri non avessero mai presentato una domanda di permesso. Si sono difesi che il torneo era tutta una finta, poi hanno provato a buttarla sul capzioso, dicendo che in fin dei conti la sede del torneo era extraterritoriale. Squalificati.
La Biellese, dopo averlo ricevuto in prestito dal Borgosesia, ha comunicato sul sito ufficiale della società di aver ceduto il centrocampista Tommaso Talpo all'Unione Val di Cervo (Piemonte), per 500 euro. Peccato che Talpo era appunto in prestito e che sono vietati trasferimenti dietro corrispettivo in denaro. Multa.

Sciopero sospeso Domenica si gioca



di Nicola Sellitti
ROMA
Sciopero sospeso Domenica si gioca
Accordo tra Lega e Sindacato calciatori
Come non detto. Niente scarpini al chiodo, sabato e domenica si disputa regolarmente il quinto turno di serie A. Lo sciopero sbandierato dall'Associazione italiana calciatori poco più di dieci giorni fa per il rinnovo del contratto collettivo scaduto lo scorso giugno è stato revocato. Almeno sino al 30 novembre. L'annuncio del presidente dell'Aic Sergio Campana segue il nuovo - quarto in pochi giorni, ritmo serrato imposto dalla Corte d'Alta Giustizia - incontro tra la Lega calcio e il sindacato di categoria. L'accordo parziale raggiunto tra le parti e benedetto dalla mediazione del presidente della Federcalcio Abete segna un punto a favore dell'Aic, evita una serrata bis dopo quella del marzo 1996 ma non mette del tutto il silenziatore a una vicenda che ha avvelenato i primi passi della stagione. Intesa su sei degli otto punti della piattaforma contrattuale posta all'attenzione del sindacato dei calciatori. Possibilità per l'atleta di scegliersi il medico - alternativo a quello sociale - ma di «comprovata capacità professionale», libertà di svolgere altra attività nel tempo libero. E poi contratti con retribuzione fissa e variabile, aumento dei minimi e dei massimali per morte, multe e codice di autodisciplina e nuovo collegio arbitrale, contratti depositati non più in Lega bensì in Figc.
Nessun accordo sui punti più spinosi, cioè la richiesta della Lega di far allenare a parte i calciatori fuori rosa e i trasferimenti a parità di condizioni (un calciatore non può rifiutare un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. Se rifiuta, contratto automaticamente rescisso con multa da pagare da parte del calciatore, il 50% dello stipendio) che ha messo l'Aic sul piede di guerra. L'ultimo gong per gli sfidanti sarà il 30 novembre. «Guardando alla qualità del lavoro fatto in pochi giorni e al lasso di tempo che ci troviamo davanti, credo che l'accordo sia scontato», si sbilancia il numero uno della Lega, maurizio Beretta. Anche perché l'arbitro sarà Abete: «Ha detto che si farà garante affinché non ci siano forzature da parte delle società su questi due punti». E la diplomazia federale pare essere condizione indispensabile per arrivare a un accordo secondo il segretario Aic Campana: «Sennò sarà sciopero automatico».
La vera vittoria del sindacato è la cancellazione del turno infrasettimanale del 6 gennaio. La diciottesima giornata che avrebbe costretto gli atleti a ridurre il periodo di ferie, sarà anticipata al 22 dicembre. Il riconoscimento della Lega a un'istanza decennale portata avanti dai calciatori. Per loro niente panettone sullo stomaco e la possibilità per gli stranieri, specie quelli extracomunitari, di raggiungere le rispettive famiglie in giro per il mondo.
La tregua, dopo gli abboccamenti di venerdì e soprattutto mercoledì, appariva scontata. Un gesto di distensione dei calciatori di A verso i vertici di Figc e Lega confermato dalla fiducia antecedente all'inizio della riunione del presidente del massimo organo calcistico italiano Maurizio Beretta, pronto a concedere l'accordo anche sulla sospensione dell'attività calcistica nei primi giorni di gennaio. Sui temi caldi le posizioni restano invariate. Ora spetta all'inverno raffreddare una trattativa surriscaldata da forti tensioni e grida da baritoni. La rivolta dei milionari, dei nababbi, apostrofava la Lega. «Non vogliamo essere trattati come oggetti», recitava il comunicato divulgato urbi et orbi dal rappresentante degli atleti Massimo Oddo. Forte dell'appoggio di nomi pesanti come Javier Zanetti, Seedorf, Gattuso. Poi i calciatori e l'acquario tropicale del presidente Beretta sino all'appello privo di metafore del presidente del Cagliari Cellino: «Siamo degli imbecilli se non troviamo l'accordo». Alla fine l'accordo è stato trovato, come da copione. Come tutte le altre volte che i calciatori hanno minacciato lo sciopero e poi se lo sono rimangiato.
ilmanifesto.it

Calciomercato Juventus: Del Piero verso l’America

TORINO, 14 settembre 2010 – Questa sarà probabilmente l’ultima stagione di Alex Del Piero con la maglia della Juventus. Dopo 17 anni di gloriosa militanza, il capitano bianconero è pronto a chiudere la carriera oltreoceano, nel campionato americano, come David Beckham, Thierry Henry e Rafa Marquez. Una scelta, come dice Tuttosport, condivisa pure dai suoi fans che lo vedrebbero allontanarsi in maniera indolore: “un po’ di stelle e strisce prima di rientrare alla base, nella società a strisce bianche e nere, con una carica dirigenziale”. Il passaggio dal campo alla scrivania, sulle orme di grandi campioni juventini come Giampiero Boniperti e Roberto Bettega, sembra già scritto come quello di Nedved. Ma prima Alex vuole vivere il suo meritato “american dream”.

Itmsport

Anche il mondo del pallone si adegua alla MODA: nel calcio è SOCIAL NETWORK MANIA!

Tanti i campioni protagonisti anche sul web.
di Domenico Latella - goal.com
14/set/2010 12.05.00

Il successo planetario dei social network non ha risparmiato di certo il mondo del calcio. Da passatempo per adolescenti infatti, ben presto si sono infatti trasformati in veri e propri nuovi media, e da qualche tempo anche i calciatori hanno iniziato ad utilizzare i vari Facebook e Twitter con regolarità, come del resto fanno già da anni gli sportivi di altre discipline. I giocatori di basket NBA, ad esempio, hanno account personali che usano per comunicare con gli altri giocatori, così come i piloti di Formula Uno e della MotoGP.

MADE IN ITALY - Il calciatore italiano più attivo sui social network è senza dubbio Giorgio Chiellini. Il suo account su Twitter, verificato, con tanto di bollino in bella vista, viene gestito direttamente dal difensore juventino, che lo usa principalmente per commentare le partite. Lo ha fatto anche durante gli ultimi mondiali di calcio in Sudafrica, sebbene la spedizione per noi italiani sia stata poco felice. Ma di recente, anche un altro calciatore bianconero è stato protagonista sui social network: Claudio Marchisio infatti, dalla pagina del suo account Facebook, ha manifestato un certo pessimismo sulla propria situazione contrattuale. Poche parole sufficienti per allarmare i tifosi bianconeri preoccupati di perdere un'altra pedina importante, ma anche per creare più di un imbarazzo in casa Juve e rendere necessario un immediato intervento del club sulla vicenda attraverso il proprio sito internet.

TUTTO IL MONDO E' PAESE - Tra i big, anche Zlatan Ibrahimovic usa Twitter per comunicare con i fan, ma i messaggi inviati sono veramente pochissimi e lo spazio risulta poco frequentato e poco vivace. Il canale di Cristiano Ronaldo invece, risulta molto attivo e frequentato da centinaia di migliaia di fan, con reply sempre precisi e puntuali. Promosso anche l’account di Kakà, ricco di notizie, aggiornato in tempo reale e popolatissimo dai fan del campione brasiliano. In Inghilterra invece, c’è Darren Bent del Sunderland super attivo su Twitter. Racconta ogni momento della sua giornata, di come trascorre il suo tempo smanettando coi videogame o di quanto si annoia negli spostamenti tra casa e il campo di allenamento. L’ex baby fenomeno del calcio mondiale, lo statunitense Freddy Adu invece, è senz’altro il più smaliziato nell’uso di Twitter. Alterna con abilità aggiornamenti sulle sue condizioni fisiche, sulle partite che lo attendono e sulla vita di ragazzo. Ha più di 50.000 persone che seguono le sue parole e la Nike, che lo sponsorizza da quando era ancora un bambino, ringrazia per la pubblicità gratuita. Anche tra gli allenatori la moda dei social network ha preso il via. Il brasiliano Vanderlei Luxemburgo li usa senza problemi, raccontando le sue giornate alla guida dell’Atlético Mineiro.

CHIAMATELA VETRINA - Insomma, oramai sono numerosissimi i calciatori che utilizzano i social network, anche se tanti big hanno account gestiti da società di comunicazione, che li usano come vetrina pubblicitaria o poco più, perdendo la spontaneità che dovrebbe essere alla base di questo strumento. I social network, con ogni probabilità, sono solo una moda passeggera, ma se utilizzati in modo intelligente, permetterebbero ai calciatori di relazionarsi in modo più diretto e leale ai propri fan. Senza gli ormai inflazionati baci alla maglia o messaggi filtrati da addetti stampa, potrebbero essere una fonte di notizie non filtrate da non trascurare, senza dimenticare che per i tifosi, la possibilità di dialogare con il proprio calciatore preferito non ha prezzo!

Dopo una domenica in cui le “piccole” squadre di provincia hanno avuto ragione delle grandi della serie A, qualche considerazione su un modo più sano di vivere il calcio



Ogni tanto un Davide di turno, che ha fiondato la pietruzza giusta, si esalta un po’ guardando il malcapitato Golia e si gode la sua domenica di gloria. Ci riferiamo ai Davide Chievo, ai Davide Cesena e, permettetemi un amarcord, al Davide Cagliari. Del resto queste tre eterne e splendide provinciali hanno fiondato qualche bella pietruzza in altre epoche. Chi può scordare lo scudetto nel ‘69-‘70 di Domenghini, Albertosi e soprattutto Gigi Riva del Davide Cagliari? O il "miracolo Cesena", che nella stagione '75-'76 conquistò l'attenzione nazionale raggiungendo il sesto posto in classifica che valse la zona Europa? E la “favola” Chievo, frazioncina di appena 4500 abitanti alle porte di Verona, che iniziò a giocare in un campo parrocchiale e finì, nel 2002, per arrivare in serie A e addirittura in Europa con l’accoppiata Campedelli-Del Neri? Che soddisfazione domenica a rivedere in azione la mitica fionda di Davide. Chiedo immense scuse ai milioni di tifosi di Golia Milan e Golia Roma, ma ogni tanto è bello scendere dal calcio marziano e tornare sulla terra in un più umano terreno di gioco fatto anche di questi risultati.


Ma quello che salta agli occhi e che forse passerà liscio anche stavolta sono le cifre. Il Chievo spende per gli stipendi dei giocatori 13,2 milioni di euro: il più pagato è il cannoniere storico Pellissier con 500 mila euro l'anno, cifra considerevole di fronte alla generazione 1000 euro, ma nulla a che vedere con i 9 milioni di euro del talentuoso Ibrahimovic. Al Cesena sono ai “saldi”: gli stipendi sono i più bassi della serie A con ingaggi per 8,3 milioni, e il più pagato è il cileno Jimenez con 350 mila euro. Leggermente più alti gli stipendi che sborsa il tanto chiacchierato mister Cellino a Cagliari con quasi 15 milioni di euro. Ma le distanze sono abissali: il Milan spende 130 milioni l'anno, l'Inter 121, la Juventus 100. E nonostante questo i calciatori, pur rivendicando anche tante altre cose giuste, non ci stanno al rinnovo contrattuale, soprattutto per la cosiddetta parte variabile, e hanno indetto uno sciopero.


A Cesena il morigerato presidente Igor Campedelli, omonimo, guarda caso, del più noto Luca Campedelli presidente del Chievo Verona, ha adottato questo sistema da tempo. Il cesenate concede ai suoi campioni uno stipendio fisso relativamente basso e, in caso di raggiungimento dell'obiettivo minimo della squadra, premi che daranno ampia soddisfazione. Come tutte le aziende che si rispettino è un naturale rischio d'impresa, che però, visti gli stipendi multimilionari, non tutti i calciatori vogliono accettare.


Forse la fionda di Davide reggerà poco e dovrà arrendersi alle truppe milionarie dei vari Golia, ma per il momento lasciatemi godere un minuto di calcio preistorico: fatto di code ai cancelli, di semini di zucca a gogò, di un sano panino al prosciutto, e soprattutto di gol spettacolari, di attaccamento alla maglia e di autografi davanti alla pizzeria di via Paoli dove c’erano Domenghini, Gori e Nenè e dove non c’era mai lo schivo Gigi Riva. Tranquilli, erano immagini di Rai Storia del Cagliari dello scudetto. Torniamo immediatamente all’alta definizione, con colori più vivi, profondità più realistica e un suono più avvolgente, dove sei nel vivo dell’azione e dove Robinho, Eto’o, Ibra, Amauri e compagnia torneranno e annienteranno nuovamente Davide.

cittanuova.it

Cassano e Pirlo salvano un’Italia da incubo

La qualità e il talento servono. Servono eccome. Senza il talento balistico di Pirlo e la qualità di Antonio Cassano, sarebbe stato improbabile risalire ieri sera a Tallinn la china dello 0 a 1 rimediato nel primo tempo dall’inguardabile difesa azzurra contro l’Estonia. Due sigilli, maturati nel brevissimo volgere di 4 minuti, entrambi scaturiti dalle traiettorie velenose di calcio d’angolo spedite nel mucchio dal piedino fatato del milanista, hanno consentito a Prandelli di mettere fine all’umiliante striscia di sette partite senza successi nel 2010 e di riannodare il filo azzurro col successo del novembre 2009, in amichevole a Cesena contro la Svezia nel giorno del debutto nel girone di qualificazione. Ma, risultato a parte, non c’è da esser molto fieri della prova complessiva dell’Italia, partita anche bene, con geometrie avvolgenti, qualche volta rifinite in modo sapiente, ma senza trovare l’artiglio di un suo attaccante. C’è bisogno di un pizzico di determinazione in più per piazzare il colpo del ko. Da una punizione sistemata a distanza siderale, 35 metri e oltre, la Nazionale è riuscita a prendere gol in modo sorprendente. Sirigu, alla seconda presenza azzurra, si è lasciato tradire dalla traiettoria velenosa del pallone e tutte le sue guardie del corpo schierate in area hanno schiacciato un pisolo sulla ribattuta difettosa. Ecco il primo problema da affrontare per il ct: quell’intervento e le successive performance del portiere palermitano fanno capire chiaramente che non è il caso di insistere. Inquietante il suo intervento a vuoto sui titoli di coda.
Preso l’ennesimo gol, ecco il secondo rilievo da passare a Prandelli, l’Italia ha cominciato a balbettare calcio, incapace di reagire in modo lucido e soprattutto di tessere la tela. Un paio di superstiti di Sudafrica 2010, Pirlo e De Rossi, hanno retto il confronto con gli scatenati estoni, a loro agio in un clima di precoce inverno. Il resto è stato merito esclusivo di Fantantonio chiamato ad assumersi grandi responsabilità e in grado di rispondere all’appello con un paio di giocate da funambolo, su calcio d’angolo in entrambe le occasioni. Delizioso quel tacco per favorire la stoccata di Bonucci, venuto in avanti a cercare il riscatto dopo qualche errore di troppo per richiudere i portoni davanti a quel portiere saponetta.
di Franco Ordine - ilgiornale.it 4 settembre 2010

Italia, faticosa vittoria alla “prima” di Prandelli

Si vince, e per il momento bisogna accontentarsi di questo. L’Italia di Prandelli supera 2-1 l’Estonia a Tallinn nell’esordio delle qualificazioni ad Euro 2012 ma i brividi durano un’ora: giusto il tempo di andare sotto 0-1 e recuperare nella ripresa, tra 15’ e 18’, con due gol di Cassano e Bonucci su calcio d’angolo. Per lo spettacolo, ripassare più avanti, forse. La parola d’ordine del nuovo corso prandelliano è “qualità”. Alla Le Coq Arena ci sono tutti i piedi buoni disponibili, cioè pochi, visto che Balotelli è infortunato. Pirlo liaveva chiamatiaraccoltaeil ct cuce intorno al suo registauna mediana con De Rossi e Montolivo. Ai tre il compito di innescare Pepe sulla destra e Cassano, sempre pronto a svariare alle spalle del mobile Pazzini. I gemelli del gol doriani si trovano con discreta facilità ma l’unico frutto è un diagonale poco preciso del centravanti, respinto da Pareiko. La prima vera emozione arriva alla mezzora, e non è una buona notizia per l’Italia. Punizione dai 25 metri di Vassilijev, la palla rimbalza nei pressi della linea di porta, Sirigu ribatte goffamente, Zenjov è più lesto di Cassani e firma l’1-0. L’incubo sudafricano prende di nuovo forma: ancora uno sconosciuto a far tremare gli azzurri (al Mondiale fu lo slovacco Vittek, in Estonia il 21enne “bomber” degli ucraini del Karpaty Lviv), ancora una disattenzione del portiere (Marchetti come il guardiano del Palermo, entrambi semi-debuttanti), ancora una mezza umiliazione.
RISCOSSA. La reazione questa volta c’è e passa ancora per i piedi di Pazzini (altro diagonale parato dal numero uno baltico) e Cassano (destro dal limite, fuori di poco). L’impressione, però, è che agli uomini di Prandelli ancora manchino, più che organizzazione, personalità e sicurezza. Tutto logico, senonfosse che gli avversari sono 94esimi nel ranking Fifa. Se lo scialbo 0-1 al debutto agostano nell’amichevole di Londra contro la Costa d’Avorio era stato accolto con beneficio d’inventario, dalla prima ufficiale nelle qualificazioni europee è lecito aspettarsi di più. I numeri, tra l’altro, fanno paura: nelle ultime 8 occasioni in cui la Nazionale è passata in svantaggio, 7 volte è finita con una sconfitta. E poi c’è la maledizione-vittoria: l’ultima risale al novembre 2009, 1-0 alla Svezia. Da allora, 4 pareggi e 3 ko. L’inizio della ripresa non regala altra musica. Al 3’ Puri ha spazio e lascia partire dalla lunetta un gran mancino: a Sirigu battuto, il pallone scheggia la traversa. Prandelli chiede ai suoi di allargare il gioco, dare ossigeno alla manovra. Il guaio è che Molinaro sul fondo ci va ma non riesce a mettere in mezzo un solo cross decente, mentre Cassani rinuncia a priori a spingere, rintanandosi nella propria metà campo. E davanti a lui, Pepe non fa molto di più né di meglio. Con queste carenze, anche i cervelli Pirlo e Montolivo vanno in confusione. Al 14’ Prandelli cambia: dentro Quagliarella, fuori proprio Pepe. Pochi secondi dopo arriva il pari in uno dei pochi modi possibili, su calcio piazzato: corner dalla destra di Pirlo, difesa estone in vacanza e Cassano, fin qui troppo alterno, inzucca di potenza.
CESARE FESTEGGIA. Con due punte pure (quasi tre) e soprattutto un buon carico di fiducia ritrovata, l’Italia spinge alla ricerca del 2-1. Detto fatto: altro calcio d’angolo, stavolta da sinistra, battuta bassa prolungata di tacco da Fantantonio e Bonucci insacca da due passi. È il 18’ e perlomeno la notte baltica emette un verdetto: sulle palle inattive l’Italia funziona. Non altrettanto si può dire del servizio sicurezza dello stadio, che lascia spazio ad un imprevisto siparietto: un simpatico invasore di campo, con tanto di mantella e bandierine estoni, ha tempo di farsi 40 metri di corsa e cercare di segnare a Sirigu prima di venire placcato da due energumeni in divisa. Finisce così, dopo un paio di spaventi nell’area italiana, ed è la prima vittoria del ciclo Prandelli: «I ragazzi nell’intervallo erano sfiduciati, siamo stati bravi a reagire». Intanto la Serbia, nostra principale avversaria nel girone C, ha svolto il suo compitino asfaltando 3-0 a domicilio Far Oer. Martedì toccherà agli azzurri fare i conti con il “ma - terasso” del gruppo. (libero)

Gb: il rugby lo esilia, "ribelle" Danny Cipriani si dà al calcio

Roma, 3 set. (Apcom) - Momentaneamente esiliato dal rugby inglese, Danny Cipriani si dà al calcio. L'ex mediano di apertura dei London Wasps (7 cap con la nazionale) si sta allenando con i Colorado Rapids, compagine della Major League Soccer americana. Il ventiduenne ribelle fenomeno del rugby inglese dovrebbe unirsi ad ottobre ai Melbourne Rebels, la nuova franchigia del Super 15, il campionato delle franchigie australiane, neozelandesi e sudafricane, ma già questa estate era stato avvistato in campo con il Tottenham ed il Queens Park Rangers in match amichevoli delle squadre riserve. Lo voci circa un suo passaggio al calcio sono ovviamente aumentate, ma, molto probabilmente, Cipriani sta solo cercando di mantenere un alto livello di allenamento in vista dell'avventura in Australia. Almeno così ha spiegato il coach di Colorado, Gary Smith. "E' amico di alcuni membri dello staff", ha spiegato l'allenatore. "Noi avevamo programmato queste sessioni di allenamento in altura in vista della fase finale della stagione e lui si è unito al gruppo, partecipa in maniera attiva e competitiva". Cipriani, precocissimo talento del rugby, ma al tempo stesso ribelle e troppo spesso fuori dalle righe, è fuori dai programmi del ct inglese Martin Johnson ormai da due anni.

L'Italia in gol ma non si vede, la Rai manda la pubblicità

Il pareggio di Cassano in Estonia oscurato dalla tv

Calcio/L'Italia in gol ma non si vede, la Rai manda la pubblicità

Roma, 4 set. (Apcom) - La Rai ieri sera ha oscurato la diretta del gol del pareggio dell'Italia a Tallin contro l'Estonia per mandare in onda uno dei consueti minibreak pubblitari da pochi secondi inseriti all'interno delle partite. Al 60' del match valido per le qualificazioni ad Euro 2012 (poi conclusosi con la vittoria degli azzurri per 2-1), prima di un calcio d'angolo, contemporaneamente alla sostituzione di Quagliarella per Pepe, il telecronista di Rai1 ha chiamato la pubblicità: al ritorno con le immagini da Tallin, l'Italia aveva appena segnato con Cassano. Per fortuna ci sono i replay.