Calcio Coppa Italia ecco i quarti al via

La Lega di Serie A ha reso noto il calendario dei quarti di finale Coppa Italia: mercoledì 13/1 Milan-Carpi; lunedì 18/1 Spezia-Alessandria; martedì 19/1 Napoli-Inter; mercoledì 20/1 Lazio-Juventus.
Per quanto riguarda le semifinali il 26 gennaio si giocherà l'andata tra la vincente di Spezia-Alessandria e quella di Milan-Carpi (ritorno il primo marzo), Il 27 la semifinale tra la vincente di Napoli-Inter e quella di Lazio-Juventus (ritorno il 2 o il 3 marzo).
   
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Calcio Serie A: vacanze brevi, il campionato preme

 Ecco le date della ripresa degli allenamenti in serie A dopo la sosta natalizia.
  • ATALANTA: il 28 dicembre in vista della sfida di Udine.
  • BOLOGNA: rientro il 27 dicembre sera per un mini-ritiro al centro tecnico di Casteldebole. Si torna in campo il 28 mattina e si prosegue con due allenamenti al giorno fino alla mattina del 31. Squadra libera l'ultima serata del 2015 e allenamento il pomeriggio del primo gennaio.
  • CARPI: si riparte il 28 dicembre. La squadra lavorerà il 31 mattina e anche l'1 pomeriggio.
  • CHIEVO: 28 dicembre a Veronello. Il prossimo impegno in campionato è in programma al Bentegodi contro la Roma.
  • EMPOLI: 28 in campo, fino al 31. Riposo il primo gennaio.
  • FIORENTINA: appuntamento il 28 per tutti, nessuna deroga né soste fino alla trasferta di Palermo.
  • FROSINONE: 28 dicembre in campo. Nessuna pausa, anche il 31 mattina la squadra ciociara si allenerà.
  • GENOA: il 28 si ricomincia, incombe il 111/o derby della Lanterna.
  • INTER: il 28 partenza della mini tournee in Qatar. Il 29 si uniranno i giocatori reduci da viaggi transoceanici e il 30 dicembre è fissata l'amichevole con il Paris Saint Germain. La breve tournee finirà il 2 a gennaio e il 3 tutti ad Appiano Gentile per preparare la trasferta di Empoli.
  • JUVENTUS: dal pomeriggio di martedì 29 in campo tutti i giorni in vista della partita con il Verona.
  • LAZIO: al lavoro dal 28 per la sfida con il Carpi all'Olimpico.
  • MILAN: riprende gli allenamenti il 28 dicembre. NAPOLI: il 28 dicembre in campo in vista dell'incontro al San Paolo contro il Torino.
  • PALERMO: ripresa fissata per lunedì 28.
  • ROMA: Garcia ha dato appuntamento il 29 dicembre. La Roma si ritroverà a Trigoria per lavorare sulla trasferta di Verona in casa del Chievo. Nessuna pausa a Capodanno, i giocatori lavoreranno fino alla ripresa del campionato.
  • SAMPDORIA: il 28 si cominciano a smaltire le feste.
  • SASSUOLO: in campo il 28 dicembre. Allenamenti anche il 31, liberi tutti l'1 gennaio.
  • TORINO: lunedì 28 i granata sono convocati in un un albergo del centro cittadino per un mini-ritiro. La ripresa degli allenamenti il 29 alla 'Sisport'.
  • VERONA: 28 dicembre, con una doppia seduta, allo Sporting Center 'Il Paradiso' di Peschiera. Il 29 altra doppia seduta cosi come mercoledì 30. Giovedì 31 dicembre seduta mattutina, 1 gennaio libero poi ultima doppia seduta sabato 2 gennaio.
  • UDINESE: 28 pomeriggio per i giocatori italiani ed europei. Agli altri è stato concesso un giorno in più per il viaggio. Si ritroveranno sul campo di allenamento il 29.
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Calcio Mondiale per Club, Barcellona vince Mondiale Club con un 3-0 al River

Un'altra finale, un altro titolo, ancora un record. Il Barcellona è la squadra che ha fatto la storia del calcio degli ultimi dieci anni, e di quelle che verranno ricordate per sempre, e oggi al Nissan Stadium di Yokohama ha conquistato il terzo titolo mondiale dell'era Messi. Lo ha fatto dominando la finale contro il River Plate più di quanto dica il 3-0 finale, anche se alla squadra argentina, spinta da 15mila tifosi al seguito, va riconosciuto di aver tenuto testa ai blaugrana nel primo tempo, quando ha fatto valere la propria maggiore fisicità. Ma il calcio è fatto soprattutto di tecnica, e di efficacia offensiva, ecco allora che il trio Messi, Suarez, Neymar ha fatto di nuovo la differenza, anche se il brasiliano oggi è rimasto a secco. Si era comunque guadagnato un rigore visto che Balanta lo ha atterrato in area, ma l'arbitro è stato l'unico a non vedere il fallo. In ogni caso, con la prodezza della Pulce, un tocco volante di esterno, e la doppietta del Pistolero (proclamato a fine partita miglior giocatore di questo Mondiale) il Barcellona ha battuto il proprio primato di gol segnati nell'anno solare, toccando quota 176. Di questi ben 134 sono stati segnati dai componenti del micidiale tridente di Luis Enrique: 47 Messi, 46 Suarez e 41 Neymar. Cifre sbalorditive di un trio che fa del Barca "la migliore squadra della storia", come scrivono con tono trionfalistico le edizioni online dei quotidiani sportivi di Barcellona. E va anche detto che se non fosse stato per alcune parate decisive dell'ottimo Barovero, il punteggio a favore dei catalani avrebbe avuto dimensioni ancor più ampie. Il commento più eloquente a fine partita è stato quello di Vangioni. "Abbiamo dato tutto e provato a fermarli - ha detto il giocatore del River - ma il pallone ce l'avevano quasi sempre loro. E' stata dura, e comunque usciamo da questa partita a testa alta". La sconfitta per i 'Millonarios' è resa più bruciante dal fatto che a Buenos Aires ci sono state manifestazioni di esultanza da parte dei sostenitori (e via social network anche di qualche calciatore) del Boca Juniors ma questa è una rivalità che non potrà mai cessare, come succede in molte città che sono anche capitali del pallone. Intanto Messi, in attesa di conquistare il suo quinto Pallone d'Oro il prossimo 11 gennaio a Zurigo, ha vinto il suo 26/o titolo con il Barcellona, superando Xavi in questa speciale classifica. "E ora mi sento felicissimo - ha commentato - di essere entrato nella storia di un club così grande. Non è facile essere la migliore squadra del mondo, ma ci siamo riusciti e adesso continueremo ad avere questa voglia di vincere tutto".
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Serie A: vincono Napoli e Fiorentina

Azzurri e viola al secondo posto. La Roma ritrova il successo
(ANSA) - ROMA, 20 DIC - Risultati delle partite delle 15 della 17/a giornata di Serie A: Atalanta-Napoli 1-3 (52' rig. Hamsik, 54' Gomez, 62' e 85' Higuain); Fiorentina-Chievo 2-0 (20' Kalinic, 32' Ilicic); Roma-Genoa 2-0 (42' Florenzi, 89' Sadiq); Verona-Sassuolo 1-1 (34' Floccari, 39' Toni). Da segnalare le espulsioni di Jorginho del Napoli (al 74' dopo due gialli in pochi minuti per altrettanti falli) e del romanista Dzeko (al 74' per insulti all'arbitro). In classifica Napoli e Fiorentina si confermano al 2/o posto.

Sassuolo-Torino rinviata per nebbia. La data è incerta

REGGIO EMILIA - Sassuolo-Torino rinviata per nebbia a data da destinarsi: il 13 o il 20 gennaio (due mercoledì), a seconda dell'esito del derby di Coppa Italia a metà della prossima settimana. Se mercoledì il Torino passerà il turno contro la Juventus, la partita con il Sassuolo sarà disputata il 13 gennaio, perché per il 20 sono in programma i quarti di finale di Coppa Italia. In caso di eliminazione dei granata, invece, l'incontro sarà recuperato il 13 o il 20 gennaio. La decisione verrà presa venerdì prossimo, due giorni dopo il derby di Coppa Italia (e i nuovi consulti con i club).
Troppa nebbia a Reggio Emilia quindi. Ecco il motivo della decisione dell'arbitro Celi di Bari. Il doppio sopralluogo con i capitani Cannavaro e Glik (alle 18, quando il match sarebbe dovuto iniziare) e poi alle 18.18 ha dato esito negativo. Meno di cento metri di visibilità, da metà campo si faticava a intravedere i pali della porta. E così: tutti negli spogliatoi e gara rinviata.
RECUPERO E BIGLIETTI - L'U.S. Sassuolo Calcio informa che tutti i biglietti (compresi omaggio, servizio e diversamente abili) per Sassuolo-Torino, gara rinviata a data da destinarsi causa nebbia, saranno ritenuti validi per il recupero della partita in oggetto. La società ricorda inoltre che sarà possibile richiedere il rimborso dei tagliandi secondo le modalità che saranno rese note nella giornata di lunedì 14 Dicembre.
tuttosport

Basket, Enel Brindisi - Grissin Bon Reggio Emilia 53-79

Il tabellino

ENEL BRINDISI: Banks 11, Reynolds 11, Scott,  Cournooh, Harris 9, Cardillo, Milosevic, Gagic 11 , Fusco, Zerini4, Marzaioli, Kadji 7. Allenatore: Bucchi.
GRISSIN BON REGGIO EMILIA: Aradori 15, Bonacini, Polonara 18, Lavrinovic 6, Della Valle 11, De Nicolao 2, Pechacek 5, Strautins 5, Veremeenko 7 , Silins 11. Allenatore: Menetti.

Parziali: 13-22; 14-16; 11-16; 15-25

Arbitri: Sahin, Weidmann, Calbucci.

Basket #SerieABeko - Finale, @EnelBrindisi - @PallacReggiana : 53 - 79

#SerieABeko - Finale, @EnelBrindisi - @PallacReggiana : 53-79

Basket, Brindisi-Reggio Emilia il clou. Pistoia sfida il suo passato

Giornata numero 11, domenica a pranzo il confronto tra Enel e Grissin Bon, due squadre al terzo incrocio in stagione. Milano ospita Capo d'Orlando, Cremona lunedì a Cantù, i toscani contro Varese ritrovano coach Moretti 
E' la giornata numero 11 in serie A, ne mancano cinque alla fine del girone di andata, la boa delle prime sentenze (ricordiamo, le prime otto vanno alla Final Eight di Coppa Italia). Classifica spaccata in due tronconi. In testa c'è Trento a quota 16 dopo la vittoria nell'anticipo del sabato contro Bologna. Quindi ci sono quattro squadre a quota 14, seguite da tre a 12. Chi insegue è staccato di 4 lunghezze. Complici gli scontri diretti in pratica a chi è davanti potrebbe anche bastare solo un altro successo (Trento in questo senso ha già provveduto) per finire tra le prime otto. 

La sfida più interessante del turno si gioca domenica a ora di pranzo a Brindisi tra Enel e Reggio Emilia. Seconda che sfida la prima, terzo incrocio stagionale dopo i due di Eurocup (un successo a testa) e replay del quarto play off (vinto da Reggio alla quinta partita) della passata stagione. La Grissin Bon, che in settimana ha staccato il biglietto per la seconda fase di Eurocup, ha una striscia aperta di dieci sconfitte consecutive all'undicesima giornata. Bucchi dovrebbe recuperare Reynolds e Scott, Menetti ancora senza Stefano Gentile (schiena) e Kaukenas, quest'ultimo al seguito della squadra in Puglia ma out tre settimane per una infiammazione alla spalla destra. Vincente in Croazia con il Cedevita ma tagliata fuori dalla qualificazione alle Top 16 di Eurolega, Milano cerca di ritrovare il sorriso in campionato, dove pur con qualche sbandata di troppo le cose vanno decisamente meglio. L'Olimpia - che in stagione regolare non perde in casa da 37 partite - è in testa (non da sola) e domenica ha un turno sulla carta favorevole con Capo d'Orlando, squadra che dopo un ottimo inizio (3 successi nelle prime quattro giornate) sta accusando un passaggio a vuoto (una sola vittoria nelle ultime sei). Giocano in posticipo le altre due del gruppo di testa. Domenica sera Pistoia ospita Varese, una partita particolare per Paolo Moretti, coach della Openjobmetis, che in Toscana ha trascorso sei anni e mezzo lasciando ricordi indelebili come la promozione in serie A del 2013 e i play off con Milano in quella successiva. Varese senza Galloway e con Ukic a mezzo servizio. Lunedì sera sarà il turno di Cremona, impegnata sul campo di una Cantù che nelle ultime settimane ha cambiato volto (e ancora cambierà qualcosa) e che si presenta all'appuntamento sulla scia della bella vittoria a Venezia. La Vanoli dell'ex Cusin ha una serie aperta di sei vittorie consecutive ma al Pianella non ha mai vinto (0-6). Abass, capitano dell'Acqua Vitasnella, tocca quota 150 presenze in serie A, tutte con Cantù.

Le altre sfide - Venezia è di scena a Pesaro, l'obiettivo della Reyer è riscattare il passo falso casalingo con Cantù e non perdere contatto dalla vetta. Recalcati: "Adesso il nostro obiettivo è raccogliere punti per arrivare alla Final Eight e per arrivarci con fiducia. Pesaro merita grande rispetto, è una squadra che non può fare calcoli e quindi in casa ci prova sempre. Starà a noi provare a imporre il nostro gioco e possibilmente avere lo stesso atteggiamento avuto con Valencia". In trasferta anche Sassari, reduce dall'ennesimo ko in Eurolega e chiamata a dare un segnale a Caserta. Nella Pasta Reggia debutta Adegboye, play nigeriano naturalizzato britannico che dopo aver iniziato la stagione a Cremona è stato firmato per un mese dalla Juve. Un debutto anche ad Avellino dove la Sidigas ospita Torino, che con Pesaro si divede l'ultimo posto in classifica. Dopo il ritorno di Green il club irpino ha firmato Joe Ragland, al rientro in Italia (lo scorso anno era a Milano) dopo aver iniziato la stagione in Turchia
al Pinar Karsiyaka.

Undicesima giornata (13/12 ore 18:15)
Trento-Bologna (stasera ore 20:30), Brindisi-Reggio Emilia (12), Milano-Capo d'Orlando, Avellino-Torino, Pesaro-Venezia, Caserta-Sassari, Pistoia-Varese (20:45), Cantù-Cremona (14/12 ore 20:45)
Classifica: Reggio Emilia, Cremona, Trento, Milano e Pistoia 14; Brindisi, Venezia e Sassari 12; Cantù, Caserta, Avellino, Varese e Capo d'Orlando 8; Bologna 6; Pesaro e Torino 4
repubblica.it

Basket: Reggio batte Milano, 4 in testa

Risultati 10/a giornata serie A di basket: Banco di Sardegna Sassari-Dolomiti Energia Trentino 73-88; Vanoli Cremona-Obiettivo Lavoro Bologna 73-63; Betaland Capo d'Orlando-Enel Brindisi 74-77; Pasta Reggia Caserta-Consultinvest Pesaro 73-69; Umana Reyer Venezia-Acqua Vitasnella Cantù 95-103; Grissin Bon Reggio Emilia-EA7 Emporio Armani Milano 74-72; Torino-Pistoia e Varese-Avellino domani.
    Class.: Milano, Trento, Cremona e Reggio Emilia 14; Pistoia, Brindisi, Venezia e Sassari 12.
   
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Calcio Euro 2016: sabato sorteggio in una Parigi blindata

Le nove vincitrici dei gironi e le nove seconde, insieme alla terza classificata con i migliori risultati contro la prima, seconda, quarta e quinta nel girone, si sono qualificate direttamente per gli europei, torneo a 24 squadre, in Francia.
Le altre squadre sono state espresse dai play-off.
Ecco l'elenco completo delle Nazionali che parteciperanno alla fase finale degli Europei l'anno prossimo:
Francia (Paese ospitante), Islanda, Repubblica Ceca, Turchia, Belgio, Galles, Spagna, Slovacchia, Germania, Polonia, Inghilterra, Svizzera, Irlanda del Nord, Romania, Austria, Russia, Italia, Croazia, Portogallo, Albania, Ungheria, Ucraina, Svezia e Irlanda.
Sabato sorteggio in una Parigi blindata - Un mese dopo l'attacco terroristico più grave della sua storia, una Parigi blindata dallo stato d'emergenza ospita il primo atto degli Europei di calcio 2016. Dirigenti, allenatori e grandi personaggi del calcio invitati alla kermesse del Palais de Congres, fra Parigi e il quartiere degli affari della Defense, dovranno sottoporsi a misure straordinarie di sicurezza. Proprio il tema dell'organizzazione degli europei, in particolare dopo lo shock dei tre jihadisti kamikaze che si sono fatti saltare la sera del 13 novembre fuori dallo Stade de France dove era in corso l'amichevole Francia-Germania, sarà dominante sabato. Se ne parlerà soprattutto al comitato esecutivo UEFA che terrà la sua ultima riunione dell'anno nel vicino hotel Shangri-La nella prima parte della giornata. Alle 16 è prevista una conferenza stampa alla presenza di Jacques Lambert, presidente del comitato organizzatore di Euro 2016, e del segretario generale dell'UEFA, Gianni Infantino. In sospeso la presenza di Michel Platini, dal momento che la decisione su una possibile sospensione della squalifica di 90 giorni dovrebbe arrivare venerdì pomeriggio. Nelle ore drammatiche dopo gli attentati, alcune voci si erano levate per chiedere l'annullamento della Conferenza mondiale sul clima, la COP 21, che si svolge in questi giorni a Le Bourget, vicino all'aeroporto Charles de Gaulle e qualcuno aveva ipotizzato di poter cancellare l'organizzazione degli europei. Un'eventualità subito scartata, anche se Lambert ha precisato che "ci sono dei miglioramenti da fare, degli insegnamenti da trarre da quanto successo allo Stade de France. Non bisogna mai pensare di essere perfetti. Decideremo, ma soltanto dopo che i servizi di sicurezza del ministero dell'Interno avranno concluso la COP 21, che è una priorità. Abbiamo ancora sei mesi di lavoro davanti a noi - ha aggiunto Lambert - è molto. Ma bisogna procedere con serenità, non farsi prendere dalla precipitazione". Intanto, giro di vite sulla sicurezza della cerimonia stessa del sorteggio: oltre a perquisizioni e filtri agli ingressi - come ormai in ogni luogo pubblico della capitale francese - l'Uefa ha chiesto ai giornalisti di arrivare al Palais de Congres con forte anticipo viste le necessità imposte dallo stato di emergenza.

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Sampdoria-Sassuolo 1-3

Sprofondo sampdoriano, Sassuolo fra le nuvole dopo il 3-1 di Marassi: sesto posto a un punto dalla Juventus, Di Francesco non finisce di stupire. Una resa incondizionata, quella della squadra di Montella, alla terza sconfitta consecutiva da quando siede sulla panchina blucerchiata.
CAMBI INUTILI — Al suo debutto casalingo come allenatore della Samp, l’Aeroplanino ha provato a dare una scossa passando alla difesa a tre, avanzando Regini ed inserendo Christodoulopoulos in mediana, con Cassano titolare al fianco di Eder (Muriel l’escluso illustre). Troppo grande, però, il divario in campo, sin dai primi minuti di gioco. Padroni di casa troppo prevedibili, insicuri, incapaci di verticalizzare il gioco ed in difficoltà di fronte al pressing degli emiliani, efficaci nelle ripartenze e cinici quando hanno dovuto sfruttare le tante lacune difensive della Samp. Il primo gol sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Cassano è arrivato in ritardo nella chiusura e sul cross di Politano, Acerbi ha trovato di destro l’angolino più lontano. Subito gara in discesa per il Sassuolo, che però non smette di spingere e trova il bis con Floccari, su un traversone di Vrsaljko dalla destra. Silvestre tenta il contrasto, ma il suo tocco fa impennare il pallone e tradisce Viviano. Due a zero, primi fischi sugli spalti, ma c’e spazio ancora per il tris di Pellegrini (38’), che dopo uno scambio con Laribi trova Viviano pronto alla respinta sul suo primo tiro, ma che nulla può sulla seconda, che vale il primo gol in A per l‘ex romanista.
CONTESTAZIONE — Nella ripresa la Samp ha appena abbozzato una reazione, ma senza averne di fatto la forza. Squadra scarica, e Sassuolo a quel punto attento soprattutto a non correre rischi. Fino al maxirecupero finale, che ha fruttato ai blucerchiati il gol di Zukanovic, bravo a indovinare di testa l’angolino più lontano alla sinistra di Consigli, approfittando di un disimpegno poco preciso di Vrsaljko. Sassuolo in festa e Samp chiamata a gran voce sotto la gradinata sud dalla tifoseria, con l’invito a tirare fuori gli attributi. Una mini-contestazione che il presidente Ferrero ha mostrato di non gradire affatto.
 Filippo Grimaldi 
Gazzetta.it

Un finale infuocato per il big match della Serie A1 di basket. Alla fine è la Grissin Bon Reggio Emilia a prevalere (74-72) in casa contro l'Olimpia Milano, raggiungendo l'EA7 al vertice della classifica


Vittoria meritata quella dei reggiani, privi del loro play maker titolare, Stefano Gentile, che hanno avuto il merito di sfruttare la spinta del pubblico e di gareggiare a pari intensità con gli avversari. Reggio parte con un secco 9-1 (Kaukenas 2 «bombe»), l'Olimpia prova a rintuzzare ma i padroni di casa tengono salda la barra dell'intensità e al 7' guidano 16-6. Cancellieri, in panchina al posto di Yasmin Repesa rimasto in Croazia per ragioni familiari, si gioca la carta Gentile, al rientro dopo l'infortunio; ma con poco costrutto, tanto è vero che la Grissin Bon chiude il primo quarto sul +13 con l'EA7 che fatica moltissimo a costruire attacchi decenti.

Il secondo parziale si snoda sulla falsariga del primo. La truppa di Menetti è nettamente più aggressiva e intensa degli avversari e così, a metà periodo, il tabellone recita 27-11 pro Reggio. Margine che gli ospiti, registrando un minimo la fase offensiva e approfittando dei tanti errori di Aradori e compagni, riducono fino al -8 con cui si va all'intervallo lungo. Al ritorno dal quale l'Olimpia, guidata da Gentile che realizza 6 punti di fila con due bei canestri ma consueto, e censurabile, battibecco col pubblico, ristabilisce subito la parità: 33-33.

A tenere in linea di galleggiamento la Grissin Bon è Andrea De Nicolao, con le sue «bombe», nel quadro di un match diventato piuttosto spigoloso e altrettanto equilibrato. A un minuto e mezzo dalla fine del quarto si scatena Della Valle, con cinque punti consecutivi di puro talento che riportano i reggiani al +6 (50-44). Gli ultimi 10' cominciano con i padroni di casa in vantaggio 50-46, ma si capisce subito che sarà una lotta sul filo dei nervi e della lucidità mentale fino alla fine.

Una possibile svolta è quella del 7', Gentile si incaponisce in un paio di 1contro 5 senza logica e Reggio punisce con Veremeenko e Aradori tornando a otto lunghezze di margine: 65-57. Milano però riesce a recuperare e inizia, con la Grissin Bon sopra di uno, lo stillicidio dei tiri liberi nei secondi finali. Il punto di vantaggio che Reggio aveva accumulato è fondamentale perchè Gentile sbaglia un tiro dalla lunetta di troppo. La correzione di Hummel arriva poi fuori tempo massimo.

La storia Formula 1, la fede corre a 300 all’ora

Motori spenti, la Formula 1 domenica scorsa ad Abu Dhabi ha abbassato le saracinesche dei box e archiviato il Mondiale 2015 incoronando re Lewis Hamilton al volante della sua Mercedes. Correre a 300 chilometri orari richiede talento, sangue freddo, ma anche la giusta dose di fede C’è chi la esibisce e chi la nasconde. Quando si parla di fede la F.1 è un mondo strano. Si rischia la vita per passione, mettendola in gioco come se fosse un valore senza senso, poi nel profondo dell’intimo ci si rivolge lassù affinché qualche entità nascosta ti protegga. 


Un controsenso, che negli anni passati ha avuto un apice con un nome e un cognome ben preciso: Ayrton Senna. La sua fede in Dio era enorme, smisurata e il suo destino sembrava tracciato da una mano superiore che aveva disegnato un folle saliscendi, dall’apice del successo al precipizio di una fine in mondo visione. Era il 1988 a Suzuka, Giappone. Senna si sta giocando il mondiale F.1 contro Prost e la sua concentrazione è al limite. A fine gara, campione del mondo per la prima volta, Ayrton fece una confidenza molto intima: «A un certo punto ho perso il contatto con la realtà, andavo sempre più forte, sempre più veloce e a un tratto mi è apparso Dio, ho visto che mi parlava, mi incuteva un senso di pace e rilassatezza, ho capito in un attimo cosa dovessi fare, cosa valesse la mia vita, un momento unico di contatto con nostro Signore che mi ha segnato». 


Da quel momento in poi qualcuno ne approfittò per prenderlo in giro, quando ad esempio commetteva un errore qualcuno ci ironizzava sopra. Invece Ayrton ha sempre spinto ed esaltato questa sua fede, il seguire una strada già segnata che poi, nella fondazione Senna, ha trovato uno sbocco pratico: la raccolta fondi per aiutare i bisognosi, i bambini poveri, creare loro un futuro spendendo soldi e risorse della famiglia e di chi ha creduto in questo progetto. 


Ma Senna non è stato l’unico brasiliano ad esibire la sua fede, i piloti sudamericani in questo sono molto più espliciti rispetto ad altri. Rubens Barrichello, ad esempio, fu sorpreso all’interno della sua Ferrari F.1 a farsi il segno della croce prima di entrare in pista. Barrichello non sapeva della telecamera e quando il suo gesto divenne pubblico provò quasi un eccesso di pudore per aver mostrato una sua debolezza, ovvero aveva mostrato un lato intimo della sua persona che voleva tenere per sé senza divulgarlo ai quattro venti. Il polacco Robert Kubica è convinto che si salvò dallo schianto durante un rally grazie all’intervento miracoloso del suo amatissimo connazionale papa Giovanni Paolo II. 


Di recente un altro pilota della scuola Ferrari, Esteban Gutierrez, è stato al centro di una visione della fede molto particolare. La mamma è da sempre devota della Vergine di Guadalupe e fin dai primi “giri” in auto ha disseminato gli abitacoli delle monoposto di Esteban con santini, immagini della Vergine e reliquie, tanto che quando passò dalla GP3 alla G2 il suo manager, Nicholas Todt, chiese espressamente di toglierle dall’abitacolo. Non per mancanza di fede ma per una questione di sicurezza. Tutti quei foglietti attaccati in qualche modo sul cruscotto, sul sedile, dietro il volante, potevano staccarsi e creare problemi, bloccare pulsanti o altro. Si trovò un compromesso, con un santino nel casco e uno sotto al sedile. 


Ma quando Gutierrez arrivò alla Sauber i meccanici scoprirono che sotto al sedile non c’era una immaginetta, ma una statuetta vera e proprio! Che fu tolta per una questione di peso e sicurezza. Immaginate se il metallo, in caso d’urto, avesse forato il sedile all’altezza delle vertebre… Anche Sergio Perez, altro messicano, vanta una serie simile a Gutierrez e anche qui è stata la mamma a provvedere all’installazione dei santini nei posti meno pericolosi, come all’interno del casco. Un caso eclatante, in netto contrasto con lo stile di vita e le compagnie frequentate è quello del già citato campione del mondo Lewis Hamilton. Il suo ispirarsi a Senna è andato oltre il disegno del casco, infatti sulla schiena si è fatto tatuare una croce enorme a ribadire il suo credo e la sua fede, ma in pubblico non c’è mai stato un gesto di richiamo, un segnarsi il volto prima di scendere in pista, nulla. 


Soltanto questa esibizione sulla propria pelle con una catena d’oro enorme appesa al collo alla quale si aggiunge un crocifisso fuori dai circuiti: «Sono credente, ho una fede immensa, mi raccomando sempre a Lui e prego per la mia famiglia», si lasciò sfuggire una volta quando non era ancora l’Hamilton luminosa icona attuale del Grande Circo. Insomma, è un contrasto fra il suo io interiore e quello esteriore, un caso da studiare con cura fra gli specialisti del bianco e del nero della sua anima, perché un pilota più spietato e opportunista non c’è in circolazione. Ma parlando di fede emerge un fatto nascosto ai più che soltanto ora è venuto alla luce. 


La fede di Enzo Ferrari, il suo credere in Dio e soffrire intimamente per quello che accadeva. Negli anni Cinquanta in una sola stagione perse cinque dei suoi piloti. Il “Drake” di Maranello venne paragonato a Saturno, che mangiava i propri figli. Aveva un grande rispetto per la vita e i suoi uomini che però il destino avverso voleva che perdessero la vita. Una tragedia immensa per la sua visione dell’eterno. E poi la lotta per la vita di Alfredino, suo figlio, ucciso dalla distrofia muscolare. E il diario in cui Enzo Ferrari giorno per giorno raccontava l’epilogo, pregando sempre per un miracolo impossibile. 


Dice oggi Piero Ferrari, il figlio superstite, del credo e della fede del padre: «Quando nel 1988 a maggio venne a Maranello papa Giovanni Paolo Secondo mio padre era a letto con la febbre a 40, era l’inizio della fine dell’infezione renale che lo portò via ad agosto. Mio padre voleva follemente conoscere il Papa, parargli, confessarsi, fu una giornata indimenticabile per la lotta che fece dal suo letto coi dottori perché nonostante la febbre altissima, il delirio che lo prendeva a volte, voleva andare a Maranello a tutti i costi a incontrare il papa. Non fu possibile, fu un ultimo desiderio che non si realizzò mai... A lui piaceva papa Wojtyla, ci si rivedeva nel suo spirito combattivo, diretto, deciso. Chissà se gli sarebbe piaciuto anche papa Francesco?». Crediamo di sì, a Enzo Ferrari piacevano i paladini coraggiosi sempre pronti a combattere per una fede, che fosse rosso Ferrari o religiosa, per lui quelli erano i veri uomini e gli eroi da seguire dentro e fuori una pista.
avvenire

Una vera e propria bufera scuote il mondo dell'atletica leggera italiana nella stagione che porta alle Olimpiadi di Rio 2016

 La Procura Antidoping della Nado Italia, "sulla base delle indagini 'Olimpia' svolte dalla Procura della Repubblica di Bolzano ed agli esiti degli accertamenti svolti in ambito sportivo" ha deferito 26 dei 65 atleti che erano stati sentiti per presunta violazione degli articoli 2.3 (eluso controllo) ed art. 2.4 (mancata reperibilità) delle norme sportive antidoping chiedendo per tutti una squalifica di due anni, e di conseguenza la mancata partecipazione ai Giochi brasiliani

Fra loro nomi di primissimo piano a partire dalla medaglia di bronzo del salto triplo a Londra 2012, Fabrizio Donato, e dal campione europeo di maratona Daniele Meucci. Nella lista anche Andrew HoweSimone Collio, Giuseppe Giblisco (ora ritiratosi) e Daniele Greco, quarto a Londra nel salto triplo.

La procura, allo stesso tempo, ha chiesto l'archiviazione per altri 39 atleti, tra i quali Libania Grenot, Alex Schwazer e Valeria Straneo. Le audizioni degli 'irreperibili' della procura antidoping del Coni erano iniziate a gennaio 2015. 

Il presidente della FidalAlfio Giomi, ha immediatamente ribadito "la totale fiducia nell'operato della procura, auspicando una rapida conclusione dell'iter giudiziario". Allo stesso tempo però il numero uno dell'atletica italiana ha specificato che: "non si tratta di missed test (mancato controllo) ma di filling failure (mancata comunicazione).

Ai fini delle Norme Sportive Antidoping approvate dal Coni hanno lo stesso peso ma sono infrazioni diverse". Secondo Giomi: "E' incredibile come non sia stata comminata alcuna sanzione in occasione delle prime infrazioni, cosa che, probabilmente, avrebbe fatto capire a tutti quanto grave fosse l'inadempienza". Un ragionamento in difesa degli atleti: "scaricare le responsabilità su di loro è troppo semplice - argomenta - L'atleta è il punto di partenza e di arrivo di tutto il movimento sportivo, ma in mezzo ci sono tecnici, società, federazioni, Coni. Assumiamoci tutti la nostra responsabilità".

Infine Giomi fa una specifica sui motivi del deferimento: "nel caso di mancata comunicazione non si parla di atleti dopati nè possiamo accostare automaticamente a tale problema l'idea di atleti che in odore di doping si siano sottratti ai controlli". "Superficialità e negligenza sono pessimi compagni di strada, ma il doping è un'altra cosa", conclude.
avvenire

Calcio Serie A: Sassuolo Fiorentina

'La gara di Basilea mi ha dimostrato che la Fiorentina sta crescendo anche sul piano caratteriale, è ormai una squadra matura che mi rende ottimista per il futuro''. Nonostante il 2-2 ottenuto in Svizzera non abbia ancora dato alla Fiorentina la qualificazione ai sedicesimi di Europa League, Paulo Sousa si tuffa di nuovo sul campionato con grande fiducia. Anche se l'impegno di lunedì in casa del Sassuolo non è dei più semplici. ''A Basilea abbiamo speso molte energie ma conto di avere tutti pronti e recuperati per lunedì - ha detto il tecnico viola - Da ieri sto studiando col mio staff il Sassuolo, squadra di valore in casa e fuori e società che ha identità e progettazione. Bello affrontare club così. Per batterlo dovremo giocare ad un livello altissimo''. In linea con gli obiettivi che insegue Sousa: ''Da allenatore voglio vincere come minimo quanto ho vinto da giocatore. Alleno per questo e spero di riuscirci qui coinvolgendo sempre più tutti, giocatori, società, ambiente''. L'allenamento svolto oggi davanti ad Andrea Della Valle è stato di scarico, quello di domani servirà a Sousa per decidere i titolari. Sotto esame soprattutto Kalinic uscito malconcio dalla coppa per le tante botte. ''Nikola è un giocatore innamorato del calcio, si muove tanto e subisce sempre tanto. Ci sono regole arbitrali chiare, i grandi protagonisti vanno protetti''. Sotto osservazione pure Rossi ultimamente escluso: ''Sul piano fisico è pronto, ora deve superare un altro step, quello che porta alla competizione''. Quanto a Roncaglia, espulso in coppa, il tecnico afferma: ''Ha doti importanti però deve lavorare per evitare si ripetano certi episodi''. Infine su Bernardeschi e Alonso: ''Stanno facendo bene ma hanno ancora ampi margini di crescita. Mi auguro di vederli entrambi in nazionale e a lungo con noi''
ansa

Oggi pomeriggio alle 18 al PalaBigi, la Conad Volley Tricolore scende in campo

Oggi pomeriggio alle 18 al PalaBigi, la Conad Volley Tricolore scende in campo per la 6a giornata di campionato di Serie A2 UnipolSai. Capitan Tondo e compagni attendono in via Guasco l’Emma Villas Siena. Le due squadre non si sono mai affrontate in sfide ufficiali di campionato, sarà dunque un match inedito.
I toscani, matricola di questo campionato dopo aver ottenuto ben tre promozioni consecutive frutto di eccezionali cavalcate, non sono partiti come speravano e stanno attraversando un periodo turbolento. Di cambiamenti in corsa in fatto di roster, come l’arrivo da Castellana una settimana fa dell’opposto Vincenzo Tamburo. Ma soprattutto del nuovo allenatore, arrivato tre giorni fa: si tratta diMassimo Caponeri che ha sostituito l’esonerato Romano Giannini. Caponeri vanta diverse esperienze come vice allenatore di De Giorgi alla Lube Macerata e di Lorenzo Bernardi in Polonia e Turchia.
La Conad dovrà stare attenta alle motivazioni degli avversari che proprio per il cambio allenatore saranno ancora più alte. Coach Luca Cantagalli mette in guardia i suoi, ma con la consapevolezza che se Reggio gioca come sa, può vincere. “La squadra sta bene – ha detto il tecnico – L’impegno non manca e il morale è buono. Non sono preoccupato per l’atteggiamento. Non riusciamo ancora ad esprimerci come vogliamo perché ci sono problemi a livello di gioco da risolvere, ma è anche vero che non siamo mai al completo. Ma ormai siamo abituati fin da inizio campionato ad essere un po’ in situazioni di emergenza. Però i ragazzi hanno capito che nei momenti difficili bisogna dare il massimo per vincere”.
Il coach poi si sofferma sugli avversari: “Sono in un momento difficile, un po’ come noi. Stanno cambiando tanto, con giocatori nuovi inseriti in corso d’opera e un nuovo allenatore da pochi giorni. È vero che potranno avere qualche motivazione in più per questo, ma le difficoltà restano e dovremo essere bravi a farle emergere. Sappiamo che mancherà il loro palleggiatore titolare (Scappaticcio) e anche il nostro Marchiani è ancora in dubbio. Perciò sarà una partita strana, difficile anche da preparare e da studiare, dato che il loro secondo palleggiatore ha giocato una partita e mezza neanche… Dobbiamo aspettarci una partita di alti e bassi, stare sempre attaccati palla su palla. Sappiamo che non possiamo essere bellissimi ancora, ma dobbiamo vincere. Con carattere e con orgoglio”.

volleytricolore.it

Entusiasmante rimonta della Grissin Bon che ipoteca il passaggio del turno in Eurocup

La stoppata di Polonara nell'ultima azione ha permesso la realizzazione del canestro decisivo. Grade prova di carattere

Bella prestazione dei biancorossi che, avendo battuto la capolista della Bundesliga Alma Berlino, sono riusciti a mantenere l’imbattibilità del PalaBigi, ipotecando la qualificazione al secondo turno di Eurocup. Analizzando la gara in sintesi, dopo un discreto approccio al match, nel secondo quarto la Grissin Bon ha subìto un break di 9 punti che si è poi allargato a 11, tanto da essere all'inizio del terzo quarto sul punteggio di 29-40. La reazione della squadra di Menetti, negli ultimi due quarti è stata veemente, tanto da arrovare addirittura a superare l'Alba Berlino negli ultimi due minuti quando Polonara stoppa Loncar, poi la palla a spicchi arriva a Della Valle che segna il canestro vincente: 74-71.

Grissin Bon Reggio Emilia 74
Alba Berlino 71
(18-13, 29-38, 49-52, 74-71)
Grissin Bon Reggio Emilia:  Aradori 22,  Lavrinovic 8,  Della Valle  9, De Nicolao 12, Veremeenko 9, Polonara 5, Strautins 2, Kaukenas  5, Silins 2, Gentile. N.E. Pechacek. Allenatore: Massimiliano Menetti.
Alba Berlino:  King 2, Kikanovic 17, Cherry  11, Taylor 16, Watt 8, Akpinar,  Loncar 10, Vargas , Liyanage, Wohlfarth ,  Milosavljevic  7. N.E. Giffey. Allenatore: Sasa Obradovic.
Arbitri: Perea Oscar (Esp), Baumanis Ingus (Lat), Lopes Luis (Port)
Note: Spettatori 2536    Tiri Da 2: Grissin Bon: 15/35 (43%) Alba Berlino 16/35 (46%) Tiri Da 3: Grissin Bon  6/22 (27%) Alba Berlino 6/19(32%). Tiri Liberi: Grissin Bon 26/33 (79%) Alba Berlino 21/32 (66%) Rimbalzi: Grissin Bon Off.11 Dif.24; Alba Berlino Off.9 Dif. 29.
Gli Altri Risultati Del Girone B:
Mhp Riesen Ludwigsburg-Herbalife Gran Canaria 92-88
Le Mans Sarthe Basket – Brindisi 66-45
Classifica:
Herbalife Gran Canaria Las Palmas E Mhp Riesen Ludwigsburg 10 P. - Alba Berlino E Grissin Bon Reggio Emilia 8  P. – Le Mans Sarthe Basket 4 P. – Enel Basket  Brindisi 2 P.
4minuti.it

Vergogna in Turchia-Grecia. Fischi nel minuto di silenzio

Il momento di raccoglimento per le vittime di Parigi rovinato dai tifosi locali, che avrebbero anche intonato il coro "Allah è grande"

Fischi assordanti e cori durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati terroristici di Parigi. È successo allo stadio di Istanbul, prima dell’amichevole tra la Turchia e Grecia (poi finita 0-0), seguita in tribuna anche dal primo ministro turco Ahmet Davutoglu e da quello greco Alexis Tsipras. Come negli altri incontri internazionali, è stato osservato un momento di raccoglimento, ma i tifosi di casa lo hanno rovinato, come era già successo in ottobre in occasione dell'incontro tra Turchia e Islanda. Allora si commemoravano le vittime dell'attentato di Ankara. Secondo molti media, i tifosi turchi avrebbero anche intonato il coro "Allah u akbar", cioè "Allah è grande", la stessa frase che secondo diversi testimoni era stata pronunciata dagli attentatori durante la terribile mattanza al Bataclan.
 Gasport

 

Italia e Romania pareggiano per 2-2

Italia e Romania hanno pareggiato 2-2, nell'amichevole disputata sul terreno dello stadio Renato Dall'Ara, a Bologna. Gli azzurri hanno chiuso sotto di un gol (Stancu) il primo tempo, poi hanno rimontato con Eder su rigore e Gabbiadini, ma nel finale sono stati raggiunti da una rocambolesca segnatura di Andone.

Gol e morte, Francia-Germania la partita del panico

Quanto è finita Francia-Germania? Se c'è una partita che nella storia del calcio vedrà cancellato il risultato dai ricordi dei suoi ottantamila spettatori, è l'amichevole dello Stade de France. La partita dei gol, ma soprattutto della morte e del panico. A 292 giorni dall'Europeo 2016, quel boato al minuto 16' della sfida tra i campioni del mondo e gli ospiti del prossimo torneo continentale era "sembrato in primo momento solo un petardo, uno dei tanti che sentiamo nei nostri stadi", come ha raccontato Oscar Damiani, ex giocatore e ora procuratore presente a Parigi per seguire l'amichevole. Ma nello Stade de France non succede, un petardo. Se succede, è strage terroristica, non gioco d'ultrà. Così lo stadio più grande di Francia, l'impianto pulifunzionale da calcio e da rugby ma anche da concerti, lì dove Zidane diede alla Francia il mondiale '98 e Euro 2016 vuole celebrare la sua finale, si è trasformato ancora una volta: non più teatro dei sogni ma palcoscenico del panico, con la foto ricordo delle migliaia di spettatori che a partita finita sono entrati in campo, devastati dal terrore e dall'incapacità di sapere cosa fare. Le esplosioni, raccontano i testimoni, sono state due. Il gioco non si è fermato, l'attenzione del pubblico in parte sì: anche se fuori da quel mondo a parte, per le vie della Ville Lumiere, stava scoppiando una vera e propria guerra, una sparatoria dietro l'altra, i morti, gli ostaggi, le strade devastate dal sangue. E piano piano le prime notizie sono arrivate via radio anche a chi da dentro lo splendido impianto parigino stava seguendo l'incontro. "La partita si è giocata, al momento non ci si era resi conto pienamente della situazione", racconta Damiani, senza poter spiegare la scelta dell'arbitro spagnolo Lahoz di far proseguire. Di fatto le autorità - tra l'incertezza e il timore di scatenare il panico tra le migliaia di spettatori - avevano scelto di non diffondere notizie e di lasciar giocare. Ma il presidente Hollande, presente allo stadio - e ritratto sorridente dai fotografi, prima del fischio d'inizio - veniva nel frattempo evacuato dalle forze di sicurezza, mentre le uscite dello Stade erano sigillate per impedire attacchi dell'esterno. Il gol di Giroud nel minuto di recupero del primo tempo, il raddoppio di Gignac a 4' dal termine, il ritorno in campo dopo 14 mesi di Mario Gomez, in campo diversi 'italiani', da Khedira a Pogba, da Rudiger a Evra: dettagli di di cronaca, seguiti da quel finale che rimarrà il vero risultato di Francia-Germania. I giocatori hanno esultato ai gol: non sapevano nulla della strage di fuori. Solo alla fine il presidente della federazione francese li ha informati del match surreale di cui erano stati protagonisti involontari. "Ci avevano detto che le porte erano chiuse, ma ne ho trovata una aperta e sono scappato via - racconta ancora Damiani - non so come, ma ho avuto la fortuna di trovare un taxi e scappare in albergo, mentre tutta Parigi era in preda alla pazzia". Comprese le decine di migliaia di tifosi scesi in campo allo Stade de France, in preda al panico di una partita che sarà per sempre ferma nella memoria.
ansa

#Pariginfiamme esplosione stadio provocata da kamikaze

(ANSA) - ROMA, 14 NOV - Una delle esplosioni allo Stade de France è stata provocata da un attentatore suicida. Lo affermano fonti concordanti riprese dai media francesi su Twitter.

Calcio in tv Vintage e vincente

Il calcio in tv è una questione di vintage. Alla Domenica sportiva( Raidue) al fianco del giovane Alessandro Antinelli e della radiosa atleta paralimpica Giusy Versace, scendono in campo i “ragazzi dei 70”, gli opinionisti: Bruno Pizzul (classe 1938) e Giovanni Trapattoni (1939). Poi c’è l’under Zdenek Zeman che con i suoi 68 anni è quasi un ragazzo, così come la zazzera canuta del cinquantasettenne Ivan Zazzaroni. Il calcio devoto al vintage televisivo riprende quota con il cantaglorie Gianpaolo Ormezzano, voce poetica del 90° minuto condotto dagli usati sicuri di mammarai, Paola Ferrari e Marco Mazzocchi. Ma la copertina del grande ritorno al passato spetta a lui, al Bisteccone nazionale, Giampiero Galeazzi che, essendo un classe 1946, nel club dei 70 farà il suo ingresso l’anno prossimo 

Nel frattempo Galeazzi è tornato a parlare di calcio dal salotto diDomenica in dove nell’anno del Mondiale Usa (1994) lo aveva chiamato Mara Venier. 
«Stavolta mi ha chiamato Maurizio Costanzo con cui avevo fatto Notti mondiali durante Sudafrica 2010. Il Mondiale del Brasile l’ho commentato da casa, via Skype, e adesso a Domenica in alle 17.30 ho questi sei-dieci minuti di amarcord che fanno tanto bene a me, pensionato e credo patrimonio Rai, ma anche ai telespettatori, visti i messaggi d’affetto che ricevo dopo ogni puntata». 


Come se lo spiega questo ritorno massiccio in video delle voci e dei volti del calcio del passato? 
«Semplice, siamo un Paese romanticamente nostalgico, e comunque per capire il presente bisogna avere coscienza del passato. E poi, diciamoci la verità, la Rai senza i diritti per le partite di campionato deve fare di necessità virtù e affidarsi ai personaggi che godono del consenso nazionalpopolare come il sottoscritto. Forse siamo l’unico antidoto per competere contro gli stregoni del calcio-spezzatino cucinato e precotto dalle paytv. 


Andiamo con ordine, allora, con i volti nazionalpopolari. Cominciamo con il gracchio d’autore di Bruno Pizzul. 
«Brunone è un vecchio combattente da trincea, una garanzia. Adesso poi vedo che si è lanciato su posizioni più moderne, è diventato un battutaro e gira pure le pubblicità con Trapattoni in Brasile. Se non mi fossi infortunato al ginocchio il terzo convocato per lo spot sulla spiaggia di Copacabana ero io». 

Il vecchio Trap regge bene i tempi televisivi? 
«Il Trap in tv funziona nei giorni di festa, quando la tavola è imbandita con i piatti giusti e il vino è d’annata come a una cena dall’Assassino ospiti di Nereo Rocco. Calcisticamente le sue storie personali sono scritte sull’acqua, in telecronaca però Trapattoni lo sento come un amico che racconta le sue storie più che commentare l’evento». 

Meglio i gorgheggi sincopati di mister simpatia Zeman? 
«In televisione ci sono i personaggi che passano in video ma rimangono invisibili, la maggioranza, e poi quelli rari che bucano lo schermo anche quando stanno in silenzio: e questo è il caso della maschera imperscrutabile di Zeman. Rispetto al passato il boemo lo vedo un po’ più spento, però per lui parla la sua grande coscienza etica, è stato il primo che ha detto “fate uscire il calcio dalle farmacie”. Speriamo che l’abbiano ascoltato». 

Ormezzano è uscito dalla carta stampata per finire a 90° minuto.«Alle Olimpiadi Giampaolone occupava due posti mentre martellava sull’Olivetti due pezzi in contemporanea. L’ho lasciato pantagruelico davanti a una fiorentina da Latini e me lo ritrovo a poetare davanti al “filosofo delle gabbie” Corrado Orrico [75 anni anche lui, ndr], a Mazzocchi e alla Ferrari con la quale mi sono beccato una secchiata d’acqua gelata in diretta da Marco Materazzi nella mia ultima telecronaca, la finale di Coppa Italia vinta dall’Inter». 

Chi batte Ormezzano per longevità è Aldo Biscardi, 84 anni, che dal 1980 va ancora in onda con il suo Processo, ora su Sport1«Beh, Aldone è oltre il vintage, è il millennium. Stoico, Biscardi difende le sue palizzate e la cosa incredibile è che trasloca di canale in canale portandosi sempre appresso quel che resta del circo del primo Processo del lunedìdella Rai. Un genio, inventore del bar sport mediatico in cui ha fatto entrare gli intellettuali. Che però a un certo punto hanno cominciato a muoversi come scimmiette ammaestrate».

Non alluderà mica al Giampiero Mughini di Tiki-Taka? «No, lui è un Pasolini rovesciato che prova ad alzare il tiro, anche se l’ultimo Mughini è molto più equilibrato e anche un po’ condizionato dall’andamento in campo della Juventus». 

Dai settantenni del vintage ai classe ’74 Antinelli e Pardo: come li vede questi giovani? 
«Bravi nonostante non abbiamo avuto guide e maestri come Enrico Ameri, Paolo Rosi, Guglielmo Moretti, Tito Stagno, BeppeViola... Io se non fossi andato al caffè Rosati a prendere il cappuccino per Sandro Ciotti (che manco me ridiede i soldi) avrei fatto il commercialista invece che ’sto mestiere... Comunque, Antinelli è un po’ troppo serioso e ingessato nel ruolo del conduttore, deve ancora sciogliersi un po’, ma la sua Domenica sportiva è un buon prodotto. Pardo con Tiki-Taka sperimenta ed è più avanti sul genere del format “popfootball”. Entrambi hanno una matrice in comune. E una fortuna». 

E sarebbe? 
«Fanno entrambi parte della “scuola romana”: quella che comincia da Galeazzi, passa per Sandro Piccinini e arriva a Fabio Caressa. La scuola migliore, siamo cronisti di strada e di Campo de’ Fiori che, partendo dai resoconti di Roma e Lazio, è come se avessimo fatto gli inviati di guerra prima dei giornalisti sportivi». 

Da guru del vintage calcistico in tv, qual è il suo programma ideale? 
«Uno spazio allargato rispetto a quello che ho adesso a Domenica in. Un percorso di storia del pallone sulla scia dei programmi geniali di Renzo Arbore, con gente che tira fuori dal cilindro il suo pezzo migliore e lo mette a disposizione della memoria collettiva: perché è quella che salverà questo Paese e forse anche il calcio dell’era delle tv a pagamento e del finto spettacolo pallonaro».
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