giovedì 26 agosto 2010

Lo stadio apre l’era della tessera: ARGENTINA E BRASILE CI PROVANO DA ANNI E LA THATCHER FU BLOCCATA PER LA PRIVACY

DI IVO ROMANO
Il calcio italiano da sabato entra nella nuova era della Tessera del tifoso. U­na piccola card che come sempre di­vide la nostra Repubblica del pallone. A Napoli, ci sono gruppi di ultrà dissiden­ti che via Internet non trovano di meglio che consigliare «come si falsifica» la fa­migerata tessera. Incidenti di percorso in un iter che soddisfa il suo principale pro­motore, il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Dopo molte resistenze e qual­che mugugno, le società hanno mante­nuto gli impegni che avevano assunto. Non tutto è stato realizzato in modo o­mogeneo, ma quanto doveva esser fatto o almeno avviato è avvenuto. Ci saranno anche altre misure perchè bisogna tener distinti i tifosi veri dagli ultras violenti che si oppongono ad ogni forma di control­lo e sicurezza», sottolinea il ministro Ma­roni, raggiante per il raggiungimento di quota 521.540 tessere del tifoso tra i club di Serie A e B.

E allora andiamo a verificare qual è la no­vità che fa pensare a un calcio italiano anno zero. La tessera del tifoso, promet­te di ripulire gli stadi da ogni forma di violenza. Che sia la panacea di tutti i ma­li lo dirà solo il tempo. Un dato, per ora, è certo: cambierà le abitudini dei calcio­fili. La tessera della rivoluzione. Più o me­no come con una carta di credito o un bancomat, sia per forma che per dimen­sioni. E, soprattutto, obbligatoria per chi voglia seguire la squadra del cuore in tra­sferta, almeno nel settore ospiti (altri­menti si può sempre acquistare un bi­glietto per altri settori, sempre che siano in vendita). Variabile il costo: si aggira tra i 10 e i 15 euro, ma in seguito c’è chi è pronto a distribuirla gratuitamente, in­sieme all’abbonamento (potrebbe anche sostituirlo: in più dell’abbonamento ci sarà anche la foto personale), sempre che il richiedente abbia i requisiti previsti dal­la legge. Perché è vero che viene rilascia­ta dalle singole società (cui il richieden­te dovrà comunicare tutti i dati persona­­li), ma non prima del via libera da parte della Questura, cui spetta il diritto di ve­to: non potrà averla chi sia stato sotto­posto a provvedimento di Daspo (che vie­ta ai soggetti pericolosi l’accesso ai luo­ghi in cui si svolgano manifestazioni sportive) e a chi abbia subito condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni.
La tessera del tifoso non è indispensabi­le per seguire le partite casalinghe della squa­dra del cuore: qualun­que non abbonato po­trà acquistare il bigliet­to nominativo. Ma il possessore avrà la pos­sibilità di acquistare fi­no a 4 biglietti per ami­ci che vuol portare con sé allo stadio: sarà co­munque necessario e­sibire i documenti d’i­dentità delle persone interessate. La card diventa, invece, fon­damentale per le gare in trasferta: in que­sto caso garantirà il biglietto per il setto­re ospiti, cui altrimenti non si potrà ac­cedere in alcun modo. La tessera, inol­tre, permetterà l’accesso agli stadi anche in occasione di partite soggette a restri­zioni (che, d’ora in poi, dovrebbero di­minuire). Se dubbi e proteste non man­cano, i club si sono comunque messi in regola. Tutti d’accordo, a quanto pare: dalla Lega di A («la tessera del tifoso è pro­getto condiviso da società e ministero, è un passaporto universale per gli stadi, che va a vantaggio dei tifosi», secondo il presidente Beretta) fino alla Lega Pro («un’iniziativa lodevole, che non poteva­mo non appoggiare, anzi lo abbiamo fat­to con grande entusiasmo», per il presi­dente Macalli). Il progetto è partito, dove in tempo utile, dove in colpevole ritardo. Ma i problemi restano. La reazione degli ultrà, innanzi­tutto. E la volontà di disertare la campa­gna abbonamenti. Chi più, chi meno re­gistra una contrazione negli abbona­menti venduti: proiezioni azzardano un decremento tra il 15 e il 20 per cento, un ulteriore colpo alle già scarse presenze negli stadi. E poi si aspettano notizie dal­l’Osservatorio del Viminale: con l’avven- to della Tessera del tifoso cosa accade al­le restrizioni per alcune trasferte? Ci sarà ancora un elenco di partite ad alto ri­schio? Saranno confermate alcune vec­chie limitazioni? Domande legittime, in attesa di risposte certe.
E poi c’è chi dietro ci vede dell’altro. Un’o­perazione commerciale, ad esempio. La fidelizzazione del tifoso, la lotta alla vio­lenza. Ma pure altro. La tessera è una sor­ta di carta di credito ricaricabile (con tan­to di codice Iban impresso), ma senza obbligo di conto corrente bancario, con costi di gestione variabili, a seconda del­l’uso che ne si fa. E chi più spende mag­giori benefici ottiene. Un vorticoso giro di quattrini (difficile da quantificare per ora) dalle tasche dei tifosi alle casse dei club, secondo una logica deleteria: chi più spende più è tifoso. Lo si capirà. Lam­pante la direzione del movimento di da­naro: dalle tasche dei tifosi alle casse del­la società.
Nulla di paragonabile alla tessera del tifoso, fuori dai confini italiani.
Una prima assoluta, la novità voluta dal Viminale. Qualcuno ci ha provato, altrove. Ma senza riscuotere consensi. Altri ci stanno provano ancora, ma con un iter che avanza col freno a mano tirato. È il caso dell’Argentina, dove il problema della violenza a margine del calcio è all’ordine del giorno: il progetto è datato 2007, affidato all’Universidad Tecnologica General (che ha studiato una speciale carta magnetica), ma ha oltre 3 anni dal varo non è ancora entrato in vigore. Restando in America Latina, qualcosa del genere era stato studiato anni addietro anche in Brasile, ma l’idea andò incontro al semaforo rosso proprio quando sembrava in dirittura d’arrivo. In altri paesi dove il fenomeno della violenza negli stadi è particolarmente sentito ci hanno pensato, ma senza mai giungere all’adozione di un sistema simile alla nostra tessera del tifoso: solo in Olanda si sta provando a studiare qualcosa di analogo, ma si è ancora agli inizi. In Inghilterra, ai tempi della dura lotta contro la piaga degli hooligans, ci provò il primo ministro Margaret Thatcher, la lady di ferro, che però si scontrò contro l’insormontabile necessità di difendere la privacy. Perciò anche nella Premier si va avanti con un semplice abbonamento nominale, ben lontano dalla nostra tessera
avvenire 25 agosto 2010


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