giovedì 26 agosto 2010

Tessera del tifoso: Scendono in campo i tifosi del «no» Ma a Firenze e Milano è un boom gli ultras

In quasi tutte le curve a tre giorni dal via del campionato serpeggia la protesta Fiorentini e milanisti in controtendenza: “Cuore rossonero” ha 220mila tesserati
DI MARCO BIROLINI - avvenire
La battaglia degli ultras di mezza Italia (se non tut­ta) contro la tessera del tifoso va avanti da più di un mese, cioè da quando è stato chiaro che il ministro Maroni non avrebbe fatto marcia in­dietro. Subito sono partiti pro­teste, cori, volantini e appelli. La Curva della Lazio si è sciol­ta per ripicca, quelli della Ro­ma hanno invitato tutti a non abbonarsi. Praticamente ogni gruppo organizzato ha lancia­to il suo piccolo boicottaggio. Le società si sono piegate al vo­lere del governo, senza però mancare di far sapere al po­polo curvaiolo che loro, se a­vessero potuto, della tessera ne avrebbero fatto volentieri a meno. Qualcuno si è addirit­tura inventato il diritto di pre­lazione per chi non rinnoverà il vecchio abbonamento. Guai a inimicarsi gli ultras, nel cal­cio italiano sono sempre loro a dettar legge.
Stavolta, però, c’è un segnale nuovo. In molte piazze i tifosi non violenti, quelli senza Da­spo e condanne sul groppone, hanno lasciato cadere nel vuo­to la chiamata alla resistenza da curva. A Napoli si fa la fila in posta per sottoscrivere l’Az­zurro card, a Firenze le tesse­re “Orgoglio viola” sono anda­te a ruba: già ventimila pezzi venduti. Paradossalmente, molti di più degli abbona­menti, fermi secondo stime uf­ficiose a quota diecimila. Se­gno che la tanto vituperata tes­sera, lungi dall’essere un bie­co strumento di schedatura, può davvero rafforzare il lega­me con la squadra del cuore e trasformarsi in una sorta di te­lepass del tifoso.
Ben 220 mila sono le carte Cuorerossonero vendute dal Milan, che già due stagioni fa intraprese l’iniziativa resa ob­bligatoria da quest’anno dal Viminale per contrastare la violenza negli stadi.
A Bergamo è successa una co­sa strana: una valanga di ab­bonamenti in più rispetto al­l’anno scorso. Quindicimila tessere bruciate in un mese, nonostante gli ultras avessero annunciato lo sciopero del­l’abbonamento e incitato tut­ti a fare altrettanto. Il nuovo presidente Antonio Percassi ha ripetuto che abbonarsi era un obbligo per sostenere l’Ata­lanta nella corsa all’immedia­to ritorno in A. La gente ha da­to retta a lui: anche le vendite in curva vanno a gonfie vele.
Il muro anti tessera mostra in­somma ampie crepe, nono­stante il vertice tra ultras di fi­ne luglio in Sicilia: si è conve­nuto solo sulla condanna de­gli interisti, che già dall’anno scorso hanno sottoscritto 80 mila tessere. Ma anche i mila­nisti hanno aderito in massa, rompendo il fronte del no. Ve­ro, gli abbonamenti sono in calo quasi ovunque, ma più per la crisi e per lo scarso ap­peal della Serie A che per lo sciopero dell’abbonamento. Quella degli ultras assomiglia sempre più a una battaglia contro i mulini a vento: resi­stono per non estinguersi da­gli stadi. Chi ha la fedina pe­nale sporca da quest’anno starà fuori, a meno che ogni volta prenda il biglietto. Ma presto il Viminale potrebbe an­dare oltre, impedendo ai cat­tivi anche l’acquisto dei ta­gliandi. L’operazione bonifica insomma va avanti spedita, giustificata anche dalle cifre sugli incidenti da stadio: più 20% l’anno scorso, senza con­tare le botte che hanno fatto da simpatico contorno alle a­michevoli estive. Chi non vorrà adeguarsi resterà a guardare. Non dalla curva, al massimo dal divano di casa. Restare so­lo con la pay tv, ecco il colmo per un ultras. O come avverte il presidente del Coni Gianni Petrucci: «Se ne faccia una ra­gione chi non la vuole: è una battaglia persa in partenza perchè non si può tornare in­dietro ».

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