
Cantano i tifosi al Martelli. Cantano a squarciagola «la capolista se ne va» dopo il secondo blitz consecutivo del Palermo. E adesso ci sta perché, dopo sette partite, i rosanero hanno davvero scavato un primo solco in classifica. Ma se a Empoli era stato un tiro al bersaglio contro una squadra inerme e senza identità, a Mantova i rosanero hanno faticato contro un’altra squadra che gioca un calcio moderno che toglie il fiato e le idee.
Dopo un primo tempo in cui il Palermo l’ha vista poco e ha creato una sola vera palla-gol (quella nel finale di tempo di Johnsen), nella ripresa sono stati raccolti i frutti della resilienza prima con il sigillo di Segre (tap-in sul tiro di Palumbo) e poi con quello del raddoppio del neoentrato Hernani.
A Mantova c’era in palio tanto, il Palermo s’è preso tutto con quel pizzico di fortuna che accompagna le grandi squadre e con la sofferenza di chi sa che bisogna lottare dal primo all’ultimo metro per raggiungere il traguardo. Il Palermo in un colpo ha rintuzzato il tentativo di sorpasso dei lombardi (due sconfitte da inizio stagione e sempre contro i rosanero), ha vinto la sesta partita su sette (record) ed è volato a quota 19, come mai era successo dopo sette turni in Serie B.
Tre punti che sono come un ponte levatoio alzato a protezione del castello rosanero, che ha già mura altissime. Cinque i punti di vantaggio proprio sul Mantova, sei su Modena e Pisa terzi. Se il Südtirol oggi non farà il colpaccio in casa della Juve Stabia, la classifica sarà già cristallizzata e il Palermo potrà avvicinarsi al trittico ravvicinato Carrarese-Pisa-Vicenza con un sorriso a trentadue denti.
Giornale di Sicilia
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