Sport Land News: Che fine ha fatto il campionato più bello del mondo?

Che fine ha fatto il campionato più bello del mondo?

Una volta c’erano Platini, Maradona, Falcao e Boniek.

Poi i tedeschi dell’Inter (Klinsmann, Matthaus e Brehme), gli olandesi del Milan (Gullit, Van Basten e Rijkaard), i russi della Juventus (Zavarov e Alejnikov che in Italia hanno fallito ma che in quel periodo erano i giocatori che andavano per la maggiore) ed i brasiliani del Napoli (Alemao e Careca).

Se andiamo lontani nel tempo come non ricordare figurine in bianco e nero come Sivori, Jair, Nordahl-Gren-Liedholm e Altafini, giusto per citarne alcuni, o, tornando al calcio degli ultimi venti anni e continuando con un ordine cronologico “sparso”, Dunga, Zidane, Brady, Ronaldo , Rui Costa, Voeller, Batistuta, Figo, Nedved e Thuram.

…e ne sto tralasciando tantissimi altri…
Questo elenco (incompleto e fatto utilizzando solo la memoria) dimostra in maniera inequivocabile come quello italiano fino ad una decina di anni fa, sia stato il campionato con il maggior appeal nei confronti dei campioni stranieri: basti pensare che l’elenco di chi non è venuto in Italia è molto più scarno (Pelè, Crujiff, Di Stefano, Zamora e Jascin…altri non me ne vengono in mente).

Qualcuno potrebbe obiettare che i campioni che ho citato sono venuti solo in quelle squadre che hanno un fascino “indipendente” dal fatto che disputino il campionato italiano. A questi rispondo con altri nomi di giocatori acquistati da squadre di “seconda fascia” come quelli di Brigel ed Elekiaer del Verona dei miracoli, Di Aguillera del Torino, di Kieft e Bergrenn del Pisa, di Dirceu dell’Avellino, di Holmquist del Cesena (sempre rotto ma ai tempi un ottimo giocatore) e Stromberg dell’Atalanta, e non mi voglio nemmeno “giocare” il jolly Zico dell’Udinese.

Dalla riapertura delle frontiere nel calcio degli anni 80, insomma, la Serie A è stata sempre vista come un punto di arrivo, anzi, come l’obiettivo da raggiungere per potersi definire davvero un giocatore di primo livello.

Adesso le cose sono decisamente cambiate visto che anche un giocatore come il giovane belga dell’ Az Alkmaar, il 23enne Moussa Dembèlè, cercato insistentemente dalla Fiorentina in passato, ha detto chiaramente che in Italia non vuole venirci: “Dicono che chiedevo troppo come salario, ma questo non è vero. L’interesse da parte loro era vero, concreto, ma non volevo giocare in Italia. Preferisco andare in Inghilterra o Germania. La mia decisione arriverà alla fine di questa settimana. Il Birmingham? Sì, è un’ipotesi concreta”.

Fosse solo Dembéle il “problema” penso di poter dire con una certa sicurezza che riusciremmo a farcene una ragione. Ma la realtà racconta un problema più esteso visto che difficilmente, almeno nel breve periodo, possiamo sperare di ammirare in Italia Messi, Bojan, Cristiano Ronaldo o qualche spagnolo, campione d’Europa e del Mondo in carica.

Come siamo arrivati a questo punto?
Ma, soprattutto, come possiamo sperare di recuperare il terreno perduto?
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