Sport Land News: La poesia di Rodari contro la guerra è stato uno dei momenti più riusciti dell'inaugurazione Olimpiadi

sabato 7 febbraio 2026

La poesia di Rodari contro la guerra è stato uno dei momenti più riusciti dell'inaugurazione Olimpiadi


 Ghali recita la poeasia di Rodari alla cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026 / REUTERS/Yves Herman

Promemoria di Gianni Rodari
Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare
di notte: chiudere
gli occhi, dormire, avere sogni
da sognare, orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra:
per esempio,
LA GUERRA.
Lo sport è palestra di vita, insegna a star dritti e anche a coltivare l’umiltà, una qualità del cui valore il mondo pare aver perso consapevolezza. Lo sport è universo di moralità perché tra le tante cose insegna che la sana energia dell’agonismo non è mai mancanza di rispetto, mai non riconoscimento dell’altro. Qualità dell’universo sportivo che si evincono chiare, si potrebbe dire, da sempre; meno chiaro e poco prevedibile, sino a qualche tempo fa, quanto lo sport sarebbe diventato uno dei contesti che meglio veicolano la cultura stessa, i suoi valori fondanti.
Al di là di ogni effetto scenico, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina ci ha emozionato raccontando questo: la centralità del mondo sportivo, il suo essere spazio di trasmissione di valori e di idee, efficacissimo vettore di educazione morale. Letta dal rapper Ghali a ritmare una coreografia di ballerini sparpagliati su un paesaggio montano di un bianco notturno e opalescente, la poesia Promemoria di Gianni Rodari (dodici versi in tutto sull’insensatezza della guerra, di ogni guerra) ci è entrata nelle orecchie e ci si è stampata negli occhi. Tra tante invocazioni di pace, questa si è fissata nella nostra mente più di quanto potrebbero e possono opinioni, conferenze, interventi scritti, innumerevoli prese di posizione cui inermi assistiamo seguendo martellanti dibattiti televisivi. Quella lettura coreografata di Rodari durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi d’inverno era altro. Tutt’altro: un momento di denuncia, sintetico e vibrante ben più delle troppe parole in eccesso che ci circondano. Attimi di cultura della moralità. Segni e impronte dell’umano. Istanti la cui intensità possedeva l’asciutta forza di un gesto. Prima nell’italiano in cui sono stati composti, poi i versi di Rodari con la sua vibrante voce il cantante Ghali li ha declamati in altre lingue; intanto i corpi dei giovanissimi ballerini stagliandosi sul ghiaccio disegnavano una gigantesca colomba. La pace era lì, in quel momento. La pace va chiesta senza sosta, instancabilmente invocata, cercata, ribadita. E quei pochi attimi spettacolari a prologo di una grande manifestazione sportiva lo hanno trasmesso con una forza la cui purezza era la stessa della neve bianca tutt’intorno.
Sport e cultura camminano insieme. Concorrono entrambi a coltivare la parte migliore di noi, in un continuo rispecchiarsi di corpo e di mente che ignorare è insensato. Forse mai come adesso la cultura si fa (anche, molto, se non soprattutto) attraverso lo sport. Lo sport è disciplina dell’allenamento, e allenarsi vuol dire anche allenarsi a stare, e pensare, insieme. Insieme cercare strade possibili verso il futuro. Questo è promuovere cultura di pace: muoversi mai disuniti, in ogni direzione prodigarsi per far tacere le armi e azzittire protagonismi e rapporti di forza che hanno reso il mondo saturo, sfinito. Allenarsi a solidarietà e umiltà, e da lì ripartire. La bellissima poesia di Rodari declamata a commento di una danza sul ghiaccio, la parte finale della coreografia con la grande colomba fatta di corpi umani, questo suggerivano, soffiandolo nel vento.
Avvenire

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