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Giochi in tempo di guerra. Ancora una volta. Le Olimpiadi e Paralimpiadi che dal 6 febbraio al 15 marzo si svolgeranno tra Milano e Cortina fanno i conti con conflitti, tensioni e ingiustizie su scala mondiale. Ma proprio “queste giornate di sana competizione” sono un’opportunità per “costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace” secondo l’auspicio espresso da Leone XIV nel telegramma – a firma del cardinale segretario di Stato – nel giorno in cui Milano ha rilanciato questa visione accogliendo – giovedì 29 gennaio, con la messa celebrata nella centralissima basilica di San Babila – la “Croce degli sportivi”. Alla vigilia dell’inizio del tempo della tregua olimpica.
“Amicizia e fraternità” sono i sentimenti fondanti, olimpici e paralimpici, che rinsaldano “la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana” ha scritto il Papa nel telegramma inviato all’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Proprio dallo sport può arrivare un vento originale di speranza che non fermerà le armi – nonostante la proposta della tregua olimpica votata all’Onu da 165 Paesi - ma suggerisce la possibilità di un’umanità più fraterna. Attraverso il linguaggio sportivo - composto di gesti semplici, popolari, a tutti comprensibile - raccontato anche dalla Croce degli sportivi che dai Giochi di Londra 2012 sta raccogliendo attese e speranze espresse in preghiera dalle donne e dagli uomini che condividono esperienze professionistiche e amatoriali.