Koten: “Lo sport mi è servito ad avere una vita migliore

Dopo sei Paralimpiadi come atleta, il novarese sta per celebrare i tre decenni alla guida dell’Ashd Novara
Giuliano Koten nella sede dell’Ashd a Novara dove si allenano gli atleti disabili
novara
Almeno un atleta novarese dal 1968 in poi ha partecipato alle Paralimpiadi, i giochi a cinque cerchi in cui i disabili possono esprimere al massimo livello le proprie doti agonistiche.  
Il primo che ha avviato questa consuetudine è Giuliano Koten. Nato a Fiume nel 1941 e costretto a lasciare con la famiglia l’Istria Giuliano Koten ha vissuto dal 1950 (per otto anni) alla caserma Perrone, adattata a rifugio per gli esuli dalmati.  

Il 26 luglio del 1965 mentre per la ditta Falconi era sul posto di lavoro da ascensorista rimase gravemente ferito: «A 24 anni, nel pieno della giovinezza, persi l’uso delle gambe - racconta Giuliano Koten -. Pensavo di essere giunto al capolinea invece il ricovero al centro spinale di paraplegia di Ostia Lido mi permise di iniziare quella che chiamo la mia terza vita, dopo la gioventù a Fiume e l’arrivo da esule a Novara». La protagonista del terzo capitolo della vita per Koten è stata l’attività sportiva praticata a livello agonistico: «Nelle fila della squadra di Ostia eravamo 20 atleti in sedia a rotelle pronti a cimentarci in discipline come il nuoto, il tiro con l’arco, la scherma, il tennis, il ping pong, la pallacanestro».  

Nel 1966 in Inghilterra, a Stoke Mandeville, nella struttura creata in origine da Ludwig Guttmann per la riabilitazione dei menomati negli eventi bellici, Koten partecipa alla prima gara: «A poco più di un anno dall’incidente che mi ha impedito di camminare con le mie gambe sono tornato a pensare di avere un futuro grazie allo sport».  
 
Nel 1968 arriva la prima la convocazione alla Paralimpiade: «I giochi olimpici per i disabili erano iniziati nel 1960 a Roma. Nel 1968 a Città del Messico gli organizzatori non ci dedicarono spazi adeguati così le paralimpiadi vennero dirottate a Tel Aviv». Il feeling di Koten con il podio e le medaglie prende subito forma: «Conquistai due bronzi, nella scherma e nel tiro con l’arco». Quattro anni dopo, seconda partecipazione paralimpica: ma non a Monaco di Baviera bensì nella città universitaria di Heidelberg.  
 
«Assaporai per la prima volta la gioia di salire sul primo gradino del podio olimpico - dice Koten - con l’oro nella scherma a squadre». Nel 1976 a Toronto vince tre bronzi di cui due a squadre e uno individuale, 5° posto nel pentathlon e 9° nel lancio del disco. In Olanda nel 1980, ad Arnhem, Koten cala il poker di paraolimpiadi: «Il 13° piazzamento nel tiro con l’arco - racconta Giuliano Koten - mi stimola a perfezionare la pratica della disciplina, l’unica, in cui tutti gli atleti, disabili e normodotati, sono sullo stesso piano».  
 
Nel frattempo, in quel 1980, a Novara l’avvocato Paolo Baraggioli creava l’Ash, l’associazione sportiva handicappati dedicata a sport, cultura e divertimento: «Nel 1981 lasciai la squadra di Ostia e venni tesserato per l’Ash di cui da quasi tre decenni sono presidente». Koten prese parte ad altre due Paralimpiadi, nel 1984 a Stoke Mandeville e nel 1988 a Seul. Era ormai decollata la missione «Ash», la fucina dei campioni che avrebbero portato la bandiera sportiva novarese in tutte le successive Paralimpiadi.