Palla a Prandelli «Il futuro gioca già in oratorio»


«L’è lù, l’è lù, l’è sempre lù...», dice la signora Maria alla vista del ct della Nazionale, Cesare Prandelli, che per un giorno è tornato da dove è partito, l’oratorio Jolly della natìa Orzinuovi. «Quando l’ho detto ai miei amici non ci credevano...», dice Luigi, il piccolo capitano della squadra oratoriale della parrocchia di Santa Maria Assunta.

Il campetto dista cento passi da casa Prandelli, dove ogni volta che il Cesare torna c’è mamma Aldina ad attenderlo sull’uscio. «Mia madre ha visto che mettevo la tuta e mi fa: “Ma dove vai Cesare?” All’oratorio mamma, gli ho risposto. E lei: “Ancora?” Sì mamma ancora, oggi però non scavalco...», dice ridendo Prandelli. Su questo campetto di paese il ct azzurro all’età di Luigi ha «imparato a sognare» nella «squadretta», quella allenata da Giuliano «che se ne è andato via per sempre troppo presto».
La formazione benedetta da don Vanni, che «era troppo avanti... Aveva già inventato i cartellini del fairplay (quelli viola, ndr), dandoci il giallo e il rosso in base a come ci comportavamo durante la settimana. Se eri da cartellino dovevi darti da fare per meritarti di tornare a giocare con la squadretta».

Ricordi di un “giovane Holden” bresciano, quelli che il Cesare rivela ai ragazzini del suo oratorio che adesso è diretto dal degno prosecutore dell’opera di don Vanni, don Luciano Ghidoni. Qui, è un sabato nel villaggio assai speciale quello promosso dal Centro sportivo italiano (Csi). «Dal campetto del ct, abbiamo deciso di fare partire la seconda edizione della Junior Tim Cup, il campionato delle squadre di oratorio che alla domenica giocano prima dei campioni negli stadi della Serie A», spiega il presidente del Csi Massimo Achini procedendo ai sorteggi del torneo 2013-2014 che riparte con lo slogan “Il calcio è di chi lo ama”. «Ma sarà anche una stagione di sfide al bullismo», annuncia il direttore della partnership del campionato oratoriale Domestic Media Telecom Italia, Carlotta Ventura. Una sfida che da Orzinuovi vede coinvolti tutte le forze in campo.

«Anche i genitori devono tornare in oratorio per seguire da vicino la crescita dei loro figli», è l’appello che lancia, l’ambasciatore del calcio oratoriale, Emiliano Mondonico. «Mister “Mondo”», per Prandelli, con il quale condivide la stessa filosofia e la convinzione che «qui, giocando sullo stretto e a volte su terreni pieni di buche o dove ti tocca anche dribblare gli alberi, possono ancora nascere i campioni di domani – dice il Cesare –. I giocatori più tecnici, in questo calcio troppo fisico, si torneranno a pescare in oratorio». E in oratorio, sotto una pioggerellina inglese, Prandelli e il “Mondo” si divertono nella partitella con la meglio gioventù di Orzinuovi, alla quale il ct azzurro regala scampoli di amarcord. «Quando ero piccolo si giocava “al rientro”. Chi andava a pranzo lasciava il posto a un compagno e se lo riprendeva al pomeriggio. Nessuno si arrabbiava per le sostituzioni come, invece, si vede spesso in certi campi... Qui si impara che il bello del gioco è stare insieme».

L’oratorio che ha lasciato il Cesare è cambiato tanto, anche nel colore della pelle di chi ci gioca. «Nella vicina Brescia il 30% di chi ha 20-30 anni è figlio di stranieri e il calcio in oratorio è sicuramente uno degli strumenti di integrazione più importante», informa don Marco Mori, presidente del Forum Oratori Italiani. «Il calcio sullo “ius soli” è in ritardo rispetto ad altri sport, ma un passo alla volta ci arriveremo anche noi al riconoscimento della cittadinanza sportiva. Intanto, anche Blatter è arrivato a capire l’importanza della presenza dei bambini negli stadi. Nell’ultima partita della Nazionale con la Germania, a San Siro è stato uno spettacolo vedere sugli spalti migliaia di famiglie.

È questa l’immagine del nostro calcio che vorremmo sempre vedere». Per ora quell’immagine resta un sogno tutto da realizzare. Mentre il sogno azzurro di Prandelli continua, in direzione del Brasile: Mondiali del 2014. «Il mio sogno fin da piccolo non era diventare un professionista, ma svegliarmi ogni mattina con la passione per questo gioco. Il sogno per il futuro sarebbe riuscire con quella stessa passione che è sbocciata in questo oratorio, arrivare ad alzare la Coppa del Mondo. Sarebbe una felicità da condividere con milioni di persone e di bambini come voi».

Triplice fischio del “Mondo”, segue il “terzo tempo”, con pane e nutella per tutti. Poi, il Cesare saluta e torna a casa da mamma Aldina, mentre la signora Maria guardandolo andar via sussurra: «L’è lu, l’è sempre lu, il nostro Cesare».

Massimiliano Castellani - avvenire.it

La Juve corre quanto Vettel, il Napoli già frena


C’è una sola squadra sui campi di Serie A che corre veloce quanto la Red Bull di Sebastian Vettel, è la Juventus di Antonio Conte. A 25 giornate dalla fine del campionato la sensazione è che il mister salentino stia facendo pigiare l’acceleratore alla sua squadra per conquistare il più in fretta possibile il terzo scudetto di fila per poi concentrarsi sulla Champions.

La Juve finora ha sbagliato solo un secondo tempo a Firenze, dove stava vincendo 2-0, dopo di che 5 vittorie consecutive e senza subire gol. Buffon a Livorno porta la sua imbattibilità a 460 minuti e la Juve vince in surplace, pur con mezza difesa infermieria e con un Vidal schierato nei panni inediti di “terzino”. Ma bastano due lampi di Pogba e la verve cannoniera del tandem magico Llorente-Tevez per stendere l’umile Livorno di Nicola. La manifesta superiorità juventina può essere arginata solo dalla Roma che questa sera affronta il posticipo contro il Cagliari.

Una vigilia luttuosa quella dell’Olimpico, a 92 anni se ne è andato il fornaretto giallorosso Amedeo Amadei, mentre i sardi ricordano le vittime dell’alluvione dell’Isola. Il più isolato degli allenatori continua ad essere Max Allegri che non sa più a che santo votarsi per stoppare il trend negativo del suo Milan. I rossoneri non ne azzeccano più una e perfino Mario Balotelli sbaglia il suo pezzo forte, il tiro dagli undici metri. Ipnotizzato da Perin che a San Siro regala il pareggio al Genoa di Gasperini. Secondo rigore sbagliato per un Mario sempre meno super e con in testa l’idea di fare le valigie (assieme a Galliani già licenziato da giugno da Barbara Berlusconi) e volare via dall’Italia.

Chelsea, Monaco e Galatasaray stanno alla finestra per capire se è possibile ingaggiare Balotelli già a gennaio. Novembre nero intanto per il Napoli che dopo quella con la Juve incassa la seconda sconfitta consecutiva facendosi imbrigliare al San Paolo dal Parma di Cassano. FantAntonio punisce la squadra di Benitez che adesso per spazzare via le prime critiche feroci (fino a due settimane fa il tecnico spagnolo era osannato dall’universo napoletano) deve andare a prendersi il pass europeo nella sfida di Champions contro il Borussia Dortmund. Non sarà facile fare risultato nella tana dei tedeschi, peraltro reduci anche loro da una lezione di calcio contro il Bayern Monaco di Pep Guardiola.

La Champions chiama anche la Juventus con il Copenaghen, e il Milan è  atteso a Glasgow contro il Celtic. Tornando in Italia, l’Inter esentata dalle Coppe non approfitta dei rallentamenti delle concorrenti d’alta quota e si fa incartare da un Bologna più generoso e fortunato che scaltro. Al Dall’Ara finisce 1-1, con la riabilitazione di Curci che para l’impossibile e dove non arriva con i guantoni ci pensano i pali: la traversa colpita da Juan Jesus sta ancora tremando. La prima di Erick  Thohir da presidente dell’Inter (collegato via cavo da Giacarta), finisce con un pareggio che persino Mazzarri però accoglie quasi con soddisfazione. Perché l’Inter comunque cresce, mentre si arresta l’ascesa della Fiorentina che scivola sulla prima Udinese buona di stagione.

Stop anche per la rivelazione Hellas Verona che rianima il piccolo Chievo che beneficia della cura Corini: il tecnico richiamato da Campedelli torna e si prende subitio il derby, con tanto di gol al 92’ di Lazarevic. Tra le piccole in vetrina si segnala anche il Sassuolo che vince lo scontro diretto con l’Atalanta mettendo ancora in mostra i due gioielli di casa Squinzi, Berardi e Zaza. Mini-crisi conclamata della Lazio che stava per perdere la testa contro una Samp ridotta in dieci e appena rattoppata dall’arrivo di Sinisa Mihajlovic. Il pareggio laziale, in zona Cesarini - gol da centravanti di razza del difensore Cana - salva davvero la panchina di Petkovic che solo a parole gode ancora della fiducia del presidente Lotito.

Fiducia a tempo anche per De Canio a Catania che subentrato a Maran non ha migliorato la condizione degli etnei, i quali dopo il 4-1 subìto con il Torino si ritrovano ad essere il nuovo fanalino di coda. Siamo partiti con la Juve formato Red Bull e chiudiamo proprio con Vettel che a Interlagos manda in archivio il Mondiale di Formula 1 del 2013 con il nono successo stagionale e uno stradominio quasi imbarazzante. Appello alla Ferrari: il prossimo anno vorremmo una Rossa al passo con la Red Bull e quindi un Alonso che non sia costretto a chiudere la stagione a 155 punti di distacco da super Vettel.

Massimiliano Castellani- avvenire.it