Storie di cuoio: «Papà, raccontami il gol»

Se tutti i violenti degli stadi si fermassero per un attimo a leggere questa storia, forse capirebbero quante domeniche hanno gettato via, senza alcun senso. È la storia di un padre, Claudio, che tutte le domeniche accompagna suo figlio, Matteo, allo stadio di San Siro: perché il suo ragazzo è un non vedente dalla nascita. «Ecco Matteo, ora capitan Zanetti avanza sulla fascia destra si accentra e serve Milito che carica il tiro, e gol… Noooo… Fuori di poco».

È la “telecronaca” tenera e accalorata di Claudio Mussi, il papà di Matteo, 16 anni, capelli lunghi tenuti su da un cerchietto sopra gli occhialini dalle lenti spesse, a immaginare il mondo. Da sei stagioni papà e figlio, dall’anello blu di San Siro, non perdono una gara casalinga della loro «pazza e amata Inter». Arrivano in auto da Alessandria: duecento chilometri tra andata e ritorno. Claudio di mestiere fa l’operaio per Trenitalia e sua moglie Silvia dopo mesi di disoccupazione ha ripreso da poco a lavorare, subagente in un’assicurazione. «Un sacrificio anche economico certo, ma Matteo è il nostro sole...», dicono. Gianfelice Facchetti ha voluto Claudio e Matteo alla premiazione del “Premio Giacinto Facchetti”, consegnato a capitan Javier Zanetti. Un nome che ricorre nelle loro “telecronache”.

Matteo con la sua inesauribile fantasia se li immagina uno per uno i suoi beniamini in campo, ma se gli chiedono chi è l’idolo, ammette cauto: «Mi piacciono tutti alla stessa maniera, quello che conta alla fine è che facciano vincere la squadra». Una risposta alla Stramaccioni, che ha appena abbracciato alla Pinetina, dove quando può fa capolino con l’inseparabile papà. «Però le sensazioni che proviamo nei 90 minuti a San Siro io e “Matte”, come lo chiamiamo a casa, faccio fatica a spiegarle a parole. Mentre gli descrivo le azioni è una sensazione meravigliosa sentire la sua mano stringere la mia, per tutta la partita. Quella mano che trema a seconda del crescere e il calare dell’intensità del tifo sugli spalti... Queste emozioni condivise rappresentano la mia vera vittoria».

Claudio ha i lucciconi agli occhi, Matteo sorride. Ma in casa Mussi non si vive di solo calcio. Matteo a sei anni aveva già gli sci ai piedi e con le immersioni da sub è sceso fino a 10 metri di profondità. E poi dopo la mattina al Liceo, c’è la musica. «Frequento una scuola di canto e di batteria e con degli amici ho messo su una band rock. Come ci chiamiamo? I “Name Less”, i senza nome...», sorride divertito. E il primo fan della boy band non poteva essere che Claudio. «Un paio di anni fa gli ho creato una web-radio (www.radiosalaprove.it) e un piccolo studio di registrazione. Ha funzionato. Alla sera Matteo si diverte a fare il dj e trasmette le sue canzoni preferite. È una finestra in più aperta sul mondo, perché la difficoltà maggiore per ragazzi non vedenti è proprio la socializzazione. Viviamo in una società individualista e spesso falsamente attenta alle disabilità». Cattivi pensieri che purtroppo sfiorano anche Silvia: «Fa rabbia l’indifferenza, specie quella a scuola della maggior parte dei professori. Sono preoccupati solo del profitto dei ragazzi. E non capiscono che è lo stare insieme agli altri che li aiuterà a crescere e ad integrarsi».

Problemi che non si risolvono, come una partita dell’Inter, con un gol di Milito . Ma l’amore dei suoi genitori, la musica, gli amici della band e le domeniche a San Siro, riempiono gli spazi purtroppo sempre bui della vita di Matteo. E con la sua storia, il calcio torna ad essere poesia. Una poesia d’amore, come i versi che da piccolo gli ha dedicato sua madre: «Quando al mattino sorridi nel sonno, il mio pensiero vola lontano e penso che tu ci veda come tutti gli altri bambini... Le tue manine così avide di conoscenza diventano ogni giorno più abili. Le tue manine preziose, i tuoi occhi».

Massimiliano Castellani 
avvenire.it

Le multe della Serie A fanno bene agli oratori


Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, se ne è andato furibondo lasciandoli - ha detto - «da soli a dividersi il malloppo». E anche il Chievo, come aveva annunciato, ha mantenuto il suo voto contrario. La ripartizione dei diritti tv per il triennio 2012-2015 in Lega Calcio, però, è cosa fatta. L’assemblea della Serie A l’ha approvata con 16 voti favorevoli, l’astensione della Fiorentina e del Napoli e i due voti contrari. Quasi un miracolo se si pensa al tormentone infinito dei primi due anni di applicazione della legge Melandri. Con la stagione in corso è entrato in vigore il nuovo contratto triennale, che comporta un incremento delle risorse disponibili per le squadra di serie A dagli 866 milioni di euro della stagione scorsa, fino ai 1.006 milioni della stagione 2014-2015. Per la stagione 2012-2013 l’importo totale da ripartire è di 966 milioni. «Oggi abbiamo fatto qualcosa di più dell’ordinario, è un passaggio di straordinaria importanza», ha commentato alla fine il presidente della Lega, Maurizio Beretta. Fare presto e bene la ripartizione dei diritti televisivi - che in pratica rappresentano la gran parte delle risorse del calcio - era essenziale per dare certezze importanti a tutto il movimento. Per arrivare rapidamente a una soluzione si è scelto di mantenere invariata tutta l’intelaiatura della ripartizione decisa in passato: oltre al 40% che la legge stabilisce debba essere diviso in parti uguali tra i club, si sono mantenute le percentuali del 5% come quota premio relativa al numero dei tifosi, il 5% in base ai piazzamenti, il 15% alla classifica degli ultimi 5 anni e il 10% che si riferisce alla tradizione storica. I margini di incremento saranno invece dedicati, per 17 milioni alla “meritocrazia” cioè al piazzamento delle prime dieci in classifica e 30 milioni al rinforzo del cosiddetto “paracadute”, i soldi per le tre società che retrocedono. L’assemblea ha infine deciso una simpatica (e vitale) iniziativa di promozione del calcio minore sul territorio: gli importi delle multe comminate del giudice sportivo (nella passata stagione circa un milione di euro) saranno destinate in collaborazione con Tim e Csi, il Centro Sportivo Italiano, a finanziare il calcio degli oratori. Un apposito fondo è stato costituito da Tim e Lega Serie A, nell’ambito del progetto «Il calcio è di chi lo ama» finalizzato a promuovere i valori autentici dello sport. Nell’ambito di questa collaborazione, Tim, Lega Serie A e Csi lanciano la Junior Tim Cup 2013-Il calcio negli Oratori, che nel suo primo anno di attuazione vedrà coinvolti migliaia di ragazzi in tutta Italia.
avvenire.it