Mondiali 2014: nasce il Brasile di Leonardo

Leonardo Araujo, ex allenatore del Milan, è in pole position per la panchina della Nazionale Brasiliana. Dopo l’esonero di Carlos Dunga, avvenuto per telefono, il team verdeoro sta pensando a Leonardo per ricostruire la squadra in vista della prossima Coppa del Mondo in Brasile nel 2014.
Ecco la probabili formazione del Brasile di Leonardo, spettacolo e classe al contrario dell’idea di gioco del vecchio Ct:
BRASILE (4-2-3-1): Julio Cesar- Bastos, Juan, Thiago Silva, Maicon- Hernanes, Josuè- Kakà, Robinho, Ronaldinho- Pato.
Dallo schieramento emerge palese gratitudine nei confronti dei suoi ex giocatori al Milan. Ronaldinho e Maicon sono in là con l’età ma rimangono due campioni ai quali non si può rinunciare.
I confermati tra i titolari rispetto la precedente Coppa del Mondo sono: Julio Cesar e Maicon dell’Inter, Juan della Roma, Michel Bastos del Lione, Kakà del Real Madrid e Robinho del Santos.
Riserve sul rendimento di Ricardo Kakà. Dovrà dimostrare di essere il campione dei tempi del Milan. (blizquotidiano)

Il Sudamerica fa flop, Europa regina mondiale

(ANSA) - ROMA - Il Vecchio Continente e' il nuovo che avanza. Doveva essere samba contro tango, Copacabana contro Buenos Aires e invece la corsa al titolo iridato del calcio passa per Plaza Mayor, la Porta di Brandeburgo e i canali di Amsterdam: gia' perche' in questo mondiale, in cui le star del pallone si sono tutte accomodate all'uscita molto prima che scorressero i titoli di coda, a dominare e' ancora la stagionata Europa.
Tre squadre su quattro a caccia della stella d'oro sono europee: Gemania, Spagna e Olanda. Unica eccezione l'Uruguay che, riportando all'antico splendore i fasti della Celeste, tiene in vita il Sudamerica. E se non fosse per la nazionale di Oscar Tabarez il calcio fantasia dei sudamericani sarebbe praticamente desaparecidos. Una sorpresa assoluta al termine dei quarti di finale che hanno visto fare le valigie tra le lacrime Brasile, Argentina, ma anche il Paraguay che pure aveva tenuto duro fino a capitolare con la Spagna.
E pensare che alla vigilia delle sfide dei quarti, con le altre grandi d'Europa eliminate al primo giro (Francia e Italia le piu' clamorose fuori nel girone eliminatorio, ma anche l'Inghilterra, tra le candidate al titolo, e invece messa in ginocchio dalla Germania) il Sudamerica sembrava aver fagocitato l'intero mondiale. Qualcuno ipotizzava addirittura la quaterna (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) a giocarsi il titolo. E invece mentre cadevano gli 'dei' e' arrivata la zampata del vecchio continente.
La sorpresa maggiore la sta riservando la Germania: una squadra decimata dai forfait della vigilia e che dei giovani (la media della nazionale tedesca e' di 24 anni) rimasti in campo ha fatto il suo punto di forza. Merito di Joachim Loew, che con 13 gol in cinque partite ha fatto vedere una Germania a ritmo di samba, capace di umiliare l'Argentina di Maradona. La Spagna non ha invece ancora mostrato il meglio di se', eppure ha raggiunto una semifinale storica: e mercoledi' a Durban provera' a superare l'inarrestabile Germania, esattamente come fece nella finale degli Europei del 2008, quando si aggiudico' il titolo. Due anni fa in panchina c'era Luis Aragones, ora il timone e' passato a Vicente del Bosque che aspetta al varco anche i tedeschi: ''Non temo la Germania'' ha detto il ct della Roja. Del resto l'allenatore della Spagna puo' contare su un David Villa che in Sudafrica ha gia' messo in porta cinque gol: altro che Messi o Rooney che hanno lasciato il Sudafrica a bocca asciutta, o lo stesso Cristiano Ronaldo, una sola rete nella goleada fin troppo facile alla Corea del Nord.
E poi c'e' l'Olanda che con Sneijder, ma anche Robben e Van der Vaart, puo' far paura a tutti dopo aver eliminato sua maesta' il Brasile. In semifinale gli Orange troveranno l'unica nazionale arrivata da lontano: l'Uruguay aspetta da troppo tempo di tornare tra le grandissime del pallone. Forlan e Suarez sono diventati gli eroi di tre milioni e mezzo di paraguayani. La Celeste, diventata una mosca bianca nel tris d'oro della Vecchia Europa che si e' gia' presa il mondiale.

Il Mondiale parla europeo

Ce li avevano presentati come i Mondiali delle sudamericane. Con un Brasile imbattibile e un'Argentina pronta a giocarsi le sue carte, sull'onda dell'entusiasmo e il folklore portato nella Seleccion da Maradona, in una finale annunciata contro i rivali di sempre. I bookmakers avevano imposto con le loro quote le solite certezze e le puntate andavano tutte in quella direzione. Tra le due grandi favorite, giusto qualche sprazzo d'Europa con le novità emergenti Uruguay e Paraguay, pronte ad inserirsi: ma solo a sorpresa. E invece tanto la Seleçao quanto i «figliastri» del Pibe de Oro, hanno fatto la fine della corazzata Potionky. E proprio quell'Uruguay, legato più ai fasti della tradizione che non ai numeri più attuali del ranking mondiale, è l'unica che può ancora provare a riportare in Sudamerica la Coppa del Mondo: difficile, ma non impossibile. Intanto a comandare torna la «vecchia» Europa, anche se le tre semifinaliste in questione di vecchio hanno ben poco. Anzi, in realtà vincono proprio le tre squadre che più hanno saputo interpretare le novità di un calcio che continua ad evolversi e si sono liberate dagli antichi preconcetti legati solo alle capacità dei singoli giocatori.

Vince l'organizzazione, piuttosto che la tecnica individuale. Vince la capacità di investire sui giovani, di dar spazio a tecnici magari meno eccentrici e carismatici di Maradona & Co., ma con altrettante capacità di gestione di un gruppo: soprattutto per quanto riguarda una competizione particolare come un Mondiale. La partita che spiega meglio la nuova situazione del calcio internazionale è proprio quella che ha visto la sconfitta dell'argentina contro i tedeschi. La Germania quasi perfetta e che non ha mai concesso nulla alla squadra di Maradona. Troppo veloci e organizzati gli uomini di Loew per un'Argentina decisamente «seduta» e col genio di Messi lontano anni luce. Il Pallone d'Oro è mancato nel match più importante e ha lasciato il Sudafrica senza neanche aver segnato una rete. Probabilmente Higuain e compagni non meritavano il 4-0 ma sulla vittoria della Mannschaft c'è poco da discutere: ha vinto la squadra che ha giocato meglio.

Meno sorprendente il successo della Spagna sul Paraguay, ma la squadra di Del Bosque non ha avuto vita facile contro una formazione compatta e ben organizzata come quella di Martino, e chissà come sarebbe andata se Cardozo avesse messo a segno il primo calcio di rigore concesso da Batres per una trattenuta di Piquè. Per gli spagnoli è un evento storico, mai prima d'ora erano riusciti ad arrivare così avanti in un mondiale. Ma nel complesso è evidente che il sistema di gioco europeo abbia avuto la meglio, almeno finora, sulla tradizionale forza individuale dei sudamericani.

Adesso le semifinali vedranno Uruguay-Olanda da un lato, Germania-Spagna dall'altro. Quadro che prospetta la possibilità, tutt'altro che remota, di vedere il prossimo 11 luglio una finale tutta europea: e fuori dai confini del Vecchio Continente sarebbe la prima volta. Ma comunque vada l'Europa ha già dato la sua risposta: Sneijder, Robben, Muller, Podolski, Klose, Villa e Xabi Alonso sono i simboli di un continente che non vuole abdicare davanti ai vari Messi, Robinho e Kakà. E che, alla faccia del talento dei sudamericani, ha ancora qualcosa da dire in questo sport meraviglioso. I bookmakers? Gente che in genere sbaglia poco e che in questa edizione sudafricana del Mondiale ha già fatto qualche passo falso inatteso. Loro per la finale non hanno dubbi: sarà Olanda-Germania. Le puntate sono aperte!
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