Sudafrica 2010: La Grande Spagna cade con la piccola Svizzera

Il mondiale sudafricano non ha ancora la sua regina. C’era tanta attesa di ammirare le Furie Rosse, la corazzata spagnola, il blasone di Vicente Del Bosque, la Seleccion, la favorita numero 1 alla vittoria finale di questo torneo, una squadra stellare composta dai giocatori più forti al mondo: Casillas; Sergio Ramos, Piquè, Puyol, Capdevila; Busquets (62′ Torres); Silva (62′, Jesus Navas), Xavi, Xabi Alonso, Iniesta (77′, Pedro); Villa. Questa era la formazione che ha affrontato la Svizzera al “Durban Stadium” di Durban, una partita che doveva essere senza storia, a senso unico. Gli elvetici erano preparati a subire una goleada. A volte però, la legge del calcio ci dice che questo sport non è matematica, ma una scienza inesatta, dove per vincere serve l’insieme di tante componenti: fortuna, talento, classe, episodi, arbitri e guardalinee, destino. Un destino crudele quello delle Furie Rosse: la Svizzera tanto umile quanto brava a restringere ogni spazio sbanca il Sudafrica e vince la partita più importante della sua storia. Ha deciso l’incontro una rete di Fernandez al 52′. La Spagna ha sempre i favori del pronostico. La rosa di Del Bosque annovera giocatori che non dispone nessuna nazionale. Sicuramente, da adesso in poi non potrà più sbagliare.
La prima partita del gruppo H è stata Honduras – Cile: quest’ultima è una formazione che gioca un calcio veloce, lineare, avvolgente. Il pressing è l’arma principale per gli uomini di Marcelo Bielsa che rincorrono ogni pallone come un ghepardo a caccia della sua preda.
L’Honduras invece, è una formazione modesta, con poche qualità, vittima predestinata di un Cile che presenta ben 3 italiani in campo: Isla e Sanchez dell’Udinese e Carmona della Reggina.
Il gol di Beausejour al 34° del primo tempo regala i 3 punti alla squadra di Bielsa che, insieme alla Svizzera, comanda il girone H.
Al “Loftus Versfeld Stadium” di Pretoria, Sudafrica e Uruguay danno inizio alla seconda giornata del gruppo A: i Bafana Bafana devono vincere per sperare nel passaggio del turno dopo il pareggio nella prima giornata contro il Messico. Il tecnico dell’Uruguay, Oscar Tabarez manda in campo un tridente d’attacco formato da Cavani, Suarez e Forlan. Proprio quest’ultimo sarà l’eroe della serata segnando una doppietta. La prima rete degli ospiti arriva al 24° minuto di gioco: l’attaccante dell’Atletico Madrid lascia partite un tiro da 30 metri che sorprende l’estremo difensore sudafricano, un gran gol. Il raddoppio dell’Uruguay lo realizza ancora Forlan su calcio di rigore.
A tempo scaduto Pereira chiude l’incontro sul 3 a 0.
Il Sudafrica è quasi fuori dal mondiale mentre l’Uruguay si avvicina agli ottavi di finale sospinto da un grande Forlan.

Gruppo H: Honduras-Cile 0-1
Gruppo H: Spagna-Svizzzera 0-1
Gruppo A: Sudafrica-Uruguay 0-3

Rosario Ligato - mediterraneonline

Brasile, bufera su Dunga

JOHANNESBURG – E’ quando il grosso grasso ra­diocronista brazileiro at­tacca il suo collegamento, mentre implode nella sua delusione mesto come un brazileiro mai dovrebbe es­sere; è in quel momento che si ha la netta percezio­ne di come in Brasile l’idea della bellezza del gioco e della felicità che si porta dietro ogni dribbling, sia superiore a tutto. Randpark Golf Club di Johanne­sburg, il giorno dopo Brasile-Co­rea del Nord, mez­zogiorno di totale scon­forto a casa-verdeoro. Non c’è allegria e non c’è samba nelle parole del radiocroni­sta che sta raccontando la sua disillusione a un intero popolo. Volevate gioia? Avete avuto in cambio una banalissima vittoria. Solo una nenia triste, una canti­lena da vespro siciliano. Il senso di tutto è: ma che di­vertimento c’è a vincere così?

NOIA BRAZIL -Questi non siamo noi. L’altra sera i brasiliani – da Rio a Porto Alegre – hanno spento la ti­vù e si sono detti: questi non siamo noi. «Brasile noioso come un sonnifero» , titolano i quotidiani.

Uno tra i più venduti, « Folha » di San Paolo, si inventa uno slo­gan: non più Seleçao, ma « Selexotan » , come il far­maco del sonno. «O Globo» parla di «siccità del gol» . L’accusato numero uno è sempre lui, il mai amato Carlos Dunga, uno che i brasiliani sopportano a ma­lapena, ma solo perché nel­la sua gestione il «Cuccio­lo » ha vinto Coppa Ameri­ca, Confederations Cup e girone di qualificazione ai mondiali in Sudafrica, e di più non poteva fare.

Persino Lula non l’ha presa bene. E non è un buon segno. Il presidente ha assistito alla partita con la moglie Marisa Leticia e con alcuni ministri. Festa non è stata. «Il presidente non era molto felice- ha ri­velato uno del suo staff -

però è convinto che il ren­dimento migliorerà». Dun­ga, dal canto suo, non fa niente per rendersi simpa­tico. Ieri ha cancellato la conferenza-stampa a venti minuti dal suo inizio; nei giorni scorsi ha litigato con i giornalisti che non si ca­pacitavano degli allena­menti a porte chiuse. Ma come, noi siamo il Brasile. A porte chiuse, e quando mai?

CRITICHE -Dunga come Capello. Motivi diversi, la stessa critica. Non ci seipiaciuto, Carlos. Gli rinfacciano il gioco, brutto e no­ioso,e un Kakà lonta­no dalla con­dizione, lo accusano di non dare spettacolo (ma lui si era difeso preventiva­mente prima del Mondiale: «Non cerco il calcio-bonito, voglio solo vincere» ) , tor­nano su vecchie discussio­ni, come quella delle con­vocazioni mancate. Dov’è Pato? Non ti faceva comodo uno come Ronaldinho? E Adriano, lo buttavi via? Qualcuno – pensa te a che punto sono arrivati – tira in ballo anche Ronaldo. Poi esagerano, sbeffeggiandolo per la giacca, pensata dalla figlia Gabriela, aspirante ( molto aspi­rante) stili­sta che già aveva vestito il padre ­ ehm, ehm ­ con una hor­ror- camicio­la che fece epoca. « O Dia » lancia addirittura un sondaggio: «Ma chi gliela ha data quella orribile giacca a Dunga?». C’è chi vota «Capitan Nemo», altri il «Piccolo Principe». Luis Fabiano prova la difesa: «C’erano coreani dapper-t­utto, una marea di corea­ni: è difficile giocare così» . Ma in fondo, la critica più spietata, quella che fa più male, arriva dai cugini ar­gentini, che ovviamente go­dono come ricci. Il «Clarin» scrive che: «Il Brasile ha solo vinto», sottolineando il « solo » . Vincere soltanto non è da Brasile, non è da noi piagnucola qui al Golf Club il radiocronista brasi­liano: mi sono visto allo specchio e non mi sono ri­conosciuto più, dove ti sei persa bellezza, dove sei fi­nitofutbol bailado? (corsport)

Olanda: protesta per l'arresto di due sexy tifose

Il governo olandese ha criticato il Sudafrica per l'arresto di due loro concittadine che sponsorizzavano, insieme ad altre donne, la birra Bavaria, in occasione di un match del Mondiale di calcio.

L'incidente aveva coinvolto in totale 36 donne, espulse dallo stadio, che erano vestite in abiti arancione durante la partita Paesi Bassi -Danimarca, e indossavano una gonnellina mini in cui c'era un piccolo marchio della Bavaria. La birra ufficiale dei Mondiali è invece la Budweiser.
La polizia ha arrestato le due organizzatrici, Mirte Nieuwpoort e Barbara Castelein, con l'accusa di aver fatto pubblicità non consentita.

"E' scandaloso che le due donne siano state fermate per aver indossato degli abiti arancione in uno stadio di calcio", ha detto il ministro degli Esteri olandese Maxime Verhagen.

Le due donne sono comparse ieri davanti alla corte a Johannesburg e sono state rilasciate dietro il pagamento di cauzione, ma dovranno ripresentarsi lunedì prossimo per una nuova udienza. Sono accusate di aver violato le leggi che regolano la pubblicità negli stadi.

L'ambasciata olandese a Pretoria ha chiesto spiegazioni alle autorità sudafricane, dicendo: "Non siamo a conoscenza di norme sudafricane che permettono di arrestare persone per aver indossato un vestito arancione". Ma all'interno degli stadi solo alla birra Budweiser, che è lo sponsor ufficiale, è consentito di pubblicizzare il suo marchio. La FIFA protegge ferocemente i suoi interessi di marketing.

Foto Reuters - fonte: blog in-dies

Buffon ci prova, Mondiale sul filo

MONDIALI 2010 SUDAFRICA - Gianluigi Buffon prova a spingere la notte più in là. Non vuole uscire da questo mondia­le, il portiere azzurro, e dunque pro­va a costruire una specie di recupe­ro miracoloso, cercando di risolvere in tempi utili, diciamo due settima­ne, buone per i quarti, il problema che lo ha costretto a lasciare nel se­condo tempo la porta a Marchetti, lunedì sera contro il Paraguay. Il nemico è il solito, quello che lo tor­menta a fasi alterne da un paio di anni: una discopatia, sfociata nuo­vamente in un’ernia del di­sco.

Questo ha detto la riso­nanza magneti­ca alla quale si è sottoposto il numero uno az­zurro ieri mat­tina a Pretoria. Non è un verdetto inatteso. Il pro­fessor Castellacci, responsabile me­dico della nazionale, aveva già ipo­tizzato questo tipo di problematica e ieri pomeriggio ha fatto il punto del­la situazione: « La forte sciatalgia è stata provocata da una piccola er­nia del disco che comprime la radi­ce sacrale della gamba sinistra, provocando forte dolore. Si tratta di una recidiva. Gigi Buffon resta co­munque qui per tutte le cure del ca­so, perché riteniamo esista un mar­gine, pur minimo, di recupero » .

Il protocollo di cura è già stato fis­sato. La richiesta per uso di farma­ci cortisonici (generalmente proibi­ti dall’antidoping) è stata già accol­ta positivamente dalla Fifa. Buffon dovrà restare a riposo una decina di giorni. Alla terapia antidolorifica medica e fisioterapica, seguirà poi il recupero neurologico e fisico. Una prognosi precisa non è stata fatta, in attesa delle risposte fisiologiche del giocatore, ma è evidente che i mar­gini per rivedere Buffon in campo sono davvero ridottissimi.

RISCHIO OPERAZIONE – Castellacci è rimasto in contatto con i colleghi ju­ventini, avendo carta bianca per questo tentativo, voluto fortissima­mente dal giocatore. C’è anche l’ipo­tesi però che il quadro clinico non migliori in modo con­vincente.

E che Buf­fon, dopo aver rifiuta­to in passato l’opzione operazione chirurgi­ca, sia poi costretto ad affrontare questa eventualità. Un qua­dro che coinvolgereb­be pesantemente la Juve, non solo nella scelta da condi­videre con Gigi, ma perché chiama­ta in questo caso a cercare sul mer­cato un sostituto ancorché tempora­neo di uno dei più forti portieri del mondo. Paradossalmente la staffet­ta che si annuncia in questi giorni in Sudafrica, potrebbe tornare an­che in Italia, visto che sicuramente Marchetti potrebbe diventare un obiettivo serio per i bianconeri.

NIENTE DEROGHE – Ma in questo mo­mento conta lo sforzo di Gigi, inten­zionato a non rimanere per fare nu­mero ma per riuscire ad essere pro­tagonista in uno spicchio di mondia­le. Ipotesi remota ma sul tavolo. In­tanto per tutta la giornata si erano susseguite riunioni federali infor­mali per la gestione di questa emer­genza. Il presidente Abete, il diret­tore generale Valentini, il segreta­rio della nazionale Vladovich e il re­sponsabile dell’ufficio Affari Inter­nazionali, Di Cesare erano stati a consulto per capire, nelle pieghe del regolamento Fifa del torneo la pos­sibilità di una eventuale sostituzio­ne di Buffon nella rosa dei 23. Que­stione scivolosa perché mentre il comma 4 dell’articolo 26 parla di concessione di deroga legata a ‘casi di forza maggiore’, lasciando al co­mitato organizzatore la valutazione dei medesimi, il comma 6 in­chioda i tempi utili per l’azio­ne di avvicen­damento per infortunio alle 24 ore prima del debutto mondiale ( con la possibilità di poter pescare anche fuori dalla lista dei 30 stilata l’ 11 maggio scorso). A tagliare la testa al toro ci ha pensato la Fifa stessa che ha respinto la richiesta della Francia di sostituire il portiere Ce­dric Carrasso, infortunato (contrat­tura muscolare alla coscia destra), non ravvisando caso di forza mag­giore. Un motivo in più per trattene­re Buffon, rinunciando a chiamare Sirigu. E’ evidente che nel caso in cui sia Italia che Francia, dovessero restare con un portiere solo (mettia­mo per un’espulsione) potrebbero a quel punto far valere la necessità di integrare la rosa. (corsport)