Attesa per stasera: ecco la formazione dell’Italia contro il Paraguay nei Mondiali di Calcio 2010


Tutto quasi pronto per stasera, mancano poche ore all’evento. Potenti macchine stanno asciugando il terreno di gioco che non ha permesso all’Italia di fare il suo allenamento di rifinitura.

Lippi (foto ANSA) che ieri sera a Notti Mondiali aveva detto che “chi non immagina la formazione farà bene a cambiare mestiere”, rivolto ai giornalisti, ha sciolto i dubbi sulla formazione che scenderà in campo stasera per l’attesissima Italia-Paraguay.

Schema un inossidabile 4,3,2,1: Marchisio sulla trequarti insieme a Pepe sulla sinistra e Iaquinta sulla destra ; Montolivo in mediana e Gilardino centravanti. Fissato con la compattezza nel gruppo, Lippi ha creato una squadra molto diversa, nei nomi, ma molto simile nella compattezza di quella dei Mondiali 2006.

“Ho fiducia nei miei giocatori. Non so dire che Mondiale farà l’Italia, ma so per certo che ha voglia di fare un grande Mondiale. Scetticismo? Lo rispetto, ma non lo condivido” dichiara Lippi, anche se non sono molto fiduciosi i tifosi italiani; saranno presenti in 1200, contro i 1400 tifosi paraguaiani. Più fiduciosi sono i bookmaker che danno l’Italia vincente 1,90 contro i 4,20 del Paraguay.

Non si deve però sottovalutare il Paraguay che ha conquistato il secondo posto nel girone sudamericano e che ha battuto Brasile e Argentina.

Così risulta essere la formazione: Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Montolivo, De Rossi; Pepe, Marchisio, Iaquinta; Gilardino.

(blognotizie.info)

Sudafrica 2010, Rosetti arbitrerà Ghana-Australia

Roberto Rosetti arbitrerà sabato Ghana-Australia. Il direttore di gara italiano è stato designato per il match valido per la seconda giornata del Gruppo D dei Mondiali.

Mondiali/ Tv accese in Vaticano. 'Osservatore': Occhio a Paraguay

Difficilmente il Papa seguirà l'esordio della nazionale italiana di stasera ai mondiali del Sudafrica. Teologo 83enne, amante della musica classica e di uno stile di vita metodico e frugale, Benedetto XVI non è un gran tifoso di calcio, a parte una predilizione a distanza per il 'suo' Bayern Monaco. Certo - commenta chi conosce le abitudini di Papa Ratzinger - il Pontefice si terrà informato sulla competizione calcistica e, se vincessero l'Italia o la Germania, ne gioirebbe. Nel Palazzo apostolico vaticano, ad ogni modo, varie televisioni saranno accese per seguire la partita della squadra di Lippi, a partire da quella del cardinale Tarcisio Bertone. Il porporato salesiano, di risaputa fede juventina, segue con costanza il campionato nazionale e i mondiali di calcio. Quando era arcivescovo di Genova fece anche la radiocronaca di una partita allo stadio. E, ora, il principale collaboratore del Papa guida la schiera di monsignori e cardinali di diverse nazionalità che, in Curia, tiferanno la loro squadra ai mondiali del Sudafrica. Il drappello di presuli della Segreteria di Stato conterranei del Papa tedesco, ieri sera, già hanno iniziato ad esultare per la travolgente vittoria della Germania sull'Australia. Sintomo dell'attenzione dedicata all'evento nel Palazzo apostolico sono le pagine dell''Osservatore romano'. Sul quotidiano nazionale appaiono da giorni cronache, commenti, articoli di approfondimento su Sudafrica2010. "Servirà anche al resto del mondo - soprattutto al cosiddetto nord sviluppato - per andare oltre l'evento sportivo e per capire di più l'Africa, con i suoi problemi e le sue potenzialità al di là di stereotipi e preconcetti, allora si sarà raggiunto un obiettivo importante", ha scritto l''Osservatore' il giorno dell'inaugurazione. Da ieri l'ex campione Sandro Mazzola firma commenti da Johannesburg. E in un articolo di alcuni giorni fa, l''Osservatore romano' ha messo in guardia Lippi dalla partita di questa sera a Città del Capo. "L'Italia campione del mondo farà bene a non prendere sottogamba i giocatori paraguayani, eredi del mondo guaranì delle Riduzioni. In fondo, sono i discendenti dei veri inventori del calcio". A riprova della tesi, il brano di una lettera scritta da un gesuita che lavorava nel diciassettesimo secolo in una delle 'reduciones' create per proteggere gli indios del Paraguay dalla furia colonialista. "Non lanciano la palla con le mani, come noi, ma con la parte superiore del piede nudo, passandola e ricevendola con grande agilità e precisione". Parola di missionario. (apcom)

Curiosità e pronostici del Mundial. L'Italia non è tra le favorite

tratto da Terra
Alessio Nannini

MONDO. È iniziato venerdì il primo Campionato di calcio che si gioca nel continente nero. Partono in pole position Spagna e Brasile ma la sorpresa può essere dietro l’angolo, come insegnano molte edizioni precedenti. Il bizzarro caso di Lippi, allenatore detentore del titolo che fra un mese lascerà la panchina a Prandelli per rinnovare una nazionale invecchiata.

Qualcosa di strano nel Campionato mondiale di calcio deve pur esserci, perché lì accade quello che in altri contesti si verifica con somma difficoltà: tifosi seduti senza divisioni di parte, donne e bambini come si stesse in gita fuori città, calciatori contenti per il solo fatto di avere indosso una maglia con lo stemma nazionale sul cuore. Succede pure che il più forte non vinca, e che anzi a trionfare sia chi ha tutto contro: stampa, politica, pronostico; fuorché la sorte perché si sa, con la virtù si eccelle ma senza fortuna si è sconfitti. Siamo in Africa per la prima volta, e benvenuti a tutti: agli occidentali che nei secoli presero il continente per sostenere e aumentare il benessere pàtrio, ai sudamericani che per una volta giocheranno con la stagione di casa, e agli stessi continentali che potranno finalmente cercare un’affermazione che manca dai tempi del Camerun di Roger Milla. Se in Germania, Corea e Giappone, Francia, i nomi delle candidate alla vittoria finale erano limitati a due o tre nomi, a Johannesburg il pensiero che possano arrivare a giocarsi la coppa due sorprese non è peregrino. Senza perdersi in disamine tecniche e tattiche, ecco la parola delle agenzie di scommesse, che solitamente sanno essere una buona bilancia: Spagna e Brasile alla pari, poi Inghilterra e appresso l’Argentina; seguono Olanda, Germania e Italia, Francia. Maglia nera all’Algeria: si punta un euro, se ne vincono seicento (ma, nel caso, conservatelo per una caramella, vi sarà più dolce). Altra nota per gli amanti del genere: la vittoria dei favoriti è stranamente un evento poco presente negli albi. Solo nel recente Mondiale nippo-coreano il pronostico fu rispettato (ma quello fu il campionato più discusso e brutto dai tempi di Argentina 1978); per il resto è stata una squadra di prima fascia sì, ma di sordina a festeggiare.

Il massimo dal minimo
Tuttavia a noi italiani, di questa tendenza, occorrerà non fare legge. Ci troviamo a Pretoria con lo stesso fuso orario e lo stesso allenatore di quattro anni fa, appesantiti di una stellina sul petto (e guai a gonfiarlo) ma con la coscienza più leggera. Allora, in Germania, tra le cartoline nel bagaglio infilammo l’alba di Calciopoli; oggi siamo al crepuscolo di quella triste parentesi, che forse a guardar bene la nostra storia calcistica soltanto una parentesi non era. Dei campioni tedeschi è rimasta una nutrita colonia, seconda la tradizione che fu di Bearzot in Messico 1986: Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi, Gattuso, De Rossi, Pirlo, Iaquinta, Gilardino. Nove, elencati in ordine di ruolo. Tanti, ma non troppi. Alcuni fra questi non metteranno piede nel rettangolo di gioco, ma saranno utili a fare ciò che Marcello Lippi ha ritenuto fondamentale: il gruppo. È la prova pratica che Arsene Wenger, un signore due volte dottore in ingegneria ed economia, e che ha trascorso gli ultimi anni ad allenare i ragazzetti di Londra sponda Arsenal, ha saputo sintetizzare felicemente così: gli italiani ottengono sempre il massimo dal minimo. Basterà? Un poco di pazienza, e lo sapremo. Intanto abbiamo avuto il favore dell’urna. Paraguay, Nuova Zelanda, e Slovacchia non sono un granché, e altri raggruppamenti promettono più spettacolo (la Francia con il giovane Messico, i padroni del Sudafrica e l’imperscrutabile Uruguay; la sfida fra Portogallo e Brasile; Germania e Serbia).

Mancano i precedenti ufficiali con due delle tre; battemmo gli oceanici in amichevole lo scorso anno per quattro a tre, con in scena la fiera degli orrori difensivi, e gli altri tre a zero quando Hamsik, l’unica stella slovacca, aveva appena dodici anni - e oggi ne ha ventitrè. Contro il Paraguay vincemmo invece nel 1950 per due a zero, prima di fare fagotto e tornarcene a casa a muso lungo. Era il torneo brasiliano, quello della tragedia del Maracanà e del grande Torino di Valentino Mazzola. Questa formidabile squadra, che dava nove undicesimi alla maglia azzurra, era scomparsa sulla collina di Superga un anno prima, sicché andammo in Sudamerica a ranghi ridotti e in nave per timore del volo (e seminando palloni per tutto il tragitto transoceanico). Male contro la Svezia, bene per l’appunto contro i paraguayani; ma non fu sufficiente, e ritornammo a Napoli in crociera e senza più palloni (per il sollievo degli altri passeggeri). Ai favoritissimi padroni di casa in quell’occasione andò assai peggio: fuori noi e gli inglesi, i brasiliani arrivarono all’ultima partita forti di tredici reti realizzate nei precedenti due incontri, di due risultati su tre nella finale (era allora un girone all’italiana e non un incontro secco ad assegnare la coppa), di duecentomila spettatori già in festa, e di un palchetto d’onore già pronto per celebrare la festa carioca. Successe invece che la malizia tattica degli uruguagi la spuntò sulla tecnica del Brasile per due a uno, e fu un disastro. Meglio, il cosiddetto disastro del Maracanà: dieci infarti sugli spalti al triplice fischio, l’allora presidente della federazione internazionale Jules Rimet che premiò quasi di sottecchi i campioni celesti, questi ultimi che scapparono in fretta e furia a festeggiare a Montevideo, e decine e decine di suicidi fra i tifosi. Il governo dichiarò tre giorni di lutto e l’imposizione scaramantica a cambiare la maglia della nazionale: addio al bianco rotto appena dal blu del bavero. La nuova casacca avrebbe ripreso i colori della bandiera, cioè il verde oro che conosce ognuno. Disse un giorno Alcides Ghiggia, funambolica ala dell’Uruguay (poi oriundo in Italia) marcatore su Barbosa per il definitivo vantaggio: «Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanà: Frank Sinatra, il Papa e io».

Il protagonista Ghiggia aveva indossato il sette. Due edizioni dopo, in Svezia, gli occhi di tutti cominciarono a posarsi sulla maglia numero dieci, che all’epoca era vestita da un giovane brasiliano di nome Pelè. Piccolo ma dotato di ottimo stacco, rapido e soprattutto molto abile nel palleggio e nel calcio, oltre che favorire la conquista di tre titoli mondiali, consacrò negli esperti e negli spettatori del pallone che il migliore di una squadra, colui cioè in grado di segnare il destino di una partita, dovesse portare il dieci sulla schiena. Da allora in poi è a questa doppia cifra che si guarda per avere idea della fantasia di una compagine. E non a torto: Charlton, Maradona, Zico, Mattheus, Baggio, Zidane (fece eccezione Cruijff, che scelse il quattordici perché a quell’età vinse il suo primo campionato). La qualità di una competizione si vede da questo; non dai numeri cinque o sei, ovvero i difensori che fermano le giocate avversarie, dai numeri quattro od otto, che interrompono le trame altrui per fare ripartire il gioco; neppure dai numeri uno, sette, o nove sebbene questi siano parte necessaria per la marcatura o per il suo acrobatico impedimento. Conta chi è il dieci.

Quel numero 10
Vediamo allora cosa ci aspetta a partire dai più quotati: Kakà per il Brasile, Cesc Fabregas per la Spagna. Il primo l’ha tolto a Ronaldinho, suo predecessore non convocato da Dunga, lasciando il numero otto mostrato in Germania al più rude Gilberto Silva. Il secondo, se l’è visto consegnare dall’alto ma è un’anomalia, perché lo spagnolo più che il pennello dell’artista ha compasso e squadra del geometra (ma di ottima qualità, si intende). Fabio Capello, l’italiano a Londra, avrà il suo campione in Wayne Rooney; corsa, scatto, fisico, tiro. Un dieci per opportunismo, che in altri tempi avrebbe avuto l’undici o il nove a seconda della posizione in campo. In Argentina fila tutto liscio perché a dare suggerimenti è stato Maradona, che nonostante tutto qualcosa ne saprà: è Lionel Messi, e niente da dire. Stesso pensiero per l’olandese Wesley Sneijder, fresco campione europeo: rapido, ambidestro, forte in precisione e potenza. I tedeschi, invece, che per onestà di memoria mai hanno fatto della fantasia la loro peculiarità nazionale, hanno lasciato che a decidere fossero i criteri di reparto e di guida alfabetica. Così la maglia del creativo è toccata a Per Mertesacker, centrocampista non proprio di velocità e guizzo (del resto, con quasi cento chili e duecento centimetri, non ci si può aspettare l’agilità di una lepre). L’erede di Zidane è invece Franck Ribery, ma nella finale di Berlino di quattro anni fa correva con il ventidue; ma anche allora fu un vezzo. Il francese è prossimo al sette ben più di Florent Malouda, e come anche Cristiano Ronaldo, che il sette nei club lo ha sempre cercato salvo rifiutarlo quando tutti nel Portogallo glielo volevano offrire.

Dunque ricapitolando: Kakà, Fabregas, Rooney, Messi, Sneijder, Mertesacker, Ribery, Ronaldo. Tre palloni d’oro (l’ex milanista, il portoghese, il piccolo del Barcellona), altri due in lizza (l’attaccante del Manchester e l’olandese); non ci si può lamentare. Certo, se noialtri avessimo ancora Totti o Baggio la faccenda sarebbe stata ancora migliore - ma coraggio, Antonio Di Natale.

Qualche pronostico
Anche perché il torneo ci sorride nell’ordine delle partite: esordiamo con il Paraguay lunedì questo, poi i neozelandesi e infine la Slovacchia. Fare sei punti nei primi due incontri vorrebbe dire mettere in cascina il primo posto e far riposare i migliori in attesa di sapere l’avversario negli ottavi di finale. Vale a dire una fra Olanda, Danimarca, Camerun, Giappone - elencate per pronostico. Gli olandesi hanno rapidità e qualità in avanti (Sneijder, il recuperato Robben, Van Persie), meno capacità nel reparto difensivo. Danesi e camerunensi hanno i primi un collettivo senza eccellenze (brilla lo juventino Poulsen fate un po’ voi), i secondi un’eccellenza (Samuel Eto’o) senza adeguato collettivo. Ipotizzando il primo posto olandese e l’eliminazione nipponica, ce la vedremo o con i danesi o con gli africani. In Germania, dopo l’Australia negli ottavi, affrontammo ai quarti l’Ucraina di Shevchenko; e fu la più semplice delle partite (zero a tre) nonché la svolta, quella che diede agli azzurri la consapevolezza della loro forza. Stavolta, e sempre con opportuna gestualità apotropaica, avremo una fra Spagna, Brasile, e Portogallo. Più avanti ancora Argentina, semifinalista accreditata per facilità di calendario e forza (nonostante Maradona).

Però la storia dei campionati del mondo insegna che il pronostico ha la gamba corta, e vale appena per il girone di avvio e la prima partita a eliminazione diretta. Tutto il resto è un capriccio, una questione di centimetri ed episodi. Nel Mondiale di Francia i transalpini passarono ai rigori ai quarti, e agli ottavi rischiarono contro il Paraguay guidato nell’occasione da Cesare Maldini. In Italia nel 1990 i tedeschi spinsero fuori gli inglesi dal dischetto in semifinale; noi poi ne vivemmo delle belle, e a lungo. Fummo sì campioni dagli undici metri quattro anni fa, ma fu un esorcismo lungo sedici anni e cinque edizioni: Italia 1990 contro l’Argentina in semifinale, Stati Uniti 1994 contro il Brasile in finale, Francia 1998 contro i padroni di casa ai quarti. Fa eccezione la Corea del 2002, ma il cuore duole ancora e per altri (e altrui) demeriti. Morale: chi vince lo fa soffrendo e rischiando l’eliminazione per un soffio. E ciò perché l’uniformità della rassegna iridata si compone di irregolarità. A oggi ogni nazione organizzatrice, non sempre all’altezza della competizione, ha ben figurato (e talvolta anche troppo): sei i titoli dei paesi ospitanti (Uruguay, Italia, Inghilterra, Germania, Argentina, Francia). Addirittura prodigiosi i risultati ottenuti da Cile (terzo posto), Svezia (in finale), Corea del sud (quarto posto), e Stati Uniti (ottavi). Se vi è certezza, non è Coppa del mondo.

Certo è invece l’addio di Lippi, unico fra i pari a poter tentare il filotto mondiale che riuscì nella storia soltanto a Vittorio Pozzo. Poi a luglio cederà la tuta a Cesare Prandelli, il quale probabilmente aprirà alla nuova generazione: Marchetti e Sirigu alle spalle di Buffon, con Bonucci (che pure è in Sudafrica) e Ranocchia ad affianchersi a Chiellini, Santon e Motta e forse Rosi sulle fasce, in mezzo al campo Aquilani (che, statene certi, tornerà nell’ovile), Poli e Montolivo (anch’egli a Pretoria), e Balotelli. Il veterano, ma solo per ragione anagrafica, potrebbe essere Antonio Cassano, che fra un mese compirà ventotto anni. Ironia del destino: il calciatore nato nella notte in cui Zoff alzava la coppa al Santiago Bernabeu di Madrid, non è finora riuscito a prendere mai parte a un Mondiale. Non gli mancherà modo per godersi l’estate, e fra l’altro può dirsi in buona compagnia: Cambiasso e Zanetti, Ronaldinho e Adriano, Raul, Walcott, Frey e Benzema. Assenze ingiustificate o ingiustificabili, cui si sommano gli infortunati Beckham e Owen, Essien, Ballack. Ne verrebbe fuori una bella squadra.

Ma tra scelte tecniche azzardate e sfortune di gioco, a chi a ogni quadriennio osserva, tifa, e legge di quel che accade dentro e fuori a un campo di calcio lontano dalla sua poltrona, scaramanticamente sempre quella, alla fine non avrà pena per nessuno fra i succitati; bensì un vuoto per l’equilibrio e il garbo esemplari di Corrado Sannucci, collega (ma a scriverlo si pecca di presunzione) de La Repubblica morto nel 2009.

Le partite di oggi 14 Giugno 2010: Olanda-Danimarca, Giappone-Camerun e Italia-Paraguay

Queste le partite di oggi 14 Giugno:

* Olanda – Danimarca h 13:30
* Giappone – Camerun h 16:00
* Italia – Paraguay h 20:30

L’attesissima partita dell’Italia alle 20.30 è anticipata dalle dichiarazioni di Lippi:”Ho gran fiducia nell’Italia” e ancora “Vogliamo fare un grandissimo mondiale”

Dall’altra parte, il Paraguay non teme gli azzurri e sogna il colpaccio contro i campioni del mondo in carica.
L’esordio mondiale contro l’Italia è distante solo poche ore, ma la squadra sudamericana si dichiara pronta a stupire.
Il ct paraguaiano, l’argentino Gerardo Martino, nasconde la formazione e decide di non far vedere alla stampa neanche i primi 15 minuti di rifinitura. Mentre nei giorni scorsi Santa Cruz, Valdez e Barrios hanno assicurato che affronteranno gli azzurri senza alcun timore reverenziale. Anzi, proprio Santa Cruz si è detto addirittura sicuro della vittoria.

Maxischermo per i Mondiali negli ospedali romani

L'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e l'Istituto Dermatologico San Gallicano diventeranno «una piazza»

ROMA - Un maxischermo per seguire, anche dalla corsia di un ospedale, le partite della Nazionale italiana di calcio ai Mondiali 2010 in Sudafrica. A partire dall'esordio di questa sera, alle 20.30 contro il Paraguay. È l'iniziativa lanciata dal direttore generale dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena e dell'Istituto dermatologico San Gallicano di Roma, Francesco Bevere. La proiezione delle partite degli azzurri sarà aperta non solo ai pazienti degli Istituti, ai loro familiari e al personale in servizio - riferisce una nota - ma anche a tutti i cittadini del XII Municipio di Roma che volessero condividere questi momenti di svago.

IL PROGETTO DEGLI OSPEDALI - «La persona prima di tutto» è lo slogan, ricorda l'ospedale in una nota, che accompagna tutte le iniziative rivolte a soddisfare i bisogni delle persone ospitate nei nostri Istituti. È all'interno di questo progetto che si inserisce anche questa ennesima iniziativa, con l'obiettivo di contribuire a migliorare la qualità di vita degli ospiti degli Istituti e dei loro familiari, permettendogli di recuperare e vivere momenti di normale quotidianità.

«L'OSPEDALE COME UNA PIAZZA» - «La nazionale di calcio in una caratteristica è unica: durante i Mondiali - afferma in merito all'iniziativa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo Sport, Rocco Crimi - durante i Mondiali riesce a trasportare tutti gli italiani in una dimensione parallela, in cui si parla di calcio e si vive con i tempi del calcio. L'iniziativa è apprezzabile proprio per questo: grazie al maxi schermo, l'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e l'Istituto Dermatologico San Gallicano diventeranno una piazza, una delle tante in cui le famiglie si troveranno per fare il tifo».

«COLLABORAZIONE, AGGREGAZIONE, SUPPORTO» - «Riteniamo - ha affermato il Direttore Francesco Bevere - che il compito di una struttura ospedaliera al servizio delle persone, non sia solamente quello di garantire la qualità e l'appropriatezza delle cure ma, al pari, quello di saper soddisfare a pieno i bisogni inespressi degli assistiti». E ancora: «Con questa iniziativa vogliamo dimostrare come e quanto i nostri Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico siano radicati nel territorio e come quest'ultimo diventi stimolo e sostegno alle nostre iniziative, in uno spirito globale di collaborazione, aggregazione e supporto reciproco».

Redazione online - corriere.it

Azzurri: gioca Criscito Nella partita d'esordio col Paraguay in difesa a sinistra

(ANSA) - CITTA' DEL CAPO, 14 GIU - Stasera nella partita d'esordio degli azzurri ai mondiali in difesa sulla sinistra giochera' Domenico Criscito. Lo ha appena annunciato nella riunione tecnica il ct Marcello Lippi alla squadra. Criscito davanti a Buffon fara' reparto con Zambrotta Chiellini e Cannavaro. A centrocampo con De Rossi e Montolivo come previsto ci sara' Marchisio, in avanti Pepe, Iaquinta e Gilardino.

PES 2010 porta il calcio su iPhone e iPod Touch

Sei stato contagiato dalla febbre dei Mondiali di calcio? Da oggi per fare gol ti basta il tocco delle dita: su iPhone e iPod Touch arriva PES 2010, uno dei videogame di simulazione calcistica più amati al mondo distribuito in Italia da Halifax. La grafica è davvero ottima (paragonabile a quella della PSP) e i controlli sono intuiti: giocare a calcio con le mani è facile e divertente quasi quanto giocarci con i piedi ;-) Konami propone anche su iPhone la possibilità di gareggiare in competizioni ufficiali UEFA Champions League e UEFA Europa League.

PES 2010 per iPhone e iPod Touch costa 7,99 euro. Se invece vuoi vivere tutte le emozioni dei Mondiali di calcio di Sudafrica 2010 sull’App Store trovi offre anche FIFA World Cup 2010 South Africa di Electronic Arts a 3,99 euro.

Marcello Lippi contro i giornalisti dei Mondiali 2010: cambiate mestiere

Marcello Lippi prima della partita contro il Paraguay sbotta contro i giornalisti e gli avversari

La tensione è alle stelle in vista del primo impegno della Nazionale italiana contro il Paraguay al Green Point Stadium. Le polemiche sono ormai all’ordine del giorno e basta un labiale letto male, durante l’Inno di Mameli cantato da Marchisio, per scatenare un grosso polverone.

Eppure Marcello Lippi aveva optato per un prepartita all’insegna della tranquillità ma le buone intenzioni non hanno trovato il giusto riscontro nella realtà, tanto che l’attuale ct della Nazionale durante una conferenza stampa ha sbottato sia contro i giornalisti: “non vi dirò mai la formazione. Se non l’avete capita, cambiate mestiere” sia contro gli avversari: “Fa piacere che qualcuno dica che vinceranno facile…”.

E mentre la tensione in prossimità della partita di calcio è diventata palpabile molte donne dello spettacolo si sono apertamente schierate per la loro squadra del cuore. Lola Ponce tifa Maradona anche se si augura che a vincere sia la formazione più meritevole, mentre Marika Fruscio hot si augura un Mondiale 2010 molto più piccante, all’insegna cioè della trasgressione con due calciatori nel letto.

Esordi mondiali in tv, la partita da battere è Italia-Austria 1990

Le partite d'esordio della propria nazionale in un mondiale di calcio attirano sempre grande curiosità, servono a calibrare speranze e attese e catturano l'attenzione anche da parte di quei segmenti di popolazione non abituali consumatori di calcio. Il debutto di stasera dell'Italia ai mondiali in Sud Africa misurerà quindi il grado raggiunto quest'anno dalla febbre mondiale. L'Italia di Marcello Lippi, dei suoi senatori campioni del mondo e dei suoi giovani, ha un altro obiettivo oltre quello da raggiungere in campo contro il Paraguay: battere gli ascolti delle partite d'esordio dei precedenti mondiali.

Da venti anni a questa parte la partita di un debutto mondiale più seguita della nostra nazionale è Italia - Austria. Nel 1990 l'Italia è il paese organizzatore, si gioca all'Olimpico, è diffusa la convinzione che siamo i favoriti e l'ascolto dell'incontro che ci vede battere l'Austria è di 23,9 milioni per una quota del 76,9 per cento. Dal 2006 gli incontri del mondiale e della nazionale sono trasmessi anche da Sky Italia e, sommando i risultati d'ascolto di Rai Uno e Sky Sport, è Italia-Ghana ad occupare la seconda posizione tra le partite d'esordio della nazionale e a far tornare gli ascolti sopra i venti milioni. Questo il risultato da battere: 21 milioni, con una quota complessiva sopra il 75.
Giustifica
Nel frattempo i mondiali hanno già prodotto risultati sul campo e sui televisori di casa; a tre giorni dall'incontro d'apertura la partita più seguita è Inghilterra-Usa con 6,8 milioni di spettatori su Rai Uno e quasi un milione su Sky Mondiale 1. Inghilterra-Usa è la partita più seguita delle tre trasmesse dalla Rai, mentre per Sky è Uruguay-Francia a produrre gli ascolti più elevati, con un milione di spettatori. Degli incontri giocati in contemporanea su Rai Uno e Sky la più seguita sulla reta di Murdoch è sempre Inghilterra-USA, con 983mila spettatori, segno che la doppia diretta non influenza più di tanto l'abbonato alla pay tv. Ma l'incontro che dà più soddisfazione a Sky Italia è certamente Argentina-Nigeria, giocata su Mondiale 1 davanti a 961mila abbonati, perché la quota d'ascolto di questa partita disputata alle sedici, supera il 10 per cento. Perciò per gli abbonati Sky la squadra da battere è l'Argentina guidata da Diego Armando Maradona.
di Francesco Siliato - ilsole240re

Giappone: 1-0 al Camerun nel gruppo E


(ANSA) - Il Giappone ha battuto il Camerun per 1-0 a Bloemfontein in una partita del gruppo E. Rete di Honda al 39' del primo tempo. Nel secondo tempo il Camerun esercita molto possesso. La prima occasione per il pareggio e' al 49' con Moting che tira di poco a lato su cross di Eto'o. Poi, all'85' Mbia da fuori area colpisce la traversa con Kawashima battuto.

Dopo il successo dell'Olanda sulla Danimarca, per il Gruppo E a Bloemfontein scendono in campo Giappone e Camerun. C'è molta attesa per vedere all'opera Eto'o e compagni, dati da molti come una delle migliori formazioni africane. Arbitra il match il portoghese Benquerenca.

39° HONDA!!! GIAPPONE IN VANTAGGIO La rete - Traversone dalla destra, la difesa si preoccupa di Okubo ma lascia libero Honda che stoppa sul secondo palo e da due passi insacca

Partita che regala pochissime emozioni per 38', sino a quando Honda segna la rete che porta in vantaggio il Giappone. Camerun davvero brutto da vedere con Eto'o troppo lontano dall'area di rigore, Webo che fa vanamente a sportellate e Choupo-Moting inesistente. Il Giappone non dà spettacolo, ma in difesa raddoppia sistematicamente e non concede spazi. Bene i nipponici sulle corsie laterali d'attacco: i cross in area sono sempre una sofferenza per gli africani di Le Guen.

Fischia l'arbitro: Giappone batte Camerun 1-0

E' già tifo per l'Italia: attesa la Nazionale


E' proprio vero: l'unica cosa che riesce ad unire gli italiani è il gioco del calcio. Quando gioca la Nazionale. A pochissime ore dal fischio d'inizio della gara d'esordio ai mondiali di calcio in Sudafrica dell'Italia contro il Paraguay, l'Italia e con essa naturalmente anche Termoli s'è desta, la nostra città è un continuo fiorire di tricolori che spuntano sui balconi delle case e non solo.

Anche su Facebook il tam tam mediatico è forte: "Forza tirate fuori l'orgoglio italiano, esponete la bandiera dalle vostre case". I negozi di articoli specifici all'evento, vivono un crescendo di richieste di bandiere, trombe (novità) non più a gas che, una volta esaurite, erano da buttare; ora sono ad aria e si ricaricano a mano, tric e trac e tutto quanto serve a far "casino". Anche lo scetticismo verso gli uomini di Lippi sembra come d'incanto sparito.

"Vinciamo 3 a 1", "No, 2 a 0", "Basta anche l'1 a 0 e palla al centro"- dice un altro, insomma la febbre ‘mundial’ ha prevalso su tutto. Questa sera a Termoli saranno impiantati diversi maxi schermi, uno al borgo antico in piazza Duomo, organizzato dai locali della piazza, un altro come appendice della festa di Sant'Antonio. Don Silvio ha voluto questa cosa davanti alla chiesa e ci sarà tanta gente, un altro ci dicono sarà in via Inghilterra.

Noi seguiremo le emozioni azzurre davanti a quello della chiesa di Sant'Antonio per il nostro sito e vi racconteremo dettagliatamente tutto quanto accadrà e naturalmente al grido di "Forza Azzurri!!!!!!!!!!!"

WALTER SCOTTI

CALCIO, MONDIALI: OLANDA-DANIMARCA 2-0

L'Olanda ha sconfitto 2-0 la Danimarca in un match valido per la prima giornata del gruppo E dei Mondiali. L'incontro è stato deciso da un autogol di Agger in apertura di ripresa e dal raddoppio firmato da Kuyt all'85'. In attesa della partita Giappone-Camerun, in programma alle 16, la nazionale 'orange' si porta al comando del girone con 3 punti.
(14/06/2010) (Spr)

Italia - Paraguay: moduli e probabili formazioni


L'attesa è finita. Ora si fa sul serio. La Coppa non è più nostra. Ma i campioni del mondo in carica siamo ancora noi. E allora dimostriamolo a tutti. Per primi a noi stessi. Alla faccia della Fifa che ha fatto alzare la coppa a Vieira, alla faccia dei bookmakers che non ci vedono favoriti, alla faccia degli avversari e di tutti i nostri eterni detrattori. Non siamo in Germania, dimentichiamoci Berlino, anzi no. Riguardiamoci quella partita, ricordiamoci quella finale. E con le immagini di Fabio Cannavaro che alza la coppa, con le corse dei nostri eroi mondiali entusiasti e festanti impresse nella memoria, pensiamo a quanto siamo forti, a cosa ci distingue dagli altri. Non siamo mai stati i migliori, ma spesso siamo riusciti ad essere i più bravi. Non ci importa di fare spettacolo, a noi basta centrare il risultato. Un passo per volta, partita dopo partita, con la consapevolezza di essere la nazionale campione, con la forza delle idee e il carattere della nostra gente. Viviamo di calcio, lo respiriamo in ogni dove: al bar la mattina, in ufficio nel corso della giornata. Ma anche in auto, al distributore, in aereo, in spiaggia, in nave.
Sessanta milioni di cittì. Un popolo di allenatori e vati del pallone. Facciamo casino, ci piace la polemica, ognuno dice la sua, ma alla fine, tutti, in cuor nostro, amiamo questa squadra. Il simbolo più vivido dell'Italia nel Mondo. Il made in Italy da esportazione che più ci piace e del quale andiamo maggiormente fieri. Ripetersi non sarà facile. Ma ci dobbiamo provare, con tutte le nostre forze. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo al Mondiale. Siamo nati per vincere e, se non ci riuscisse, pazienza. Ci dobbiamo provare, fino alla fine. Non siamo tedeschi e nemmeno francesi, non siamo perfetti. E anzi, viviamo di contraddizioni e luoghi comuni, di astuzia e furbizia ma null'altro al mondo ci fa sentire così uniti, così solidi, così felici. E allora, dimentichiamoci le critiche, scordiamoci le cricche, mettiamo da parte le polemiche. Siamo italiani, insieme possiamo far bene. Ricordiamocelo tutti, gli altri lo sanno bene. E ci temono perché i campioni del mondo siamo ancora noi.

Le probabili formazioni:

ITALIA (4-3-3): Buffon; Maggio, Cannavaro, Chiellini, Zambrotta; De Rossi, Montolivo, Marchisio; Iaquinta, Gilardino, Pepe. A disposizione: Marchetti, De Sanctis, Criscito, Bonucci, Bocchetti, Gattuso, Palombo, Pirlo, Di Natale, Camoranesi, Quagliarella, Pazzini. Indisponibile: Pirlo. Allenatore: Marcello Lippi.PARAGUAY (4-3-3): Villar; Bonet, Da Silva, Alcaraz, Morel; Riveros, Caceres, Torres; Barrios, Santa Cruz, H. Valdez. A disposizione: D. Barreto, Bobadilla, Caniza, Veron, E. Barreto, Santana, Ortigoza, Vera, Cardozo, Benitez, Gamarra. Allenatore: Gerardo Martino.
ARBITRO: Benito Archundia (Messico)

(fonte: testedicalcio)

Gli avversari dell'Italia


Superficie: 406.750 kmq
Capitale:
Asunción
Popolazione:
6.347.884 abitanti
Lingue ufficiali:
guaranì e spagnolo
Religione:
90% cattolica
Ordinamento politico:

Repubblica presidenziale

Presidente:
Oscar Nicanor Duarte Frutos
Partecipazioni ai Mondiali:

7, sempre presente alla fase finale dal 1998 ad oggi.

Precedenti in Coppa del mondo:
tre volte qualificato agli ottavi (1986, 1998 e 2002)
Calciatori tesserati:
87.500
Ranking Fifa:
31° posto
La stella:
Roque Santa Cruz, attaccante del Manchester City
(fonte: Avvenire)

Gonzales: «Il mio Paraguay è spregiudicato»

Julio Gonzalez è tornato a casa, ad Asunciòn. Alla vigilia del Natale 2005 già pregustava la convocazione per i Mondiali di Germania 2006. Coppia d’attacco Gonzalez-Santa Cruz. «Era già tutto deciso…», sospira. Poi quel terribile incidente d’auto, l’amputazione del braccio sinistro e l’altrettanto dolorosa “espulsione” da parte della Uefa che a 25 anni gli chiudeva la carriera per sempre. Un brutto colpo per lui, ma la fede in Dio e la passione per il calcio lo ha sempre sostenuto. «Il miglior abito di un uomo è la sua anima. Lo sport mi ha dato una ragione in più per vivere bene e condividere con gli altri». È la filosofia che Julio aveva quando scendeva in campo, le ultime due stagioni le aveva giocate con la maglia del Vicenza, è la stessa che ha ora che è tornato alle sue radici. Con la moglie, Maria Lourdes, oltre a crescere i suoi due figli Fabrizio e Maria Paz, allena al calcio, «ma prima di tutto alla vita», 250 “piccoli angeli” tra gli 8 e i 14 anni della “Cautera”, la “discarica”. Sono le creature randagie nell’immondezzaio della favela metropolitana di Asunciòn (2milioni di abitanti). Angeli a piedi nudi strappati dalla strada dalle associazioni, Aldea Sos e Scuola Calcio Siembra, che si sono unite al progetto di Inter Campus promosso da Gonzalez. «In questi anni ho rivisto il sorriso sulle labbra di bambini abbandonati appena indossano una maglietta pulita, nerazzurra, con dietro scritto il nome di Materazzi o Milito». Sono tornati a vivere grazie al calcio, questi piccoli sfuggiti per miracolo agli aguzzini che li usano per spacciare droga o per gettarli nel giro della prostituzione. E alla Cateura hanno trovato l’assist provvidenziale del loro idolo di sempre. «Ai ragazzi chiediamo di tornare a scuola e di studiare, altrimenti niente calcio. Lo facciamo per il loro bene, per garantirgli un futuro. Gli racconto spesso la mia storia di calciatore e gli dico che la pagella della Gazzetta del lunedì, in cui giudicavano la mia prestazione in campo, è volata via, quella della scuola invece resta per sempre e gli permetterà di entrare nel mondo del lavoro, di avere una famiglia, dei figli e di essere davvero felici».
Difficile però, dissuaderli dal sogno di diventare un calciatore ricco e famoso, specie in questi giorni di attesa Mundial e della grande sfida contro i campioni in carica dell’Italia. «Ad ogni partita il Paraguay si blocca, negozi e scuole chiuse e tutti davanti alla tv a tifare per la nostra nazionale. Con l’Italia di Marcello sarà ancora più emozionante». Chiama affettuosamente il nostro ct Marcello. «No -sorride- Lippi non lo conosco, ma lo stimo moltissimo. Ha fatto grandi cose in Germania e anche se non ha un fantasista io penso che la squadra azzurra non sia affatto più debole di quella di quattro anni fa. Da attaccante poi, trovo la coppia Gilardino-Pazzini tra le più potenti di questo campionato del mondo». È un inguaribile ottimista Julio che ha piena fiducia anche nel rinnovato Paraguay del ct Gerardo Martino, arrivato ad Asunciòn dall’Argentina. «Martino ha rivoluzionato la mentalità della squadra. Prima c’era un atteggiamento troppo sornione: difensivisti ad oltranza sperando prima o poi di trovare il “golletto”.
Ora i ragazzi sono molto più spregiudicati e quello che piace ai tifosi paraguayani è che si tratta di un gruppo che corre e dà l’anima per tutti i 90 minuti, trascinato da leader come Paulo Da Silva in difesa o Riveros a centrocampo e in attacco c’è Barrios che sta segnando sempre. Difetti? Un pizzico di inesperienza da parte di quei giovani che sono alla loro prima volta a un Mondiale. Ma tutto il nostro popolo ha la certezza che il Paraguay si qualificherà agli ottavi - come nel ’98 e nel 2002 - , insieme all’Italia».
A questo Mondiale saranno assenti due grandi sostenitori dell’Inter Campus e la loro mancata convocazione a Gonzalez non va giù. «Se l’Argentina avesse un vero ct, con gente come Messi e Tevez, avrebbe già il titolo in tasca.
Maradona ha commesso un “peccato mortale” che credo pagherà. Ma come si fa a lasciare fuori due bandiere del calcio come Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso?» Viene da chiedergli allora, chi sarà la regina di Sudafrica 2010? «La Spagna tecnicamente è la nazionale che mi piace di più, è campione d’Europa, ma di solito ai Mondiali fallisce. Stessa storia dell’Inghilterra che però questa volta in panchina ha un grande come Capello. Il Brasile è sempre la squadra che gioca il calcio più spettacolare, ma alla fine oltre alla tecnica conta saper stare bene in campo con la testa. In questo l’Italia di “Marcello” è maestra e non mi meraviglierei di rivederla in finale». L’11 luglio, comunque vada, per Gonzalez sarà una data molto speciale. «È il giorno in cui dovrebbe nascere il nostro terzo figlio, Enzo Josuè. Fino ad allora vedrò le partite con i miei “angeli” della Cateura, faremo festa e pregheremo, perché sia un momento di rinascita per il Sudafrica e un Mondiale che porti la pace tra tutti i popoli».
Massimiliano Castellani - avvenire

Italia: la gioventù c’è, manca la classe

H o scritto che c’è del Mourinho in certe scelte tattiche di Lippi, vedi quella pretesa duttilità di attaccanti pronti a farsi difensori, come Eto’o e Milito, del che Iaquinta s’è assai lamentato; e solo domani, quando l’Italia affronterà il Paraguay del signor Gerardo Martino, sapremo se ho inteso bene o no le mosse del nostro ct. Di certo, c’è molto Mourinho nella pretattica dialettica organizzata a Casa Azzurri per tenere a bada i giornalisti ed evitare di prenderli a pesci in faccia come successe nel 2006.
Lippi ha organizzato la Sindrome d’Accerchiamento, ha realizzato Cime Tempestose, ha seminato zizzaniella per avere un certo clima di battaglia invero smarrito negli ultimi giorni. Ha dunque incaricato ­nell’ordine - Buffon, Zambrotta, Cannavaro e Gattuso, vale a dire i migliori suonatori del Berliner Ensemble, di rilasciare interviste polemizzanti con chissacchì (l’unico noto è Calderoli, il quale ci gode) onde agitare la vigilia. Buffon è stato saggio, responsabile, boia chi molla come sempre; Zambrotta gridava d’esser sveglio perchè l’avevano colto in piena pennica; Cannavaro diceva e diceva per la Patria ma nei suoi occhi - come in quelli di Paperon de’ Paperoni - brillava il simbolo del petrodollaro dubaiano; Gattuso, ahimè, sembrava interpretare, ieri, l’ultimo spot della campagna pubblicitaria “venite in Calabria”, con un cuore così e una lingua ormai inspessita da volgarità che secondo qualcuno 'fanno fino'. Ci è mancato - ma non si sa mai - l’intervento di un noto prestipedatore che attendiamo con ansia e che per ora ha fatto solo sapere di non esser pronto a scendere in campo con quattro ormai famose parole: «Non sono un Pirlo».
Parlano, i cari vecchi tromboni, e speriamo che siano pronti a metterci anche le caviglie, i muscoli, i polmoni; hablano hablano per distogliere l’attenzione dalle scelte di Lippi che potrebbero - dico potrebbero - essere rivoluzionarie per opporre adeguata resistenza all’assalto dei compagni di Edgar Barreto, eppoi alla Nuova Zelanda e infine alla Slovacchia del temibile (dico davvero) Marekiaro Hamsik. Gattuso ­scatenando i titolisti di tutti i blog - ha poi dato una notizia esclusiva ai cronisti attoniti: «È il mio ultimo Mondiale». Incredibile. Io vi do un’altra notizia: lo seguiranno una decina di colleghi. Ai quali oggi chiediamo, fuor d’ogni ironia, di mettercela tutta perchè il loro addio sia sempre più lungo e duri magari fino all’11 luglio. Nel frattempo, sollecitiamo gli ultimi arrivati a meritarsi la successione, la vittoria, magari il quarto titolo. Ce n’è, di gioventù, temo che manchi la classe, come ha precisato onestamente Cannavaro. E allora per l’ultima volta, mentre la Nazionale da tutti amata s’appresta a giocare la sua prima partita, dedico un pensiero a Lippi e al suo portavoce Gattuso: mi manca tanto Balotelli.

Argentina, è Maradona il vero show

DI VANNI ZAGNOLI
L’Argentina parte bene e si candida per il suo terzo ti­tolo mondiale. Facile l’e­sordio con la Nigeria, accreditata co­me sorpresa dall’allenatore del Pa­lermo Delio Rossi, in realtà in fase calante.
Diego Maradona aveva abbando­nato per doping Usa ’94, dopo il 4­0 con i verdi, in Sudafrica da allena­tore presenta un’Albiceleste vin­cente a anche se un po’ leziosa e di­stratta, che aveva rischiato l’elimi­nazione nel girone sudamericano.
La classe non è in discussione, ma gli argentini dalla sconfitta nella fi­nale di Italia ’90 non hanno più fat­to strada, nel campionato del mon­do. E non basta una partita per di­chiararli anti Brasile. Resta il fatto che la Nigeria non in­quadra mai la porta. Nel pri­mo tempo Gutierrez ( Jonas, sulla maglia, mentre a Tevez hanno impedito la scritta preferita, Carlitos) sbaglia l’intervento di testa, conce­dendo il sinistro (largo) a O­basi. Nessuna capriola di O­binna, l’attaccante che si era rivela­to nel Chievo senza sfondare all’In­ter, bocciato nel primo anno di Mourinho: qualche minuto del se­condo tempo e viene sostituito da Oba Martins, altro in ribasso dopo gli sprint da minorenne con Cuper. Argentina-Nigeria è stata la finale o­limpica del ’96, con successo degli africani, e di Pechino, riscatto bian­coceleste firmato Di Maria, ieri comprimario. Il risultato è lo stesso di due anni fa, 1-0, al 6’ tuffo di Hein­ze, su angolo da destra: sui corner la difesa africana marca colpevol­mente a zona. Per Messi tre sinistri fenomenali nella prima frazione pa- rati da Enyeama, che dice no anche a Higuain. Il ct svedese Lagerback, con le Aquile solo da febbraio, non può limitare il talento della Pulce, a 23 anni pronto per lasciare il segno in nazionale, dopo avere vinto tut­to con il Barcellona, esclusa l’ultima Champions. Maradona a 21 fallì Spagna 1982, adesso gli ha offerto le chiavi dell’Argentina. Ma è pro­prio Dieguito il protagonista asso­luto. Salta dalla panchina, corre, e­sulta, scoppia dentro la giacca e cra­vatta imposta dalle figlie che l’ave­vano pregato di abbandonare la tu­ta.
In campo invece Veron ha il passo stanco dei suoi 35 anni, viene da due Palloni d’oro sudamericani conse­cutivi, è professionista da metà del­la sua vita, rischia di essere la palla al piede dei sogni di una nazione che vuole il titolo anche per uscire dalla crisi economica: il ct gli ri­sparmia l’ultimo quarto d’ora, ba­ciandolo al momento del cambio per Maxi Rodriguez.
Milito ieri ha compiuto 31 anni, per 78 minuti l’interista protagonista as­soluto di scudetto e Champions è rimasto in panchina, una scelta quasi blasfema considerando le tan­te occasioni sprecate dai suoi com­pagni. Bene comunque ha giocato Messi, che nel secondo tempo avvi­cina due volte il palo, senza mai su­perare il portiere avversario che ha mantenuto in partita la Nigeria ne­gando il raddoppio anche a Higuain. Per gli africani due palle dell’1-1, U­che sbaglia la più invitante. Buona la prima, Maradona può esultare.
Diego ct scatenato e vittoria sofferta per la sua squadra che spreca molto. La Nigeria sfiora il pari nel finale Decide la rete di Heinze
(avvenire)

La Fifa ha fifa di chi crede in Dio : MARCHI A GOGÒ, MANIFESTAZIONI DI FEDE NO

UMBERTO FOLENA - avvenire
Sotto la casacca, niente.
Stateci attenti, ragazzi, perché le conseguenze potrebbero essere gravi. Sotto la casacca, al massimo la maglietta della salute, in Sudafrica fa freschino. Sotto la casacca, mai più scritte come «I belong to Jesus» («Appartengo a Gesù») che tanto piace a Kakà. E la foto della fidanzata? Cattivo gusto a parte, dipende: se è una leader religiosa o politica, proibito. Se è una normale cittadina, permesso. Nuove indicazioni della Fifa – omen nomen, una preoccupazione dietro l’altra – in vista dell’esordio, martedì, della nazionale verdeoro.
Si sa che i brasileri schierano un’alta percentuale di evangelici pentecostali con il modo tutto loro, esplicito e naif, di esprimere la propria fede. I cattolici, in genere, sono più discreti. Non perché la loro fede sia più tiepida, e guai a giudicare una qualsiasi passione dall’intensità esteriore con cui viene espressa: c’è chi ribolle di fuori ed è un ghiacciolo di dentro, e chi ribolle di dentro ma rimane composto di fuori.
In ogni caso, a far fifa alla Fifa è la Confederation Cup dell’anno scorso, con il rito improvvisato a centrocampo da Lucio; e le t-shirt sotto le casacche dei bomber con l’alta probabilità – giocano contro la non irresistibile Corea del Nord – che facciano gol e corrano verso le telecamere voraci per sfoderare manifestazioni di fede imbarazzanti... già, imbarazzanti per chi?
Premesso che ogni ostentazione stona e che il senso della misura dovrebbe valere sempre; premesso pure che chiedere a Dio di farti vincere la partita a scapito dell’avversario significa chiedere un privilegio indebito perché Dio sul terreno di gioco è neutrale, e lo stesso ringraziarLo per averti fatto fare gol (il portiere infilzato che dovrebbe dire, allora, a Dio?); premesso tutto ciò, la sensazione è che il vero problema non sia la manifestazione di una fede in mondovisione, ma il conflitto di fede in alta definizione.
Prendiamo un pedatore qualsiasi del ventunesimo secolo e scannerizziamolo dal calzettone al colletto: non c’è un centimetro esente da una manifestazione di fede, che si chiami (omissis) o (omissis), in tutti i maggiori marchi dell’abbigliamento sportivo che si contendono un mercato globale.
L’investimento è da capogiro. E secondo voi chi investe così tanto sulla casacca d’un puntero verdeoro può correre il rischio che quel bel tomo se la sfili per mostrare al cielo e alla terra che prima che al marchio egli crede al suo Dio? Teniamo Dio lontano dal prato verde, dunque, dove altre divinità pagane, del tutto effimere, si contendono perfino i fili d’erba. Che Lassù siano neutrali, d’altronde è garantito dalla seguente storiella. Gesù, noto appassionato di calcio, vorrebbe finalmente vedersi una partita dal vivo, senza commento di Caressa. Il Padreterno lo autorizza e Gesù sceglie, così a caso, il derby di Glasgow Celtic-Rangers, cattolici contro protestanti.
Pronti via. Attacchi avvolgenti del Celtic, cross, rovesciata acrobatica e gol strepitoso.
«Gol! Bellissimo gol!», esulta Gesù ammirato da tanto gesto atletico. Ma i Rangers passano al contrattacco, altro cross, respinta, tiro da 30 metri nell’angolino e gol mostruoso. «Gol!
Bellissimo gol!», esulta di nuovo di Gesù. I suoi due vicini di sedia, perplessi, si danno di gomito e uno fa all’altro: «Per me è ateo».
Ai fedeli della Fifa, ai credenti nel Grande Brand, meglio non raccontarla: metterebbero Gesù che esulta accanto al marchio della braghetta del giocatore del Celtic. I sobri moralizzatori.

MONDIALI La «frusta» di Gattuso: ora vinciamo

Oggi a Città del Capo esordio della Nazionale nel Mondiale di calcio contro il Paraguay. Il centrocampista azzurro sprona i compagni a superare lo scetticismo: «Non siamo così scarsi, non falliremo». Intanto l’Argentina guidata in panchina dallo scatenato Maradona irrompe nel torneo battendo la Nigeria, la Grecia crolla contro la sorprendente Corea del Sud e gli Usa arginano l’Inghilterra sull’1 a 1.